Arte. Chagall – Love and Life. Un inno alla vita e all’amore.

Seguirà la mia recensione della Mostra che il Chiostro del Bramante ha dedicato quest’anno a Chagall. Una mostra che non solo mi ha fatto conoscere in modo più approfondito un artista, di cui ho sempre apprezzato le opere più famose, Compleanno e Sopra la Città, ma anche una mostra che ha parlato profondamente al mio cuore nell’ultima sezione, quella dedicata ad alcune famose opere dell’artista russo sull’amore. La mostra intera è permeata di amore, di quell’amore che Chagall nutriva per la sua sposa. Nelle opere esposte e dedicate a lei si percepisce una così grande dedizione che il cuore di una donna non può che sussultare di gioia e di speranza. La speranza di poter ricevere quello stesso amore. Voglio “interpretare” come un segno il fatto che questa sia stata la prima mostra che ho visto con il mio compagno, colui che ogni giorno mi dimostra con la sua presenza, oltre che con le parole, amore e dedizione. Non potevo non sentirmi perfettamente allineata emotivamente camminando per le sale del Chiostro. Roma, la mia città amata-dopo Napoli, si intende-la città dove ho vissuto l’amore e dove temevo di averlo penso per sempre. Ma l’amore compie i suoi viaggi, inaspettati ed imprevedibili e per questo motivo entusiasmanti. L’amore oggi lo custodisco e lo difendo per viverlo pienamente.

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L’amore per l’arte in Italia sembra non essersi per nulla assopito. Come gran parte delle mostre realizzate nella Capitale negli ultimi anni, anche Chagall – Love and Life ha riscosso grande successo ed ha chiuso i battenti domenica 26 luglio (è stata visitabile a partire dal 16 marzo). Sede di quella che si configura come una delle mostre di maggiore rilievo del 2015 è stato il Chiostro del Bramante (Via della Pace – Roma), che ha prodotto e organizzato insieme ad Arthemisia Group l’esposizione dedicata all’artista russo, curata da Ronit Sorek.

Chagall – Love and Life” è una esposizione di oltre 140 opere di quello che è riconosciuto come uno dei più grandi artisti del Novecento, sicuramente il più celebrato tra gli artisti ebrei. Stampe, disegni, incisioni, litografie e dipinti provenienti dall’Israel Museum di Gerusalemme consentono di ripercorrere gran parte della produzione artistica di Chagall e fanno luce in particolar modo sull’attività di illustratore editoriale, a sottolineare il suo profondo legame con la letteratura, l’attenzione costante alla relazione tra la parola e il contenuto. Ci troviamo davanti ad un artista poliedrico, che si è espresso non solo nel disegno, nella pittura e nella stampa, ma anche nella scultura, nel mosaico e nella scenografia.

Come anticipa il titolo della mostra, i temi affrontati nelle opere in esposizione sono principalmente relativi alla vita di Chagall e all’amore, che si incarna fortemente nel sentimento dell’artista per l’amatissima moglie, Bella Rosenfeld. L’opera che “accoglie” il visitatore è Sopra Vitebsk, la cittadina natale di Chagall, nell’attuale Bielorussia. L’artista descriveva la sua città con queste parole:

“È solo la mia città, la mia, che ho riscoperto. E torno a lei pieno di emozione”.

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Sopra Vitebsk: Gouache, grafite e matita colorata su cartoncino

Nelle illustrazioni della sua opera letteraria autobiografica, Ma Vie, Chagall fa rivivere i ricordi dell’infanzia, i giorni trascorsi a Vitebsk, le tradizioni e le feste ebraiche, i familiari, gli amici, le case e le botteghe che davano vita alla sua città. Ammirare queste opere è viaggiare alla scoperta delle radici russo-ebraiche di Chagall, vivere l’incontro con Bella, assaporare quanto l’artista sia stato influenzato dai pittori parigini delle Avanguardie del primo Novecento. Le incisioni sono realizzate con la tecnica della puntasecca e lo stile è quello realistico-naïf tipico dell’artista russo, che dà vita a composizioni in cui le immagini sono disposte in modo del tutto originale.

“Ho dipinto il mio mondo, la mia vita, tutte le cose che amavo, tutte le cose che sognavo, tutte le cose che non potevo esprimere a parole”.

Numerose sono anche le illustrazioni che Chagall realizzò per i testi scritti dalla moglie: First Encounter, From My Notebooks e Burning Lights. Si tratta per lo più di disegni lineari a inchiostro di china, che “raccontano” con romanticismo e nostalgia il primo incontro di Bella con Chagall e l’infanzia della donna, la sua vita familiare e sociale. La mostra permette poi di ammirare le illustrazioni che Chagall realizzò per Le Anime Morte di Gogol, capolavoro della letteratura russa, per le Favole di La Fontaine e per la Bibbia, affrontando quindi temi estremamente diversi.

