La mostra Rock!5 al PAN: da Pino Daniele ai Pink Floyd, la musica non ha confini

4-Mostre-presentate-da-Rock5Quanto il linguaggio musicale sia universale è cosa nota ed ampiamente comprovata tanto dall’esperienza individuale quanto da quella collettiva; la mostra Rock!5 ne fornisce un’ ulteriore dimostrazione congiungendo con un filo invisibile due realtà musicali lontane, solo apparentemente discordanti quali quelle di Pino Daniele e dei Pink Floyd. Il primo, simbolo incontrastato della napoletanità e di un mix di sonorità provenienti dal Sud del mondo-senza però trascurare l’interesse verso il “progressive” inglese, i secondi una delle più grandi rock band-“made in Britan”-mai esistite. Sperimentazione, passione, una lunga, lunghissima carriera, decisioni spesso impopolari: questi alcuni degli elementi che tracciano un’ideale connessione tra due veri e propri fenomeni musicali. Sullo sfondo la Campania, terra natia di Pino, che a Napoli è nato, vissuto-prima di trasferirsi-e ha composto e suonato la sua musica, ma anche la terra che ospita Pompei, il sito archeologico tra i più visitati del mondo, dove i Pink Floyd hanno suonato il loro famigerato concerto senza pubblico al cospetto delle solenni e silenziose rovine.

Rock! mostra internazionale sulla musica e i suoi linguaggi, giunge quest’anno alla V^ edizione e come di consueto prende vita nelle sale del PAN, il Palazzo delle Arti di Napoli (Palazzo Carafa di Roccella-Via dei Mille 60) sotto la direzione artistica di Carmine Aymone e Michelangelo Iossa, anche ideatori ed organizzatori della mostra. 2000 mq circa di spazio espositivo per una mostra che è ormai a pieno diritto tra gli appuntamenti fissi degli cultura napoletana, avendo tutte le potenzialità e la forza espressiva per parlare ad un pubblico vasto ed eterogeneo, il pubblico amante della musica, pane quotidiano di Napoli. Quest’anno la mostra si arricchisce e si divide in quattro, essendo quattro le sezioni in cui si articola: il secondo piano del PAN è interamente dedicato a Pino Daniele, che viene celebrato con la mostra “Pino! I mille colori del lazzaro felice”, mentre l’area Loft è dedicata ai Pink Floyd e al loro “Live at Pompeii”, alle opere digitali di Juan Betancourt e alla sezione, presente anche quest’anno, “The sound of music”.

Ed è proprio da quest’ultima che ha inizio la nostra passeggiata al PAN. “The sound of music: storia delle macchine parlanti e delle radio” è un’esposizione, curata da Raffaele Grieco, dei dispositivi, analogici prima e digitali poi, che hanno permesso negli ultimi 50 anni di registrare e riprodurre l’audio e il video, dando voce ed immagine alla musica e non solo. Il fine, quindi, è mostrare come il progresso tecnologico abbia reso possibile, anche nel campo della musica, di realizzare oggi i dispositivi che comunemente utilizziamo. Veri e propri oggetti cult di un recente passato, di fronte ai quali, specie chi li ha usati o visti usare da bambino, non può che provare un misto di emozione e nostalgia: audiocassette, VHS, walkman, CD, MiniDisc, MiniDV e persino un carillon programmabile ed il registratore Grundig TK-47, risalente al 1962, esposto con l’apposito manuale di istruzioni. La mostra è impreziosita dalla spiegazione della tecnica di registrazione “binaurale”, con l’ausilio di due esperimenti interattivi, particolarmente adatti a stimolare l’interesse e la curiosità dei più piccoli.

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Sempre nell’area Loft del PAN si resta incantati di fronte alle cosiddette “Animated Covers”, vere e proprie copertine di dischi animate, realizzate dall’artista venezuelano Juan Betancourt ed esposte a Napoli in anteprima europea. Ecco che le copertine di alcuni dischi dei più famosi rocker prendono vita: dai Led Zeppelin ai Pearl Jam, passando per Pink Floyd, Nirvana e Micheal Jackson. E incantano le tre “versioni animate” delle copertine di “Terra Mia”, “Pino Daniele” e “Tutta n’ata storia-Vai mò-Live in Napoli”, tre dischi del cantautore partenopeo che Betancourt ha voluto a suo modo omaggiare appositamente per Rock!5.

