Elogio della lentezza

“Le cose belle sono lente” – Pane e Tulipani

Passeggiare, incrociando lo sguardo degli sconosciuti, immaginarne le storie che si nascondono dietro le loro maschere.
Mangiare le ciliegie e assaporarne il gusto, talora dolcissimo, altre volte un po’ aspro, come la vita.
Nuotare quando il mare è una tavola, sentire l’acqua che ti scivola sulla pelle.
Fare l’amore, con la tenerezza e l’abbandono di chi si fida, di chi riconosce l’odore e si sente a casa.
Accarezzare la pelle di un neonato e aspirarne il profumo di innocenza.
Sorseggiare un caffè, chiacchierando con la tua migliore amica.
Guardare vecchie fotografie e lasciarti assalire da ricordi di istanti preziosi di vita.
Fare colazione in albergo prima di immergerti nei colori di un luogo sconosciuto.
Leggere un libro al caldo, con una tazza di tè fumante e il tuo gatto che ti massaggia la pancia.
Cucinare per il tuo compagno, sperando che avverta la cura e la dedizione che hai impiegato per lui.
Riabbracciare chi avevi perduto ed è ritornato.
Lasciarti andare alla dolcezza anche se sei a pezzi.
Pregare, nel silenzio del tuo cuore.
Dirti che sei ancora viva, che puoi ancora continuare a sperare

(Immagine da Pinterest)

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Certe notti

Certe notti (ma non quelle alla Ligabue) hai il bisogno di raccogliere i pensieri e provare a farne parole. Schiarirti le idee su chi sei e come stai vivendo la tua vita. Farti domande e provare a darti delle risposte. Lo devi a te stessa e ai tuoi sacrifici per essere diventata oggi quello che sei. 

Certe notti hai bisogno di silenzio e di raccoglimento, di startene col tuo cuore fra le mani e sentirlo un po’ più pesante del solito. Di capire quanto ancora sia lunga la strada per amarti davvero, quante curve e quante salite devi ancora affrontare e di quanti sorrisi dovrai armarti per sentire le lacrime un po’ meno amare. 


Certe notti sono l’occasione per ripartire ancora una volta, più forte nella consapevolezza delle tue fragilità, col desiderio di riprendere a sognare in grande perché tra sopravvivere e vivere c’è un abisso e se decidi di vivere devi farlo al meglio delle tue possibilità.


Certe notti fai un viaggio dentro di te e non puoi fare a meno di guardarti con verità e chiederti cosa ti stia rendendo felice e quali sono invece le cose che devi lasciar andare, costi quel che costi. 


Ci sono notti così, un po’ tristi e un po’ speciali.

Sono le notti che rivelano i segreti dell’anima.

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Una giornata speciale

Oggi è una giornata speciale. Oggi mi sento felice. Non c’è un motivo in particolare, nessun successo, nessuna grande novità, nessun evento da festeggiare, viaggio in programma (anche se, mioddio, quanto ci vorrebbe!) o vincita milionaria (certo, non mi dispiacerebbe in tutta onestà!).

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Oggi tutto ha un sapore diverso. I raggi di un sole caldo sulla pelle, dopo il freddo di ieri sera, mi hanno caricato d’entusiasmo e mi hanno riconciliato con la vita. Stamattina, andando a lavoro (sì, sono felice di aver lavorato anche di sabato mentre mezza città era a godersi mare e sole), rigorosamente a piedi come da molti giorni a questa parte, ho fatto un incontro che mi ha riempito il cuore di gioia. Una bambina, indiana credo. Grandi occhi dolcissimi ed intensi, un sorriso genuino come solo quello di un bambino può essere, una felicità da conquistare il mondo, un abito rosa pesco che nemmeno una principessa, che risaltava la pelle scura. Le ho sorriso, mi ha sorriso, così come il suo papà, così orgoglioso della sua creatura. “Sei bella come una principessa”, le ho detto. Mi ha sorriso ancora più forte. Una meraviglia.

