Teatro. Creonte/Antigone: La storia di un conflitto senza tempo in chiave moderna

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Una storia fatta di intensi legami familiari che si scontrano tra loro e con le fredde ragioni di Stato, personaggi dalle molteplici sfumature, dialoghi scarni, movimenti corporei che catalizzano l’attenzione dello spettatore, una scenografia praticamente assente: tutto questo e molto altro in una delle tragedie greche più famose, più amate e più rappresentate di sempre. Ecco che, come spesso abbiamo avuto modo di constatare durante la stagione teatrale pronta a chiudere i battenti, una giovane compagnia-sia per età che per maturità artistica-si cimenta con un vero e proprio “mostro sacro” del teatro classico, con grande umiltà e con una passione che è immediatamente palpabile tanto all’apertura quanto alla chiusura del sipario.

Gli conferisce, pur rimanendo piuttosto fedele in termini di trama e senza troppi sconvolgimenti, un’aria di freschezza che potrebbe essere-e lo speriamo-l’occasione per avvicinare al teatro un pubblico meno avvezzo a frequentarlo, soprattutto i giovanissimi. Si parla in fondo di temi con i quali prima o poi tutti ci confrontiamo nel corso della vita: relazioni familiari, diversità di caratteri e di indole, contrasto genitori-figli, doveri, potere politico-sebbene, consentiteci, con un’accezione piuttosto diversa da quella dei nostri giorni-amore, separazione, morte. Ma è il contrasto il vero e proprio protagonista della rappresentazione.

CREONTE/ANTIGONE di GAG Produzioni è andato in scena dal 5 al 7 giugno al Teatro Il Primo di Napoli (Viale del Capricorno 4), con la regia di Giuseppe Fiscariello, cui va il merito di aver creduto fortemente e portato avanti un progetto ambizioso, che-supponiamo-avrà scaturito non poche titubanze agli occhi dei fedelissimi del teatro classico ancor prima di andare in scena. Ci auguriamo che gli stessi spettatori possano comprendere quanto un’opera dal valore inestimabile-quanto la tragedia di Antigone-sia così intrisa di elementi preziosi per comprendere le dinamiche dell’uomo e della società, da applaudire chi tenta di renderla essenziale e fruibile ad  un pubblico più vasto e in chiave più “moderna”, esaltando così la funzione sociale del teatro, che crediamo essere tutt’oggi uno strumento per scuotere coscienze spesso anestetizzate.

Antigone (Sara Esposito) ed Ismene (Claudia Esposito) sono due sorelle unite da un amore viscerale pur nelle loro diversità: la prima, coraggiosa e sanguigna, la seconda timorosa e dalle belle fattezze. La mancata sepoltura di uno dei due fratelli è il motivo del grande scontro tra di loro; Antigone è decisa a dare al fratello degna sepoltura affinché la sua anima non vaghi schiava dell’inquietudine per l’eternità ed è pronta a sfidare Creonte (Giuseppe Fiscariello), il sovrano di Tebe, nonché padre di Emone (Valerio Lombardi), l’uomo che ella ama.

La legge prevede infatti la morte per chiunque osi contraddire la volontà del re: Pollinice, fratello delle ragazze, in quanto traditore, non merita sepoltura, il suo cadavere è destinato a decomporsi davanti agli occhi del popolo, affinché sia di monito per tutti coloro che osano sfidare Creonte e la sua autorità. Ismene, sebbene addolorata per il triste destino del fratello, non mette per un attimo in dubbio la sua scelta: non ha senso secondo lei perdere la vita, rinunciare ai propri giorni, anche se per una causa così nobile e tenta invano di convincere l’amata sorella a rinunciare al suo progetto, alla sua folle ribellione. Lo stesso Creonte, altrettanto invano, tenta di dissuadere la nipote Antigone, perché sa che nulla, nemmeno l’affetto per lei né l’amore che il proprio figlio nutre per la ragazza, possono essere ragioni valide per venir meno al suo dovere, al tenere salde le redini del suo Stato, che impone la morte di chi osa ribellarsi.  Le sue guardie, schiave del potere, interpretate da Michela Di Costanzo e Domenico Carbone, non possono fare altro che ricordare a Creonte che il destino che attende la ragazza è lo stesso di qualsiasi altro cittadino. La morte di Antigone è dunque necessaria, è il sacrificio per un bene più alto, anche se comporta un dolore inaccettabile, anche se è la causa dell’odio del suo stesso figlio, che finirà per uccidersi per aver perso la sua innamorata.

