Una giornata speciale

Oggi è una giornata speciale. Oggi mi sento felice. Non c’è un motivo in particolare, nessun successo, nessuna grande novità, nessun evento da festeggiare, viaggio in programma (anche se, mioddio, quanto ci vorrebbe!) o vincita milionaria (certo, non mi dispiacerebbe in tutta onestà!).

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Oggi tutto ha un sapore diverso. I raggi di un sole caldo sulla pelle, dopo il freddo di ieri sera, mi hanno caricato d’entusiasmo e mi hanno riconciliato con la vita. Stamattina, andando a lavoro (sì, sono felice di aver lavorato anche di sabato mentre mezza città era a godersi mare e sole), rigorosamente a piedi come da molti giorni a questa parte, ho fatto un incontro che mi ha riempito il cuore di gioia. Una bambina, indiana credo. Grandi occhi dolcissimi ed intensi, un sorriso genuino come solo quello di un bambino può essere, una felicità da conquistare il mondo, un abito rosa pesco che nemmeno una principessa, che risaltava la pelle scura. Le ho sorriso, mi ha sorriso, così come il suo papà, così orgoglioso della sua creatura. “Sei bella come una principessa”, le ho detto. Mi ha sorriso ancora più forte. Una meraviglia.

Ho ripensato a due anni fa. Lo sfacelo più assoluto. Un cuore frantumato in mille pezzi, da troppo tempo sanguinante, incastrato in una storia-non storia che non riuscivo a dimenticare. La mia vita da studentessa allo sbaraglio, senza più forza, senza più motivazioni, col mio lutto personale alle porte da elaborare per la scelta più sbagliata che abbia mai fatto e che mi aveva condannato per anni alla frustrazione e all’infelicità. La salute ormai compromessa di mio padre, sopravvissuto per miracolo. L’inquietudine continua, il peso della solitudine, il disagio in qualsiasi posto o situazione in cui mi trovassi, il miraggio di un’autonomia. Il miraggio della felicità. Porte chiuse in faccia, delusioni, castelli di sabbia che mano a mano venivano giù al primo soffio di vento, all’infrangersi della prima onda. Agosto. Il vuoto pneumatico, la desolazione, l’incubo dell’ennesimo settembre. Era linfa per la nascita di questo blog, così piccolo, così intimo eppure così prezioso. Di lì il potere catartico della scrittura come balsamo che ha contribuito a riparare tutte le mie ferite.

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Come non potrei oggi essere felice? Quanto sarei disgustosamente ingrata alla vita se non lo fossi? Il passato ormai sepolto-ma metabolizzato-nel passato. La certezza che per vivere serenamente la vita una sola cosa è da tenere sempre ben in mente. “Le cose vecchie sono  passate, ecco, ne sono nate di nuove“. San Paolo, Seconda Lettera ai Corinzi. 2000 anni fa. Vera allora come oggi e per sempre. Il mio mantra, la mia luce. Oggi è l’abbraccio forte di Dio che mi protegge e mi consola. Sono tutte le forze e i sacrifici che impiego nel mio lavoro, un’attività messa su con tenacia, che mi danno il senso dei giorni, prima terribilmente vuoti. Guardo indietro. Alle giornate, le ore, i minuti persi di una vita che non torna e che ho sprecato, sicuramente negli anni migliori. Ma nulla in fondo è perso, tutto è da recuperare. Con un sapore nuovo. Quello del senso della possibilità e della gratitudine. Per ogni istante, felice o triste, per la presenza della mia famiglia che, tra sostegno e incomprensioni, è un piccolo grande miracolo e sempre una certezza.

È arrivato anche l’amore. Ormai da un anno. Lo amo, mi ama. È presente e non c’è nulla ora per me che valga di più della presenza. Ci siamo, ci siamo sempre. Senza se e senza ma. Con le nostre profonde e continue differenze, ma ci siamo e non ci risparmiamo l’uno per l’altro. Credo che l’amore sia questo. Il resto, le parole scivolano via, lasciando nient’altro che il vuoto. Le amiche, quelle vere, le conto sulle dita di una mano. Ma si sa, un amico è un dono prezioso e per questo raro. Ho imparato a non darmi a chi capita. A non condividere i miei pensieri più intimi con chi non sa che farsene. Apprezzo piccoli momenti di confidenze e di sincerità, la confusione del mondo intorno non mi interessa. Non fa più per me. È acqua passata. Per fortuna. E poi coltivo il mio sogno nel cassetto. Continuare a sognare fa parte della bimba che sarà presente in me, ormai donna a tutti gli effetti e non solo per la veneranda età di 34 anni. Sì, cominciano a chiamarmi, signora. I segni di questi anni difficili li porto tutti addosso, per fortuna non la cellulite. Il mio sogno dicevo…..scrivere. Il traguardo del tesserino da giornalista pubblicista è ormai alle porte e sì, sono fiera di me per tutto il lavoro svolto con passione e onestà. E chissà che in futuro la vita non mi riservi qualche bella sorpresa……

