50 anni fa moriva Totò. Cosa ci ha lasciato il “principe della risata”.

Era il 15 Aprile 1967. Nella sua casa romana in Via dei Monti Parioli si spegneva il Principe Antonio de Curtis, in arte Totò. Seguirono non uno ma ben tre funerali, incredibile a dirsi: il primo a Roma, gli altri due a Napoli-uno addirittura a bara vuota-nella sua Napoli, dove un mare di folla gli diede l’ultimo saluto, l’ultimo omaggio, l’ultimo abbraccio. Era amato Totò. Lo era soprattutto dalla gente, meno dalla critica, che imparò ad apprezzarlo, fino a riconoscerne l’inestimabile valore, solo dopo la sua morte. Come succede ai più grandi, a quelli che per la propria superiorità e per un’innata capacità di precorrere i tempi, finiscono spesso e volentieri col non essere capiti, anzi addirittura osteggiati, criticati, sminuiti. Ma ciò che un artista, qualsiasi sia il suo campo, è in grado di trasmettere al pubblico, è proprio quello a fare la differenza, decretandone, in alcuni casi, l’immortalità. E Totò è senza dubbio immortale.

La sua fama è giunta, senza essere scalfita dai segni del tempo, sino ad oggi, sino alla nostra generazione, che lo ama, lo osanna, lo cita, si ciba delle sue massime come pane quotidiano. Sì, possiamo dirlo, siamo cresciuti un po’ tutti a pane e Totò, complice l’onnipresenza dei suoi film, soprattutto negli anni ’80 e ’90, su decine di canali televisivi, tra nazionali e locali. Totò è per la maggioranza dei napoletani-e probabilmente per molti italiani-come uno di famiglia, qualcuno con cui si è cresciuti, che c’è sempre stato, come uno zio o un nonno, con cui si è trascorso il pranzo domenicale, i giorni di festa, che ha reso più speciali i momenti lieti e meno amari quelli dolorosi. Un sorriso, i film di Totò, sono sempre in grado di strapparlo, oggi come ieri. E se da bambini non potevamo essere in grado di coglierne tutto il valore, la poeticità, l’immensa capacità di dipingere ritratti dell’umanità, oggi, da adulti, non possiamo non farlo e ringraziare il passato, che ci ha lasciato in eredità un bene prezioso, da proteggere e trasmettere alle generazioni successive, patrimonio di Napoli, patrimonio d’Italia.

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Circa 100 sono le pellicole che costituiscono la filmografia di Totò, tanti i registi con cui ha lavorato, tra i quali anche i mostri sacri del cinema italiano: Monicelli, Rossellini, Risi, Pasolini, Comencini. Altrettanto numerose le cosiddette “spalle”, gli attori che hanno avuto il privilegio di condividere con lui la scena: Peppino de Filippo, Nino Taranto, Aldo Fabrizi, Macario, Mario Castellani. Tanti, troppi per essere qui ricordati, i titoli indimenticabili: da Miseria e Nobiltà a Un Turco Napoletano, da Totòtruffa 62 a La Banda degli Onesti, da 47 Morto che Parla a Totò a Colori, da I Tartassati a Totò, Peppino e la Malafemmina e ancora, i più intimisti, Totò e Marcellino, Guardie e Ladri, Siamo Uomini o Caporali. Vorremmo citarli tutti perché tutti hanno in sé un lampo di genio, un’espressione facciale indimenticabile, un momento di bellezza, una massima che è passata alla storia ed è entrata nel linguaggio comune. Tra queste: “La serva serve”, “Lei con quegli occhi mi spoglia. Spogliatoio!”, “Badi come parli, sa”, “Sono un uomo di mondo, ho fatto tre anni di militare a Cuneo”, “È la somma che fa il totale”, “Noio… volevan savoir…l’indiriss”, “Lei dica duca, io dico dica”, “Io sono un uomo tutto d’un pezzo”, “Vota Antonio, vota Antonio, vota Antonio”, “Signori si nasce e io modestamente lo nacqui!”. La lista potrebbe allungarsi a dismisura e ci ritroveremmo a recitare intere scene dei suoi film. Eppure, non solo cinema nella lunghissima carriera di Totò, ma anche e soprattutto teatro e ancora poesia e musica; come dimenticare ad esempio “’A livella”, con i suoi versi celebrativi della morte che appiana ogni umana differenza o “Malafemmena”, la struggente canzone scritta e musicata da Totò nel 1951 in occasione del concorso di Piedigrotta “La Canzonetta”, che fu poi portata al successo da Giacomo Rondinella.

La grandezza di Totò è stata suggellata la scorsa settimana con una laurea ad honorem alla memoria in Discipline dello Spettacolo, conferitagli dall’Università di Napoli Federico II e fortemente voluta da un suo illustre estimatore, Renzo Arbore. Tante sono le iniziative in programma per questa settimana e nei mesi a venire per celebrare i 50 anni dalla sua morte: mostre, incontri, spettacoli televisivi e teatrali, visite guidate attraverso i luoghi della vita del “principe della risata”, uno su tutti, il Rione Sanità, che lo vide nascere il 15 febbraio del 1898 in Via Santa Maria Antesaecula. A Totò sarà dedicata anche una speciale programmazione di Sky Cinema Classics, che per tutta la settimana, proporrà alcuni dei suoi film più famosi e amati dal grande pubblico.

