Qualche (tante) estate fa……

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17-18 anni fa. Non ricordo con precisione ma ad occhio e croce dovevo avere 16-17 anni. Capo Miseno, Lido La Florida. Un’estate come tante, un’estate fatta di giornate al mare con la mia famiglia senza andare in vacanza, godendoci quel poco che la città e le zone limitrofe ci offrivano. Arrivavamo in spiaggia al mattino presto e per ora di pranzo andavamo via. Il sole migliore, la tranquillità, il mare spesso pulito (all’epoca), gli ombrelloni a distanze umane. Poco, pochissimo, rispetto a tutto quello che gli altri intorno a me avevano, e per giunta sempre ottenuto con sacrificio, eppure anche allora sapevo essere felice e so che questo è uno dei motivi per cui oggi conservo la capacità di gioire delle piccole cose e di ringraziare sempre per quello che ho, per i luoghi che vedo, per le esperienze che faccio. Io e un giornale. E fa strano guardarla ora questa foto, proprio ora che il mio desiderio più grande sarebbe quello di essere una giornalista a tutti gli effetti. Lo ricordo come fosse ieri. Leggevo la pagina sportiva…all’epoca ero un’appassionata di calcio, una tifosa agguerrita del Milan e un’adolescente innamorata di Roby Baggio, il calciatore prima che l’uomo (non che i suoi stupendi occhi verdi mi lasciassero indifferente!). E una riflessione non posso non farla. Quanto ero carina! Quanto tempo ho sprecato a sentirmi brutta e inadeguata, come probabilmente tutte le adolescenti di tutto il mondo.
E quanta insicurezza mi sono portata dietro, quanto ha pesato per tutti i difficili anni che sono venuti poi. E’ bello guardarsi in una foto di tanto tempo fa e provare una tenerezza così grande verso se stessa, sapendo che qualche pezzetto di quella adolescente tanto intelligente ma così poco consapevole delle sue grandi qualità ancora fa parte di me……..
In ogni caso, orgogliosa del mio passato-perché la mia vita ho imparato a benedirla-e felice del mio presente!

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I Queen e Adam Lambert protagonisti in Italia di un concerto memorabile

 

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La scorsa settimana IlPuntoV è andato in trasferta a Milano per Napoleggiamo per un evento cui era impossibile mancare: il concerto dei Queen al Forum di Assago, che ha registrato, come prevedibile, il tutto esaurito. Due ore circa di quel rock dal profumo di immortalità che i Queen, come poche altre band, hanno saputo comporre e regalare, non solo ai propri fan, ma a chiunque ami la musica e la senta parte integrante della propria vita. Due i membri originari del gruppo: Brian May e Roger Taylor, rispettivamente classe 1947 e 1949, che, dopo la morte del compianto Freddie Mercury, anima e voce ineguagliabile della band, hanno deciso di continuare a suonare ed esibirsi in giro per il mondo. Ad accompagnare chitarra e percussioni, è la voce di Adam Lambert, trentatreenne cantautore statunitense, resosi noto grazie al secondo posto conquistato nell’ottava edizione del talent show “American Idol”. Il giovane cantante dell’Indiana ha superato a larghi voti, a nostro avviso, la sfida musicale probabilmente più ardua della sua, seppur nascente, carriera: occupare su un palco quello che è stato il posto di Freddie Mercury. Non solo, quindi,  ha prestato la voce a decine e decine di successi conosciuti, cantati ed applauditi in tutto il mondo, dalle tonalità  il più delle volte irraggiungibili persino a celebri colleghi, ma ha anche dovuto “tenere” il palco, coinvolgere il pubblico ed essere, inevitabilmente, sottoposto al paragone (già perso in partenza) con Mercury. L’intelligenza e la bravura di Lambert è stata proprio quella di essere parte integrante di un progetto e di uno show, senza la pretesa di volere fare da sostituto a Freddie Mercury, né tantomeno imitarlo. Ne ha forse riprodotto alcuni vezzi, è vero, ma è doveroso dire che, come Mercury, è anche lui un personaggio del tutto sopra le righe, istrionico, carismatico, eccessivo nelle movenze e nell’abbigliamento. Immaginiamo che proprio queste caratteristiche, associate ad una voce straordinaria (destinata sicuramente a migliorare ancora) abbiano incuriosito a tal punto May e Taylor da voler realizzare il progetto di tornare in tour con un nuovo frontman, dopo l’esperienza degli scorsi anni con Paul Rogers, che pure aveva avuto un discreto successo.

