Cinema. “Gli ultimi saranno ultimi”.

È attualmente in programmazione nelle sale cinematografiche “Gli ultimi saranno ultimi”, film che vede la regia di Massimiliano Bruno, il quale, insieme a Gianni Corsi e Paola Cortellesi con il ruolo di protagonista, ha scritto anche la sceneggiatura. Si ripropone la coppia Bruno-Cortellesi quindi, reduce dal successo di “Nessuno mi può giudicare”, che si cimentano nella versione cinematografica dell’omonimo spettacolo teatrale andato in scena in tutta Italia dal 2005 al 2007. Nel cast, accanto alla Cortellesi, Alessandro Gassmann e Fabrizio Bentivoglio, trio sicuramente garanzia di qualità. Il film, al limite tra una commedia e un dramma, affronta un tema estremamente realistico ed attuale: la precarietà lavorativa e le inevitabili conseguenze-sino a quelle più estreme-che questa causa sia a livello individuale che familiare, soprattutto quando il contesto socio-culturale ed economico è dei più modesti.

La protagonista, Luciana, è una donna tanto semplice quanto genuina, sempre gentile e disponibile con il prossimo, sempre pronta al sorriso, nonostante una vita difficile, in cui i sacrifici e le privazioni sono all’ordine del giorno. Lavora come dipendente in un’azienda nella quale è addetta alla stiratura di ciocche di capelli sintetici: il suo è un lavoro ripetitivo, faticoso e mal pagato, eppure indispensabile al sostentamento della sua famiglia. Infatti è sposata con Stefano (Gassmann), disoccupato quasi per scelta, non disposto-nonostante le necessità economiche-a sottostare ad un “padrone”, scegliendo la via più comoda, ma allo stesso tempo inconcludente, di tentare “affari” che puntualmente falliscono. Sperano nell’arrivo di un figlio e vivono ad Anguillara, paese letteralmente invaso dalle onde radio (nocive?) di un’emittente religiosa, dove il luogo ideale per ascoltare la Santa Messa è il bagno di casa. Come in tutti i piccoli centri, tutti si conoscono e facilmente si è vittima di giudizio, specialmente quando non si rinuncia alla propria identità e libertà in favore dell’osservanza di arcaiche e sterili consuetudini.

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Luciana e Stefano frequentano due coppie di amici storici, con cui trascorrono momenti piacevoli tra un pic nic sul lago e una passeggiata nei centri commerciali. Una vita semplice e senza grandi pretese insomma, ma cementata dall’amore e dalla complicità e soprattutto dal carattere solare e compiacente della donna. L’equilibrio della coppia salta del tutto quando Luciana viene licenziata perché incinta. I litigi, le recriminazioni, le incertezze, l’angoscia di non farcela, aumentano mano a mano che si avvicina la nascita del primogenito. La speranza disattesa di essere reintegrata nell’organico dell’azienda e la scoperta del tradimento da parte di Stefano fanno esplodere la miccia. Luciana, stanca di accettare, stanca di essere pecora in mezzo ai lupi, mette in atto la sua personalissima ribellione, seguendo per una sola volta nella vita le orme di suo padre Mario, conosciuto da tutti come colui che non abbassava mai la testa. Luciana, perso del tutto il controllo di sé, non ha altra scelta se non rivendicare il suo diritto a lavorare, il suo diritto alla dignità di essere umano e di futura madre, Ma, si sa, la disperazione conduce a gesti estremi.

Parallelamente alla vicenda di Luciana e Stefano, si svolge quella di Antonio (Bentivoglio), poliziotto veneto, che viene relegato ad Anguillara in quanto “colpevole” di aver provocato la morte di un giovane collega per mancanza di tempestività. Schernito dai colleghi e condannato in paese, stringe un’amicizia con la sola Manuela, parrucchiera avvenente, che scopre più tardi essere transessuale e quindi esclusa dalla comunità. La storia di Antonio si incrocerà con quella di Luciana nell’epilogo del film, di cui non anticipiamo nulla.

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Luciana sul finale afferma: “Nostro Signore ha detto che gli ultimi saranno i primi, ma non ha specificato quando”. La risposta del film è chiara ed è racchiusa nel titolo. Gli ultimi non saranno mai i primi in questo mondo, dove chi è in difficoltà, sia essa lavorativa, economica, personale, è destinato a subire il sopruso, il giudizio facile, è vittima sempre e comunque, è destinato a soccombere. Allo stesso tempo, la chiusura del film, lascia un margine di speranza, nella nascita di una nuova vita, per la quale non ci sia madre che non si augura un futuro migliore. “Gli ultimi saranno ultimi” ci presenta una carrellata di personaggi, ciascuno “ultimo” a suo modo, nella sua vita, nella sua realtà, soffermandosi anche sulla riflessione che, in condizioni di disperazione, il limite tra la complicità e il contrasto, è labile. Facilmente, dunque, da amici si diventa nemici quando la terra trema sotto i piedi, quando l’unico obiettivo, in una società che non tutela l’essere umano nei suoi diritti fondamentali, è sopravvivere. Nonostante la durezza del tema trattato, i toni non sono sempre drammatici, soprattutto nella parte iniziale del film, dove c’è spazio anche per sorridere, anche se sempre piuttosto amaramente;  acquisisce via via sfumature sempre più buie, offrendo ai più sensibili momenti di commozione. In definitiva “Gli ultimi saranno ultimi” è un film ben riuscito, sebbene una sceneggiatura non particolarmente originale ed una regia che si perde in qualche esercizio di stile, uno su tutti la scelta di narrare la storia attraverso brevi flash back che non fanno altro che ridurre allo spettatore le possibilità di immaginare il procedere della trama. La brillante e convincente interpretazione di Paola Cortellesi dà senza dubbio lustro al film, che, finalmente, possiamo considerare un film italiano distribuito al grande pubblico che valga la pena di essere visto.