 L’articolo è pubblicato integralmente sulla rivista MYGENERATIONWEB al seguente link:

https://www.mygenerationweb.it/201704123607/articoli/agora/3607-50-anni-fa-moriva-toto-cosa-ci-ha-lasciato-il-principe-della-risata

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Musica. Bon Jovi pro Dalai Lama. Il Governo cinese annulla i concerti.

Era il 2009 e i Bon Jovi pubblicavano l’album “The Circle”, il cui primo singolo era “We weren’t born to follow”, canzone che col tipico sound bonjoviano suonava come un invito carico di speranza e di ottimismo a non mollare, a rialzarsi dopo una caduta, a lottare secondo i propri ideali. Nel videoclip le immagini della band si alternavano a quelle di grandi uomini e donne, individui che con la loro storia personale, ciascuno nel proprio campo, hanno contribuito a cambiare il mondo: tra questi il Dalai Lama. Un’immagine del Premio Nobel per la Pace del 1989 fece da “sfondo” all’esecuzione live della stessa canzone durante un concerto dei Bon Jovi a Taiwan nel 2010.

dalaiLa band statunitense non avrebbe mai immaginato che questo sarebbe stato il motivo per vedersi annullati, ben 6 anni dopo, due concerti in terra cinese. Il governo cinese e più precisamente il Ministero della Cultura ha giocato infatti un brutto scherzo a Jon e soci a pochissimi giorni dall’esibizione, annullando-così pare-le date di Shanghai e Pechino, rispettivamente del 14 e del 17 settembre, inserite nel minitour asiatico di promozione del nuovo album, “Burning Bridges”, disco di addio all’ etichetta discografica “Mercury Records”. Pur non essendo stata fornita ancora alcuna spiegazione ufficiale, l’ammirazione verso il Dalai Lama sembra quindi essere la motivazione più quotata della cancellazione delle due date dalla sezione “tour” del sito internet ufficiale della band. Nel frattempo anche il promoter dei tour bonjoviani, AEG live, ha dato conferma dell’inconveniente con una nota, annunciando il risarcimento dei biglietti venduti, presumibilmente la quasi totalità, vista la calorosa accoglienza che il mondo asiatico riserva da sempre alla rock band americana. Non c’è da meravigliarsi se per il concerto i fan sono stati disposti a spendere cifre che vanno dai 75 ai 600 dollari e soprattutto che si siano scatenate le loro furie sul web e in particolare sui social network, dove alcuni tra i più delusi hanno-giustamente-lamentato di aver chiesto giorni di ferie e prenotato aerei pur di vedere i loro beniamini, trovandosi ora con un pugno di mosche in mano. Del resto è praticamente impossibile che la decisione di cancellare i concerti parta dalla band: Jon Bon Jovi ha addirittura recentemente omaggiato i suoi fan incidendo la propria versione di una famosa canzone popolare cinese in occasione del San Valentino(cinese, ovviamente!).

Jon Bon Jovi

La notizia della cancellazione dei concerti ha avuto una grande risonanza mondiale, essendo stata riportata sulla prima pagina del Financial Times, e accende i riflettori ancora una volta, sebbene partendo dal mondo della musica, sulla delicatissima questione tibetana di cui il Dalai Lama è il più grande difensore e sostenitore pacifico, a dispetto della politica ancora oggi estremamente aggressiva della Cina. Si sta consumando infatti in Tibet, più o meno in silenzio, un vero e proprio annientamento da parte della Cina non solo di quello che era uno Stato indipendente ma anche di una cultura preziosa, una ricchezza che è patrimonio del mondo e come tale andrebbe protetta e salvaguardata. Non stupisce allora che gli “amici” del Dalai Lama siano “nemici” della Cina, siano essi politici, uomini di cultura o artisti. Era accaduto ad altri musicisti in passato per ragioni simili di aver subito un trattamento paragonabile a quello che oggi è riservato ai Bon Jovi; tra questi i Maroon 5 e Bjork, alla quale è addirittura vietato l’ingresso sul suolo cinese. A questo punto non resta altro che aspettare le dichiarazioni del frontman della band del New Jersey, che non solo è la rock star in attività da più di 30 anni ma anche una delle celebrità americane più influenti e più coinvolte in temi socio-politici.

Non può che far riflettere che nel 2015 in Cina, una delle principali potenze mondiali, venga impedito di esibirsi-e quindi di esprimersi e diffondere idee-alla stessa band che nel lontano agosto del 1989 fu tra i gruppi che dettero vita al Moscow Music Peace Festival, la  manifestazione musicale voluta congiuntamente da ex URSS e USA per favorire la distensione dei rapporti tra le due superpotenze mondiali. Era la prima volta che rock band americane, tra cui anche Cinderella e Skid Row, si esibivano in terra sovietica. Mancava pochissimo alla caduta del Muro di Berlino e Jon Bon Jovi faceva il suo ingresso sulle note di “Lay your hands on me” in uniforme militare sovietica (SPETTACOLO!).

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Bon Jovi ;Moscow Music Peace Festival; August 12, 13, 1989; Photo Credit: Michael Johansson /AtlasIcons.comLo scenario è cambiato. La vera democrazia è, purtroppo, ancora un’utopia. E a farne le spese è anche la musica.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.mygenerationweb.it/201509092631/articoli/palcoscenico/musica/2631-il-caso-bon-jovi-il-governo-cinese-annulla-due-concerti-della-band-americana

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Musica. A settembre l’attesissimo ritorno dei Negramaro.

