“Eppur si muove”: Vento di cambiamento in passerella – I^ Parte

Non me ne voglia Galileo Galilei per essermi concessa la libertà di usare, fuori da un contesto scientifico, la frase con cui-secondo la tradizione-egli sostenne di fronte al Tribunale dell’Inquisizione la Teoria Copernicana. “Eppur si muove”: lo scienziato toscano si riferiva al moto della Terra intorno al Sole (sempre meglio ricordarlo, non si sa mai!), io mi riferisco a quel timido ma percettibile vento di cambiamento che da un po’ ha iniziato a soffiare sul mondo delle passerelle, ripulendole un po’ dalla polvere che si è accumulata in anni e anni di staticità.

Sì, parliamo di moda e di sfilate, del tempio della perfezione-o di quella che ci viene proposta dall’alto come tale-di una realtà tanto patinata quanto discussa. Non sono solo gli stilisti e le modelle sotto i riflettori, ma lo sono finalmente le passerelle stesse, che sono sempre più frequentemente oggetto di critiche, in quanto considerate come lo specchio di una realtà quasi inesistente, che non parla a tutti, ma solo ad una fascia ristrettissima di donne soprattutto e qualche volta di uomini. Tralasciando l’inaccessibilità in termini di possibilità economica di acquisto dei capi soprattutto dell’haute couture (“alta moda”) ma anche del pret à porter (“pronta da indossare”-mi chiedo per chi!), che meriterebbe una riflessione a parte, voglio concentrare l’attenzione sull’esistenza di un gap, apparso sino ad oggi incolmabile, tra le passerelle e la realtà autentica di coloro che gli abiti li comprano e li indossano nella vita quotidiana.

La “moda” ci presenta in passerella delle proposte-diciamo così-di abbigliamento, secondo dei canoni che più o meno tutte noi sentiamo troppo lontani da ciò che siamo realmente, specialmente per il modo in cui queste proposte arrivano ai nostri occhi, condizionando fortemente il nostro modo di percepirci. Se non fosse chiaro mi sto riferendo a quelle statue viventi che chiamiamo modelle.

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Per carità, in molti casi non è altro che un piacere vederle sfilare per bellezza, portamento, personalità, stile, così come è un piacere per gli occhi ammirare vere e proprie creazioni di artisti più che comuni abiti: mi vengono in mente Valentino, Versace, Armani, giusto per tenere alta la bandiera del “made in Italy”. E accanto a loro le immagini di donne che sono diventate delle vere e proprie icone: Twiggy, Brooke Shields, Cindy Crawford, Claudia Shiffer, Noemi Campbell, Eva Herzigova, Linda Evangelista, Helena Christensen, Carla Bruni, Carol Alt, Elle Macpherson, Kate Moss, Milla Jovovich, Laetizia Casta, Adriana Lima, Heidi Klum, Bar Rafaeli, Bianca Balti, Gisele Bundchen. La lista della “perfezione” è chiusa in bellezza dalla modella brasiliana, icona degli anni 2000, che proprio in questi giorni ha dato l’addio alle passerelle direttamente dalla San Paolo Fashion Week.

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La maggior parte di questi nomi, e senza dubbio l’ultimo, sono legati sì ad una bellezza non ordinaria, irraggiungibile forse, ma anche all’armonia delle curve, alla femminilità, alla prorompenza, che restituiscono un’immagine di donna prima di tutto in salute. Per cui non credo assolutamente che modella sia sinonimo di magrezza al limite della malattia e pertanto non mi sento di demonizzare il mondo delle passerelle, come molti fanno. È pur vero che moltissime altre modelle, non a caso non divenute famose, con le “bonissime” elencate sopra non hanno nulla a che vedere: corpi quasi scheletrici, visi emaciati, spesso esaltati da make up e acconciature furbamente studiate. Sembra si reggano in piedi solo col vento a favore. Fin troppo oggetto di discussione la pericolosità del messaggio che passa e che trova un terreno fertile nelle donne (ma anche negli uomini) che vivono condizioni di disagio personale tali da condurre allo sviluppo di pericolosissimi disturbi della sfera alimentare.

