Bags are a girl’s best friend

Se negli anni ’50 Marilyn Monroe cantava Diamonds are a girl’s best friend, oggi possiamo dire senza grandi dubbi che le migliori amiche di una donna siano essenzialmente due: borse e scarpe. Non che i gioielli non ci piacciano più, sia chiaro, quelli sono sempre i benvenuti, ma nei nostri desideri gli accessori per eccellenza sono diventati con il passare del tempo sempre più la nostra passione. Borse e scarpe, essenziali per creare outfit perfetti, riempiono sempre di più i nostri armadi e svuotano contemporaneamente portafogli e carte di credito. Dalle vetrine richiamano l’attenzione delle addicted di turno seducendole irrimediabilmente: una moderna forma del canto delle sirene che avvolse nelle profondità del mare gli sfortunati compagni di Ulisse. Io ho sviluppato la mia personalissima tecnica: non guardare. Per ora sono viva!

Delle scarpe parleremo poi. Oggi è il turno delle borse, compagne fedeli e discrete, custodi di segreti, vere e proprie appendici del nostro corpo, da cui non osiamo quasi mai separarci, che siamo al lavoro, all’università, ad una festa, in discoteca e persino in chiesa. Ancore di salvezza in momenti di imbarazzo. E quante volte vi è capitato di andare al bagno protette dalle vostre borse, con la scusa di mettere su un po’ di phard solo per lasciar scorrere qualche lacrima? Giuro, non volevo intristirvi ma sono pur sempre frammenti della nostra vita e in bagno senza borsa non si va!

 Le nostre borse….micro mondi misteriosi in cui portiamo con noi oggetti indispensabili (proprio tutti?) alla sopravvivenza nella giungla della quotidianità, con le sue giornate interminabili, i repentini cambi climatici e le molteplici situazioni alle quali essere all’altezza (mamma mia, che ansia!). Portafogli, chiavi (di casa, dell’auto, del motorino), smartphone, fazzoletti (per le più organizzate e previdenti). Poveri illusi-mi rivolgo ai maschietti-pensate che sia finita qui? E vai con: tampax, make up e salviettine struccanti (non vuoi farla una ritoccatina al trucco in ben 12 ore?!), ombrello, penne, agendina, chewingum e caramelle, sigarette (per le maledette fumatrici come me!), portafortuna e qualsivoglia altra forma di cianfrusaglia utile a generare caos e a fare peso tra cerniere, tasche e taschini saggiamente celati. Ovviamente nessuno di questi oggetti sarà scovato in tempi umani all’occorrenza, piuttosto risulterà come dematerializzato manco il mago Silvan (ve lo ricordate, vero?) l’avesse spostato col pensiero. Se vieni messa sotto pressione poi, è la fine. “Mi fai accendere per favore?” E scatta immediato il panico, perché l’accendino, stai certa, non lo troverai mai!

Se il rapporto di una donna con la propria borsa è di amore/odio, quello dell’uomo con la borsa della partner o di una semplice amica (attenzione, qui sono tutte amiche….diffidate sempre!) è di profonda soggezione mista a ossequioso rispetto. Divieto ASSOLUTO di accesso, a meno di differenti ed esplicite indicazioni. Tipicamente nell’immaginario di un uomo ogni nostra borsa è la versione in miniatura della ben più famosa borsa di Mary Poppins. Siate sincere, suvvia! Quante volte vi hanno fatto notare la somiglianza? A me, parecchie!

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Come ogni cosa anche la borsa ha una sua storia. Se i primi modelli rudimentali di borse compaiono nella lontanissima preistoria, epoca in cui per ovvie ragioni erano appannaggio esclusivo degli uomini, che le utilizzavano per trasportare utensili durante la caccia, è dal Medioevo che compaiono modelli più simili a quelli attuali. Con il Rinascimento e la maggiore diffusione di pellami e materiali preziosi la borsa inizia ad acquisire la sua natura di oggetto non solo utile ma anche di moda e il connubio vero e proprio tra le borse e le donne si stabilisce definitivamente tra l’Ottocento e il Novecento, secoli in cui si afferma progressivamente l’autonomia della donna che vede profondamente mutare le sue esigenze di vita. La borsa a quel punto diventa indispensabile. Sono gli anni in cui le più grandi maison di moda si dedicano all’affascinante universo della borsa, realizzando nel tempo modelli diventati delle vere e proprie icone. Coco Chanel vi dice niente?

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Volete approfondire la storia della borsa (ve lo consiglio, le mie parole sono solo una goccia nell’oceano)? Non vi resta altro da fare che godervi una bella visita al Museo della Borsa di Amsterdam, il Tassen Museum Hendrikje o Museum of Bags and Purses. Nell’attesa di un week end nella capitale olandese, tra mulini e tulipani, eccovi il link relativo al Museo

http://tassenmuseum.nl/http://tassenmuseum.nl/.