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Tutto perfetto direte, ogni tassello al suo posto. Sapeste quanto dolore ci è voluto per arrivare fino a qui! Dieci anni e più di inferno. E non sono esagerata. Chi meglio di me conosce la mia storia? Uno solo, ma non è di questo mondo…..Comunque no, non è tutto perfetto. I problemi ci sono, le difficoltà sono tante, economiche soprattutto….aprire una propria attività con uno Stato che ti falcia appena possibile non è facile, per nulla. Tanti sacrifici, tante rinunce. Ma ve bene così. Sono cambiati i miei occhi, è cambiato il mio modo di guardare il mondo. Sono pronta ad accettare nel bene e nel male la mia vita per quella che è, perché è questa la realtà che sono chiamata a vivere. Ci saranno tanti giorni di tempesta, ora mi godo un po’ di sereno. Me lo merito, questo è certo.

Ho smesso di guardare la mia vita come fossi affacciata ad una finestra, ho smesso di farmi trascinare via dalla corrente. Non voglio fare il marinaio. Scelgo di essere il timoniere.

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La pazza gioia, il nuovo, poetico film di Paolo Virzì

Paolo Virzì torna dietro la macchina da presa a due anni di distanza dal successo de Il Capitale Umano (che ha sfiorato la candidatura all’Oscar nel 2015 nella sezione miglior film straniero) realizzando un film poetico, La Pazza Gioia, nelle sale cinematografiche da ieri, 17 maggio. Il regista livornese, che ha scritto la sceneggiatura a quattro mani con Francesca Archibugi, decide per questo suo nuovo lavoro di trattare il delicatissimo argomento della malattia mentale, riuscendo a farlo con un tocco dolce e malinconico, senza pietismi ma con uno sguardo attento, critico e realistico, evidenziando lucidamente gioie e dolori (soprattutto) di persone affette da disturbi psichiatrici. Al centro quindi la malattia mentale che, come ogni altra malattia o forse ancor di più, accomuna tutti coloro che ne sono affetti e nel caso specifico del film donne di diversa estrazione sociale ed età, con differenti storie alle spalle, con il comune denominatore della fragilità, della solitudine e del difficile inserimento nella società.

Protagoniste della storia, che si svolge in Toscana, nei luoghi cari a Virzì, Beatrice (Valeria Bruni Tedeschi) e Donatella (Micaela Ramazzotti). Le due donne si incontrano in una comunità terapeutica, Villa Biondi, presso la quale sono in custodia giudiziaria in quanto ritenute socialmente pericolose per i loro trascorsi personali. Sono estremamente diverse ma trovano nella loro diversità l’occasione di stringere un rapporto sempre più autentico e commovente, che andrà progressivamente fortificandosi nel corso della storia e che le renderà reciprocamente indispensabili.

Beatrice è una donna più matura, logorroica ed istrionica, a tratti delirante; inventa storie, trasforma la realtà a suo piacimento, fuma nervosamente. Avvezza ad un elevato tenore di vita, non rinuncia pur nella sua condizione a soddisfare la sua vanità e a ricercare momenti di bellezza. L’arrivo in comunità di Donatella non la lascia indifferente. Emaciata, taciturna e col corpo rivestito di tatuaggi, Donatella porta con sé un grande dolore, la separazione dal proprio bambino, e una tristezza sconfinata nello sguardo; unica compagnia una torcia e le note di Senza Fine (Gino Paoli), il solo legame con un padre assente e che accompagnano l’intero film.