Ha fatto scalpore in questo senso, suscitando l’indignazione soprattutto su web, l’immagine della modella sedicenne Lulu Leika Ravn Liep, evidentemente anoressica, apparsa sulla copertina di Cover Magazine (famoso giornale danese).

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La direttrice della rivista, Malene Malling, non ha potuto esimersi dalla richiesta pubblica di scuse con le seguenti parole: “Nessuno deve pensare che ciò che è successo passerà inosservato, mi auguro che non ricapiti mai più. Mi scuso”. Attualmente solo in Israele è prevista una legge che vieta “l’utilizzo” di modelle anoressiche, stabilendo come limite un BMI (Indice di massa corporea) di 18.5, che è tuttavia già al di sotto dell’intervallo di normalità (20-25 Kg/m2). Recentemente in Francia il deputato del Partito Socialista e medico Olivier Vèran ha presentato un emendamento al progetto di legge sulla Sanità, con il quale si chiede proprio che modelle troppo magre non sfilino in passerella né sia usata la loro immagine per campagne pubblicitarie, con sanzioni che vanno da multe a un periodo di reclusione.

Ben più vasta, comunque, è la platea di donne che è influenzata negativamente dal mondo della moda rispetto al proprio stile di vita, con conseguenze quali un ossessivo ricorso a diete restrittive, palestra e ricorso a pericolosi farmaci con effetto dimagrante (vedi amfetamine), pur di raggiungere un’immagine soddisfacente, pur di risultare “adatte” a esporsi in pubblico, ma soprattutto di sperimentare un po’ di quella autostima che evidentemente latita in altri ben più importanti aspetti della vita. Ma, come dicevamo, qualcosa o forse più-e lo spero-si sta muovendo e non possiamo non tenerne conto: dal “fenomeno” delle modelle curvy alle polemiche che hanno investito le “Angels” di Victoria’s Secret, dalla prima ragazza Down in passerella, alla prima modella affetta da vitiligine, passando per le ormai numerose modelle affette da paralisi che sfilano sulle loro sedie a rotelle. E uno spazio a parte lo meritano sicuramente le mamme modelle che hanno sfilato per Dolce e Gabbana con i loro bimbi tra le braccia.

Per tutti questi segnali positivi di cambiamento vi do appuntamento nei prossimi giorni con la seconda parte.

Stay tuned!

http://www.mygenerationweb.it/201504162381/articoli/agora/al-femminile/2381-eppur-si-muove-vento-di-cambiamento-in-passerella-i-parte

 

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Pronte per un autunno esplosivo?

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Mentre sulle passerelle più importanti del mondo si stanno svolgendo le fashion weeks di presentazione delle collezioni primavera/estate 2015, noi comuni mortali siamo alle prese con uno dei momenti topici dell’anno. Sì, allo scadere della bella stagione, è arrivato il momento di aprire coraggiosamente il nostro guardaroba e fare un inventario per affrontare al meglio l’autunno ormai alle porte.

Quali ingredienti migliori se non colore, natura e fantasia per resistere a lunghe giornate fredde, buie e piovose? La stagione autunno-inverno si propone di essere estremamente ricca, esplosiva direi. Ad ognuna il suo stile, ce n’è davvero per tutti i gusti. Potrete scegliere tra un look bon ton, garçonne, punk, animalier, easy chic, urban. E persino le amanti della montagna e delle piste da sci vivranno il loro momento di gloria.