Sono passati ben 10 anni dalla performance di “Mentre Tutto Scorre” a Sanremo e ad oggi i Negramaro sono una delle band più amate in Italia, nonché una delle pochissime ad essere note oltre i confini nazionali. E non va dimenticato che la band salentina figura tra i pochi artisti in grado di realizzare il sold out in stadi come San Siro o L’Olimpico, templi della musica live e appannaggio quasi esclusivo di nomi storici della musica italiana-vedi Vasco o Ligabue-o di star internazionali. Due singoli “Sei tu la mia città” e “Attenta”, dal 7 agosto in rotazione in radio, hanno anticipato l’uscita del prossimo album “La Rivoluzione Sta Arrivando” prevista per il 25 settembre, settimo disco in studio, che segue il grande successo di  “Una Storia Semplice” del 2012.

Una nuova avventura, quindi, che, come lo stesso Giuliano Sangiorgi, frontman del gruppo, ha annunciato, parte in termini compositivi dall’immenso dolore per la morte del padre. I testi delle canzoni sono incentrati su riflessioni del cantautore sul superamento della morte, vista come tappa necessaria e naturale della vita e sull’importanza di vivere una vita che sia all’altezza del significato stesso della parola, un inno a vivere e non a sopravvivere. Ne “Il Posto dei Santi” infatti canta: “Vivere non è abbastanza se non c’è una danza”. Non mancano, come in perfetto stile Negramaro, testi d’amore, uno su tutti “Attenta”, in cui il protagonista è il gesto più semplice tra due innamorati, il bacio, ma analizzato in chiave thriller. Sangiorgi rivela di aver fatto molta attenzione alla stesura definitiva del testo della canzone, in cui originariamente compariva la frase “Ti uccido”, successivamente modificata con “Mi uccidi”, affinché il messaggio non fosse fuorviante, in un momento storico in cui la violenza sulla donna è un tema di grande attualità e di importanza socio-culturale. Quella che sarebbe stata in passato solo come l’immagine metaforica di un bacio che lascia il segno per sempre, oggi, dunque, sarebbe potuta essere mal interpretata per cui Sangiorgi ha scelto una frase che fosse più rispettosa per la donna. La ballata è accompagnata da un video di grande impatto emotivo, firmato dal regista Piero Messina, in concorso alla 72^ Mostra di Venezia con il film “L’Attesa”. Il disco, composto e suonato nella masseria Sangiorgi, è stato mixato nella capitale mondiale del country, Nashville, con il produttore Jacquire King, che ha lavorato, tra gli altri, con Tom Waits.

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Da sottolineare anche la grande complicità di Giuliano & co. con i loro devotissimi fan, soprattutto grazie ai social network sui quali i Negramaro sono molto attivi. Tra le varie iniziative proposte, quella di postare su Instagram foto dei biglietti del concerto, della data scelta tra quelle annunciate, con l’hashtag #LRSA (Acronimo del titolo del disco e del tour) o con le frasi più evocative scelte tra quelle dei due singoli finora pubblicati. “La Rivoluzione Sta Arrivando” sarà accompagnata dall’omonimo tour, con partenza il 4 novembre al “Palabam” di Mantova, in giro per i palazzetti dello sport di tutta Italia; i Negramaro si esibiranno in Campania il 5 dicembre ad Eboli al Palasele e l’8 dicembre a Caserta al Palamaggiò.

Non ci resta che aspettarli per due grandi serate di emozioni in musica, con tutta l’energia che il gruppo salentino sa regalare al suo pubblico.

La prima volta da addetto stampa – Mostra fotografica in omaggio a Pino Daniele

Io vivo come te è un omaggio fotografico per celebrare la vita e la carriera di Pino Daniele, il più

grande rappresentante di una napoletanità “altra”, nel giorno del suo 60° compleanno. Una

reunion di suoi sostenitori, prima ancora che autori riconosciuti, persone che, come lui, ben

conoscono le difficoltà di fare arte e cultura a Napoli e, nonostante ciò, diffondono nel mondo il

nome della città come luogo di creatività.

Io vivo come te racconta, così come la musica e le parole di Pino Daniele, la profonda conoscenza

di un territorio ed, allo stesso tempo, l’esigenza di rinnovamento di una “forma mentis”

fortemente ancorata al passato, che si esprime attraverso immagini di storie diverse che parlano

al pubblico.

60 immagini di 10 autori, 10 storie per 10 canzoni, visioni personali sostenute da un comune

denominatore: l’esigenza di espressione di forze creative di una città, sempre a metà tra tradizione

e rinnovamento. Un intreccio di immagini d’autore con contributi di musicisti internazionali che,

con la loro arte, ripercorreranno la musica di Pino.

Io vivo come te è, dunque, un progetto che si inserisce nel dibattito sulla contemporaneità. Il fine

sociale è offrire spunti di riflessione per andare oltre, sorvolando logiche semplicistiche,

didascaliche o meramente descrittive di un luogo, così come della vita stessa.