Dopo un’iniziale ritrosia della giovanissima e introversa ragazza, tra le due nasce un legame che le donne vivranno intensamente e follemente durante una fuga, tra cene non pagate, ricerca disperata di denaro e abuso di psicofarmaci. Si danno alla pazza gioia per cercare quella felicità che non hanno mai vissuto e lo fanno al di fuori dalla comunità, nel mondo dei “normali”, accorgendosi a loro spese che lì non c’è posto per loro, troppo fragili per sopravvivere senza essere calpestate. L’amicizia tra le donne porterà a galla le loro storie, i loro fallimenti, rapporti familiari distrutti, amori malati, soprusi ed abbandoni, ma permetterà anche a Donatella di rivedere il suo bambino, Elia, e di riscoprirsi entrambe meritevoli di affetto, protezione e soprattutto rispetto.

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La Pazza Gioia, sulla linea de La Prima Cosa Bella, sa essere allo stesso tempo un film straordinariamente lieve e terribilmente duro perché, a nostro avviso, esplora la realtà con le sue brutalità e i suoi momenti di indescrivibile bellezza, rinchiusi che siano in un abbraccio, in un’offerta di aiuto, in una birra fredda o nel contatto silenzioso con il mare. Nel film di Virzì si respira la vita, con le sue lacrime e i suoi sorrisi, con rapporti irrimediabilmente finiti e quelli pronti a nascere. Doloroso ed eccezionalmente umano lo sfondo, quello della comunità terapeutica. Da un lato ci sono le pazienti, donne diverse, ciascuna con il proprio disturbo, costrette a condividere nel proprio dolore la vita, diventando volente o nolente una famiglia. Dall’altro gli operatori sanitari, veri e propri angeli custodi, uomini e donne che non si risparmiano per prendersi cura delle loro pazienti.

In pochi giorni, quelli del tempo della storia e in due ore circa di film, Virzì ha il merito di concentrare i tratti salienti dell’umanità, lasciando allo spettatore un messaggio in fondo positivo, un messaggio di speranza: se, in un modo o nell’altro, ci si spende per gli altri, si vivono rapporti autentici scevri da interessi, respirare un po’ di felicità non è poi così un’utopia. Colonne del film, le due protagoniste,  Valeria Bruni Tedeschi (Il Capitale Umano) e Micaela Ramazzotti (La Prima Cosa Bella), impegnate nella “gestione” di due ruoli tutt’altro che scontati, artefici di un’interpretazione intensa, toccante e straordinariamente naturale. Non avremmo potuto chiedere di più a La Pazza Gioia, un film cha fa incredibilmente bene in questo momento al cinema italiano, né a Virzì che si conferma sempre di più garanzia di qualità, scrivendo un’altra bella pagina della sua carriera cinematografica.

L’articolo è pubblicato integralmente sulla rivista “Napoleggiamo” al seguente link: http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=22033

Esistono parole di vita vera per illuminare il tuo cammino

Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Non sono le parole di uno scrittore, di un artista, di uno psicologo o di un blogger di successo. Sono le parole di Papa Francesco, parole di ispirazione divina, che tracciano la via per la felicità di ogni essere umano, di qualsiasi confessione religiosa, credente oppure no, uomo o donna. Le scolpirò nel cuore e le affiggerò accanto al mio letto per rileggerle ogni giorno al risveglio. Perché la mia giornata, la mia vita possano essere illuminate dall’amore.
Spero che possano scaldare anche i vostri cuori come hanno fatto col mio.

Love. M.

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Una persona nuova. Una vita nuova.

Mi ritrovo a pensare a me, a quanto sia una persona nuova, una donna-finalmente(meglio tardi che mai!)-al coraggio di scelte tanto dolorose quanto salvifiche, impopolari ma autentiche, mosse dalla conoscenza profonda della mia natura-troppo spesso soggiogata dalle aspettative e dal tentativo sterile di emulazione-dal rispetto e soprattutto dall’amore per me, per la mia vita, per il mio bene. Ho imparato ad amarmi e a contare solo sulle mie forze, a sentire che comunque vada basto a me stessa, pur nutrendo amore per chi mi circonda e per chi incrocia la mia strada. Scoppio di vita, di voglia di non sprecare nemmeno un minuto, perché il tempo perso è tempo rubato. Non senza momenti down, ovviamente, ci sono la tristezza, lo sconforto, la paura, la fragilità, le cadute, il senso di solitudine talvolta; sono pur sempre umana! Miraggio tutto questo fino a un anno fa. Momento in cui prendevo la decisione più importante e iniziavo una nuova vita, regalandomi la possibilità di viverla davvero. La mia realtà oggi. Il mio presente, che è tutto quello che ho. Il significato nascosto dietro tanto dolore. La base del mio futuro.