Vi anticipo, infatti, che anche in città saranno “ammessi” i maglioni jacquard! Quest’anno sembrano essere vietati solo i toni scuri, fatta eccezione per il total black, sempre sinonimo di eleganza, che però si arricchisce di luminose paillettes e intarsi, che gli conferiscono un aspetto un po’ rétro. Si conferma intramontabile il black & white, anche nella versione a scacchiera, ma soprattutto spazio al colore! Si va dal rosa, sia nella versione “confetto” che in una nuance “pop”, al viola, dal rosso all’arancio, dal turchese al giallo lime. Solo monocromie? Assolutamente no, sarebbero troppo scontate! La moda di quest’anno è ricca di fantasia, di disegni geometrici, di stampe, tra le più originali quelle ispirate a grandi artisti come Matisse e Klimt e  soprattutto di motivi ispirati alla natura e al mondo animale.

Vestirsi, per chi ha voglia di divertirsi e perché no, osare, sarà come sfogliare un libro di fiabe. Mantelle in stile “Cappuccetto Rosso” e accessori ispirati al “lupo cattivo”, piume che arricchiscono abiti, giacche e cappotti, clutch con gufi e civette, adatte sia per il giorno che per la sera, borse zebrate e maculate per le amanti dello stile animalier. Margherite, orchidee e rose accenderanno di colore abiti, gonne, cappotti, scarpe, borse. Come fosse già primavera!

Due grandi ritorni quest’anno. Il primo è la camicia tartan che, come la più sobria “cugina” bianca, potrà essere abbinata a qualsiasi capo. Il secondo non è un singolo capo, bensì uno stile unico e precisamente il folk, che viene reinventato ed attualizzato: tra i protagonisti, i camperos, le borse rigorosamente a frange e le stampe jacquard. Si propongono come must have della prossima stagione la gonna rigorosamente lunga e plissettata, l’abitino stampato, il chiodo, per le amanti di un look grintoso e i cappotti, nelle varianti, maschile, egg-shaped e bon ton, quest’ultima ispirata ai modelli indossati dalle dive degli anni ’50, dalle tinte rigorosamente pastello. Non preoccupatevi, non vi lascio senza almeno qualche anticipazione sulle tendenze per la sera! Per le serate più glamour preparatevi a ricreare il look disco degli anni ’80.

 La sfida, per le vere fashion-addicted, è diventare più che luminose, scintillanti, grazie a lamè, paillettes e  cristalli, ma anche al make-up glitterato e agli adorabili nuovi charms Pandora, ispirati a natura, spazio e galassie.

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E ora che mi metto?