Lo spazio espositivo del piano terra è completato dalla mostra “Pink Floyd-Live at Pompeii: the exhibition”, un vero e proprio viaggio attraverso le immagini sul set-e dietro il set-del film diretto dal regista Adrian Maben, che ha collaborato, insieme al Comune di Pompei, per realizzare questa esclusiva ed imperdibile mostra. Gli scatti, di cui ben 10 del tutto inediti, sono opera del fotografo Jacques Boumendil, l’allora direttore della fotografia, che ha immortalato Roger Waters e il resto della band non solo nel corso delle prove e del concerto ma anche durante i giorni vissuti alle pendici del Vesuvio nel lontano ottobre del 1971. Le immagini, accompagnate dalla proiezione del film, permettono quindi al visitatore di immergersi nel clima di uno dei concerti che hanno maggiormente segnato la scena musicale mondiale, con quella ricchezza di storia ed atmosfere magiche e surreali che solo i Pink Floyd avrebbero potuto realizzare. Lo spazio espositivo si arricchisce di pannelli che consentono di approfondire la storia dei singoli brani suonati a Pompei, tra cui “ A saucerful of secret” e “Echoes”, delle opere realizzate da Flavia Soprani, artista contemporanea napoletana che si è lasciata ispirare per ciascuno dei suoi dipinti minimalistici dallo spirito dei brani della band britannica e da cimeli del collezionista Stefano Girolami.

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11402729_10206809922796182_2420891507252123424_nLa mostra Rock!5 non poteva non essere in parte dedicata quest’anno a Pino Daniele, vista la sua recente ed improvvisa scomparsa che tanto ha scosso il cuore di Napoli e dei napoletani e di tutti gli estimatori del cantautore. “Pino! I mille colori del lazzaro felice” è una mostra maestosa, una delle più grandi mostre sinora mai realizzate sul compianto autore di “Napul’è”. Si rimane impressionati dalla quantità di “materiale” esposto nelle sale dedicate alla mostra, che consente di ripercorrere la carriera musicale di Pino Daniele, con una precisione ed una passione incredibili, grazie al contributo dei collezionisti Vincenzo Calenda e Francesco De Martino. Gli album, i concerti, le collaborazioni, le copertine dei dischi, le locandine dei live, collage realizzati con i ritagli di giornale, film le cui colonne sonore sono impreziosite dalle canzoni di Pino e addirittura-ed è emozionante vederle-chitarre da lui suonate, tra cui la rara Fender ZAI n.19 (in onore del giorno del suo compleanno). Visitare la mostra è come entrare in una gigante camera da letto di un fan che custodisce gelosamente tutti i “memorabilia” del proprio artista preferito: l’emozione è dietro l’angolo. Ma non solo l’artista, c’è anche spazio per l’uomo. Questo il senso delle fotografie in bianco e nero realizzate da Dino Borrelli, che immortalano con uno sguardo malinconico i luoghi in cui Pino Daniele è nato, vissuto, trascorso i suoi giorni, composto e suonato le sue canzoni, condiviso la sua vita: la chiesa di Santa Maria la Nova, Piazza del Plebiscito, Via San Sebastiano, solo per citarne alcuni. Le fotografie sono state il frutto di un’esperienza pensata sempre dalla coppia Aymone-Iossa, che hanno ideato degli itinerari culturali proprio lungo i “luoghi” di Pino Daniele, che hanno appassionato turisti e visitatori nel corso del Maggio dei Monumenti.

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11223304_10206825245539241_430058981059065512_nLa mostra è visitabile tutti i giorni-ad eccezione del martedì-fino al 19 luglio ed è gratuita.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=17389

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Mostra omaggio a Pino Daniele. Un viaggio attraverso la napoletanità.

locandina

Quando un gruppo di artisti napoletani di riconosciuta fama coopera per realizzare un progetto comune, sostenuto dalla professionalità e dalla voglia di esprimere la propria creatività, al di là di logiche di interesse meramente economico, ma piuttosto per un fine sociale, il risultato, nella stragrande maggioranza dei casi, non può essere che positivo.

