Musica. “La Rivoluzione Sta Arrivando”: l’ultimo intenso disco dei Negramaro

La rivoluzione sta arrivando. E sono direttamente le prime note della title track del nuovo album dei Negramaro ad annunciarlo. Il richiamo che prende forma nella voce di Giuliano Sangiorgi si mescola ai suoni sintetici e si arricchisce pian piano del suono della chitarra, prima che il pezzo prenda corpo e si apra definitivamente. Dà il via così a quello che si presenta, sin dal primissimo ascolto, come un album che vuole essere l’inizio di un nuovo capitolo, più maturo, della storia sincera ed appassionante della amatissima band salentina. Infatti “La Rivoluzione Sta Arrivando”, uscito nei negozi e negli store digitali il 25 settembre, settimo disco in studio del gruppo, segue “Una Storia semplice” del 2012, raccolta dei più grandi successi dei primi (circa) dieci anni di attività di Sangiorgi e soci, che li ha definitivamente consacrati come la più affermata pop-rock band italiana, anche grazie a due memorabili concerti sold-out a Roma (Stadio Olimpico)e a  Milano (S. Siro). Il successo dei primi due singoli “Sei Tu La Mia Città” e “Attenta”, pubblicati in estate, non poteva non alimentare l’attesa per l’uscita del disco, preannunciandone l’accoglienza calorosa del pubblico italiano. L’album, già disco di platino, è infatti balzato nel primo giorno di pubblicazione al primo posto della classifica dei dischi più venduti su i tunes, conquistandosi anche la vetta nella classifica Fimi dei dischi “fisicamente” più venduti in Italia. Nulla in “La Rivoluzione Sta Arrivando” è stato lasciato al caso, dalla produzione al mixaggio, avvenuto a Nashville (dove la band si è affidata al produttore Jacquire King, che ha lavorato, tra gli altri, con Tom Waits), dal package al libretto dei testi- impreziosito da suggestive illustrazioni-sino alla promozione, tanto sul web quanto dal vivo, in lungo e in largo per l’Italia.

negramaroLontano dalle sonorità graffianti e dai contenuti cupi di “Casa 69” (ultimo disco di inediti) “La Rivoluzione Sta Arrivando” è un disco più melodico, che fonde la tradizione musicale dei grandi cantautori italiani con contaminazioni di brit pop e statunitensi. È un disco ricco, nelle idee, nei testi, negli arrangiamenti, che conserva lo stile musicale targato Negramaro risultando però più maturo ed equilibrato, con qualche spunto originale qua e là. Giuliano Sangiorgi brilla ed esprime come di consueto tutta la sua potenza vocale, dando la sensazione di essere meno “prima donna” e più leader di un gruppo che ha imparato a brillare compatto intorno a lui e al suo incontenibile carisma. L’ultima creatura della band salentina, come annuncia il titolo, parla di una rivoluzione, parla di cambiamento, di quel cambiamento che da personale può diventare universale, parla di vita e di morte, parla, come i Negramaro sanno fare in modo prezioso, di amore, che sia vivo o ormai perduto non importa, è amore che emoziona e scuote dal profondo. Affronta in definitiva, con la consueta vena malinconica dei testi di Sangiorgi, tutte quelle esperienze che scandendo la nostra vita, la vita di chiunque, costituiscono il motore per costruire la propria, personalissima, rivoluzione. Vere e proprie perle dell’album, “Il posto dei Santi”, probabilmente il brano più originale ed orecchiabile ma altrettanto profondo e “Lo sai da Qui”, ballata intima e poetica, che Giuliano Sangiorgi ha composto e dedicato al padre, recentemente scomparso e il brano di chiusura, “L’amore Qui Non Passa”. Quest’ultimo, inizialmente sussurrato come una confessione, è poi gridato con una passione che commuove; è un brano intenso che entra dritto nell’anima, accompagnato dal suono inconfondibile di violini, viola e violoncello. Le loro dolcissime note chiudono il disco e fanno venire voglia di ascoltarlo di nuovo, immediatamente, per immergersi in quella “riserva naturale” di autenticità e passione per la musica che costituisce il meraviglioso marchio di fabbrica dei Negramaro.

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Ancora donne vittime di violenza. Ma non ci arrendiamo.