” E ora che mi metto?” Esiste secondo voi almeno una donna che non abbia mai pronunciato queste parole? Qualcuno ha le prove della sua esistenza? Vi racconto cosa succede per la maggior parte di noi. Per tutte quelle che questa fatidica frase la dicono e spesso anche! E ovviamente ci ridono su. Armadi tipicamente stracolmi di ogni genere di indumento improvvisamente appaiono ai nostri occhi come vecchie cabine telefoniche, uffici pubblici all’ora di pranzo, corsie ospedaliere di notte, vuoti! Cosa ci accade? Perché il nostro cervello è in grado di distorcere in maniera così autentica un’immagine così reale? Quale circuito cerebrale si inceppa in modo da resettare la nostra capacità di trovare una maglietta, un abitino o un paio di scarpe che potrebbero essere perfetti per le nostre esigenze in quel preciso momento? All’annosa questione stanno lavorando scienziati da tutto il mondo da secoli ma nessuno ha ancora trovato una risposta! Quando siamo colte da questa allucinazione visiva, con contemporanea perdita della memoria a breve e lungo termine, apriamo armadio e cassetti già con un’aria sgomenta, quasi che temiamo di trovarci di fronte un mostro. Rimaniamo per alcuni minuti in una fase di semi shock a fissare il vuoto, i colori si mischiano, le forme si distorcono, ci immaginiamo nude in mezzo alla folla o, peggio ancora, vestite in una maniera oscena che neanche Moira Orfei…..e infine pronunciamo la fatidica frase: “Non ho nulla da mettere”. Tipicamente i minuti o l’ora seguente passano nel disperato tentativo di abbinare vestiti che insieme abbiano un senso (creare un giusto outfit, si dice ora!) e magari, quando pensiamo di avercela fatta, ci rendiamo conto che “no, non va bene, non ho le scarpe adatte, con quelle rovino tutto”. Siamo al punto di partenza. Siamo sconfitte. Ci tocca rifare tutto daccapo. In preda al panico iniziamo a tirar fuori le cose più improponibili, che magari non indossavamo dai tempi preistorici e che conservano un loro piccolo spazio in un meandro semi nascosto dell’armadio. Ci vestiamo, ci guardiamo allo specchio, non ci piacciamo, ci spogliamo e ci rivestiamo ancora. E siamo in grado di farlo con una velocità tale da renderci conto come fanno le modelle in tempi brevissimi a cambiarsi d’abito durante le sfilate. Con la differenza che loro non devono scegliere, sono aiutate e non devono preoccuparsi di nulla. Solo essere rapide. Ovviamente, ad ogni cambio, gli indumenti vengono sparsi alla rinfusa su tutte le possibili superfici della camera. Se passa un familiare ci guarda con aria sgomenta e rassegnata. Nel mio caso si tratta tipicamente di mia madre, che dubita seriamente, a quel punto, della mia sanità mentale. Lo specchio diventa il nostro peggior nemico. Un’alterata percezione visiva infatti non si limita a ciò che vediamo nell’armadio ma anche alla nostra figura riflessa nello specchio. E non abbiamo nessuno a disposizione che ci dia un consiglio, anche perché tanto ci direbbe di sicuro: “Stai bene così!”, per provare a fare da effetto Xanax. Non siamo così fortunate come Jessica, in “Viaggi di nozze” che aveva Ivano a darle il suo finissimo parere! La nostra mente poi si improvvisa in voli pindarici attraverso i negozi dove siamo solite comprare, sprecando altro tempo ed energie ad immaginare come sarebbe stata perfetta quella T-shirt, che ci siamo lasciate sfuggire, sul pantalone che abbiamo davanti ai nostri occhi e al quale, caso strano, non sappiamo cosa abbinare. Tutti i tentativi successivi, se possibile, sono ancora più tragici, perché iniziamo a combattere, oltre che col disturbo mentale, anche col fattore tempo…..”Oddio, mi sta aspettando sotto casa già da un quarto d’ora/Perdo il bus o la metro/Inizia la lezione/Devo timbrare il cartellino/Mi perdo l’inizio del film”. E quando sembra che la situazione stia tornando sotto controllo, recuperiamo un minimo di buon senso, ci riappaiono tutti gli abiti a nostra disposizione, che nel frattempo erano diventati fantasmi, e finalmente prendiamo una decisione e ci vestiamo, ci rendiamo conto che manca un passaggio essenziale. Il make-up. Una delle poche certezze che ho è che se sei in ritardo e ti trucchi con ansia, il risultato sarà pessimo! Un pasticcio. Ma a quel punto, distrutta come dopo una battaglia, fai qualche rattoppo, ti fai coraggio e apri la porta di casa. Comunque vada, ce l’hai fatta a superare quel momento di impasse. Anche se ti è costata una sudata, persino in pieno inverno! Uomini, voi non potete capire, ma sono veramente guai. Perdiamo il controllo, siamo come drogate. Donne, non ci mascheriamo dietro le solite scuse, di cui la più tipica è: “in questi passaggi di stagione non sai mai cosa mettere perché non fa né caldo né freddo”. Abbiamo un problema. Ma per fortuna è frivolo e in fondo fa tenerezza, perché nella lotta con l’armadio esprimiamo semplicemente il nostro desiderio di essere sempre al top, di dare sempre il massimo, forse con la speranza di riceverlo, dimenticando, qualche volta, che gli altri non sono esigenti con noi come noi lo siamo con noi stesse. E comunque come diceva il buon Nino D’angelo, co “nu’ jeans e ‘na maglietta”, facciamo sempre la nostra bella figura. Porca, qualche volta. In senso buono, si intende!

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