Per il poema di Gogol Chagall realizzò 96 incisioni come semplici complementi pittorici alla storia: i personaggi, le “anime morte” sono i servi della gleba appartenenti ai ricchi proprietari terrieri e, così come li descrive l’autore, hanno dimensioni spropositate. Nel lavorare alle Favole di La Fontaine, dove i protagonisti sono per lo più animali e figure mitologiche, Chagall, che per l’occasione si dedicò allo studio della natura e del mondo animale, potette esprimere al massimo la sua creatività e la sua immaginazione e, attraverso un sapiente gioco di colori e forme, rivelare con ironia le verità sui comportamenti umani che emergono dai racconti. Lascia senza fiato infine il ciclo di illustrazioni dedicato alla Bibbia, che denota una profonda conoscenza da parte dell’artista dei “Testi Sacri”, ma anche una grande autonomia rispetto all’iconografia tradizionale: grande risalto assume infatti sempre la figura umana e per questa ragione le illustrazioni vengono definite “umaniste”. Si ammirano, tra le altre, Il Sacrificio di Isacco, Il Sacrificio di Noè, Daniele, Mosè Riceve le Tavole della Legge e Davide.

Davide: Inchiostro di china, gouache, acquerello e grafite su carta.

Davide: Inchiostro di china, gouache, acquerello e grafite su carta.

La mostra prosegue con una sezione dedicata a ritratti, dedicati soprattutto a familiari ed autoritratti, in cui Chagall inserisce di volta in volta differenti elementi simbolici, che richiamano a particolari momenti della sua vita, a come egli percepiva probabilmente se stesso. Si rimane affascinati e allo stesso tempo fortemente turbati alla vista de La Crocifissione, in cui Chagall utilizza l’elemento chiave della cristianità, la croce, come emblema della sofferenza del popolo ebraico durante la seconda guerra mondiale; il turbamento dell’artista si esprime anche ne L’Angelo Caduto, in cui un ebreo tenta di fuggire con la Torah. Si apprezzano quindi il disegno da cui ha preso vita una delle più famose opere di Chagall, La Passeggiata, conservata a San Pietroburgo, rappresentazione più alta della idilliaca vita matrimoniale con Bella, Ebreo in Preghiera e Apparizione, in cui l’artista utilizza la stessa struttura dell’Annunciazione rappresentata nell’arte cristiana.

La Passeggiata - Il disegno: Gouache, acquerello e grafite su carta.

La Passeggiata – Il disegno: Gouache, acquerello e grafite su carta.

La passeggiata - Museo di San Pietroburgo.

La passeggiata – Museo di San Pietroburgo.

Ebreo in Prehiera: Inchiostro di china, grafite e acquerello su carta.

Ebreo in Prehiera: Inchiostro di china, grafite e acquerello su carta.

“Solo l’amore mi interessa, sono in contatto solo con cose che hanno a che fare con l’amore”.

Queste parole esprimono chiaramente come Chagall pensasse e vivesse l’amore, ma è sicuramente in alcune delle opere esposte al Chiostro del Bramante che lo si percepisce in maniera netta, immediata, viva. Gli Amanti, Coppia di Amanti con Gallo, Coppia di Amanti e Fiori esprimono non solo l’amore di Chagall per la moglie, sua musa ispiratrice per tutta la vita, ma sono simboli dell’amore universale. Gli innamorati sono ritratti ora nell’atto di baciarsi, ora di abbracciarsi, talvolta spiccano il volo, sono appagati, eterei, quasi evanescenti, circondati dal tripudio della natura: le forme sinuose, i colori vivaci contribuiscono ad esaltare la felicità e il totale benessere legati al sentimento di amore.

Gli Amanti: Gouache, inchiostro di china e acquerello su carta.

Gli Amanti: Gouache, inchiostro di china e acquerello su carta.

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Coppia di Amanti con Gallo: Litografia a colori.

Coppia di Amanti e Fiori: Litografia a colori.

Coppia di Amanti e Fiori: Litografia a colori.

“Chagall – Love and Life” è una mostra da assaporare lentamente, che coinvolge il visitatore in un crescendo di emozioni, è un inno alla vita, ai ricordi dell’infanzia, all’amore. È arte allo stato puro.

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Fotografia. Gli anni più straordinari del cinema italiano nelle foto di Monicelli in mostra al PAN.