La forza dello spettacolo è nell’adattamento del testo e nelle scelte registiche: sono i personaggi e le loro relazioni a costruire la rappresentazione, coinvolgente, vibrante, sufficiente a se stessa, tanto che la scenografia diventa superflua, molti dialoghi sono sostituiti dai gesti-stupenda la ricostruzione dei giorni dell’infanzia di Antigone ed Ismene, tra capricci ed amore incondizionato-e il movimento corporeo, talora lieve ma più spesso carico di tensione, è l’elemento imprescindibile, è l’elemento che ha il maggiore impatto sul pubblico e che con straordinaria immediatezza veicola il senso dello spettacolo. Unico oggetto di scena, vero protagonista, è un drappo rosso, la relazione umana, che si allenta e si tende tra i personaggi che si muovono sul palco, unendoli, dividendoli, abbracciandoli, soffocandoli, allontanandoli, liberandoli, imprigionandoli. Intenso ed emozionante il dialogo tra Creonte ed Emone, padre e figlio, esperienza ed autorità che si scontrano con la giovinezza, l’impeto dell’amore, la voglia di libertà, sino a condurre Emone al crollo della figura paterna, unica via possibile, secondo Creonte, perché un figlio divenga adulto,  perché recida per sempre il cordone ombelicale che lo tiene legato alla propria famiglia.

Le performance attoriali sono anch’esse di grande intensità per come è concepito il movimento degli attori sul palco, che talora sembra essere una gabbia nella quale i personaggi si muovono convulsi, risultando quasi intrappolati, così come ogni individuo è intrappolato nella rete dei propri contrasti, delle proprie difficoltà, delle proprie relazioni, delle proprie scelte. Da sottolineare la prova di recitazione di Sara Esposito e di Giuseppe Fiscariello, nonché quella della voce narrante, Paolo Gentile, sempre impeccabile, che dà vita, tra l’altro, ad una commovente scena finale nella quale, sfogliando i petali di una rosa bianca, racconta malinconicamente l’amore di Antigone ed Emone, i cui corpi eseguono una vera e propria danza d’amore. Un unico petalo viene posto sul drappo rosso che li riveste giacenti sul pavimento: l’amore, forse, genera ancora una speranza.

Non ci sono dunque né vincitori né vinti, come Fiscariello precisa nelle note di regia. Ci sono solo dei personaggi, che potrebbero idealmente assumere le sembianze di qualsiasi individuo o realtà che vive un contrasto. La storia, allora, è solo il mezzo per raccontarlo e quasi sembra avere né un inizio né una fine: del resto, è del tutto inimmaginabile una vita il cui motore non sia il conflitto, che modificando la realtà, ne genera continuamente una nuova.

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 L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

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La MIA passione

Stavo ascoltando la nuova canzone dei Negramaro, Sei tu la mia città, che come tutte le loro canzoni, mi entra sparata nell’anima, producendo una carica emotiva così intensa da diventare compagna di vita, tela bianca su cui disegnare nuove immagini e nuove sfumature di colore. Nell’osservare Giuliano Sangiorgi, verso il quale ho un’ammirazione profonda e che trovo di una sensualità straordinaria, ho avuto un’intuizione che non avevo mai avuto prima. Mi sono detta: “Ecco cos’è che mi fa trovare un uomo estremamente interessante! È la passione con cui vive la propria vita”. Mi si potrebbe dire: Beh, non lo conosce, che ne sai se è davvero così?”. Non lo conosco, certo, ma credo che anche in un personaggio “pubblico” certe cose si notino e nel suo caso, avendo avuto la fortuna di vederlo due volte in concerto, la sua passione per la musica, il contatto con il pubblico si toccano, si sentono, si respirano. Sì, perché quando vivi di passione, è il tuo corpo che la manifesta, diventi magnetico, il tuo sguardo è luminoso, i tuoi gesti sono forti e mai scontati, le vibrazioni che emetti sono così intense da lasciare l’altro disarmato, incantato. E allora capisco che sono queste persone e gli uomini in particolare-per ovvi motivi-che esercitano su di me un fascino del tutto particolare, a prescindere dall’aspetto fisico e da tante altre categorizzazioni. E ho capito anche perché dopo una persona io non mi sia mai più innamorata. Di persone “passionali” in giro ce ne sono davvero poche…..ma è anche vero che probabilmente in passato ho “cercato” questa caratteristica, che qualche volta fa rima con egocentrismo, perché quella stessa passione la stavo cercando nei meandri più profondi del mio Io senza riuscire a raggiungerla. Ora che sta venendo tutta fuori, ora che me ne sto realmente impossessando-come faccio a dirlo?impossibile da spiegare, si avverte e basta-ne sono ancora attratta, sì, ma non è più la caratteristica che orienta la mia scelta, ma “solo” un interessante punto di partenza. Perché la MIA passione ora è il motore della mia vita e voglio un uomo che sappia accoglierla, custodisca ed alimentarla. E fonderla alla propria, per creare insieme una linfa vitale inesauribile.

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“D’amore e ombra” e un pezzetto di te…..