Ho ripensato a due anni fa. Lo sfacelo più assoluto. Un cuore frantumato in mille pezzi, da troppo tempo sanguinante, incastrato in una storia-non storia che non riuscivo a dimenticare. La mia vita da studentessa allo sbaraglio, senza più forza, senza più motivazioni, col mio lutto personale alle porte da elaborare per la scelta più sbagliata che abbia mai fatto e che mi aveva condannato per anni alla frustrazione e all’infelicità. La salute ormai compromessa di mio padre, sopravvissuto per miracolo. L’inquietudine continua, il peso della solitudine, il disagio in qualsiasi posto o situazione in cui mi trovassi, il miraggio di un’autonomia. Il miraggio della felicità. Porte chiuse in faccia, delusioni, castelli di sabbia che mano a mano venivano giù al primo soffio di vento, all’infrangersi della prima onda. Agosto. Il vuoto pneumatico, la desolazione, l’incubo dell’ennesimo settembre. Era linfa per la nascita di questo blog, così piccolo, così intimo eppure così prezioso. Di lì il potere catartico della scrittura come balsamo che ha contribuito a riparare tutte le mie ferite.

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Come non potrei oggi essere felice? Quanto sarei disgustosamente ingrata alla vita se non lo fossi? Il passato ormai sepolto-ma metabolizzato-nel passato. La certezza che per vivere serenamente la vita una sola cosa è da tenere sempre ben in mente. “Le cose vecchie sono  passate, ecco, ne sono nate di nuove“. San Paolo, Seconda Lettera ai Corinzi. 2000 anni fa. Vera allora come oggi e per sempre. Il mio mantra, la mia luce. Oggi è l’abbraccio forte di Dio che mi protegge e mi consola. Sono tutte le forze e i sacrifici che impiego nel mio lavoro, un’attività messa su con tenacia, che mi danno il senso dei giorni, prima terribilmente vuoti. Guardo indietro. Alle giornate, le ore, i minuti persi di una vita che non torna e che ho sprecato, sicuramente negli anni migliori. Ma nulla in fondo è perso, tutto è da recuperare. Con un sapore nuovo. Quello del senso della possibilità e della gratitudine. Per ogni istante, felice o triste, per la presenza della mia famiglia che, tra sostegno e incomprensioni, è un piccolo grande miracolo e sempre una certezza.

È arrivato anche l’amore. Ormai da un anno. Lo amo, mi ama. È presente e non c’è nulla ora per me che valga di più della presenza. Ci siamo, ci siamo sempre. Senza se e senza ma. Con le nostre profonde e continue differenze, ma ci siamo e non ci risparmiamo l’uno per l’altro. Credo che l’amore sia questo. Il resto, le parole scivolano via, lasciando nient’altro che il vuoto. Le amiche, quelle vere, le conto sulle dita di una mano. Ma si sa, un amico è un dono prezioso e per questo raro. Ho imparato a non darmi a chi capita. A non condividere i miei pensieri più intimi con chi non sa che farsene. Apprezzo piccoli momenti di confidenze e di sincerità, la confusione del mondo intorno non mi interessa. Non fa più per me. È acqua passata. Per fortuna. E poi coltivo il mio sogno nel cassetto. Continuare a sognare fa parte della bimba che sarà presente in me, ormai donna a tutti gli effetti e non solo per la veneranda età di 34 anni. Sì, cominciano a chiamarmi, signora. I segni di questi anni difficili li porto tutti addosso, per fortuna non la cellulite. Il mio sogno dicevo…..scrivere. Il traguardo del tesserino da giornalista pubblicista è ormai alle porte e sì, sono fiera di me per tutto il lavoro svolto con passione e onestà. E chissà che in futuro la vita non mi riservi qualche bella sorpresa……

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Tutto perfetto direte, ogni tassello al suo posto. Sapeste quanto dolore ci è voluto per arrivare fino a qui! Dieci anni e più di inferno. E non sono esagerata. Chi meglio di me conosce la mia storia? Uno solo, ma non è di questo mondo…..Comunque no, non è tutto perfetto. I problemi ci sono, le difficoltà sono tante, economiche soprattutto….aprire una propria attività con uno Stato che ti falcia appena possibile non è facile, per nulla. Tanti sacrifici, tante rinunce. Ma ve bene così. Sono cambiati i miei occhi, è cambiato il mio modo di guardare il mondo. Sono pronta ad accettare nel bene e nel male la mia vita per quella che è, perché è questa la realtà che sono chiamata a vivere. Ci saranno tanti giorni di tempesta, ora mi godo un po’ di sereno. Me lo merito, questo è certo.