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Esistono parole di vita vera per illuminare il tuo cammino

Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticare che la tua vita è la più grande azienda al mondo.
Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza.
Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti.
Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide, incomprensioni e periodi di crisi.
Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.
È attraversare deserti fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!”

Non sono le parole di uno scrittore, di un artista, di uno psicologo o di un blogger di successo. Sono le parole di Papa Francesco, parole di ispirazione divina, che tracciano la via per la felicità di ogni essere umano, di qualsiasi confessione religiosa, credente oppure no, uomo o donna. Le scolpirò nel cuore e le affiggerò accanto al mio letto per rileggerle ogni giorno al risveglio. Perché la mia giornata, la mia vita possano essere illuminate dall’amore.
Spero che possano scaldare anche i vostri cuori come hanno fatto col mio.

Love. M.

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Caro primo settebre, ti scrivo…….

Caro primo settembre,

ti scrivo per dirti che sei davvero sulla bocca di tutti, semmai non te ne fossi accorto. C’è chi ti considera come una sorta di “primo dell’anno” in versione 2.0 e chi come il giorno peggiore, addirittura più terribile dei più neri lunedì, di quando di iniziare una nuova settimana nessuno ha proprio voglia. E si sa, prima o poi, anche i giorni più fatidici, quelli che vorresti scansare di gran classe o cancellare dal calendario, arrivano inesorabili. Convenzioni sociali. In fondo si tratta solo di questo. Organizzazione del tempo secondo i ritmi e le esigenze umane.

Sai, primo settembre, sei davvero angosciante per molti. Sì, per tutti quelli per cui le vacanze sono finite e “si torna a lavorare”, perché lavorare non solo è faticoso, ma anche noioso e stressante e non resta che augurarsi che arrivi presto il venerdì sera, la prima festività o il “primo ponte”. Tu sei l’emblema del dovere, lo spettro del castigo cui è sottoposta da sempre l’umanità: produrre per poter sopravvivere. E la tua reputazione è notevolmente peggiorata da quando non si lavora più per vivere ma si vive per lavorare. Ma non credere di essere angosciante solo per loro. In fila, pronti a maledirti, ci sono anche tutti quelli-e credimi sono davvero in tanti-che un lavoro non ce l’hanno. Loro, il primo settembre, si sentono tremendamente diversi, più che in ogni altro giorno dell’anno. Si guardano allo specchio e vedono un fantasma, si sentono vuoti. È come se per loro la vita non iniziasse davvero, è come se, allineati sulla pista e pronti alla partenza, rimanessero inchiodati con le ginocchia sulla terra rossa al colpo della pistola, al suono del fischietto, allo sventolare della bandiera. Pronti, partenza, via. No. Non per loro. Loro non vanno da nessuna parte. E poi ci sono quelli che, sì, quelli li conosci benissimo, quelli per i quali sei una sorta di giorno catartico. Il giorno delle promesse e dei buoni propositi, un punto d’arrivo e un punto d’inizio allo stesso tempo, uno spartiacque tra il prima e il dopo, il momento della verità, il giorno in cui la volontà è più forte e si inizia un nuovo cammino. Come se davvero si decidesse il giorno e l’ora in cui dare una svolta alla propria vita, che a stento riusciamo a girare nel verso giusto il volante dell’auto!

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E per me, primo settembre, sei curioso di sapere come sei per me? O meglio come sei stato quest’anno per me? Perché, perdona la mia onestà, ma di te degli anni passati non è che abbia ricordi molto nitidi e comunque, se proprio ci tieni a saperlo, sì, anche per me spesso sei stato angosciante, ma tanto proprio, soprattutto quando non c’era nulla ad aspettarmi, nulla che volessi realmente fare, ma una serie di giorni avvolti da una nuvola, senza contorni, senza prospettiva. Solo ansie e inadeguatezza.