 Oggi la borsa è per antonomasia simbolo di indipendenza per una donna, ma allo stesso tempo non ha perso, anzi ha rafforzato, il suo valore seduttivo e di indispensabile completamento del look. Sobrie ed eleganti, stravaganti ed eccessive, casual e sportive, da giorno, da sera, piccole, medie e grandi e capienti, invernali o estive, di borse ne esistono davvero per tutti i gusti e per tutte le esigenze. Di ogni materiale e di ogni colore, tinta unita o multicolor, rivestite di borchie, piume, pailletes e chi più ne pensa più ne realizza. A tracolla, con  i manici, cartelle, shopping bag, bauletti, pochette, clutch, buste, ognuno di questi modelli ha la sua ragione di esistere, soprattutto nei nostri armadi, dove le custodiamo gelosamente.

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Per cui, signori uomini, non continuate a chiederci il motivo per cui ne accumuliamo tante, quando possiamo permettercelo, si intende! L’avere una o più borse non riduce in noi il desiderio, che magari rimane irrealizzato, di comprarne un’altra. Ne individueremo sempre una che ci piace e di cui pensiamo di non poter proprio farne a meno, ci sarà sempre un dettaglio che non ci lascerà indifferenti, un colore che si abbinerà perfettamente ad un abito nuovo di zecca, una forma che manca nella nostra collezione. Quella borsa che diventerà semplicemente una compagna inseparabile delle nostre, spesso terrificanti, giornate. Quella borsa da cui spunterà un ombrello mentre a voi non rimarrà altra scelta che inzupparvi di pioggia! Che poi una borsa sia uno dei regali con cui difficilmente ci vedrete deluse scartando la confezione, quella è storia ben più che nota.

 Non mi resta che lasciarvi con un’anticipazione sul prossimo articolo. Parleremo della borsa con la B maiuscola. Shhhhh, se avete capito di CHI sto parlando, mantenete il segreto, in fondo dovete aspettare solo fino a Venerdì!

L’articolo è pubblicato on line sulla rivista #MYGENERATIONWEB al seguente indirizzo: https://www.mygenerationweb.it/201605163103/articoli/agora/al-femminile/3103-bags-are-a-girls-best-friend

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Se vi piace il Marsala, questo è l’anno che fa per voi!

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Tonalità delicatamente seducente, che ci attira per il suo calore avvolgente.

A cosa corrisponde questa definizione? Preciso che non si tratta dell’ennesimo quiz radiofonico mattutino e che un’eventuale risposta esatta non vi farà vincere alcun dizionario della lingua italiana. Infatti si tratta delle parole pronunciate dalla statunitense Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute. Cosa? Non avete mai sentito parlare di Pantone? Si tratta di un’azienda americana che, forte di uno slogan altamente evocativo, “The Color of Ideas”,  è diventata, a partire dal 1962, anno della sua fondazione, il leader nel settore della grafica, grazie alla creazione di un sistema di identificazione(Pantone Matching System) e successiva catalogazione dei colori, oggi utilizzato anche nell’industria. Se i colori classificati erano “appena” 1144, nel 2007  ne sono stati aggiunti altri 2000. Abbiamo una certezza: esistono migliaia di colori tra cui poter scegliere, qualsiasi cosa si decida di fare, creare, disegnare. Non vi nascondo che questa scoperta mi ha leggermente destabilizzato. Sì, perché già solo davanti alla minacciosa schiera di nuances, impercettibilmente diverse, degli smalti Kiko, perdo la vista e la testa, fino a sentire vocine malefiche che mi dicono: “Prendi me, prendi me!”. E non vi dico la reazione che ho avuto nello store della M&M’s a Londra: non potevano esistere così tanti colori o meglio, coloranti! Se, a questo punto, vi starete chiedendo a quale colore corrisponda la definizione di cui sopra, è venuto il momento di darvi la risposta. Si tratta del colore Marsala. Fino a pochi mesi fa, nel mio immaginario, alla parola marsala, corrispondeva solo il noto liquore siciliano, che, nella versione all’uovo, ho visto sin da bambina mia madre utilizzare per preparare il Tiramisù. Poi Pantone ha eletto Marsala colore dell’anno 2015 e da quel momento tutto è cambiato: ho avuto la certezza che il marsala sia un colore! È dal 2000 che Pantone sceglie ogni anno, democraticamente per tutti noi, qual è il colore di tendenza. Date un’occhiata agli intraducibili Radiant Orchid e Tangerine Tango, colori Pantone rispettivamente del 2014 e del 2012 e al più noto color Smeraldo (Emerald) del 2013: li trovo stupendi!