Ho smesso di guardare la mia vita come fossi affacciata ad una finestra, ho smesso di farmi trascinare via dalla corrente. Non voglio fare il marinaio. Scelgo di essere il timoniere.

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Un brindisi. Anche alle giornate storte!

Ci sono giornate che assomigliano ad un’altalena. Vai su e giù continuamente e per quanto cerchi di trovare un equilibrio che ti mantenga stabile, proprio non riesci a trovarlo. Giornate che iniziano storte, con l’influenza alle calcagna e tutti i segni della stanchezza, nel corpo, nello spirito e soprattutto sul volto. I tuoi occhi (e le tue occhiaie) parlano più di mille parole. Eppure basta qualche piccolo attimo, qualche gesto semplice per raddrizzarle, almeno per un momento. Ti concedi una seconda colazione, perché la prima, no, non ti ha soddisfatto. E allora ti rifugi in un bar che senti familiare e consoli le tue papille gustative con un delizioso cornetto ai frutti di bosco e un caffè che ti rimette al mondo.

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E inspiegabilmente acquisti una nuova energia, respiri profondamente e ti convinci che un nuovo inizio è possibile, a volte basta veramente poco. Sfoggi un sorriso sincero e pulito, la gentilezza e la grazia di cui sei capace e riparti. Ti sintonizzi con il mondo intorno a te e l’incontro con uno sconosciuto, per la strada, in un negozio, si rivela una piccola magia, uno scambio naturale e immediato di umanità, che in alcuni giorni ti sembrano un miraggio. Una goccia d’acqua nel deserto. Un momento di fraternità mentre tutt’intorno qualcuno è impegnato a farsi inutilmente del male o peggio a ignorare chi e cosa lo circondano.

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Poi, quella piccola magia che iniziava ad avere le sembianze di un sogno, a mano a mano si affievolisce fino a scomparire. Le lancette dell’orologio segnano mezzanotte e la carrozza scompare. Ti senti come una principessa rimasta sola in mezzo a un branco di lupi. È la vita pronta a sbranarti non appena abbassi la guardia. Parole sputate via senza riflettere sulle conseguenze, sguardi freddi e pungenti, piccole e grandi meschinità, occasioni mancate di complicità. Le montagne russe riescono a portarti in una frazione di secondo molto in basso quando ci si mettono di impegno. E un po’ di sporco inevitabilmente finisce con l’appiccicartisi addosso, le mani si impolverano e il cuore comincia a piangere le lacrime che forse al mattino avevi solo cercato di trattenere dentro. Una sferzata di vento gelido, un pugno in pieno viso. Una caduta da sbucciarti le ginocchia. Proprio come quando eri bambina.

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Così capita spesso a me. A me che cerco la pace, con me stessa e con il mondo, a costo di sembrare l’eterna sognatrice, la nostrana Amelie, quella che non si rassegna alle brutture del mondo e ama scovare forme tra le nuvole. Quella che ama dare un senso con le emozioni e le parole-queste parole-alle giornate storte, quelle di sempre, quelle che saranno inevitabilmente compagne di un’intera vita. E oggi, anche grazie a queste parole scritte in silenzio sul mio letto, posso brindare nel mio cuore perché riconosco il valore e la bellezza di ogni attimo di questa vita solo perché è la mia e ho la certezza che non la cambierei con quella di nessun altro. E allora brindo anche alle giornate storte, perché custodiscono comunque frammenti che sono e rimarranno soltanto miei.

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Si muore un po’…..

Si muore un po’ quando ci si dimentica dell’unicità della propria vita, della possibilità di realizzare grandi cose, quelle cose che nessuno è chiamato a fare nello stesso modo di un altro. Che sia donare un sorriso, salvare una vita, riscaldare in un abbraccio, aver cura dei propri cari, educare un bambino, amare un uomo o una donna, contribuire al progresso, scrivere un romanzo, lottare per la verità, curare un anziano. Piccole e grandi cose che diventano indispensabili se fatte con amore.