Queste le premesse di Io vivo come te, la mostra omaggio a Pino Daniele, inaugurata il 19 marzo, nel giorno in cui il musicista napoletano, improvvisamente scomparso lo scorso 4 gennaio, avrebbe compiuto 60 anni. Da qui la decisione di celebrare la sua “napoletanità” attraverso 60 immagini, scatti di incredibile valore artistico e simbolico, ad opera di 10 fotografi, di differente età e formazione, uniti dal comune denominatore di vivere un rapporto viscerale con la propria città, la stessa contraddittoria Napoli di Pino Daniele.

Eduardo Castaldo

Le fotografie, quindi, non ritraggono né l’uomo Daniele, né il cantautore ma sono un’occasione preziosa viaggio attraverso le pieghe più nascoste e meno raccontate della nostra città. Una città che, pur essendo sempre stata riconosciuta come polo culturale di inestimabile valore, tanto in Italia quanto nel mondo, presenta anche nel campo artistico quelle stesse difficoltà che la caratterizzano in altri e probabilmente più noti e discussi aspetti.

Claudio Morelli

E non è un caso, quindi, che a fungere da cornice naturale per l’allestimento della mostra sia uno dei tanti luoghi simbolo del centro storico di Napoli, patrimonio dell’Unesco, la Chiesa seicentesca di San Biagio Maggiore, laddove si incontrano due tra le vie più caratteristiche, via San Gregorio Armeno e via San Biagio dei Librai. La Chiesa è sede, insieme con la contigua San Gennaro all’Olmo, e Palazzo Marigliano della fondazione Giambattista Vico, dove opera l’associazione culturale Domus Memini.

Roberto Salomone

Il progetto fotografico è stato fortemente voluto dal fotografo Francesco Ciotola, che ha provveduto anche alla sua realizzazione insieme con Luigi Fedullo, Mario Spada e Angela Verrastro. Lo stesso Ciotola ha affermato con entusiasmo che tutti i fotografi facenti parte del collettivo hanno risposto con incredibile entusiasmo e immediato assenso alla “chiamata”, all’invito ad essere parte di questo originale evento culturale che, come prevedibile, ha catturato l’attenzione del pubblico.

Biagio Ippolito

Non solo colleghi fotografi tra coloro che hanno partecipato alla conferenza stampa, all’inaugurazione e che stanno visitando la mostra in corso, ma soprattutto “semplici” cittadini, sostenitori o meno di Pino Daniele, curiosi che percorrono le vie del centro storico, tanti giovani, famiglie, turisti attratti tanto dalla bellezza del sito ospitante quanto dalle fotografie. Ed è proprio in virtù del riscontro più che positivo che la mostra sta riscuotendo, che la stessa sarà probabilmente prorogata oltre la data prevista inizialmente del 2 aprile, a distanza di due settimane dall’inaugurazione. Inaugurazione che è stata senza dubbio impreziosita dai contributi musicali video, realizzati per l’occasione, da Raiz e Fausto Mesolella e dalla partecipazione dello scrittore napoletano, ormai celebre a livello internazionale, Maurizio De Giovanni. Il suo intervento, come c’era da aspettarselo, è stato tutt’altro che scontato; le sue riflessioni sono apparse completamente in linea con lo spirito della mostra e ne hanno sottolineato aspetti che sarebbero potuti passare inosservati ai più. Quello che emerge osservando attentamente e con lo sguardo dell’anima piuttosto che dell’intelletto-imprescindibile elemento quando ci sia accosta a qualsiasi forma d’arte-è un misto di malinconia, dolore, emarginazione, solitudine, perfino invisibilità di persone e luoghi, elementi questi che connotano purtroppo e per fortuna Napoli, tingendola di sfumature che vanno ben oltre e coesistono con altri, sicuramente importanti, aspetti della nostra città: colore, allegria, folclore, calore, partecipazione, passione.