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E ora che mi metto?

” E ora che mi metto?” Esiste secondo voi almeno una donna che non abbia mai pronunciato queste parole? Qualcuno ha le prove della sua esistenza? Vi racconto cosa succede per la maggior parte di noi. Per tutte quelle che questa fatidica frase la dicono e spesso anche! E ovviamente ci ridono su. Armadi tipicamente stracolmi di ogni genere di indumento improvvisamente appaiono ai nostri occhi come vecchie cabine telefoniche, uffici pubblici all’ora di pranzo, corsie ospedaliere di notte, vuoti! Cosa ci accade? Perché il nostro cervello è in grado di distorcere in maniera così autentica un’immagine così reale? Quale circuito cerebrale si inceppa in modo da resettare la nostra capacità di trovare una maglietta, un abitino o un paio di scarpe che potrebbero essere perfetti per le nostre esigenze in quel preciso momento? All’annosa questione stanno lavorando scienziati da tutto il mondo da secoli ma nessuno ha ancora trovato una risposta! Quando siamo colte da questa allucinazione visiva, con contemporanea perdita della memoria a breve e lungo termine, apriamo armadio e cassetti già con un’aria sgomenta, quasi che temiamo di trovarci di fronte un mostro. Rimaniamo per alcuni minuti in una fase di semi shock a fissare il vuoto, i colori si mischiano, le forme si distorcono, ci immaginiamo nude in mezzo alla folla o, peggio ancora, vestite in una maniera oscena che neanche Moira Orfei…..e infine pronunciamo la fatidica frase: “Non ho nulla da mettere”. Tipicamente i minuti o l’ora seguente passano nel disperato tentativo di abbinare vestiti che insieme abbiano un senso (creare un giusto outfit, si dice ora!) e magari, quando pensiamo di avercela fatta, ci rendiamo conto che “no, non va bene, non ho le scarpe adatte, con quelle rovino tutto”. Siamo al punto di partenza. Siamo sconfitte. Ci tocca rifare tutto daccapo. In preda al panico iniziamo a tirar fuori le cose più improponibili, che magari non indossavamo dai tempi preistorici e che conservano un loro piccolo spazio in un meandro semi nascosto dell’armadio. Ci vestiamo, ci guardiamo allo specchio, non ci piacciamo, ci spogliamo e ci rivestiamo ancora. E siamo in grado di farlo con una velocità tale da renderci conto come fanno le modelle in tempi brevissimi a cambiarsi d’abito durante le sfilate. Con la differenza che loro non devono scegliere, sono aiutate e non devono preoccuparsi di nulla. Solo essere rapide. Ovviamente, ad ogni cambio, gli indumenti vengono sparsi alla rinfusa su tutte le possibili superfici della camera. Se passa un familiare ci guarda con aria sgomenta e rassegnata. Nel mio caso si tratta tipicamente di mia madre, che dubita seriamente, a quel punto, della mia sanità mentale. Lo specchio diventa il nostro peggior nemico. Un’alterata percezione visiva infatti non si limita a ciò che vediamo nell’armadio ma anche alla nostra figura riflessa nello specchio. E non abbiamo nessuno a disposizione che ci dia un consiglio, anche perché tanto ci direbbe di sicuro: “Stai bene così!”, per provare a fare da effetto Xanax. Non siamo così fortunate come Jessica, in “Viaggi di nozze” che aveva Ivano a darle il suo finissimo parere! La nostra mente poi si improvvisa in voli pindarici attraverso i negozi dove siamo solite comprare, sprecando altro tempo ed energie ad immaginare come sarebbe stata perfetta quella T-shirt, che ci siamo lasciate sfuggire, sul pantalone che abbiamo davanti ai nostri occhi e al quale, caso strano, non sappiamo cosa abbinare. Tutti i tentativi successivi, se possibile, sono ancora più tragici, perché iniziamo a combattere, oltre che col disturbo mentale, anche col fattore tempo…..”Oddio, mi sta aspettando sotto casa già da un quarto d’ora/Perdo il bus o la metro/Inizia la lezione/Devo timbrare il cartellino/Mi perdo l’inizio del film”. E quando sembra che la situazione stia tornando sotto controllo, recuperiamo un minimo di buon senso, ci riappaiono tutti gli abiti a nostra disposizione, che nel frattempo erano diventati fantasmi, e finalmente prendiamo una decisione e ci vestiamo, ci rendiamo conto che manca un passaggio essenziale. Il make-up. Una delle poche certezze che ho è che se sei in ritardo e ti trucchi con ansia, il risultato sarà pessimo! Un pasticcio. Ma a quel punto, distrutta come dopo una battaglia, fai qualche rattoppo, ti fai coraggio e apri la porta di casa. Comunque vada, ce l’hai fatta a superare quel momento di impasse. Anche se ti è costata una sudata, persino in pieno inverno! Uomini, voi non potete capire, ma sono veramente guai. Perdiamo il controllo, siamo come drogate. Donne, non ci mascheriamo dietro le solite scuse, di cui la più tipica è: “in questi passaggi di stagione non sai mai cosa mettere perché non fa né caldo né freddo”. Abbiamo un problema. Ma per fortuna è frivolo e in fondo fa tenerezza, perché nella lotta con l’armadio esprimiamo semplicemente il nostro desiderio di essere sempre al top, di dare sempre il massimo, forse con la speranza di riceverlo, dimenticando, qualche volta, che gli altri non sono esigenti con noi come noi lo siamo con noi stesse. E comunque come diceva il buon Nino D’angelo, co “nu’ jeans e ‘na maglietta”, facciamo sempre la nostra bella figura. Porca, qualche volta. In senso buono, si intende!