C’è un senso a tutto. In palio c’è la felicità. Non quella di un’irrealizzabile prospettiva di vita ma di una vita consapevole, dove tutto può essere affrontato, dove la parola chiave è autenticità.

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Qualche (tante) estate fa……

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17-18 anni fa. Non ricordo con precisione ma ad occhio e croce dovevo avere 16-17 anni. Capo Miseno, Lido La Florida. Un’estate come tante, un’estate fatta di giornate al mare con la mia famiglia senza andare in vacanza, godendoci quel poco che la città e le zone limitrofe ci offrivano. Arrivavamo in spiaggia al mattino presto e per ora di pranzo andavamo via. Il sole migliore, la tranquillità, il mare spesso pulito (all’epoca), gli ombrelloni a distanze umane. Poco, pochissimo, rispetto a tutto quello che gli altri intorno a me avevano, e per giunta sempre ottenuto con sacrificio, eppure anche allora sapevo essere felice e so che questo è uno dei motivi per cui oggi conservo la capacità di gioire delle piccole cose e di ringraziare sempre per quello che ho, per i luoghi che vedo, per le esperienze che faccio. Io e un giornale. E fa strano guardarla ora questa foto, proprio ora che il mio desiderio più grande sarebbe quello di essere una giornalista a tutti gli effetti. Lo ricordo come fosse ieri. Leggevo la pagina sportiva…all’epoca ero un’appassionata di calcio, una tifosa agguerrita del Milan e un’adolescente innamorata di Roby Baggio, il calciatore prima che l’uomo (non che i suoi stupendi occhi verdi mi lasciassero indifferente!). E una riflessione non posso non farla. Quanto ero carina! Quanto tempo ho sprecato a sentirmi brutta e inadeguata, come probabilmente tutte le adolescenti di tutto il mondo.
E quanta insicurezza mi sono portata dietro, quanto ha pesato per tutti i difficili anni che sono venuti poi. E’ bello guardarsi in una foto di tanto tempo fa e provare una tenerezza così grande verso se stessa, sapendo che qualche pezzetto di quella adolescente tanto intelligente ma così poco consapevole delle sue grandi qualità ancora fa parte di me……..
In ogni caso, orgogliosa del mio passato-perché la mia vita ho imparato a benedirla-e felice del mio presente!

Il Calendario della felicità: Si parte!!!!!!

Confesso. Sono colpevole, chiedo di essere perdonata. Il calendario della felicità sarebbe dovuto iniziare-come da precedente post-il 15 marzo. Ebbene, i ritmi serratissimi di questo periodo non mi hanno permesso di annotare quotidianamente i miei momenti di felicità, che comunque sono stati tantissimi. I più speciali? La seconda esperienza, straordinaria, in radio, il primo lavoro da addetto stampa, nuovi incontri, tante occasioni di condivisione e soprattutto una rinascita. Una rinascita? Addirittura? Ebbene sì….trattandosi di un evento particolare che è avvenuto nella mia vita, in fondo non mi dispiace più di tanto che i 365 giorni di felicità siano slittati di un po’. Ora sono pronta ad iniziare con il resoconto dei primi 10 giorni! 3,2,1 viaaaaaaa!

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#Giorno1 (sabato 2 maggio)

Relax, solo relax, coccole profumate di Camelia e il profumo della lavanda. Il resto, oggi, non conta nulla. Beh, il primo toast da “Capatoast” pure dice la sua, in fondo!

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#Giorno2

Oggi sono esattamente 4 giorni che non tocco una sigaretta. Orgogliosissima di me, oltre che felice! Ne ho lasciata una nel pacchetto e la custodisco gelosamente nella mia camera.

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#Giorno3

Quando unisci l’utile al dilettevole, come spesso accade nel mio lavoro, non puoi essere che felice: oggi è stato il turno della mostra di Milo Manara! Certo, se mi avessero venduto singolarmente la tavola dello Scorpione sarei stata un po’ più felice…..E comunque belle cose anche dopo: una passeggiata alla ricerca di angoli da fotografare, una piazza accogliente, un paio di birre e parole spontanee e mai banali.

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 #Giorno4

Felicità oggi è stata ricevere un aiuto. Mi preparo al “Maggio dei Monumenti”, insieme al mio uomo di teatro preferito! Una birra gelata non può mancare!

