Un brindisi. Anche alle giornate storte!

Ci sono giornate che assomigliano ad un’altalena. Vai su e giù continuamente e per quanto cerchi di trovare un equilibrio che ti mantenga stabile, proprio non riesci a trovarlo. Giornate che iniziano storte, con l’influenza alle calcagna e tutti i segni della stanchezza, nel corpo, nello spirito e soprattutto sul volto. I tuoi occhi (e le tue occhiaie) parlano più di mille parole. Eppure basta qualche piccolo attimo, qualche gesto semplice per raddrizzarle, almeno per un momento. Ti concedi una seconda colazione, perché la prima, no, non ti ha soddisfatto. E allora ti rifugi in un bar che senti familiare e consoli le tue papille gustative con un delizioso cornetto ai frutti di bosco e un caffè che ti rimette al mondo.

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E inspiegabilmente acquisti una nuova energia, respiri profondamente e ti convinci che un nuovo inizio è possibile, a volte basta veramente poco. Sfoggi un sorriso sincero e pulito, la gentilezza e la grazia di cui sei capace e riparti. Ti sintonizzi con il mondo intorno a te e l’incontro con uno sconosciuto, per la strada, in un negozio, si rivela una piccola magia, uno scambio naturale e immediato di umanità, che in alcuni giorni ti sembrano un miraggio. Una goccia d’acqua nel deserto. Un momento di fraternità mentre tutt’intorno qualcuno è impegnato a farsi inutilmente del male o peggio a ignorare chi e cosa lo circondano.

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Poi, quella piccola magia che iniziava ad avere le sembianze di un sogno, a mano a mano si affievolisce fino a scomparire. Le lancette dell’orologio segnano mezzanotte e la carrozza scompare. Ti senti come una principessa rimasta sola in mezzo a un branco di lupi. È la vita pronta a sbranarti non appena abbassi la guardia. Parole sputate via senza riflettere sulle conseguenze, sguardi freddi e pungenti, piccole e grandi meschinità, occasioni mancate di complicità. Le montagne russe riescono a portarti in una frazione di secondo molto in basso quando ci si mettono di impegno. E un po’ di sporco inevitabilmente finisce con l’appiccicartisi addosso, le mani si impolverano e il cuore comincia a piangere le lacrime che forse al mattino avevi solo cercato di trattenere dentro. Una sferzata di vento gelido, un pugno in pieno viso. Una caduta da sbucciarti le ginocchia. Proprio come quando eri bambina.

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Così capita spesso a me. A me che cerco la pace, con me stessa e con il mondo, a costo di sembrare l’eterna sognatrice, la nostrana Amelie, quella che non si rassegna alle brutture del mondo e ama scovare forme tra le nuvole. Quella che ama dare un senso con le emozioni e le parole-queste parole-alle giornate storte, quelle di sempre, quelle che saranno inevitabilmente compagne di un’intera vita. E oggi, anche grazie a queste parole scritte in silenzio sul mio letto, posso brindare nel mio cuore perché riconosco il valore e la bellezza di ogni attimo di questa vita solo perché è la mia e ho la certezza che non la cambierei con quella di nessun altro. E allora brindo anche alle giornate storte, perché custodiscono comunque frammenti che sono e rimarranno soltanto miei.

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