Esserci, voce del verbo amare.

Se oggi mi chiedessero cos’è l’amore, direi che è tutto quello che siamo io e lui.
L’amore non è sentire qualcosa, perché ciò che si sente può cambiare da un momento all’altro, può cambiare direzione come il vento o le correnti del mare, che possono portarti lontano, col cuore in gola, in un attimo, lasciandoti credere di raggiungere una meta, per poi portarti altrove, senza che tu possa fare molto per impedirlo.
L’amore oggi per me è un atto, è un susseguirsi di momenti concreti di presenza, dedizione, supporto, confronto, crescita.
Guardaci, direi, per cogliere nei nostri sguardi la gioia di esserci trovati, nei nostri abbracci la certezza di esserci per l’altro, nelle mani che si intrecciano il confondersi delle vite l’una nell’altra, nei nostri baci l’appartenerci, nelle discussioni l’accogliere le nostre diversità per essere in due migliori di quanto siamo da soli, nei nostri sorrisi una delle armi più potenti per affrontare la vita, l’ironia.

L’amore, soprattutto, non è qualcosa che si dà, per poi sottrarlo.

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L’attesa di un raggio di sole…..

Vorresti proteggerle dal dolore le persone che ami. Vorresti renderle immuni dalle sofferenze e dalle prove della vita. Non sopporti di vedere che i loro occhi si riempiano di lacrime, di percepire che il loro cuore si indurisca o che si chiudano irrimediabilmente in un silenzio che può diventare assordante. Non sopporti l’idea che ti siano lontane le persone che ami, che perdano la speranza e la fiducia che le cose anche per loro possono migliorare. Non sopporti che si diano per vinte, che si dichiarino sconfitte prima che la battaglia sia finita. Non puoi ascoltare nelle loro parole la parola fallimento. Vorresti che vedessero la loro bellezza e la loro unicità, nonostante la vita, forse, non ha riservato loro quello che si aspettavano. Quello che tutti si aspettavano da loro. Vorresti che nel tuo abbraccio loro possano percepire tutto il tuo amore e la tua presenza, perché il tuo amore è gratuito, è fatto di carne, anima e spirito, “tutto tollera, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. Vorresti essere gli occhi attraverso i quali loro possano vedere tutte le meraviglie che li attendono. Eppure tutto ciò che puoi fare spesso è cullare il loro dolore, asciugare le loro lacrime, prendere su di te un po’ della loro sofferenza e tenerli per mano, accompagnarli nel viaggio, sperando che prima o poi la loro pelle senta il calore di un raggio di sole. Lo stesso che tu hai aspettato per tanto tempo e che ora riesci a percepire.

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Quel ricordo sublime….

Dormire abbracciati a cucchiaio lo chiamano….
A noi piaceva chiamarlo “lo zainetto”…..
Qualche volta in cui la nostalgia mi prende così forte, senza neanche avere il tempo di scacciare via quel ricordo sublime, mi sembra di sentirlo ancora. Mi sembra di girarmi verso il muro e sentire il suo corpo avvolgermi dolcemente. Non immagino come si possa dormire senza abbracciarsi. Non può esserci distanza. Non c’era confine tra me e lui, tra il suo spazio ed il mio spazio, tra il suo corpo e il mio corpo. Ci riscoprivamo incastrati senza sapere dove iniziassero le sue gambe o finissero le mie braccia. Era perfetto, un incastro perfetto in cui chiudere gli occhi al mondo e sentire la presenza solo l’uno dell’altro. Ci cercavamo durante la notte, nel subbuglio di cuscini, lenzuola e piumone, gli accarezzavo la testa, mi diceva….Non ho mai dormito tanto meravigliosamente in tutta la vita. Proprio io, che ho spesso trascorso notti insonni e ho provato tanto desiderio di addormentarmi nella mia camera da letto, nel mio rifugio dal mondo….Disarmata, la prima volta mi lasciò disarmata provare una sensazione di tale serenità, di pace totale. Dormire insieme in questo modo è il più alto momento di intimità, è l’occasione più vera e più bella per sentire quanto si desidera avere accanto un uomo e quanto si voglia svegliarsi il giorno dopo accanto a lui.
“Serena notte, unica stella mia……”
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