Resta una triste, angosciante e allarmante realtà. È la violenza sulle donne, sia essa perpetrata per anni, mesi o giorni, che sia di natura fisica, verbale o psicologica, che giunga sino al suo atto estremo, il femminicidio, che ha ormai sempre più le caratteristiche di un fenomeno inarrestabile, rispetto al quale le vittime appaiono facilmente esposte ed indifese. Non vorrei continuare a parlarne, eppure sento che è un mio dovere farlo, per rispetto alle vittime, per mantenere viva l’attenzione su una questione che, in quanto donna, non può che starmi a cuore, per cercare di contribuire all’informazione in qualche modo, nel mio piccolo, sebbene sia solo una goccia nell’oceano, per provare a lanciare un messaggio, rivolto soprattutto alle giovanissime.

L’ennesimo episodio di femminicidio si è consumato due giorni fa, il primo settembre. Quello che per molti è l’emblema della progettualità per i successivi mesi dell’anno, per delineare la direzione da dare alla propria vita, si è rivelato invece il capolinea della vita di una giovanissima donna, una ragazza appena diciottenne. Cezara Musteata (di origini moldave), studentessa di Desenzano del Garda è stata uccisa; il suo carnefice, il fidanzato, Luigi Cuel, 41 anni. L’ha strangolata, poi si è impiccato. Tante parole, ipotesi rispetto al possibile svolgersi dei fatti, che si sono conclusi nella maniera più tragica possibile. Fa dolore e rabbia che Cezara sia stata uccisa, è sconcertante che un uomo adulto abbia potuto stroncare la vita di una poco più che bambina, che probabilmente vedeva in lui una fonte di protezione e non un possibile assassino. Ma anche le mie sono solo parole. La verità di Cezara non la conosce e non la conoscerà nessuno, al di là delle indagini che accerteranno la dinamica dei fatti. Le motivazioni che l’hanno portata ad intraprendere una relazione con un uomo così tanto più grande di lei, le sue aspettative, i suoi desideri, i progetti di una vita appena cominciata, vanno via con lei, nel silenzio e nell’orrore. E dall’altra parte c’è un uomo, per così dire. Un uomo che ha messo fine anche alla propria vita. Si è parlato della fine della loro relazione come causa del gesto estremo, probabilmente a seguito di un incontro tra i due concesso dalla ragazza all’uomo, che ormai era stato lasciato. Può mai essere la fine di una relazione una motivazione plausibile di una così efferata violenza? L’ultimo litigio, le parole, le recriminazioni, forse sono state “solo” la cosiddetta miccia, l’evento scatenante della follia. Ma non può essere tutto qui. Non può esserlo-a mio parere-in questo come in altre decine, centinaia di casi, soprattutto di femminicidio. Che sia la slatentizzazione di una condizione psichiatrica rimasta sino a quel momento del tutto o parzialmente misconosciuta, al carnefice stesso e alla vittima? E allora forse andrebbe prestata più attenzione ai possibili segnali. Alla storia del “era un brav uomo”-non necessariamente rispetto al caso in questione-non credo. Chi non sta bene lo manifesta in qualche modo. Forse siamo noi a non voler vedere. E forse molte donne non hanno abbastanza strumenti socio-culturali per riconoscerli. Agli esperti,   sicuramente, la parola.

