Cinema. Star Wars Episodio VII. Il grande ritorno della più celebre saga di tutti i tempi.

È stato senza dubbio l’evento cinematografico dell’anno, nonché il più ghiotto regalo di Natale per milioni di fan in tutto il mondo. Stiamo parlando ovviamente dell’episodio VII di Star Wars: Il Risveglio della Forza (titolo originale The Force Awakens), primo capitolo della nuova trilogia delle guerre stellari, che già prevede l’uscita degli episodi VIII e IX (rispettivamente nel 2017 e nel 2019). Il Risveglio della Forza approda al cinema dopo ben 10 anni dall’episodio III, La Vendetta dei Sith, l’ultimo scritto e diretto da George Lucas, creatore della più celebre saga cinematografica di tutti i tempi. Ed è stata anche la curiosità verso il primo prodotto dell’era post Lucas-la Lucasfilm ha venduto i diritti di Star Wars al colosso Disney-ad alimentare l’attesa per il nuovo capitolo di Guerre Stellari, diretto da J.J. Abrams, che ha realizzato anche la sceneggiatura insieme a Lawrence Kasdan (entrambi sono anche i produttori).

Il Risveglio della Forza si riaggancia temporalmente all’episodio VI, Il Ritorno dello Jedi (1983). Sono trascorsi infatti 30 anni da quando Luke Skywalker e compagni hanno distrutto la Morte Nera ponendo fine all’Impero Galattico e hanno restituito pace alla galassia. Lo scenario, tuttavia, non è cambiato molto: il lato oscuro della Forza ha trovato nuovi canali attraverso cui manifestarsi. A minacciare la Repubblica è ora il Primo Ordine, capeggiato dal Leader Supremo Snoke, che sta costruendo un’arma di distruzione dieci volte più grande della Morte Nera, la Starkiller. Al servizio di Snoke c’è un giovane, potente ma insicuro, che coltiva il sogno di diventare un grande sith e seguire le orme del glorioso e malvagio Darth Vader: il suo nome è Kylo Ren. Nella lotta tra i due lati della Forza, cruciale è la presenza dell’ultimo Jedi, ma nell’intera galassia non si ha più alcuna notizia di Luke, che sembra sparito nel nulla.

Una mappa custodita da un droide, BB8, è l’unica possibilità di trovarlo e dare così una svolta decisiva alla guerra; sulle sue tracce si mettono sia Kylo Ren che i membri della Resistenza, i custodi della Repubblica. BB8, messo in salvo da Poe, membro della Resistenza ed abile pilota, e da Finn, disertore dell’Ordine, si imbatte per caso nella vita di Rey, una giovane e temeraria abitante di Jakku, che sopravvive vendendo rottami trovati nel deserto. Aiutata dallo stesso Finn, Rey si imbarca su una vecchia navicella, non sapendo che si tratta del mitico Millennium Falcon, e i due vengono intercettati da Han Solo e Chewbacca. La missione è chiara: portare BB8 alla base della Resistenza, dove Han Solo ritroverà la Principessa Leila, ora anche generale della Resistenza. Accanto a lei i fedeli C3PO ed R2D2, quest’ultimo in uno stato di quiescenza. Come prevedibile, l’Ordine e Kylo Ren, che ha origini tutt’altro che malvagie, non resteranno a guardare, mettendo in atto parallelamente un vero e proprio piano di distruzione della galassia. Dovranno scontrarsi però contro il risveglio della forza, che vive e si manifesta inaspettatamente nella giovane Rey che, senza alcun addestramento, padroneggia armi da Jedi, compresa la spada laser di Luke. Spetterà a lei il compito di restituirla al legittimo proprietario.

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Riportare Star Wars al cinema è stata senza dubbio impresa ardua-anche se si tratta dell’acclamato creatore di Lost: inevitabile il confronto con gli altri episodi della saga, passando al setaccio ogni elemento alla ricerca di una nota stonata. Anche perché il tempo del racconto impone che Il Risveglio della Forza sia il sequel della prima, storica trilogia di Lucas, accendendo ancora di più i riflettori sul film. A nostro avviso l’episodio VII non delude le aspettative, non stona, anzi si inserisce armoniosamente nel contesto della saga, senza snaturarla dei suoi elementi caratterizzanti: il tono epico, il ritmo fluente, con l’alternanza di fasi di diversa intensità emotiva, una sceneggiatura solida con una trama avvincente. Quest’ultima, pur essendo come quella dei precedenti film, ben definita, rende il film meno autoconclusivo: sono molti infatti gli elementi che-supponiamo volutamente-restano non chiariti, connotando quindi il film di un alone di mistero. Altro elemento in linea con la saga è l’attenta caratterizzazione dei personaggi, tutti ampiamente strutturati ed integrati senza forzature con i vecchi, o per meglio dire storici. Non mancano sorprese e colpi di scena, tanto cari ai fan di Star Wars, non mancano le battaglie, né momenti in cui tirare il fiato e godersi un po’ di ironia. Allo stesso tempo c’è spazio per elementi innovativi: la natura umana di un trooper, che si ribella, passando dalla parte dell’ex nemico, il ruolo di protagonista affidato ad un personaggio femminile, Rey (è l’attrice Daisy Ridley la stella del film), un insolito “cattivo”, in cui è il lato “chiaro” a contaminare quello “scuro”, in maniera inversa rispetto a quanto accadeva al giovane Anakin Skywalker. Egli non vuole essere quindi l’impersonificazione del male che ha raggiunto la piena forza, maturità e spietatezza-come in Darth Vader-ma al contrario egli è un giovane smarrito, reso fragile dalla rabbia e dal dolore. Attenzione però: la crudeltà non manca, si esprime bensì diversamente nel film, nell’efferatezza della violenza perpetrata dai soldati dell’Ordine. Dal punto di vista degli effetti speciali, a distanza di 10 anni dall’ultimo episodio, si rimane senza parole di fronte a scene spettacolari; meno prorompente è la storica colonna sonora, che scandisce con minore enfasi i momenti salienti del film.