La città si pone, come nelle canzoni di Pino Daniele, sullo sfondo; quella città, musa ispiratrice

che ha, a sua volta, omaggiato il poeta come solo Napoli avrebbe potuto fare. Nei giorni

immediatamente successivi alla sua inaspettata scomparsa, da tutte le botteghe, negozi e bar, da

tutte le case, è risuonata forte soltanto la sua voce, al di là di ogni polemica.

Io vivo come te è un ulteriore omaggio al grande Pino, un atto d’amore incondizionato nei suoi

confronti, ma anche per la città, i suoi abitanti e l’umanità tutta.

 

 

L’inaugurazione della Mostra avrà luogo il 19 marzo 2015, giorno del 60° compleanno di Pino,

alle ore 18:00, nella sua Napoli, nel centro storico, cuore pulsante della città e luogo dove il

cantautore è nato, cresciuto, mosso i primi passi e laddove sono nate tutte le sue canzoni più

intense e significative, sempre a metà tra un grido di aiuto ed un atto di riconoscenza.

 Il progetto sarà presentato per la prima volta presso la chiesa seicentesca di San Biagio Maggiore,

sita in via San Gregorio Armeno 35/39, che è stata recentemente riaperta al pubblico e funge da

sede della Fondazione Giambattista Vico, luogo simbolo del centro storico di Napoli, riconosciuto

patrimonio dell’Unesco.

 

 

La diffusione delle opere verrà amplificata attraverso una galleria QR-Code che sarà disponibile,

dal giorno dell’inaugurazione, alle comunità di napoletani all’estero, così da riavvicinarli alla

propria città d’origine.

 

Fotografie di:

–           Pasquale Autiero

–           Stefano Cardone

–           Francesco Ciotola

–           Luigi Fedullo

–           Biagio Ippolito

–           Claudio Morelli

–           Roberto Salomone

–           Mario Spada

–           Daniele Veneri

–           Eduardo Castaldo

 

 

Nel giorno dell’ inaugurazione, la Mostra sarà introdotta dallo scrittore Maurizio De Giovanni e

sarà arricchita dai preziosi contributi musicali di Raiz e Fausto Mesolella.

 

La partecipazione di tutti gli artisti è a titolo gratuito, così come la sede della Mostra e la visita

alla stessa.

 

L’ evento avrà una durata di due settimane e sono previsti un aperitivo inaugurale e la distribuzione

di un catalogo delle opere.

 

Il 18 marzo, alle ore 18:00, presso l’ex Asilo Filangieri di Napoli, in vico Giuseppe Maffei 4,

avrà luogo la conferenza stampa, con presentazione degli artisti coinvolti. Ogni fotografo illustrerà

la propria opera attraverso uno slideshow, cui seguirà dibattito ed illustrazione dei lavori personali.

 

 

 Io vivo come te” è un progetto di Francesco Ciotola.

A cura di Francesco Ciotola, Mario Spada, Luigi Fedullo e Angela Verrastro.

Comunicazione e grafica di Davide Serio e Maria Marobbio.

 

Francesco Ciotola

Autore: Francesco Ciotola

 

Daniele Veneri

Autore: Daniele Veneri

 

Biagio Ippolito

Autore: Biagio Ippolito

 

Claudio Morelli

Autore: Claudio Morelli

 

Eduardo Castaldo

Autore: Eduardo Castaldo

 

Luigi Fedullo

Autore: Luigi Fedullo

 

Mario Spada

Autore: Mario Spada

 

Pasquale Autiero

Autore: Pasquale Autiero

 

Roberto Salomone

Autore: Roberto Salomone

 

Stefano Cardone

Autore: Stefano Cardone

 

‘La Zattera’, un viaggio dalle sonorità suadenti con i Gatos do Mar

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Ascoltare dei brani musicali eseguiti dal vivo, prima di ascoltarne la versione da studio, è una grande fortuna, soprattutto se si tratta del lavoro di artisti che hanno fatto delle esibizioni live il punto di partenza e di forza della loro carriera. Stiamo parlando di Annalisa Madonna e Gianluca Rovinello, che, a fronte di una lunga amicizia, nel 2012, hanno dato vita all’inedito duo, composto da voce ed arpa, dal nome Gatos do Mar. Abbiamo avuto il piacere di partecipare ed emozionarci allo showcase di presentazione del loro primo album, “La Zattera”, che si è tenuto al Caffè Letterario Sottopalco del Teatro Bellini lo scorso venerdì 30 gennaio, davanti ad un nutrito pubblico, che ha abbracciato calorosamente i due giovani artisti napoletani. Un’esibizione semplice e vibrante allo stesso tempo, ci ha introdotti, colmi di curiosità, nelle suggestioni de “La Zattera”, album che, sin dal primo ascolto, non può che lasciare entusiasti. I principali ingredienti sono la voce straordinaria di Annalisa Madonna  e la magia del suono dell’arpa suonata da Gianluca Rovinello, che si fondono armoniosamente, accompagnando l’ascoltatore in un vero e proprio viaggio, rigorosamente ad occhi chiusi. “La Zattera” è esattamente il mezzo attraverso cui il viaggio può compiersi, è evocazione di luoghi non soggetti alle leggi dello spazio e del tempo, ma solo alle vibrazioni dell’anima, le stesse vibrazioni che Rovinello produce pizzicando con maestria e passione le corde della sua inseparabile arpa, dando vita a sonorità molteplici ed inaspettate per quello che è considerato uno degli strumenti classici per eccellenza (e proprio per questo sottovalutato nelle sue potenzialità). Anche Annalisa Madonna mette in vibrazione delle corde, le sue corde vocali: il risultato è stupefacente.