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Lo scorso 16 maggio Mario Monicelli, classe 1915, avrebbe compiuto 100 anni. Per celebrare un secolo dalla sua nascita e la sua straordinaria carriera artistica, il PAN Palazzo delle Arti di Napoli (Palazzo Roccella-Via dei Mille 60) ospita una mostra dal titolo “Mario Monicelli e RAP – 100 Anni di Cinema”, inaugurata il 3 luglio e visitabile gratuitamente sino a sabato 29 agosto. Parallelamente, durante questa settimana, il Cinema Metropolitan (Via Chiaia) ha riproposto alcuni dei capolavori cinematografici del grande regista e sceneggiatore, scomparso nel novembre 2010. Emblematico l’atto finale di una vita vissuta fuori da qualsiasi schema: la decisione di togliersi la vita lanciandosi dal quinto piano del reparto di Urologia dell’Ospedale San Giovanni di Roma, dove era ricoverato per un tumore alla prostata. “Era un uomo del futuro, Mario”: così la compagna, Chiara Rapaccini, in arte RAP, descrive Monicelli. E in questa frase, probabilmente, è racchiuso l’intero senso della sua carriera artistica e della sua vita privata. “Del passato non conservava né ricordi né documenti”-prosegue RAP-ed è proprio da questa consapevolezza che la sua ultima compagna ed artista è partita per raccogliere e catalogare pazientemente tutte le fotografie che Monicelli aveva destinato alla spazzatura, come di consueto faceva a conclusione di un progetto. 80 di questi scatti inediti, principalmente provenienti dai set di alcuni dei più grandi film italiani del secolo scorso, sono esposti nelle sale del primo piano del PAN. Passando in rassegna le fotografie, prevalentemente in bianco e nero, si viaggia attraverso uno dei capitoli più memorabili e luminosi del cinema italiano, quel cinema che ha reso l’Italia apprezzata ed invidiata all’estero, al pari-se non superiore-del colosso americano.

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Emozionano le foto dai set di alcuni dei film cult della cosiddetta “commedia all’italiana”, di cui Monicelli è stato il massimo esponente insieme a Dino Risi e Luigi Comencini, da Amici miei a I soliti ignoti, da L’Armata Brancaleone a Un borghese piccolo piccolo, che secondo alcuni chiude idealmente questo filone. E ancora scatti sui set di Casanova 70, mentre illustra la scena da filmare a Virna Lisi, Brancaleone alle crociate, con un giovanissimo Paolo Villaggio, La grande guerra, Viaggio con Anita, con Goldie Hawn e Giancarlo Giannini, Temporale Rosy, al fianco di G. Depardieu, Il Marchese del Grillo, Parenti Serpenti. Preziose ai nostri occhi le immagini che lo ritraggono insieme a Totò, sul set di Guardie e Ladri e Totò e Carolina, con Eduardo De Filippo, Mastroianni, Sordi, Tognazzi, Gassman, Mariangela Melato, Monica Vitti. Un susseguirsi di attimi di vita, di lavoro alla macchina da presa, di confronto con i “suoi” attori, di pause, di tensione, di creatività. E accanto a lui non possono non notarsi le espressioni intense di veri e propri mostri sacri del cinema, gli stessi che in momenti di nostalgia tutti vorremmo rivedere interpretare capolavori con quella vena poetica e con quel sapore tragicomico con cui Monicelli sapeva in modo unico dipingere le sue pellicole. C’è anche spazio per fotografie che ritraggono il regista nella sua vita privata, una commovente immagine di bambino, un preziosissimo scatto del maestro francese Robert Doisneau, fotografie di un Monicelli ormai anziano negli ultimi anni, altrettanto straordinari, della sua carriera.

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11733954_10206896954251914_377431315_oLa mostra si completa con il lavoro artistico di RAP che, partendo dalle stesse foto, realizza illustrazioni-acrilici su carta-in cui reinterpreta l’immagine originaria privandola di alcuni elementi-facendo risaltare la figura di Monicelli-ed arricchendola di altri: commenti, pennellate, baloon. C’è spesso la figura stilizzata di una bambina: è la stessa Chiara Rapaccini, al cospetto dei tanto ammirati maestri del cinema, gli stessi di cui aveva-per sua confessione-una certa soggezione. A lei il merito di aver portato ai nostri occhi veri e propri cimeli di un tempo passato, sottraendoli all’oblio, come testimonianza dell’inestimabile patrimonio culturale che ci ha lasciato il cinema italiano.