Ma oggi hai avuto un sapore del tutto diverso. Hai avuto un sapore buono. Devo ammetterlo. C’è del buono anche in te. C’è del buono anche in chi o in cosa non ci aspetteremmo mai. Certezze non ne ho nemmeno quest’anno, ma poco importa, che cos’è una certezza nella nostra vita se non un’illusione? Ho dei progetti, questo sì, e ognuno di loro, a suo modo, oggi ha fatto parte di te, primo settembre. Sai, ho ancora vivida la sensazione dei caldi raggi di sole di Corfù, della sensazione di libertà nel nuotare a lungo e dei “buongiorno” a letto accanto al mio compagno. Ho iniziato così questa giornata, con un misto di nostalgia e pace del cuore, per qualcosa di bello che è finito e con la soddisfazione e l’appagamento di averlo vissuto e averlo fatto appieno. Perché sì, quest’anno, primo settembre, sei coinciso con il mio primo giorno post-vacanza e per questo c’erano grosse probabilità che ti odiassi, voglio essere sincera. E invece no, nemmeno il minimo sentore di fastidio. Sai, sei stato un piccolo spettacolo-puoi andarne fiero-una successione di momenti carichi di senso, eppure non è successo nulla di spettacolare, non mi hai riservato grosse sorprese. Ma sei stato vita. Sei stato il risveglio nel mio letto, con la schiena a pezzi per il viaggio in nave, sei stato la confusione della mia casa al mattino, quando tutto fa in modo che mi alzi dal letto contro la mia volontà, sei stato i messaggi di “sono tornata” alle mie amiche, sei stato la noia di disfare la valigia, guardando i costumi senza poterli indossare e gettandoli tra le cose da lavare. Sei stato la lontananza del mio ragazzo, che mi è mancato come l’aria, sei stato la mozzarella, perché mia mamma lo sa che ho bisogno di te al rientro dalle vacanze, sei stato il caldo umido e insopportabile di Napoli, la folla chiassosa per la strada, sei stato via Toledo e il primo abbraccio con Valeria, il nostro lavoro insieme, le folli discussioni che solo noi possiamo comprendere e che ci stanno facendo trovare la strada, sei stato il primo caffè al bar-e ci voleva dopo 13 giorni di astinenza-sei stato l’appuntamento con il commercialista e un gelato cocco/lime e melone. Sei stato l’incontro inaspettato con gli amici di sempre, Carlo e Maya. “Arrivi prima della wi-fi”, mi ha detto Carlo, perché mi sono palesata prima che arrivasse il mio wa, già inviato, a Maya. Sei stato una lunga passeggiata con i sandali che mi sono regalata in Grecia-bellissimi!-un fiume di parole, sei stato il nuovo album dei Bon Jovi che è finalmente tra le mie mani, accarezzare i miei gatti, abbracciare i miei genitori, mangiare la crostatina di frutta di Bellavia, sei stato un’accurata pedicure “all by myself”. Sei stato scrivere sul mio adorato blog fino alle 02:20 con gli occhi a stento aperti davanti al PC.

Sei stato tanto perché sei stato un giorno da vivere e niente più, come gli altri 364 giorni dell’anno, come tutti i giorni, mi auguro, della mia vita.

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La lezione di “Harry ti presento Sally” sulle relazioni sentimentali

Quanti sono gli spunti di riflessione sui rapporti sentimentali che un film può offrirci? Sicuramente molti, soprattutto se si tratta di una delle commedie sentimentali più originali, meglio riuscite e di maggiore successo degli “ultimi” anni: Harry ti presento Sally, anno 1989. Pochi film sono stati in grado di affrontare con tanta ironia e con spumeggiante comicità il tema della relazione uomo-donna. Per chi non lo conoscesse(in tal caso rimediate al più presto!), il film racconta la storia di Harry, Billy Crystal, e Sally, una giovanissima e bellissima Meg Ryan, che affrontano da sconosciuti un lungo viaggio in auto da Chicago a New York, destinazione università, nel corso del quale hanno occasione di conoscersi superficialmente, mostrando all’altro il peggio di sé, in indimenticabili siparietti. Nel corso degli anni le loro storie si incrociano più volte, fino a diventare amici, poi confidenti intimi ed infine innamorati.

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Bene, veniamo alla lezione sentimentale che scaturisce dal film:

1. Non è detto che la prima impressione sia sempre quella giusta.

“L’ho trovato saccente, non mi piace come era vestito, mastica rumorosamente, non mi ha fatto nemmeno un complimento, c’ha provato subito, sputa il chewingum fuori dal finestrino, ha un tono di voce fastidioso, ascolta dell’orrenda musica, è un mammone, sbaglia i congiuntivi” sono solo alcune, piccole, cose che ciascuna di noi potrebbe notare al primo incontro con un uomo(badate, non necessariamente al primo appuntamento!). Ammetto che molto spesso la prima impressione sia determinante e che ci siano piccoli particolari che accendono una sorta di spia nei nostri emisferi cerebrali, urlandoci che “no, non fa proprio per me, piuttosto preferisco rimanere zitella(non single!) a vita!”. Insomma, un meccanismo ancestrale di autodifesa. Eppure, non è sempre così. Qualche volta concediamoci il beneficio del dubbio….magari l’abbiamo incontrato solo in un momento “no”. Attenzione, però! Sui calzini bianchi non si fanno sconti…..lo dicono anche i The Jackal nell’ultimo spassosissimo video.

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