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#Giorno5

Nel #NoDietDay la gioia più grande è stata cenare alle undici di sera con latte e caffè e fette di pane e nutella. Nutella: se non ci fosse, bisognerebbe inventarla! Come la felicità!

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#Giorno6

Essere arrivata alla fine di questa giornata è davvero la felicità più grande: lettooooooooo!!!!

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#Giorno7

La felicità di oggi, forse, è qualcosa che non si può spiegare….è sentire di essere amata, protetta, guidata, è sentire che sono unica e preziosa. Oggi la mia felicità è stata capire col cuore di essere stata condotta per mano nell’unico luogo in cui mi sarei potuta trovare, puntualissima!

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#giorno8

Felicità è non avere la sveglia che suona al mattino! E infatti mi sono alzata dal letto con tutta calma: finalmente un po’ di relax dopo giorni “de fuego”. Quale sabato migliore di uno che termina con una serata tutta al femminile a ballare danze popolari a piedi nudi come delle vere tarantolate? Storia di una passione contagiosa che profuma di meridione….grazie al live degli Spakka Neapolis 55!

#Giorno9

Domenica è sinonimo di felicità, a prescindere! Se poi conto che è stato il giorno della prima “uscita” ufficiale del nuovo coro in cui canto e che ho trascorso una bella serata tra teatro e post-teatro, allora sì, è stato un giorno colorato da sprazzi di felicità. E vuoi mettere la gioia di fare amicizia con due bimbe di 6 e 8 anni sedute a teatro davanti a me? Vedere bambini sorridenti è la mia gioia più grande! E tornare a casa con un palloncino rosa con cui il gatto inizia a giocare appena mi metto a letto? (Ovviamente dopo 2 minuti si è sentito il botto!)

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#Giorno10

Oggi la felicità ha avuto l’aspetto di una porzione di gâteaux di patate, di una coppetta di gelato stracciatella & nocciola e del 60° articolo scritto. Per essere un lunedì sono più che soddisfatta!

To be continued…….

La MIA passione

Stavo ascoltando la nuova canzone dei Negramaro, Sei tu la mia città, che come tutte le loro canzoni, mi entra sparata nell’anima, producendo una carica emotiva così intensa da diventare compagna di vita, tela bianca su cui disegnare nuove immagini e nuove sfumature di colore. Nell’osservare Giuliano Sangiorgi, verso il quale ho un’ammirazione profonda e che trovo di una sensualità straordinaria, ho avuto un’intuizione che non avevo mai avuto prima. Mi sono detta: “Ecco cos’è che mi fa trovare un uomo estremamente interessante! È la passione con cui vive la propria vita”. Mi si potrebbe dire: Beh, non lo conosce, che ne sai se è davvero così?”. Non lo conosco, certo, ma credo che anche in un personaggio “pubblico” certe cose si notino e nel suo caso, avendo avuto la fortuna di vederlo due volte in concerto, la sua passione per la musica, il contatto con il pubblico si toccano, si sentono, si respirano. Sì, perché quando vivi di passione, è il tuo corpo che la manifesta, diventi magnetico, il tuo sguardo è luminoso, i tuoi gesti sono forti e mai scontati, le vibrazioni che emetti sono così intense da lasciare l’altro disarmato, incantato. E allora capisco che sono queste persone e gli uomini in particolare-per ovvi motivi-che esercitano su di me un fascino del tutto particolare, a prescindere dall’aspetto fisico e da tante altre categorizzazioni. E ho capito anche perché dopo una persona io non mi sia mai più innamorata. Di persone “passionali” in giro ce ne sono davvero poche…..ma è anche vero che probabilmente in passato ho “cercato” questa caratteristica, che qualche volta fa rima con egocentrismo, perché quella stessa passione la stavo cercando nei meandri più profondi del mio Io senza riuscire a raggiungerla. Ora che sta venendo tutta fuori, ora che me ne sto realmente impossessando-come faccio a dirlo?impossibile da spiegare, si avverte e basta-ne sono ancora attratta, sì, ma non è più la caratteristica che orienta la mia scelta, ma “solo” un interessante punto di partenza. Perché la MIA passione ora è il motore della mia vita e voglio un uomo che sappia accoglierla, custodisca ed alimentarla. E fonderla alla propria, per creare insieme una linfa vitale inesauribile.