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Noi, nel frattempo, non possiamo illuderci di coltivare la mera speranza che le cose prima o poi cambino, che la cronaca improvvisamente un giorno smetta di raccontarci di donne che subiscono violenza nelle loro case, che vengono uccise dai loro compagni. La realtà non muta se non la si fa mutare, non è sufficiente scuotere le coscienze ed organizzare manifestazioni, sicuramente utili a sensibilizzare l’opinione pubblica; è necessario agire, agire con interventi concreti. “E quali potrebbero essere?” mi sono chiesta. Insegnare forse il rispetto reciproco tra uomini e donne sin da bambini è sufficiente? Ne dubito, visto che è stato insegnato anche alle precedenti generazioni e dai risultati ottenuti, non mi sembra abbia avuto grande successo. Non credo che a nessuno di noi sia stato insegnato in famiglia o a scuola che l’uomo e la donna non abbiano gli stessi diritti e doveri. Credo che tutti abbiamo imparato che ciascun essere umano vada rispettato indipendentemente dal sesso e dall’orientamento sessuale, della razza, del credo religioso, dalla condizione socio-economica, dall’ideologia politica. Eppure questo non è stato sufficiente ad insegnarci realmente ad accogliere le differenze e a farne un elemento di ricchezza e non di contrasto. Saremmo una società vicina alla perfezione. Niente di più utopico. Educazione all’affettività da insegnare nelle scuole con personale adeguatamente specializzato e formato? Forse è la chiave, perché in futuro davvero cambi qualcosa, o almeno questo è il mio parere. Insegnare ai bambini a sviluppare in maniera sana la propria affettività, per poter identificare, al momento opportuno, un partner che sia realmente un compagno di vita-o di un tratto di essa-e non un carnefice, qualsiasi sia la violenza che possa contraddistinguere la relazione. Il mio sangue ribolle quando apprendo che un’altra donna subisce violenza o è stata uccisa. Conosco troppe donne vittime, non di abusi fisici per fortuna, ma di diverse forme di sottomissione psicologica, di plagio nei casi più gravi, di rapporti che sono molto lontani dall’idea di rispetto per l’altro e per sé, che dovrebbe essere invece uno dei capisaldi della nostra vita. Anche io, in qualche modo, sono stata una giovane donna che in passato non si è amata fino in fondo e non è stata tanto forte da pretendere il rispetto che meritava e forse è questa è la ragione per cui non vorrei più vedere donne che chinano il capo, che assecondano sempre i loro compagni, che subiscono, pur di assicurarsi la presenza di un uomo, spesso dall’atteggiamento vittimistico, che non potrà mai renderle felici.

Oggi, comunque, non va trascurato almeno nell’ambito della sensibilizzazione, il ruolo dei social network, per l’impatto immediato che hanno. Un bell’esempio è quello di Brooke, ventisettenne americana, madre di due bambini, che si è fatta fotografare dalla sua amica Tiffany, per mostrare al mondo la violenza subita dal suo compagno, che in auto l’aveva colpita con un pugno e aveva cercato di impedirle di chiedere aiuto, sottraendole il cellulare. Brooke ha postato le immagini sul suo profilo facebook con l’hashtag #Silencehideviolence (Il silenzio nasconde la violenza): un atto tanto coraggioso quanto di aiuto per tutte le donne che ancora oggi rinunciano, per paura di ripicche ed ulteriori violenze, a denunciare quanto subito, scegliendo la via senza uscita del silenzio. E segno di grande attenzione al problema e di rispetto per il mondo femminile è stato anche il gesto di Giuliano Sangiorgi, leader dei Negramaro, che ha dichiarato di aver modificato i versi del brano “Attenta”, da poco in radio. Il cantautore salentino, che aveva inizialmente scritto “Ti uccido”-ovviamente in senso metaforico riferendosi al potere “assassino” di un bacio-ha poi modificato il testo con “Mi uccidi”, considerando l’espressione originaria pericolosa e possibilmente fuorviante in un momento in cui la violenza sulle donne è un tema così scottante. La voce di un personaggio famoso e di grande impatto sui giovani attraverso la musica è sicuramente un canale anch’esso efficace per trasmettere un messaggio positivo.

Brooke

Brooke

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Musica. A settembre l’attesissimo ritorno dei Negramaro.

Sono passati ben 10 anni dalla performance di “Mentre Tutto Scorre” a Sanremo e ad oggi i Negramaro sono una delle band più amate in Italia, nonché una delle pochissime ad essere note oltre i confini nazionali. E non va dimenticato che la band salentina figura tra i pochi artisti in grado di realizzare il sold out in stadi come San Siro o L’Olimpico, templi della musica live e appannaggio quasi esclusivo di nomi storici della musica italiana-vedi Vasco o Ligabue-o di star internazionali. Due singoli “Sei tu la mia città” e “Attenta”, dal 7 agosto in rotazione in radio, hanno anticipato l’uscita del prossimo album “La Rivoluzione Sta Arrivando” prevista per il 25 settembre, settimo disco in studio, che segue il grande successo di  “Una Storia Semplice” del 2012.