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Sognare la Cina: A Napoli si può

http://www.mygenerationweb.it/201410211952/articoli/generation-loud/1952-sognare-la-cina-a-napoli-si-puo

Il rapporto tra la cultura napoletana e quella cinese, entrambe frutto di civiltà dalle profonde contraddizioni (in cinese letteralmente “la lancia e lo scudo”), è una realtà antica, che in questi anni ha trovato la sua dimensione più viva nel festival “Milleunacina. I Linguaggi della Contemporaneità”. Giunto alla IV^ edizione, che ha per titolo “Il Sogno Cinese. Sogno e Realtà”, il festival si svolgerà a Napoli dal 20 al 26 ottobre con un programma estremamente ricco di eventi, che investono la cultura a 360 gradi.
La manifestazione culturale è stata presentata giovedì 18 ottobre presso Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, dall’Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, Nino Daniele, dal Rettore dell’ Università “L’Orientale di Napoli” Lida Viganoni, dall’ideatrice del festival, Anna Maria Palermo, docente di Lingua e Letteratura Cinese, nonché Direttrice dell’Istituto Confucio di Napoli, e da Aurora Spinosa, Direttore dell’ “Accademia delle Belle Arti”.
Daniele conferma l’impegno dell’Assessorato nella promozione di eventi culturali che, negli ultimi mesi, si sono incentrati sulla dimensione del sogno, della fiaba, della realtà onirica, sino all’esoterismo, con la finalità di riscoprire tratti antropologici che costituiscono radici universali dell’umanità. Il Rettore Lida Viganoni sottolinea invece l’importante ruolo nel trasferimento a Napoli delle culture di tutto il mondo da parte dell’Università Orientale, a partire dall’istituzione del primo collegio dei Cinesi da parte di Matteo Ripa nel lontano 1732. Ed è proprio a quest’ultimo che è dedicato il Premio istituito quest’anno che verrà consegnato dalla Viganoni a Madame Xu Lin, Direttore Generale della Sede Centrale degli Istituti Confucio, alla presenza del Governatore Caldoro e di Li Ruiyu, ambasciatore della Repubblica Popolare Cinese in Italia.
Un’emozionata, vigorosa e travolgente Anna Maria Palermo, che si definisce amante tanto della Cina quanto di Napoli, presenta con entusiasmo il ricco calendario degli eventi in programma, sottolineando come il festival si proponga si modificare, ampliandone vedute e risonanza, un “orientalismo” fino a pochi anni fa vissuto come una realtà chiusa, in cui i sinologi trovavano la collocazione a loro più naturale. Il festival sarà pertanto l’occasione di analizzare la realtà cinese dall’interno, attraverso le opere di artisti orientali, e di creare un confronto con la realtà occidentale, attraverso lo spirito critico degli artisti italiani coinvolti.
Il tema scelto quest’anno è il sogno, elemento tipico della tradizione cinese a partire dal filosofo Zhuangzi del V° secolo a.C., ripreso peraltro da Freud, nonché divenuto slogan del Presidente della P.R.C., che ha coniato il cosiddetto “Chinese Dream”, a testimoniare il momento di attuale ricchezza economica che vive la Cina, chiaro richiamo al ben più famoso “American Dream” degli anni ’50 del secolo scorso. Il passato diviene quindi strumento prezioso per la comprensione ed il miglioramento del presente.
L’inaugurazione del festival avrà luogo lunedì 20 ottobre a Palazzo Du Mesnil a Via Partenope; alla consegna del “Premio Matteo Ripa” seguirà l’esposizione di dipinti tradizionali cinesi (che potranno essere successivamente ammirati al PAN) donati all’Istituto Confucio dall’imprenditore Li Yunfei. La giornata di martedì prende il nome di “Pittogrammi ed Ideogrammi in Sogno”, in cui saranno inaugurate due mostre. La prima, “The Remedy” dell’artista contemporanea Zhang Yanzi, avrà luogo al PAN e si propone di indagare sul ruolo dell’arte, specialmente quella tradizionale, come rimedio ai mali della società contemporanea.
La seconda, del fotografo e ritrattista napoletano Fabio Donato, “Uno sguardo da Occidente: dieci artisti cinesi” avrà invece luogo nella Galleria dell’Accademia delle Belle Arti.
Altro evento da sottolineare è quello di mercoledì 22 ottobre, ossia una serata dedicata a reading di narrativa e poesia dal titolo “Sogni e Visioni nel grande Paese di Mezzo”, che saranno ospitati nel Teatrino di Corte di Palazzo Reale. Brani cinesi sia tradizionali (“Sogno della Farfalla” di Zhuangzi) che contemporanei saranno interpretati da ospiti d’eccezione: Cristina Donadio, Gaia Riposati, Maddalena Crippa e Andrea Renzi. Altra location d’eccezione, il Tunnel Borbonico, ospiterà invece giovedì 23 una mostra dedicata al contributo napoletano alla Settimana Internazione del Design di Tianjin, dal nome “Geometrie dei sogni”. Cinema e teatro sono i protagonisti delle giornate di venerdì e sabato. Venerdì Al PAN, dopo la conferenza sul “Sogno nel Cinema Cinese”, saranno infatti proiettati tre film degli anni ’30 per gli appassionati del genere, mentre sabato alle 21 al Teatro Stabile di Napoli andrà in scena “Rinoceronti in amore”, di Liao Yimei, con la regia di Meng Jighui. Si tratta della prima assoluta di uno spettacolo di grandissimo successo, che ha come punto di partenza un classico triangolo amoroso, che va in scena in Cina senza sosta dal 1999 e a cui i giovani sono appassionatissimi. Il festival non poteva che chiudersi con una manifestazione gastronomica, domenica 26 presso Villa Caracciolo, dove andrà in scena una vera e propria gara culinaria tra lo chef napoletano Fabio Ometo e la star della gastronomia cinese in TV Dai Aiqun. “Guarracini pe’ mare e pesci mandarini in caramello” ha tutte le premesse per fare da degna chiusura ad una settimana cinese da sogno.