Si muore un po’ quando i giorni diventano tutti uguali senza lasciar spazio ad un guizzo di originalità, di fantasia, quando l’entusiasmo per le piccole gioie si spegne e le pretese diventano troppo alte.

Si muore un po’ quando le ambizioni e la competizione diventano l’unica ragione di vita, quando l’attaccamento alle cose supera l’interesse per le persone. Quando ci si lascia schiacciare dal dolore senza riuscire a trovarne un senso, quando il prossimo diventa una ragione di sospetto, quando l’indifferenza rende ciechi di fronte ai bisogni degli altri.

Si muore un po’ quando la menzogna e il tradimento diventano le coordinate delle proprie azioni, quando la sete di ricchezza e di potere induriscono l’anima e pietrificano il cuore.

Si muore un po’ quando ci si lamenta senza provare a trovare una soluzione ai problemi, quando si maledice la propria storia, il proprio passato, senza riuscire a trovare il bandolo della matassa.

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Si muore un po’ quando ci si abitua alle ingiustizie, alle disuguaglianze, ai soprusi, quando ci si lascia paralizzare dalla paura e ci si condanna al grigiore della solitudine quando si pensa di poter farcela da soli, senza chiedere aiuto nei momenti di bisogno, senza ringraziare chi è pronto a cullarti tra le sue braccia in un momento di sconforto.

Si muore un po’ quando si distrugge quanto di bello e prezioso è stato creato prima di noi e per noi, quando si diventa insensibili di fronte al sorriso di un bambino, al profumo del mare, a un’alba e a un tramonto, allo sbocciare dei fiori in primavera, al cadere lieve e silenzioso della neve.

Si muore un po’ quando ci si sveglia senza prospettive, quando non si riconosce un nuovo giorno da vivere come un dono ma come una condanna, quando si lavora senza amore, quando si considera inutile la propria vita, quando ci si sente inadeguati, fuori tempo e in uno spazio da cui si vorrebbe fuggire.

Si muore un po’ quando non si ha a cuore la propria salute, quando non si coltiva il benessere della propria anima, quando si rinuncia in partenza di fronte alle piccole grandi sfide che la vita ci propone per cambiare, per diventare migliori, quando si sotterra la propria autenticità in favore di una logica di sterile massificazione.

Ci sono tanti modi per morire un po’ ogni giorno. Io ho scelto di vivere. Sempre. Senza se e senza ma.

Esistono parole di vita vera per illuminare il tuo cammino

Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Non sono le parole di uno scrittore, di un artista, di uno psicologo o di un blogger di successo. Sono le parole di Papa Francesco, parole di ispirazione divina, che tracciano la via per la felicità di ogni essere umano, di qualsiasi confessione religiosa, credente oppure no, uomo o donna. Le scolpirò nel cuore e le affiggerò accanto al mio letto per rileggerle ogni giorno al risveglio. Perché la mia giornata, la mia vita possano essere illuminate dall’amore.
Spero che possano scaldare anche i vostri cuori come hanno fatto col mio.

Love. M.

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Una persona nuova. Una vita nuova.

Mi ritrovo a pensare a me, a quanto sia una persona nuova, una donna-finalmente(meglio tardi che mai!)-al coraggio di scelte tanto dolorose quanto salvifiche, impopolari ma autentiche, mosse dalla conoscenza profonda della mia natura-troppo spesso soggiogata dalle aspettative e dal tentativo sterile di emulazione-dal rispetto e soprattutto dall’amore per me, per la mia vita, per il mio bene. Ho imparato ad amarmi e a contare solo sulle mie forze, a sentire che comunque vada basto a me stessa, pur nutrendo amore per chi mi circonda e per chi incrocia la mia strada. Scoppio di vita, di voglia di non sprecare nemmeno un minuto, perché il tempo perso è tempo rubato. Non senza momenti down, ovviamente, ci sono la tristezza, lo sconforto, la paura, la fragilità, le cadute, il senso di solitudine talvolta; sono pur sempre umana! Miraggio tutto questo fino a un anno fa. Momento in cui prendevo la decisione più importante e iniziavo una nuova vita, regalandomi la possibilità di viverla davvero. La mia realtà oggi. Il mio presente, che è tutto quello che ho. Il significato nascosto dietro tanto dolore. La base del mio futuro.