Una nuova avventura, quindi, che, come lo stesso Giuliano Sangiorgi, frontman del gruppo, ha annunciato, parte in termini compositivi dall’immenso dolore per la morte del padre. I testi delle canzoni sono incentrati su riflessioni del cantautore sul superamento della morte, vista come tappa necessaria e naturale della vita e sull’importanza di vivere una vita che sia all’altezza del significato stesso della parola, un inno a vivere e non a sopravvivere. Ne “Il Posto dei Santi” infatti canta: “Vivere non è abbastanza se non c’è una danza”. Non mancano, come in perfetto stile Negramaro, testi d’amore, uno su tutti “Attenta”, in cui il protagonista è il gesto più semplice tra due innamorati, il bacio, ma analizzato in chiave thriller. Sangiorgi rivela di aver fatto molta attenzione alla stesura definitiva del testo della canzone, in cui originariamente compariva la frase “Ti uccido”, successivamente modificata con “Mi uccidi”, affinché il messaggio non fosse fuorviante, in un momento storico in cui la violenza sulla donna è un tema di grande attualità e di importanza socio-culturale. Quella che sarebbe stata in passato solo come l’immagine metaforica di un bacio che lascia il segno per sempre, oggi, dunque, sarebbe potuta essere mal interpretata per cui Sangiorgi ha scelto una frase che fosse più rispettosa per la donna. La ballata è accompagnata da un video di grande impatto emotivo, firmato dal regista Piero Messina, in concorso alla 72^ Mostra di Venezia con il film “L’Attesa”. Il disco, composto e suonato nella masseria Sangiorgi, è stato mixato nella capitale mondiale del country, Nashville, con il produttore Jacquire King, che ha lavorato, tra gli altri, con Tom Waits.

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Da sottolineare anche la grande complicità di Giuliano & co. con i loro devotissimi fan, soprattutto grazie ai social network sui quali i Negramaro sono molto attivi. Tra le varie iniziative proposte, quella di postare su Instagram foto dei biglietti del concerto, della data scelta tra quelle annunciate, con l’hashtag #LRSA (Acronimo del titolo del disco e del tour) o con le frasi più evocative scelte tra quelle dei due singoli finora pubblicati. “La Rivoluzione Sta Arrivando” sarà accompagnata dall’omonimo tour, con partenza il 4 novembre al “Palabam” di Mantova, in giro per i palazzetti dello sport di tutta Italia; i Negramaro si esibiranno in Campania il 5 dicembre ad Eboli al Palasele e l’8 dicembre a Caserta al Palamaggiò.

Non ci resta che aspettarli per due grandi serate di emozioni in musica, con tutta l’energia che il gruppo salentino sa regalare al suo pubblico.

La MIA passione

Stavo ascoltando la nuova canzone dei Negramaro, Sei tu la mia città, che come tutte le loro canzoni, mi entra sparata nell’anima, producendo una carica emotiva così intensa da diventare compagna di vita, tela bianca su cui disegnare nuove immagini e nuove sfumature di colore. Nell’osservare Giuliano Sangiorgi, verso il quale ho un’ammirazione profonda e che trovo di una sensualità straordinaria, ho avuto un’intuizione che non avevo mai avuto prima. Mi sono detta: “Ecco cos’è che mi fa trovare un uomo estremamente interessante! È la passione con cui vive la propria vita”. Mi si potrebbe dire: Beh, non lo conosce, che ne sai se è davvero così?”. Non lo conosco, certo, ma credo che anche in un personaggio “pubblico” certe cose si notino e nel suo caso, avendo avuto la fortuna di vederlo due volte in concerto, la sua passione per la musica, il contatto con il pubblico si toccano, si sentono, si respirano. Sì, perché quando vivi di passione, è il tuo corpo che la manifesta, diventi magnetico, il tuo sguardo è luminoso, i tuoi gesti sono forti e mai scontati, le vibrazioni che emetti sono così intense da lasciare l’altro disarmato, incantato. E allora capisco che sono queste persone e gli uomini in particolare-per ovvi motivi-che esercitano su di me un fascino del tutto particolare, a prescindere dall’aspetto fisico e da tante altre categorizzazioni. E ho capito anche perché dopo una persona io non mi sia mai più innamorata. Di persone “passionali” in giro ce ne sono davvero poche…..ma è anche vero che probabilmente in passato ho “cercato” questa caratteristica, che qualche volta fa rima con egocentrismo, perché quella stessa passione la stavo cercando nei meandri più profondi del mio Io senza riuscire a raggiungerla. Ora che sta venendo tutta fuori, ora che me ne sto realmente impossessando-come faccio a dirlo?impossibile da spiegare, si avverte e basta-ne sono ancora attratta, sì, ma non è più la caratteristica che orienta la mia scelta, ma “solo” un interessante punto di partenza. Perché la MIA passione ora è il motore della mia vita e voglio un uomo che sappia accoglierla, custodisca ed alimentarla. E fonderla alla propria, per creare insieme una linfa vitale inesauribile.

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