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Ma entriamo nel vivo del concerto. Ore 21 circa. I più attenti tra il pubblico avranno sicuramente riconosciuto le note della “ghost track” (strumentale) di Made in Heaven, preludio all’inizio dello show, che ha avuto luogo un quarto d’ora dopo all’incirca. Il Forum è in trepidante attesa, gli smartphone sono già pronti sulla linea di partenza, risuona l’intro inconfondibile di One Vision e finalmente esplode l’urlo del pubblico sulle prime, potenti note della chitarra di May, mentre l’enorme telo con lo stemma della band viene letteralmente risucchiato: si alza il sipario, ha inizio il concerto.

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Style has no size! Gli angeli supersexy di Victoria’s Secret vs. le ragazze Curvy.

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Il Natale è alle porte. Luminarie sempre più originali e colorate rallegrano le strade delle nostre città, vetrine accattivanti richiamano l’attenzione di tutti quelli che, nonostante la crisi, si apprestano ad intraprendere l’annuale sfida di spuntare in tempo la lista, più o meno lunga, dei regali da disporre sotto l’albero. Addobbi in ogni dove. Tra questi, un tripudio di angeli ed angioletti per decorare alberelli e presepi. Ma conosciamo, ormai da anni, un’altra tipologia di angeli. Hanno le ali, ma non sono casti, né asessuati. Anzi. Sono le straordinarie, glamour ed “irraggiungibili” modelle, che sfilano per il famosissimo Victoria’s Secret Fashion Show. Come di consueto da 18 anni, infatti, il più famoso brand di lingerie made in USA, ha presentato il 2 dicembre la collezione dell’anno a venire, questa volta, per la prima volta a Londra. Su una passerella extralusso, tra le più ambite per ogni modella, ha avuto luogo quello che è definito lo show più sexy dell’anno. Nomi del calibro di Adriana Lima e Lily Donaldson hanno illuminato la scena, arricchita dalle immancabili performance musicali delle icone pop che hanno segnato il 2014: c’era da aspettarselo, sul palco è salita Taylor Swift. I casting sono durissimi, le ragazze si preparano per mesi all’evento, seguendo regimi alimentari proibitivi (loro li definiscono eufemisticamente “alimentazione sana”) ed una strenua attività fisica. Ci sembra scontato. Nel mondo della moda e specialmente in occasioni come questa, siamo abituate a quella che oggi è considerata la perfezione, rispetto ai canoni di bellezza femminile. Alte, magre, scolpite. In una parola “aliene”.

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Vittime. Il suicidio-omicidio di Pietro e la morte di Alessandra

“Lascio un piccolo consiglio finale, sì lo so che fa impressione, ma penso sarà utile sia alle future vittime che ai forse futuri carnefici, dubitate di quelli che ridono sempre, a volte non possono semplicemente fare altrimenti e nel frattempo, perderanno l’anima”.

Temo che le parole di Pietro Di Paola, il ventenne suicida-omicida che si è lanciato insieme ad Alessandra Pelizzi, dal settimo piano di un palazzo di Milano, lasceranno dietro di loro solo un grande vuoto. Pare che la tragedia, che si è consumata nella notte tra lunedì e martedì, sia passata del tutto inosservata e con essa il terribile e angosciante urlo di dolore che Pietro ha consegnato alla carta. Un monito, quasi, verso tutti coloro che mai si sono accorti del suo malessere o che, ancor più pericolosamente, lo hanno sottovalutato. Evidentemente il ragazzo, da buon ventenne, appariva spesso di buon umore, magari, chissà, gli piaceva attirare su di sé l’attenzione, indossare una maschera da “giullare” per evitare che qualcuno si accorgesse di chi fosse veramente e di quanto potesse soffrire. Perché di solito, chi soffre, soprattutto nell’anima, è scartato, specialmente dai propri coetanei, dal “gruppo”. Giovane uguale frivolo, spensierato, felice, sognatore, ribelle, padrone del mondo. Non per tutti è così. Evidentemente tutto questo non apparteneva a Pietro. Perché penso che alle sue parole seguirà un assordante silenzio? Perché mi stupisce il modo in cui la notizia è stata “vissuta”. I social network, nel bene e nel male, sono, con buona approssimazione, uno specchio della realtà. I contatti che ciascuno di noi ha, di solito sono un numero statisticamente significativo per farsi un’idea di cosa pensano le persone quando c’è un evento che scuote in qualche modo le coscienze. Non voglio condurre alcuna indagine statistica. Faccio un’operazione molto più semplice. Scorro velocemente la mia home page, come faccio di solito, e non colgo alcun post dedicato a questa vicenda. Davanti alla morte siamo tutti uguali. Specialmente la morte di un giovane fa male. Continua a leggere