C’è un senso a tutto. In palio c’è la felicità. Non quella di un’irrealizzabile prospettiva di vita ma di una vita consapevole, dove tutto può essere affrontato, dove la parola chiave è autenticità.

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Speranza=Vita

Ci sono cose che hanno un valore inestimabile. Tra queste per me c’è la SPERANZA. Chi sottrae la speranza, uccide. Chi la speranza la dona, dona la vita. Malala regala con le sue campagne pro istruzione manciate di vita a chi una vita degna di tale nome non la ha. A milioni di bambini e donne in tutto il mondo. La sua lotta per l’emancipazione culturale è un vero e proprio atto rivoluzionario in questo tempo di letargo interiore che ha contagiato tante coscienze e ha paralizzato tante mani, tanti corpi, troppo stanchi, troppo mortificati per racimolare le forze per reagire.
Ogni volta che osservo alla TV il suo sguardo, colgo un fuoco che sembra inverosimile per una poco più che bambina e che la rende una DONNA, al cospetto della quale mi sento una briciola. La forza, il coraggio e la caparbietà di Malala inducono rispetto e soggezione. Chi non ha armi interiori così autentiche e potenti, armi di vita, ma solo armi di morte, non può che provare timore di fronte a lei.

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Caro primo settebre, ti scrivo…….

Caro primo settembre,

ti scrivo per dirti che sei davvero sulla bocca di tutti, semmai non te ne fossi accorto. C’è chi ti considera come una sorta di “primo dell’anno” in versione 2.0 e chi come il giorno peggiore, addirittura più terribile dei più neri lunedì, di quando di iniziare una nuova settimana nessuno ha proprio voglia. E si sa, prima o poi, anche i giorni più fatidici, quelli che vorresti scansare di gran classe o cancellare dal calendario, arrivano inesorabili. Convenzioni sociali. In fondo si tratta solo di questo. Organizzazione del tempo secondo i ritmi e le esigenze umane.

Sai, primo settembre, sei davvero angosciante per molti. Sì, per tutti quelli per cui le vacanze sono finite e “si torna a lavorare”, perché lavorare non solo è faticoso, ma anche noioso e stressante e non resta che augurarsi che arrivi presto il venerdì sera, la prima festività o il “primo ponte”. Tu sei l’emblema del dovere, lo spettro del castigo cui è sottoposta da sempre l’umanità: produrre per poter sopravvivere. E la tua reputazione è notevolmente peggiorata da quando non si lavora più per vivere ma si vive per lavorare. Ma non credere di essere angosciante solo per loro. In fila, pronti a maledirti, ci sono anche tutti quelli-e credimi sono davvero in tanti-che un lavoro non ce l’hanno. Loro, il primo settembre, si sentono tremendamente diversi, più che in ogni altro giorno dell’anno. Si guardano allo specchio e vedono un fantasma, si sentono vuoti. È come se per loro la vita non iniziasse davvero, è come se, allineati sulla pista e pronti alla partenza, rimanessero inchiodati con le ginocchia sulla terra rossa al colpo della pistola, al suono del fischietto, allo sventolare della bandiera. Pronti, partenza, via. No. Non per loro. Loro non vanno da nessuna parte. E poi ci sono quelli che, sì, quelli li conosci benissimo, quelli per i quali sei una sorta di giorno catartico. Il giorno delle promesse e dei buoni propositi, un punto d’arrivo e un punto d’inizio allo stesso tempo, uno spartiacque tra il prima e il dopo, il momento della verità, il giorno in cui la volontà è più forte e si inizia un nuovo cammino. Come se davvero si decidesse il giorno e l’ora in cui dare una svolta alla propria vita, che a stento riusciamo a girare nel verso giusto il volante dell’auto!