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Grande successo per la superband a Napoli. Fabi, Gazzè e Silvestri ‘padroni della festa’

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=13968

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È stata una vera e propria festa il concerto tenutosi al Palapartenope il 28 novembre scorso. C’era da aspettarselo, visto il successo de “Il padrone della festa”, disco concepito e realizzato a sei mani da Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri, che si esibiscono per quasi tre ore in uno spettacolo unico. Poche manciate di biglietti rimasti invenduti al botteghino, una folla di spettatori che in trepida attesa dell’inizio dello show, intorno alle 21:15 (apprezzatissima la puntualità del trio), andando avanti sino alla mezzanotte. I tre amici e cantautori romani salgono sul palco, ciascuno in compagnia della sua chitarra, sulle note di Alzo le mani, prima traccia dell’album, invitando il pubblico a portare le braccia verso l’alto. Un inizio di concerto estremamente intimo: il trio è separato dal resto dei musicisti da uno spartano telo bianco, che li rende unici protagonisti davanti ai loro fan, in una sorta di abbraccio di benvenuto.

C’è chi è venuto per Gazzè, chi per Silvestri, chi per Fabi, chi per tutti e tre, chi spinto semplicemente dalla curiosità dell’esperimento musicale, a nostro avviso, perfettamente riuscito, tanto in studio quanto dal vivo. È un viaggio all’indietro nel tempo, si parte dal progetto condiviso, per esplorare poi il repertorio musicale dei singoli artisti, che interpretano, ciascuno, alcuni dei propri brani più famosi, che vengono arricchiti dall’esperienza personale, dalla condivisione con i compagni di viaggio e dall’impronta caratteristica di ognuno di loro. Via via lo spettacolo si arricchisce di elementi scenografici e della presenza preziosa dei componenti della band che supporta il trio, musicisti straordinari nonché amici, tra cui Roberto Angelini, Josè Ramon Caraballo Armas (che interpreta magistralmente il successo di Santana, Corazon Espinado) e Gianluca Misiti.

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Un viaggio ventennale a partire dalle prime serate in cui il trio si esibiva al “Locale” di Roma, davanti a pochi spettatori, come ricordato da Gazzè & co. durante il concerto. Ed è proprio quell’aria di amicizia, complicità scanzonata, passione per la musica, genuinità, che si respira durante la serata, come se tutti questi anni non fossero mai passati, nonostante le carriere e i progetti personali e le vicende, talora dolorose, delle loro vite. Niccolò Fabi con la sua vena intimistica, Max Gazzè con la sua poesia pungente e Daniele Silvestri con la sua ironia tutta romana e l’attenzione al sociale, giocano sul palco come ventenni, passando in rassegna brani storici, con un’energia in crescendo, da Occhi da orientale a Il solito sesso, da È non è ad A bocca chiusa e ancora Il timido ubriaco, Il mio nemico, Costruire, Vento d’estate, Negozio di antiquariato, Testardo (con “sfogo” finale del pubblico su una tipica espressione romanesca), Lasciarsi un giorno a Roma, Sornione, Come mi pare(quest’ultima dall’album del trio).

La prima strofa (e ritornello) della dolcissima Mentre dormi di Gazzè è interpretata divinamente da un emozionato Niccolò Fabi e il momento romantico dello show è affidato al grande successo del trio, L’amore non esiste, con annesso coro finale dei fan napoletani. La parte centrale del concerto vede i tre artisti impegnati sul ring: Daniele Silvestri annuncia e commenta lo “scontro” tra Gazzè e Fabi, sulle note di L’avversario, uno “spettacolo eccezionale”, l’occasione per sfidarsi a colpi di frammenti di canzoni: Annina mia si scontra con Rosso, L’uomo più furbo con Dica e con Le cose che abbiamo in comune.

Non solo musica in una serata tutta da ricordare. Impegno umanitario, partecipazione, sensibilizzazione, condivisione di un’esperienza (da cui è nato tra l’altro il brano Life is sweet), quella del viaggio in Africa, accanto all’associazione “Medici con l’Africa – CUAMM”: l’applauso sentito del pubblico scatta immediato alla proiezione di un video che sottolinea l’impegno dei medici per tutte le popolazioni dell’Africa ancora in stato di indigenza.

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Altro momento commovente, seppure di diversa matrice, è la proiezione di un filmato in cui l’amico Valerio Mastandrea recita “La preghiera del clown” (tratto da “Il più comico spettacolo del mondo”) di Totò, emblema della vita di chi sale su un palco, nonostante le proprie tristezze e i propri affanni, per regalare momenti di gioia agli spettatori. L’ultima parte del concerto è tutta da ballare con Una musica può fare, Gino e l’alfetta e Sotto casa; la conclusione, su una splendida scenografia raffigurante il sole, è affidata a Il padrone della festa (che chiude anche l’album), riflessione sull’ambiente e sulla necessità di preservarlo per le generazioni future. Gli artisti escono di scena: prima Silvestri, poi Gazzè e infine Fabi, quest’ultimo soprattutto, accompagnato da uno scroscio di applausi che suonano come un commosso abbraccio.

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Per le foto del live si ringrazia sentitamente Valeria Pietroluongo.