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Tutte, da bambine, l’abbiamo amata, desiderata, voluta, spogliata, vestita, pettinata, curata. Le abbiamo costruito una casa, anzi una villa, spesso anche con piscina, l’abbiamo fatta fidanzare, diventare moglie e mamma, le abbiamo procurato un animale domestico, assegnato una professione (veterinaria, ballerina, maestra, ecc….), le abbiamo perfino fatto prendere la patente e fatto guidare auto sportive o camper. Ma soprattutto abbiamo sempre avuto per lei un’adorazione-guai a chi osava toccarla-per quei suoi occhioni azzurri e quei capelli lunghi e biondi (prima che qualcuno decidesse di farle provare lentine colorate e la mandasse dal parrucchiere a fare un bagno di colore). E ne abbiamo curato il look come delle vere stiliste. Doveva essere perfetta, sia di giorno che di sera, sia che uscisse con le amiche sia che incontrasse il compagno, anche solo per andare a fare la spesa. Le abbiamo comprato tutti i vestiti possibili e immaginabili e ogni scusa era buona per avere qualche soldino per coccolarla un po’. Abiti, gonne, camicette, T-shirt, shorts, borse, scarpe (sì, con lei abbiamo familiarizzato per la prima volta con i tacchi!), costumi da mare, occhiali da sole, bijoux di ogni tipo, perfino la corona, come fosse una principessa. Sì, lei era la nostra principessa. Inconsapevolmente abbiamo reso la nostra bambola una modella perfetta per creare outfit, senza sapere che questa sarebbe diventata una delle passioni delle ragazze dei nostri giorni, nonché una professione per molte. Oggi infatti si dice che per lavorare, in tempi di crisi, ci voglia tanta fantasia. Sicuramente da bambine ne avevamo tutte da vendere. Poi, piano piano, riponendo le nostre bambole nelle scatole dei ricordi, abbiamo finito col chiuderci dentro anche la nostra fantasia, la voglia di vedere il mondo a colori, di creare storie, di desiderare l’uomo perfetto, di sognare. Mi piacerebbe scendere in cantina a dare un’occhiata a quegli scatoloni nella ricerca delle mie adorate bambole e non solo. E chissà che questa non sia l’occasione buona per farlo! A proposito, una curiosità! Quando ve ne regalavano una nuova, che andasse ad ampliare la vostra collezione, come reagivate? Ero atipica sin da bambina…..ero felice ed emozionata nell’avere fra le mani una bambola nuova, più bella, più curata e di tendenza. Eppure provavo una sottile malinconia e un leggero senso di colpa perché sapevo che irrimediabilmente l’avrei preferita alla precedente e allora cercavo di inventare delle storie in cui tutte le “amiche” avessero un ruolo importante. Non volevo che le vecchie bambole si sentissero abbandonate. (Oddio, sta per scendere una lacrima!). Ma ora, bando ai sentimentalismi, ho una grande notizia da darvi, il motivo per cui ho scritto questo post: la bambola più amata di sempre, l’icona fashion per eccellenza, la mitica bambola Mattel, ha ora un profilo Instagram tutto suo. Da non credere. Sarà che tutte noi abbiamo bisogno di riprendere a sognare un po’ ?????

Queste le prime immagini delle nuova, straordinaria, utente. Signore e Signori, ecco a voi BARBIE:

Tutte le immagini le trovate a questo link (Vogue Italia):

http://http://www.vogue.it/people-are-talking-about/l-ossessione-del-giorno/2014/08/barbie-su-instagram?utm_source=facebook&utm_medium=marketing&utm_campaign=vogueitalia#ad-image

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