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E per me, primo settembre, sei curioso di sapere come sei per me? O meglio come sei stato quest’anno per me? Perché, perdona la mia onestà, ma di te degli anni passati non è che abbia ricordi molto nitidi e comunque, se proprio ci tieni a saperlo, sì, anche per me spesso sei stato angosciante, ma tanto proprio, soprattutto quando non c’era nulla ad aspettarmi, nulla che volessi realmente fare, ma una serie di giorni avvolti da una nuvola, senza contorni, senza prospettiva. Solo ansie e inadeguatezza.

Ma oggi hai avuto un sapore del tutto diverso. Hai avuto un sapore buono. Devo ammetterlo. C’è del buono anche in te. C’è del buono anche in chi o in cosa non ci aspetteremmo mai. Certezze non ne ho nemmeno quest’anno, ma poco importa, che cos’è una certezza nella nostra vita se non un’illusione? Ho dei progetti, questo sì, e ognuno di loro, a suo modo, oggi ha fatto parte di te, primo settembre. Sai, ho ancora vivida la sensazione dei caldi raggi di sole di Corfù, della sensazione di libertà nel nuotare a lungo e dei “buongiorno” a letto accanto al mio compagno. Ho iniziato così questa giornata, con un misto di nostalgia e pace del cuore, per qualcosa di bello che è finito e con la soddisfazione e l’appagamento di averlo vissuto e averlo fatto appieno. Perché sì, quest’anno, primo settembre, sei coinciso con il mio primo giorno post-vacanza e per questo c’erano grosse probabilità che ti odiassi, voglio essere sincera. E invece no, nemmeno il minimo sentore di fastidio. Sai, sei stato un piccolo spettacolo-puoi andarne fiero-una successione di momenti carichi di senso, eppure non è successo nulla di spettacolare, non mi hai riservato grosse sorprese. Ma sei stato vita. Sei stato il risveglio nel mio letto, con la schiena a pezzi per il viaggio in nave, sei stato la confusione della mia casa al mattino, quando tutto fa in modo che mi alzi dal letto contro la mia volontà, sei stato i messaggi di “sono tornata” alle mie amiche, sei stato la noia di disfare la valigia, guardando i costumi senza poterli indossare e gettandoli tra le cose da lavare. Sei stato la lontananza del mio ragazzo, che mi è mancato come l’aria, sei stato la mozzarella, perché mia mamma lo sa che ho bisogno di te al rientro dalle vacanze, sei stato il caldo umido e insopportabile di Napoli, la folla chiassosa per la strada, sei stato via Toledo e il primo abbraccio con Valeria, il nostro lavoro insieme, le folli discussioni che solo noi possiamo comprendere e che ci stanno facendo trovare la strada, sei stato il primo caffè al bar-e ci voleva dopo 13 giorni di astinenza-sei stato l’appuntamento con il commercialista e un gelato cocco/lime e melone. Sei stato l’incontro inaspettato con gli amici di sempre, Carlo e Maya. “Arrivi prima della wi-fi”, mi ha detto Carlo, perché mi sono palesata prima che arrivasse il mio wa, già inviato, a Maya. Sei stato una lunga passeggiata con i sandali che mi sono regalata in Grecia-bellissimi!-un fiume di parole, sei stato il nuovo album dei Bon Jovi che è finalmente tra le mie mani, accarezzare i miei gatti, abbracciare i miei genitori, mangiare la crostatina di frutta di Bellavia, sei stato un’accurata pedicure “all by myself”. Sei stato scrivere sul mio adorato blog fino alle 02:20 con gli occhi a stento aperti davanti al PC.

Sei stato tanto perché sei stato un giorno da vivere e niente più, come gli altri 364 giorni dell’anno, come tutti i giorni, mi auguro, della mia vita.

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Arte. Chagall – Love and Life. Un inno alla vita e all’amore.