 

Cesare Cremonini in concerto: un successo “Logico”!

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=13719

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Venerdì 14 novembre. Ore 21:15 circa. Le luci si affievoliscono e partono le dolcissime note di pianoforte di “Cercando Camilla”. I fan di Cremonini sanno già che si tratta del preludio all’inizio dello show, di un richiamo dal sapore fiabesco, con il quale dare inizio al viaggio attraverso il fantastico mondo del trentaquattrenne cantautore bolognese.

Un attimo di buio, poi l’esplosione di luci, le prime note di “Logico”, lo scroscio di applausi di un calorosissimo pubblico napoletano, che gremisce il Palapartenope, vicinissimo al sold-out. È la tappa napoletana del “Logico Tour”, partito con un doppio sold-out al Mediolanum Forum di Milano e proseguito con show di successo nei palazzetti dello sport di Roma, Rimini, Bologna, Padova. I dati di vendita confermano un elemento tangibile: le presenze sono raddoppiate rispetto al precedente tour di due anni fa, che portò in giro per l’Italia le canzoni di quello che, a nostro giudizio, è il migliore album di Cremonini, “La Teoria Dei Colori”.

È lo stesso Cremonini che, nella seconda parte del concerto, si ferma a guardare la platea e ricorda emozionato come, nella precedente esibizione napoletana, il Palapartenope fosse stato attrezzato di sedie, scenario molto differente da quello che si presenta di fronte ai suoi occhi: migliaia di spettatori in piedi, in una festa giocosa e colorata, ad accompagnare con la voce e con le mani ogni canzone, dai vecchi successi ai nuovi brani proposti.

Tra questi, oltre a “Logico”, primo singolo dell’album, vengono suonati “Grey Goose”, manifesto sincero e scanzonato dell’incoerenza maschile (tutte le donne presenti si saranno sentite almeno per un attimo l’Angelina di turno!), “Fare e disfare”, “Vent’anni per sempre” e la romanticissima “Io e Anna”, definita da alcuni l’ideale continuazione di “Anna e Marco” di Lucio Dalla.

È proprio sulle note di “Io e Anna” che scorrono le immagini in bianco e nero di un cortometraggio (regia di Edoardo Gabriellini) che vede un malinconico Cremonini, andare in giro solitario per la sua Bologna, con il cuore e la mente rivolti alla sua “Anna” (Tea Falco). Tanti, dicevamo, i successi proposti in circa due ore di spettacolo: da “Il Comico”, tra le canzoni più applaudite, a “Mondo”, canzone impreziosita dalla collaborazione con Lorenzo Jovanotti, da “PadreMadre” a “Latin Lover” e ancora “Le Sei e Ventisei”, “La Nuova Stella di Broadway”, “Dicono di me”, “Marmellata #25”, in cui Cesare omaggia il pubblico napoletano sostituendo, durante il ritornello, il nome di Baggio con quello di Diego (Maradona, ovviamente!).

Cremonini è in splendida forma, canta, suona (piano e chitarra), balla, corre da una parte all’altra del palco senza risparmiarsi, coinvolge il pubblico, anche e perché no, con sguardi ammiccanti, si muove sul palco con disinvoltura e sicurezza, rimandando la sensazione che il palco sia davvero il suo luogo naturale, non solo di esibizione ma di contatto con il suo pubblico. Un pubblico composto non solo da giovanissimi, ma anche da adulti, a sottolineare lo spessore della sua musica in cui energia e parole, che lui stesso definisce importanti nella musica italiana, si fondono armoniosamente.

Intimo  ed emozionante il medley eseguito al pianoforte sul palco in mezzo al pubblico, armato di smartphone: “Una come te”, in versione jazz, “Figlio di un re” e “Vieni a vedere perché”. Folla scatenata-e c’era da aspettarselo-sulle note di “50 Special”, primo successo di Cremonini, ben 15 anni orsono, con la sua prima band, i “Lunapop”, della quale faceva parte anche l’attuale e fedelissimo bassista Nicola Balestri, meglio conosciuto con il nome di Ballo.

La chiusura dello show è affidata a “Un giorno migliore”, con la quale Cremonini abbraccia virtualmente ciascuno dei suoi fan promettendo il ritorno a breve a Napoli, che lo ringrazia intonando l’immancabile “O Surdato ‘Nnammurato”. In definitiva, un concerto delizioso, che scivola via tutto d’un fiato, semplice nella scenografia e musicalmente privo di sbavature, che consacra definitivamente Cremonini come un artista completo e in costante crescita, che tuttavia rimane umile e spontaneo, ma soprattutto fedele alla sua passione per la musica, iniziata, quando, poco più che bambino, ricevette il suo primo disco dei Queen. Ci auguriamo davvero che torni presto a Napoli con un nuovo spettacolo e rinnovate energie.