Impossibile non notare la ripresa di riferimenti all’episodio IV, Una nuova speranza (il primo, uscito nel 1977), quasi a preparare una nuova generazione di fan, senza tradire, anzi rendendo omaggio allo spirito originario della saga. BB8 infatti ha il ruolo che fu di R2D2 (anche in quel caso si trattava di custodire dei dati di vitale importanza), Rey quello di Luke, Kylo Ren-in qualche modo-quello che fu di Darth Vader, Il Primo Ordine è il nuovo Impero, Starkiller la nuova Morte Nera. Alla luce di questa riflessione, sebbene la promozione a pieni voti, resta impossibile non chiedersi come Lucas avrebbe concepito il film.

 L’articolo è pubblicato on line al seguente link: http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=20061

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Cinema: Inside Out, geniale viaggio attraverso le emozioni firmato Disney Pixar

C’era grandissima attesa per Inside Out e ancora una volta Disney Pixar non ha deluso le aspettative, anzi ha realizzato uno dei suoi più brillanti lavori, avventurandosi in un mondo mai esplorato sinora, quello della psiche. L’impronta dei creatori di Up si vede tutta nel nuovo film di animazione digitale, che è stato confezionato nei minimi particolari per raggiungere trasversalmente ogni fascia d’età, con elementi che risultano accattivanti per i bambini e contenuti che fanno riflettere gli adulti. Ed emozionano.

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Un papà per ogni principessa

http://www.mygenerationweb.it/201409261896/articoli/tendenze/pink-generation/1896-un-papa-per-ogni-principessa

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Ogni bimba che si rispetti, o almeno quelle della nostra generazione, è cresciuta nel mito delle protagoniste dei film Disney, tra sortilegi, castelli incantati, ricerca dell’amore, ostacoli da superare sino al lieto fine. Belle, dolci, simpatiche, combattive, ironiche, coraggiose. A ciascuna la sua qualità, esattamente come vale per ciascuna di noi. Molte di loro, da Cenerentola a Biancaneve, da Ariel (La Sirenetta) a Jasmine (Aladin), passando per Belle(La Bella e La Bestia) e Pocahontas, sono cresciute senza la mamma, tutt’al più con matrigne acide, malvagie ed invidiose, avendo come figura di riferimento, di solito, quella di un padre, coraggioso, spesso severo, ma protettivo ed amorevole.

Questa osservazione sicuramente non è sfuggita agli amanti dei cartoon Disney ma la motivazione di questa particolare caratteristica non è mai stata conosciuta. In questi giorni è circolata sul web quella che viene definita la motivazione ufficiosa, da ricercare direttamente nella vita di Walt Elias Disney. Era già noto che il creatore statunitense della fabbrica dei sogni avesse perso la mamma in circostanze drammatiche (esalazioni di gas) rispetto alle quali il piccolo Walt ha sempre nutrito un profondo senso di colpa. Il vissuto personale del disegnatore più famoso del mondo sembra trasferirsi quindi direttamente nelle sue creature, che vivono in un contesto dove, non solo la figura materna è assente, ma addirittura sembra che non sia mai esistita, come a celare le cause della sua morte.

Andiamo oltre. Come dicevamo, ogni favola si conclude con il lieto fine, che nei cartoon Disney, è sempre, al di là della singola vicenda, coronato dal sogno d’amore della principessa. C’è per caso qualcuna di loro che sposa uno psicopatico, un anaffettivo, un egoista, un violento? Sì, è vero, si tratta di fiabe e tutto deve essere perfetto, a differenza della nostra, ahimè, triste realtà. Eppure credo che volontariamente o no, Walt Disney, attraverso le sue storie, ci insegni una grande realtà. Una bambina e poi una giovane donna che cresce con un padre amorevole ha una grande fortuna. Trovarsi sulla buona strada per incontrare e scegliere, sebbene sembri sempre essere un caso, il compagno ideale, quello che possa renderla felice.

Vi state chiedendo perché? Perché una tale donna ha una innata e inconscia capacità di ricercare nel proprio partner le stesse caratteristiche del padre, riproducendone la relazione affettiva. Ad ognuna di voi auguro di trovare il proprio Principe Azzurro. Se continuerete a pensare di trovarvi sempre davanti l’uomo sbagliato, vi consiglio di iniziare a capirne il perché.

Buona ricerca a tutte e…..se lo avete già trovato, ringraziate con un abbraccio affettuoso il vostro papà!

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