Seguirà la mia recensione della Mostra che il Chiostro del Bramante ha dedicato quest’anno a Chagall. Una mostra che non solo mi ha fatto conoscere in modo più approfondito un artista, di cui ho sempre apprezzato le opere più famose, Compleanno e Sopra la Città, ma anche una mostra che ha parlato profondamente al mio cuore nell’ultima sezione, quella dedicata ad alcune famose opere dell’artista russo sull’amore. La mostra intera è permeata di amore, di quell’amore che Chagall nutriva per la sua sposa. Nelle opere esposte e dedicate a lei si percepisce una così grande dedizione che il cuore di una donna non può che sussultare di gioia e di speranza. La speranza di poter ricevere quello stesso amore. Voglio “interpretare” come un segno il fatto che questa sia stata la prima mostra che ho visto con il mio compagno, colui che ogni giorno mi dimostra con la sua presenza, oltre che con le parole, amore e dedizione. Non potevo non sentirmi perfettamente allineata emotivamente camminando per le sale del Chiostro. Roma, la mia città amata-dopo Napoli, si intende-la città dove ho vissuto l’amore e dove temevo di averlo penso per sempre. Ma l’amore compie i suoi viaggi, inaspettati ed imprevedibili e per questo motivo entusiasmanti. L’amore oggi lo custodisco e lo difendo per viverlo pienamente.

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L’amore per l’arte in Italia sembra non essersi per nulla assopito. Come gran parte delle mostre realizzate nella Capitale negli ultimi anni, anche Chagall – Love and Life ha riscosso grande successo ed ha chiuso i battenti domenica 26 luglio (è stata visitabile a partire dal 16 marzo). Sede di quella che si configura come una delle mostre di maggiore rilievo del 2015 è stato il Chiostro del Bramante (Via della Pace – Roma), che ha prodotto e organizzato insieme ad Arthemisia Group l’esposizione dedicata all’artista russo, curata da Ronit Sorek.

Chagall – Love and Life” è una esposizione di oltre 140 opere di quello che è riconosciuto come uno dei più grandi artisti del Novecento, sicuramente il più celebrato tra gli artisti ebrei. Stampe, disegni, incisioni, litografie e dipinti provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme consentono di ripercorrere gran parte della produzione artistica di Chagall e fanno luce in particolar modo sull’attività di illustratore editoriale, a sottolineare il suo profondo legame con la letteratura, l’attenzione costante alla relazione tra la parola e il contenuto. Ci troviamo davanti ad un artista poliedrico, che si è espresso non solo nel disegno, nella pittura e nella stampa, ma anche nella scultura, nel mosaico e nella scenografia.

Come anticipa il titolo della mostra, i temi affrontati nelle opere in esposizione sono principalmente relativi alla vita di Chagall e all’amore, che si incarna fortemente nel sentimento dell’artista per l’amatissima moglie, Bella Rosenfeld. L’opera che “accoglie” il visitatore è Sopra Vitebsk, la cittadina natale di Chagall, nell’attuale Bielorussia. L’artista descriveva la sua città con queste parole:

“È solo la mia città, la mia, che ho riscoperto. E torno a lei pieno di emozione”.

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Sopra Vitebsk: Gouache, grafite e matita colorata su cartoncino

Nelle illustrazioni della sua opera letteraria autobiografica, Ma Vie, Chagall fa rivivere i ricordi dell’infanzia, i giorni trascorsi a Vitebsk, le tradizioni e le feste ebraiche, i familiari, gli amici, le case e le botteghe che davano vita alla sua città. Ammirare queste opere è viaggiare alla scoperta delle radici russo-ebraiche di Chagall, vivere l’incontro con Bella, assaporare quanto l’artista sia stato influenzato dai pittori parigini delle Avanguardie del primo Novecento. Le incisioni sono realizzate con la tecnica della puntasecca e lo stile è quello realistico-naïf tipico dell’artista russo, che dà vita a composizioni in cui le immagini sono disposte in modo del tutto originale.

“Ho dipinto il mio mondo, la mia vita, tutte le cose che amavo, tutte le cose che sognavo, tutte le cose che non potevo esprimere a parole”.

Numerose sono anche le illustrazioni che Chagall realizzò per i testi scritti dalla moglie: First Encounter, From My Notebooks e Burning Lights. Si tratta per lo più di disegni lineari a inchiostro di china, che “raccontano” con romanticismo e nostalgia il primo incontro di Bella con Chagall e l’infanzia della donna, la sua vita familiare e sociale. La mostra permette poi di ammirare le illustrazioni che Chagall realizzò per Le Anime Morte di Gogol, capolavoro della letteratura russa, per le Favole di La Fontaine e per la Bibbia, affrontando quindi temi estremamente diversi.