Queen Forever: l’attesissimo ritorno della più amata rock band

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=13559

QueenForever

I Queen, o meglio quel che ne rimane (Brian May, Roger Taylor), hanno fatto il più bel regalo di Natale ai loro milioni di fans sparsi in ogni angolo del globo, un nuovo disco intitolato Queen Forever, finalmente giunto nei negozi e negli store digitali. La più grande certezza relativa alla carriera del gruppo inglese, rimasto orfano di Freddie Mercury, infatti, è l’amore incondizionato dei suoi seguaci, nonostante molti di loro non abbiano apprezzato la decisione dei “superstiti” di proseguire una qualche sorta di carriera post-Freddie, vista quasi come un tradimento rispetto al frontman e, dai più critici, come un’operazione prettamente commerciale. Apprezzata da molti, la decisione del bassista, John Deacon, di rimanere al di fuori dei progetti discografici della coppia May-Taylor post Made in Heaven, ultimo disco, successivo alla morte di Mercury, risalente ormai al lontano 1995.

Ma veniamo a Queen Forever. Si tratta di una raccolta di grandi successi della band e in particolare delle più belle canzoni d’amore. Non mancano infatti nella discografia della band numerose ballate dal sapore del tutto originale, rispetto a quelle più classiche di numerosi altri gruppi rock, sebbene i Queen siano ricordati e stimati soprattutto per brani storici come Bohemian Rhapsody, We Will Rock You, Under Pressure, Radio Ga Ga, The Show Must Go On e moltissimi altri. La raccolta che May e Taylor propongono ai loro fans in versione standard è ricca di vere e proprie perle, da Love Of My Life a You Take My Breath Away, da These Are The Days Of Our Lives a Who Wants To Live Forever, alcune delle quali meno note al grande pubblico, ma amatissime dai fans storici del gruppo. Eppure, non solo vecchi successi, del tutto rimasterizzati, ma tre brani inediti. Si tratta di Let Me In Your Heart Again, There Must Be More To Life Than This e Love Kills. La prima apre l’album ed è un’autentica perla proveniente dalle sessioni di The Works. L’emozione di riascoltare la voce originale di Freddie Mercury, con le sue tonalità difficilmente raggiungibili, è unica e non può lasciare assolutamente indifferenti, così come l’armonia della canzone, i cori, la chitarra di May, mai arrugginita e sempre inconfondibile.  Quel “Open the door, let me in your heart again”, che Freddie canta, ha il sapore di una vera richiesta d’amore ai suoi fedelissimi di aprire ancora una volta il loro cuore alla sua voce e alla sua memoria. There Must Be More To Life Than This, invece, è un brano scritto da Mercury durante le session di Hot Space nel 1981, e inciso per Mr Bad Guy (album solista di Mercury del 1985), che è stato successivamente impreziosito dello straordinario e storico duetto con Micheal Jackson. Due miti, che, con questo brano, continuano ad emozionarci. Stupenda è anche la nuova versione di Love Kills, brano facente parte della raccolta postuma solista chiamata The Freddie Mercury Album del 1992. Se il brano originario, infatti, ha una sonorità essenzialmente dance, la nuova versione, suona più lenta ed intima, quasi come una confessione su come l’amore possa essere fatale. L’album è inoltre disponibile in versione Deluxe, contenente, oltre al primo disco, composto da 18 brani, un secondo disco che vanta successi, anch’essi rimasterizzati, come I Was Born To Love You, Too Much Love Will Kill You, Friends Will be Friends, One Year Of Love, Save Me, per un totale di altri 18 capolavori immortali.

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Con Queen Forever, qualunque sia il giudizio rispetto alla decisione di pubblicare l’ennesima raccolta, i fan dei Queen potranno, senza ombra di dubbio, vivere momenti estremamente romantici, con una immancabile dose di nostalgia per la grandezza e lo straordinario patrimonio musicale della Regina delle rock band. Sarà anche l’occasione di prepararsi al prossimo attesissimo concerto di Milano (Forum di Assago) del 10 febbraio, in cui May e Taylor saranno accompagnati dalla sorprendente voce e dal carisma di Adam Lambert, trentaduenne cantautore statunitense, giunto alla ribalta per essersi classificato secondo al talent show American Idol.

Il Padrone della festa, risultato vincente dell’alchimia tra Fabi, Gazzè e Silvestri

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Sono reduci da un entusiasmante tour europeo che ha toccato città quali Parigi, Londra (doppio sold out), Colonia, Bruxelles, e si apprestano ad iniziare il tour italiano, che partirà da Rimini il 14 novembre. Sono Niccolò Fabi, Max Gazzè e Daniele Silvestri, amici e già protagonisti di collaborazioni, a partire dalla metà degli anni ’90, quando si esibivano insieme al “Locale” in Piazza del Fico a Roma.

Con la consueta voglia di condivisione e sperimentazione i tre artisti, che hanno dato vita alla “superband” (così è stata definita), si sono cimentati nella creazione del primo lavoro discografico insieme, con brani in cui testi e musica sono spesso composti a sei mani. Si chiama Il Padrone della Festa ed è stato anticipato dal primo singolo, Life is sweet, balzato al primo posto delle tracce più scaricate da i-Tunes.
L’intero disco è il perfetto mix delle sonorità che hanno caratterizzato negli anni la carriera di Fabi/Gazzè/Silvestri, i cui ingredienti vincenti sono un equilibrio armonioso di voci che si alternano e si sovrappongono, un’ampia varietà di strumenti, testi ricchi di parole, pregni di vita, amore, ricordi, speranze, cambiamenti, paure.