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AltoFest, Festival Internazionale di Arti Performative e Interventi Trasversali

http://www.mygenerationweb.it/201409211891/articoli/spettacolo/teatro/1891-altofest-festival-internazionale-di-arti-performative-e-interventi-trasversali

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AltoFest, Festival Internazionale di Arti Performative e Interventi Trasversali, giunge quest’anno alla IV^ edizione, essendo stato inaugurato nel luglio 2011. La direzione artistica del festival è a cura di “TeatrInGestazione”, organismo creativo nato dall’incontro tra Anna Gesualdi, pedagoga e regista e Giovanni Trono, pedagogo e performer, volto alla ridefinizione dell’arte scenica AltoFest avrà luogo a Napoli dal 22 al 28 settembre e non solo si conferma come interessante realtà artistica a 360° ma si candida anche a diventare un appuntamento annuale per la città. Qual è l’eccezionalità di questa manifestazione? Altofest nasce, si sviluppa e si concretizza grazie alla partecipazione diretta, economica, ideativa e pratica, dei cittadini e di tutti coloro che amano l’arte nelle sue molteplici sfaccettature. Il festival, infatti, è finanziato da risorse raccolte mediante la politica del crowdfunding e gli stessi cittadini mettono a disposizione spazi privati (case, giardini, botteghe) per la realizzazione e la presentazione al pubblico di ciascun progetto artistico. Il fine è quindi la valorizzazione del patrimonio culturale ed anche urbanistico della città coinvolgendo in prima persona i suoi abitanti, come espresso dal “motto” del festival che è DARE LUOGO.                                                                                                                                                                                                                                                                             Il festival è stato anticipato da una serie di laboratori sia diretti agli artisti, quali il laboratorio di teatro-danza, che ai non addetti ai lavori, quali laboratori fotografici, di riparazioni domestiche, di realizzazione di origami, di cucina creativa e consapevole e persino di astrologia.

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Il tema di quest’anno è “ReWriting Spaces” (riscrivere gli spazi), dare, cioè, un significato nuovo agli spazi sia fisici che umani. Alla manifestazione parteciperanno artisti sia italiani che internazionali, in tutto 40 provenienti da 18 diversi paesi, ospitati gratuitamente nelle case dei napoletani, che presenteranno progetti di vario genere: spettacoli di danza, poesie, installazioni audio-visive, performance teatrali, film, reportage giornalistici e fotografici. In ciascun progetto elementi essenziali sono la multidisciplinarietà, la centralità del corpo, la relazione con lo spettatore e con gli spazi circostanti. Tanti i donatori, i sostenitori e i partner, tanti i luoghi che ospitano i singoli eventi: case private, il Centro di Alimentazione Consapevole, La Controra Hostels, l’associazione CleaNap, La Stanza del Gusto, i Giardini di Santa Chiara, Geda, la Basilica di San Giovanni Maggiore, il Palazzo Sanfelice, l’Associazione Fantasmatica, Evaluna e molti altri. La partecipazione ad ogni evento prevede una prenotazione obbligatoria e vi è la possibilità di assistere a tre spettacoli con una singola card del costo di 12 euro. La chiusura del festival avrà luogo il 28 settembre presso la Controra Hostels, dove si terrà un simposio sul tema stesso del festival in presenza di docenti universitari, scrittori e giornalisti.