Per il poema di Gogol Chagall realizzò 96 incisioni come semplici complementi pittorici alla storia: i personaggi, le “anime morte” sono i servi della gleba appartenenti ai ricchi proprietari terrieri e, così come li descrive l’autore, hanno dimensioni spropositate. Nel lavorare alle Favole di La Fontaine, dove i protagonisti sono per lo più animali e figure mitologiche, Chagall, che per l’occasione si dedicò allo studio della natura e del mondo animale, potette esprimere al massimo la sua creatività e la sua immaginazione e, attraverso un sapiente gioco di colori e forme, rivelare con ironia le verità sui comportamenti umani che emergono dai racconti. Lascia senza fiato infine il ciclo di illustrazioni dedicato alla Bibbia, che denota una profonda conoscenza da parte dell’artista dei “Testi Sacri”, ma anche una grande autonomia rispetto all’iconografia tradizionale: grande risalto assume infatti sempre la figura umana e per questa ragione le illustrazioni vengono definite “umaniste”. Si ammirano, tra le altre, Il Sacrificio di Isacco, Il Sacrificio di Noè, Daniele, Mosè Riceve le Tavole della Legge e Davide.

Davide: Inchiostro di china, gouache, acquerello e grafite su carta.

Davide: Inchiostro di china, gouache, acquerello e grafite su carta.

La mostra prosegue con una sezione dedicata a ritratti, dedicati soprattutto a familiari ed autoritratti, in cui Chagall inserisce di volta in volta differenti elementi simbolici, che richiamano a particolari momenti della sua vita, a come egli percepiva probabilmente se stesso. Si rimane affascinati e allo stesso tempo fortemente turbati alla vista de La Crocifissione, in cui Chagall utilizza l’elemento chiave della cristianità, la croce, come emblema della sofferenza del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale; il turbamento dell’artista si esprime anche ne L’Angelo Caduto, in cui un ebreo tenta di fuggire con la Torah. Si apprezzano quindi il disegno da cui ha preso vita una delle più famose opere di Chagall, La Passeggiata, conservata a San Pietroburgo, rappresentazione più alta della idilliaca vita matrimoniale con Bella, Ebreo in Preghiera e Apparizione, in cui l’artista utilizza la stessa struttura dell’Annunciazione rappresentata nell’arte cristiana.

La Passeggiata - Il disegno: Gouache, acquerello e grafite su carta.

La Passeggiata – Il disegno: Gouache, acquerello e grafite su carta.

La passeggiata - Museo di San Pietroburgo.

La passeggiata – Museo di San Pietroburgo.

Ebreo in Prehiera: Inchiostro di china, grafite e acquerello su carta.

Ebreo in Prehiera: Inchiostro di china, grafite e acquerello su carta.

“Solo l’amore mi interessa, sono in contatto solo con cose che hanno a che fare con l’amore”.

Queste parole esprimono chiaramente come Chagall pensasse e vivesse l’amore, ma è sicuramente in alcune delle opere esposte al Chiostro del Bramante che lo si percepisce in maniera netta, immediata, viva. Gli Amanti, Coppia di Amanti con Gallo, Coppia di Amanti e Fiori esprimono non solo l’amore di Chagall per la moglie, sua musa ispiratrice per tutta la vita, ma sono simboli dell’amore universale. Gli innamorati sono ritratti ora nell’atto di baciarsi, ora di abbracciarsi, talvolta spiccano il volo, sono appagati, eterei, quasi evanescenti, circondati dal tripudio della natura: le forme sinuose, i colori vivaci contribuiscono ad esaltare la felicità e il totale benessere legati al sentimento di amore.

Gli Amanti: Gouache, inchiostro di china e acquerello su carta.

Gli Amanti: Gouache, inchiostro di china e acquerello su carta.

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Coppia di Amanti con Gallo: Litografia a colori.

Coppia di Amanti e Fiori: Litografia a colori.

Coppia di Amanti e Fiori: Litografia a colori.

“Chagall – Love and Life” è una mostra da assaporare lentamente, che coinvolge il visitatore in un crescendo di emozioni, è un inno alla vita, ai ricordi dell’infanzia, all’amore. È arte allo stato puro.

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