Mario Spada

La scelta di Io vivo come te come nome della mostra è da ricercare nel lavoro personale dell’ideatore del progetto, Francesco Ciotola, che sceglie proprio l’omonimo brano di Daniele per rendere il suo omaggio al compianto musicista partenopeo, a sottolineare che il suo rapporto con Napoli si avvicina fortemente a quello di Pino Daniele. Ci sono amore e odio, appartenenza e rifiuto, voglia di rimanere e di andar via, di lottare e di gettare la spugna, in un duello infinito da cui spunta la creatura più straordinaria, la composizione, musicale o fotografica che sia. Del resto lo stesso Pino Daniele, dopo aver per molti anni cantato la sua Napoli e tutte le sue realtà contraddittorie, ha scelto di “abbandonarla” in cerca di una dimensione più serena, elemento questo che ha segnato una sorte di confine ideale tra il prima e dopo Napoli nella sua produzione artistica.

Francesco Ciotola

I fotografi che espongono le loro opere non potevano non concentrarsi sulla musica di Daniele degli anni napoletani, scegliendo come fonte di ispirazione per i loro lavori brani diventati veri e propri “manifesti” di napoletanità, da “Bella ‘Mbriana” a  “Je so’ pazzo”, da “Lazzari felici” a “Il mare” e ancora “Aria”, “Alleria”, “Na tazzulella ‘e cafè”, “Appocundria”. Ciascun artista, quindi, affronta un diverso tema, dal mare al tempo, dalla follia all’aria, passando per le diversità, come suggerito da ciascuna canzone, permeata della straordinaria sensibilità di Pino Daniele, con una visione unica, personale e altrettanto sensibile, tutta da ammirare. La riflessione degli artisti, che nasce da particolari, volti e luoghi di Napoli, si estende attraverso le immagini all’umanità tutta, “inserendosi nel dibattito sulla contemporaneità”.

Daniele Veneri

A Pasquale Autiero, Stefano Cardone, Eduardo Castaldo, Francesco Ciotola, Luigi Fedullo, Biagio Ippolito, Claudio Morelli, Roberto Salomone, Mario Spada e Daniele Veneri, va il merito di aver reso omaggio a Pino Daniele nella più autentica essenza dell’arte, la stessa di cui il cantautore è stato grande protagonista e di averlo fatto con grande umiltà, impegno, rispetto e senza clamore. Altro grande merito è senza dubbio aver regalato ai napoletani e non solo (è infatti disponibile un QR code per la visualizzazione delle opere sul web) un’occasione imperdibile per riconciliarsi con la fotografia, termine, oggi, fin troppo maltrattato e abusato per riferirsi a quanto di più lontano da essa esista.

Pasquale Autiero

Luigi Fedullo

Stefano Cardone

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=15997 

La prima volta da addetto stampa – Mostra fotografica in omaggio a Pino Daniele

Io vivo come te è un omaggio fotografico per celebrare la vita e la carriera di Pino Daniele, il più

grande rappresentante di una napoletanità “altra”, nel giorno del suo 60° compleanno. Una

reunion di suoi sostenitori, prima ancora che autori riconosciuti, persone che, come lui, ben

conoscono le difficoltà di fare arte e cultura a Napoli e, nonostante ciò, diffondono nel mondo il

nome della città come luogo di creatività.

Io vivo come te racconta, così come la musica e le parole di Pino Daniele, la profonda conoscenza

di un territorio ed, allo stesso tempo, l’esigenza di rinnovamento di una “forma mentis”

fortemente ancorata al passato, che si esprime attraverso immagini di storie diverse che parlano

al pubblico.

60 immagini di 10 autori, 10 storie per 10 canzoni, visioni personali sostenute da un comune

denominatore: l’esigenza di espressione di forze creative di una città, sempre a metà tra tradizione

e rinnovamento. Un intreccio di immagini d’autore con contributi di musicisti internazionali che,

con la loro arte, ripercorreranno la musica di Pino.

Io vivo come te è, dunque, un progetto che si inserisce nel dibattito sulla contemporaneità. Il fine

sociale è offrire spunti di riflessione per andare oltre, sorvolando logiche semplicistiche,

didascaliche o meramente descrittive di un luogo, così come della vita stessa.