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Per ME

Dopo una giornata vissuta come una corsa, tra mille cose da fare e i minuti contati, ieri sera prima di addormentarmi, con la testa che esplodeva e gli occhi che imploravano di chiudersi, mi sono concessa qualche minuto per una riflessione, che oggi condivido con voi…..

Non lo senti questo bisogno di vita che scalpita, che ti leva il sonno e ti promette la pace? Non la senti una voglia nuova di sorridere e respirare, gridare come un matto che hai scoperto di poter essere felice? Anche tu ascolti una canzone nuova che ti sembra un foglio bianco su cui scrivere nuove storie, senza il bisogno di aggrapparti ad un ricordo?
Anche tu ti senti follemente un po’ sospeso sul mondo a guardare la vita con gli occhi dell’ironia?
E se fossi da sola, poco importerebbe.
Tutto questo è sicuramente per ME.

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100 giorni di felicità – parte II

Proseguiamo…..

Giorno 31. Dopo tanta attesa, complici i tanti impegni, finalmente trascorro una serata insieme all’amica di sempre-più che altro una sorella-un bel localino, del cibo gustoso, ma soprattutto tante, tantissime chiacchiere e confidenze.

Giorno 32. Felicità oggi è indubbiamente andare a nanna…..Buonanotte a chi ancora crede alla bellezza di poggiare la testa sul cuscino con la coscienza pulita. Noto che siamo sempre meno!

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Giorno 33. Dopo una giornata di studio intenso, finalmente un po’ di relax. Cenetta all’aperto a lume di candela(no, nessun ragazzo, ma la mia metà femminile!) a base di salmone in salsa teriaki, riso e verdurine alla coreana!

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Giorno 34. Trascorrere una domenica con la famiglia riunita e allargata, con la certezza e l’immensa gratitudine per il miracolo di essere ancora insieme.

Giorno 35. Una piccola fortuna: ritrovarsi inaspettatamente un portatile nuovo!

Giorno 36. Prendere una boccata d’aria, passeggiare, guardare un bel cielo azzurro, sentire il vento fresco sulla pelle….che in un periodo di semi clausura è molto di più che felicità, è sentirsi viva!

Giorno 37. “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”…..allietare, si fa per dire, una giornata di studio con voglia zero, con pause musicali.

Giorno 38. Dormire un pomeriggio di luglio sotto il plaid di pile, col micio attaccato alla schiena per trovare calore….piccole grandi cose!

Giorno 39. Ricordarsi di essere una donna e, tra una ripetizione e l’altra, concedersi il lusso di laccarsi le unghie, ovviamente con smalto Pink!

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100 giorni di felicità – parte I

L’introduzione che segue è del 3 giugno, giorno in cui ho iniziato l’avventura di “100 giorni di felicità”. Oggi sono arrivata a quota 86 (battute finali…..). In questo articolo ripercorrerò i primi 30 giorni…..buona lettura!

Circa 1 anno fa mi era venuto in mente di annotare su un diario, quotidianamente, un piccolo, piccolissimo momento di felicità per ricordare, anche nei momenti più difficili, che ogni giorno può regalare un sorriso, in ogni giorno si può provare un attimo di benessere. Ma anche per tentare di fare una “catena” della felicità, un po’ come nel film “Pay it forward” (Un sogno per domani), in cui il bimbo protagonista mette in atto una catena delle buone azioni. Ovviamente quest’anno c’è stato qualcuno che ha realizzato sul web questa iniziativa, coinvolgendo milioni di persone mediante i social. Si tratta di una sorta di prova di resistenza, chiamata 100 DAYS OF HAPPINESS. Si descrive almeno un momento di felicità quotidiano per un periodo di 100 giorni(senza barare! e magari allegando una foto), cercando di non arrendersi e di raggiungere l’obiettivo finale! Il difficile sta nel trovare il lato positivo anche in giornate che di positivo apparentemente non hanno nulla! Che poi mi ricorda molto il motto della dolcissima Pollyanna, uno dei miei cartoni animati preferiti di quando ero bimba! Il suo papà, pastore protestante, le ricordava sempre quante volte (non mi ricordo il numero!) comparisse la parola felicità nella Bibbia. E mi sono detta: “Perché no? In fondo l’idea era già venuta a me!” E voglio condividere con voi questa piccola grande sfida….
Magari piacerà anche a qualcuno di voi!
LET’S START!

Giorno 1. Una mattinata produttiva al policlinico con la soddisfazione di aver formulato la corretta diagnosi/la prima scorpacciata stagionale di ciliegie!

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