Il padrone della festa si fa ascoltare con piacere e leggerezza, non risulta mai banale e non presenta sbavature né punti morti. Contiene brani sicuramente di spicco come, oltre alla sopracitata Life is sweet, brano ritmato sul tema del viaggio che percorriamo attraverso la vita, L’Amore non Esiste, grande successo dell’estate e canzone romantica per eccellenza, che propone una nuova prospettiva del rapporto sentimentale, concepito, al di là dell’esistenza dell’amore e delle statistiche, come relazione unica tra due individui.

Come mi pare, a nostro avviso, è la punta di diamante dell’intero lavoro, brano orecchiabile, musicalmente perfetto, che rimane in mente sin dal primo ascolto; Alzo le mani, suona come un dolce e moderno stornello e come un inno alla natura, Spigolo tondo, si distingue per le sonorità sudamericane. Una menzione va sicuramente a Zona Cesarini, composta e interpretata dal solo Daniele Silvestri, che, con la semplicità di voce e chitarra acustica, suona quasi come una confessione in forma di ninna nanna.

Scritte dal solo Fabi sono Canzone di Anna, impreziosita dalla tromba di Paolo Fresu, che ha come protagonista una donna fragile e insicura che conserva la speranza e la voglia di essere amata e Giovanni sulla Terra, storia di un uomo dalla vita difficile che vede “la cima sempre un po’ più su”. Gazzè arricchisce l’album con due brani in cui compare Dio, Il Dio delle Piccole Cose, originale riflessione sul senso della vita e Arsenico, che suona come una triste marcia scandita dal suono di tromba e trombone.

Del tutto particolare è L’Avversario, in cui gli artisti mettono in scena un duello sul ring, dove la voce di Silvestri fa da speaker mentre Gazzè e Fabi interpretano i combattenti, un’ironica riflessione dal suono funky-rock sulle rivalità tra musicisti. Chiude il disco la title track Il Padrone della Festa, lucida riflessione sulla necessità di una svolta socio-politica per il futuro.

Con questo album la svolta è sicuramente per la carriera artistica di Fabi/Gazzè/Silvestri, che confermano un’intesa professionale, oltre che umana, tutta da gustare e da applaudire.

Maria Marobbio

Subsonica già in vetta con ‘Una nave in una foresta’. Concerto a Napoli il 7 novembre

 

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Uscito il 23 settembre, balza immediatamente al numero uno degli album più venduti in Italia “Una nave in una foresta”, il nuovo disco dei Subsonica, a confermare il grande seguito di uno dei gruppi italiani più amati. L’ultimo lavoro, il settimo in studio della band torinese, vede la luce 3 anni dopo “Eden” e a distanza di un anno dal brano “La scoperta dell’alba”, scritto per l’omonimo film di Susanna Nicchiarelli (riadattamento cinematografico del romanzo di Walter Veltroni).

I 5 membri della band si sono ritrovati, quindi, dopo un periodo di esperienze individuali, con la rinnovata voglia di comporre la “loro” musica ed esibirsi davanti ai propri fan. Rimangono fedeli al loro stile inimitabile, alla loro linea musicale, in prevalenza elettronica, ma con piacevoli contaminazioni pop-rock e perfetta per concerti tutti da ballare. Pur non discostandosi troppo dai lavori precedenti, Una nave in una foresta è sicuramente un disco più armonioso ed equilibrato, la cui punta di diamante resta sempre la voce, anch’essa più matura, di Samuel.

I primi due singoli, “Di domenica” e “Lazzaro” sono ben rappresentativi dell’intero lavoro, che si compone di 10 tracce: il primo più melodico, sulla linea di pezzi storici come “Incantevole”, che affronta il tema del cambiamento, il secondo più ritmato ed aggressivo, sia nella musica che nel testo, incentrato sulla volontà come mezzo di rinascita.

L’apertura del disco è affidata alla malinconica “Una nave in una foresta”, la title track: stati d’animo, cose da dimenticare, errori da correggere, separazioni da affrontare. In perfetto stile Subsonica è “Tra le labbra”, piacevolissimo è l’ascolto di “I cerchi degli alberi”, orecchiabile ed accattivante (ci auguriamo sia il terzo singolo); decisamente più elettro-rock sono “Attacca il panico” e “Ritmo Abarth”, mentre la bulimia delle emozioni e la nostalgia sono i temi centrali di “Specchio” e “Licantropia”.

Chiude “Il Terzo Paradiso”, versione musicale dell’opera dell’artista biellese Michelangelo Pistoletto (la cui voce è presente nel brano), che rappresenta il possibile superamento del conflitto tra il primo paradiso, quello naturale, ed il secondo, quello artificiale, in contrapposizione nell’attuale società. I Subsonica sono attualmente impegnati nella promozione del disco presso i megastore “La Feltrinelli” delle principali città italiane; il 1° ottobre hanno fatto tappa a Napoli (Piazza dei Martiri), dove, il giorno seguente, sono stati i protagonisti di un incontro con gli studenti dell’Università Federico II, presso il Dipartimento di Scienze Sociali, dal titolo “I linguaggi della creatività”, sulla commistione dei diversi linguaggi, compreso quello digitale, impiegati nella produzione artistica.

C’è quindi attesa per l’inizio del tour, previsto per il 31 ottobre a Jesolo, con tappa a Napoli il 7 novembre presso il Palapartenope e grande chiusura al Mediolanum Forum di Milano. Un mese di tempo, quindi, per ascoltare il nuovo album e rispolverare i vecchi successi del gruppo, in attesa di vederli dal vivo.

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