La città si pone, come nelle canzoni di Pino Daniele, sullo sfondo; quella città, musa ispiratrice

che ha, a sua volta, omaggiato il poeta come solo Napoli avrebbe potuto fare. Nei giorni

immediatamente successivi alla sua inaspettata scomparsa, da tutte le botteghe, negozi e bar, da

tutte le case, è risuonata forte soltanto la sua voce, al di là di ogni polemica.

Io vivo come te è un ulteriore omaggio al grande Pino, un atto d’amore incondizionato nei suoi

confronti, ma anche per la città, i suoi abitanti e l’umanità tutta.

 

 

L’inaugurazione della Mostra avrà luogo il 19 marzo 2015, giorno del 60° compleanno di Pino,

alle ore 18:00, nella sua Napoli, nel centro storico, cuore pulsante della città e luogo dove il

cantautore è nato, cresciuto, mosso i primi passi e laddove sono nate tutte le sue canzoni più

intense e significative, sempre a metà tra un grido di aiuto ed un atto di riconoscenza.

 Il progetto sarà presentato per la prima volta presso la chiesa seicentesca di San Biagio Maggiore,

sita in via San Gregorio Armeno 35/39, che è stata recentemente riaperta al pubblico e funge da

sede della Fondazione Giambattista Vico, luogo simbolo del centro storico di Napoli, riconosciuto

patrimonio dell’Unesco.

 

 

La diffusione delle opere verrà amplificata attraverso una galleria QR-Code che sarà disponibile,

dal giorno dell’inaugurazione, alle comunità di napoletani all’estero, così da riavvicinarli alla

propria città d’origine.

 

Fotografie di:

–           Pasquale Autiero

–           Stefano Cardone

–           Francesco Ciotola

–           Luigi Fedullo

–           Biagio Ippolito

–           Claudio Morelli

–           Roberto Salomone

–           Mario Spada

–           Daniele Veneri

–           Eduardo Castaldo

 

 

Nel giorno dell’ inaugurazione, la Mostra sarà introdotta dallo scrittore Maurizio De Giovanni e

sarà arricchita dai preziosi contributi musicali di Raiz e Fausto Mesolella.

 

La partecipazione di tutti gli artisti è a titolo gratuito, così come la sede della Mostra e la visita

alla stessa.

 

L’ evento avrà una durata di due settimane e sono previsti un aperitivo inaugurale e la distribuzione

di un catalogo delle opere.

 

Il 18 marzo, alle ore 18:00, presso l’ex Asilo Filangieri di Napoli, in vico Giuseppe Maffei 4,

avrà luogo la conferenza stampa, con presentazione degli artisti coinvolti. Ogni fotografo illustrerà

la propria opera attraverso uno slideshow, cui seguirà dibattito ed illustrazione dei lavori personali.

 

 

 Io vivo come te” è un progetto di Francesco Ciotola.

A cura di Francesco Ciotola, Mario Spada, Luigi Fedullo e Angela Verrastro.

Comunicazione e grafica di Davide Serio e Maria Marobbio.

 

Francesco Ciotola

Autore: Francesco Ciotola

 

Daniele Veneri

Autore: Daniele Veneri

 

Biagio Ippolito

Autore: Biagio Ippolito

 

Claudio Morelli

Autore: Claudio Morelli

 

Eduardo Castaldo

Autore: Eduardo Castaldo

 

Luigi Fedullo

Autore: Luigi Fedullo

 

Mario Spada

Autore: Mario Spada

 

Pasquale Autiero

Autore: Pasquale Autiero

 

Roberto Salomone

Autore: Roberto Salomone

 

Stefano Cardone

Autore: Stefano Cardone

 

#OBEY. Shepard Fairey al PAN: la Street Art sbarca a Napoli

Foto copertinaPresso il PAN(Palazzo delle Arti di Napoli) è in corso la mostra #OBEY, dedicata a Shepard Fairey, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Obey, una delle voci più famose della “Street Art”. Napoli si conferma, quindi, un importante punto di riferimento culturale per l’arte contemporanea, dopo l’enorme successo registrato dalla mostra dedicata lo scorso anno, sempre al PAN, ad Andy Warhol, conclusasi con oltre 45000 presenze. La mostra, curata da Massimo Sgroi e organizzata da “Password Onlus”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli,  è stata inaugurata il 6 dicembre e sarà visitabile sino al prossimo 28 febbraio.