«A dire il vero fu appena un bacio, la suggestione di un contatto atteso e inevitabile, ma entrambi erano sicuri che quello sarebbe stato l’unico bacio che avrebbero potuto ricordare sino alla fine dei loro giorni e fra tutte le carezze l’unica che avrebbe lasciato una traccia sicura nelle loro nostalgie»

Isabel Allende – “D’amore e ombra”

Me lo ricordo come fosse ieri….era il bacio dentro uno spazio che lasciava il mondo all’esterno con l’anonima scritta “Privato” o “Riservato”, non riesco ad essere così precisa, sono passati più di tre anni e sono brilla stasera. Rileggendo le parole della mia scrittrice preferita e di un libro che ho amato e che lui teneva sulla sua mensola sopra il letto(mi sembrò strano quando me ne accorsi), quello stesso accogliente e caldo letto dove tante volte abbiamo dormito insieme abbracciati e dove abbiamo ripetutamente fatto l’amore, il mio pensiero non può che andare a lui, ancora una volta. Sì, è un pensiero nostalgico dei giorni in cui amavo, dei giorni in cui lo amavo, ma non mi rende triste, no. Anzi, mi rende estremamente felice perché è stato il tempo in cui ho lottato, pur sbagliando, per qualcosa, per qualcuno, che per me era sinonimo di vita, di desiderio, passione ardente, amore, condivisione, speranza, gioia, attesa, evasione, allegria. Fa nulla se sia stato così solo per me. Io non ti dimentico, zingaro del mio cuore, non lo farò mai. E quella carezza, poi? Al mattino, prima di separarci….la carezza per svegliarti. Avevi sonno, eri stanco, faceva freddo e io dovevo andare via, senza neppure sapere se ti avrei rivisto, se ti avrei baciato ancora, se ti avrei stretto forte ancora. Era la carezza che aspettavi da tanto, la carezza a cui non eri più abituato. Sì, era mio “compito” farti rivivere la sensazione di essere coccolato, protetto, di farti sentire che nella vita c’era ancora qualcosa di dolce che ti aspettava, che aspettava proprio te, anche se avevi perso la fiducia e la speranza che questo accadesse. Era tutto previsto per noi, se ancora non l’avessi capito. Quella serata, quell’incontro, quegli sguardi, quei baci, quelle confessioni silenziose e dolcissime, che non so se siano durate un istante o un’eternità. Quella carezza ti ha mosso qualcosa di imprecisato e di profondo che ti ha avvicinato a me più di quanto io sperassi e più di quanto tu mai avresti immaginato. Che meravigliosa storia, la nostra, comunque, a prescindere dalla conclusione. Che meraviglioso viaggio attraverso la vita, le sue mille possibilità, le sorprese, i piani che non possiamo comprendere ma solo sceglierne di farne parte. Una cosa ci accomunerà e ci legherà per sempre: quella sera io e te ci siamo scelti. Il resto non conta nulla.

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Baci – Gabriela Mistral

Se Google oggi omaggia Gabriela Mistral-prima donna sudamericana vincitrice del Premio Nobel per la Letteratura-con un doodle, IlPuntoV ha scelto per lo stesso scopo una stupenda poesia, “Baci”. Quanti, di questi baci, sono stati, sono e saranno i miei baci….così come i vostri.

Ci sono baci che emettono da soli
la sentenza di una condanna d’amore,
ci sono baci che si danno con uno sguardo
ci sono baci che si danno con la memoria.

Ci sono baci nobili
baci enigmatici, sinceri,
ci sono baci che si danno solo con l’anima
ci sono i baci proibiti e ci sono i baci veri.

Ci sono baci che bruciano e che feriscono,
ci sono baci che turbano i sensi,
ci sono baci misteriosi che hanno lasciato
i miei sogni confusi ed errabondi.

Ci sono baci problematici che nascondono
una chiave che nessuno ha mai decifrato,
ci sono baci che generano la tragedia,
quante rose in boccio ha sfogliato.

Ci sono baci profumati, baci tiepidi
che palpitano in un intimo anelito,
ci sono baci che lasciano sulle labbra impronte
come un raggio di sole in un campo gelato.

Ci sono baci che sembrano gigli
sublimi, ingenui, puri
ci sono baci traditori e codardi,
ci sono baci maledetti e spergiuri.

Giuda baciò Gesù e lasciò impresso
sul viso di Dio, il segno della sua viltà,
mentre la Maddalena con i suoi baci
fortificò pietosa la sua agonia.

Da allora nei baci palpitano
l’amore, il tradimento e il dolore,
le coppie umane assomigliano
alla brezza che gioca con i fiori.

Ci sono baci che provocano deliri
di amorosa, folle, ardente passione,
tu li conosci bene, sono i miei baci
inventati da me, per la tua bocca.

Baci di fiamma che portano impressi nel viso
i solchi di un amore proibito,
baci tempestosi, baci selvaggi
che solo le nostre labbra hanno provato.

Ti ricordi del primo…? indefinibile,
ti lasciò il viso coperto di rosee impronte
e nello spasimo di quell’emozione terribile,
gli occhi si riempirono di lacrime.

Ti ricordi di quella sera, quando in un momento di follia
ti vidi geloso immaginando chissà quale oltraggio,
ti presi tra le mie braccia… vibrò un bacio, e che cosa vedesti dopo…?
Sangue tra le mie labbra.

Io ti insegnai a baciare: i baci freddi
sono di un impassibile cuore di pietra.
Io ti insegnai a baciare con i miei baci
inventati da me per la tua bocca.

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