Sessanta sono le opere in esposizione, provenienti per lo più da collezioni private italiane, attraverso le quali il visitatore compie un vero e proprio viaggio attraverso l’ “Arte di Strada”, movimento artistico originato circa 30 anni fa come diretto discendente della Pop Art, di cui Warhol è stato il protagonista indiscusso. Impossibile non notare nelle opere di Obey un richiamo al padre della Pop Art, soprattutto nella scelta concettuale di trasformare personaggi più o meno noti in vere e proprie icone mediatiche.

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Napoli: Mostra “Fuoriserie”, un’occasione per valorizzare il patrimonio artigianale campano

Napoli: per eccellenza la città “vittima” di pregiudizi e stereotipi, che la vogliono solo come la capitale della criminalità, dell’immondizia per le strade, dell’inciviltà, dell’assenza di regole. Unici superstiti: la pizza, il mare e il Vesuvio. Napoli maltrattata agli occhi tanto dell’Italia quanto del mondo.

Non è così per i turisti: un vero boom di presenze, quest’anno, a  dispetto del rischio di incorrere in uno scippo o in un’aggressione o dell’assistere impotenti alla scarsa pulizia del manto stradale, evidentemente, a parte ammirare il panorama mozzafiato del golfo e gustare la regina “Margherita” nei bei locali del lungomare o del centro storico, dovranno pur esserci altre ragioni, che hanno fatto salire le quotazioni della città partenopea, portandola a competere con le grandi mete turistiche: da Parigi a New York, da Londra a Roma, passando per le tradizionali sedi dei mercatini natalizi.

Non solo bellezze paesaggistiche e prelibatezze culinarie, quindi, ma soprattutto arte, nel suo significato più ampio. Musei, chiese, siti archeologici, che dall’epoca greco-romana attraversano i secoli, mostre dedicate all’arte moderna e contemporanea, visite guidate teatralizzate attraverso luoghi più o meno conosciuti di Napoli, numerose occasioni per inebriarsi della cultura tradizionale partenopea, dove il sacro si fonde con il profano, attraverso miti e leggende. Ce n’è davvero per tutti i gusti, soprattutto quest’anno. Fulcro imprescindibile della ricchezza culturale di Napoli, il suo centro storico, facente parte del patrimonio dell’UNESCO che, specialmente nel periodo natalizio, è sinonimo di arte presepiale, quella che rende famosa in tutto il mondo Via San Gregorio Armeno, la cosiddetta via dei presepi.

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FRIDA KAHLO, l’artista che trasformò il dolore in arte

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=12327

A Roma, straordinario successo per la mostra della pittrice messicana.

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Si è da pochi giorni conclusa la mostra “Frida Kahlo”, che è stata ospitata nella Capitale dal 20 marzo al 31 agosto, presso le Scuderie del Quirinale con un bilancio più che positivo dal punto di vista delle presenze che conferma il trend degli ultimi anni, ossia il crescente interesse verso artisti contemporanei. A tal proposito, ricordiamo che Genova, nella sede di Palazzo Ducale, ospiterà, dal 20 settembre 2014 al 15 febbraio 2015, un’altra mostra dedicata all’artista messicana, concentrandosi sulle reciproche influenze tra la produzione artistica di Frida e quella del grande amore della sua vita, il pittore Diego Rivera.

Anche per la mostra capitolina non si può prescindere dal rapporto simbiotico esistente tra i due, per comprendere il significato simbolico e il tormento interiore da cui scaturiscono le opere presentate. Due grandi temi segnano infatti la vita e l’attività della pittrice messicana: una salute precaria (le viene diagnosticata la spina bifida a soli 7 anni, soffre di depressione, subisce aborti e l’amputazione della gamba destra) e l’amore tormentato con il due volte marito, Rivera, di 20 anni più grande, che la accompagnerà in maniera altalenante fino al suo decesso, avvenuto nel 1954, nella “casa Blu”, la sua dimora, oggi Museo a lei dedicato.

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