Scene da Golden Globes

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Protagonista assoluto della cerimonia della scorsa notte dei Golden Globes: Leonardo DiCaprio. 
Ha vinto la statuetta (la terza della sua carriera) come miglior attore per l’interpretazione (muta) in Revenant. Che sia finalmente il preludio al primo, tanto atteso Oscar della sua vita? Scommesse ufficialmente aperte e relativi meme in fase di preparazione nel caso in cui venga gabbato anche stavolta. Diamogliela sta statuetta al povero Leo che ormai l’hanno vinta veramente tutti! Ma il web è in tripudio soprattutto per la SMORFIA che Leo ha riservato alla Lady mondiale, Gaga ovviamente, vincitrice del Golden Globe come miglior attrice per l’interpretazione di una serie TV drammatica (!). Avete presente la grazia con cui si muove un camionista/ippopotamo/rugbista? Guardate come LG si appropinqua a ritirare la statuetta e come Leo evita di essere travolto e ve ne farete una pallida idea. Tralasciamo la risata di cuore che si fa Leo all’annuncio della vittoria della copia sbiadita di Miss Ciccone. 
Infine, commovente la reunion con Kate Winslet. Jack e Rose di nuovo insieme, molti milioni di dollari dopo. 
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Teatro. Una versione moderna della ‘Cantata dei Pastori’ al Teatro Delle Palme.

Il regista Massimo Andrei, tra l’altro noto al grande pubblico nei panni di Snack nei mini spot che intrattengono con intelligenza ed ironia i passeggeri di Metronapoli, ha messo in scena durante le festività natalizie lo spettacolo “Razzullo e Sarchiapone”. Palco scelto è quello prestigioso del Teatro delle Palme di Napoli. La rappresentazione, accolta con partecipazione ed entusiasmo dal pubblico napoletano, è una rivisitazione in chiave moderna della storica “Cantata dei Pastori”, opera teatrale tardo-seicentesca scritta da Andrea Perrucci, che racconta in musica il Natale nel suo senso più vero, ossia la nascita di Gesù.

A partire dalle prime rappresentazioni proprio sul finire del 1600, l’opera originale ha subito nei secoli diverse modifiche, sino ai giorni nostri, quando ha raggiunto il massimo successo e notorietà grazie alla versione messa in scena dalla compagnia teatrale del grandissimo Peppe Barra. Visto il valore storico artistico dell’opera e della fama dei predecessori che si sono cimentati nella rappresentazione, va dato quindi merito ad Andrei innanzitutto per aver avuto il coraggio di presentare un suo personalissimo ed originale adattamento, che in definitiva si propone di attualizzare ed affrontare col sorriso il viaggio intrapreso da Maria e Giuseppe verso Betlemme, luogo della nascita di Gesù.

Mentre la futura Sacra Famiglia si appresta a raggiungere la città scelta da Dio per l’incarnazione del Figlio, si sviluppano le comiche vicende di due napoletani DOC curiosamente presenti in Palestina: Razzullo (Benedetto Casillo) e Sarchiapone (Giovanni Mauriello). Il primo è uno scrivano incaricato di eseguire un censimento, il secondo un barbiere omicida in fuga. Davanti ai loro occhi, tra un dialogo comico e l’altro, prende vita la lotta tra il bene e il male, tra l’imminente nascita di Gesù, protetto dagli Arcangeli (i cantori) e un principe dei diavoli, che tenta con ogni forza ed inganno di cambiare una storia divina già scritta.

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Protagonisti assoluti Casillo e Mauriello, che danno vita a due vere e proprie maschere del teatro napoletano, attualizzandole. Andrei dimostra quindi attraverso di loro la ricchezza che viene dal “recupero” di elementi della tradizione napoletana, famosa in tutto il mondo, senza rinunciare al contempo ad elementi moderni. La rappresentazione, della durata di circa due ore, ha una struttura semplice e ben orchestrata, in cui si alternano le “gag” di Razzullo e Sarchiapone, il racconto della storia della nascita del Messia, le incursioni del diavolo, i canti, rigorosamente in napoletano, secondo la tradizione, ma rielaborati da Carlo Faiello.

La forza dello spettacolo è racchiusa in alcuni elementi fondamentali: la professionalità artistica del cast, la suggestività dei canti, interpretati meravigliosamente dai cantori/attori, la commistione tra sacro e profano, tra tradizione e modernità. Tra gli elementi interessanti e innovativi vi è la scenografia che si avvale di una nuova tecnica digitale, il “video mapping”, che consente di proiettare immagini in computer grafica ottenendo un effetto 3D, fungendo quindi da cornice ideale per il racconto della storia.

Chiude la rappresentazione una riflessione, che non poteva non essere affidata alla voce di Benedetto Casillo, sullo svilimento attuale del significato profondo del Natale, che sembra sempre di più essere stato smarrito, tra ansie che accompagnano le festività e corse all’acquisto dei regali. Lo spettacolo quindi  si inserisce nel contesto di quel tipo di teatro che in modo estremamente semplice si fa portavoce di un messaggio, annullando la distanza fisica tra attori sul palco e spettatori, proponendosi di suscitare una riflessione consapevole e pertanto svolgere una funzione non solo artistica ma sociale.

Le ultime due repliche sono previste per oggi e domani e rappresentano quindi una ghiotta occasione per respirare ancora per un po’ l’ineguagliabile aria natalizia, grazie alle suggestioni e alle emozioni che probabilmente solo uno spettacolo teatrale sa suscitare, complice l’esecuzione dal vivo degli splendidi canti proposti.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link: http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=20220

Vedi Napoli e poi…..VIVI!

Mia cara, adorata Napoli,
quanto è grande il desiderio di vederti un giorno splendente come in questi magnifici scatti che ti rivelano unica, magica, di incomparabile bellezza e fascino. Come vorrei che gli spettacolari fuochi d’artificio che ti hanno a lungo illuminata nella notte di Capodanno e che hanno incantato la vista di tanti, napoletani e non, segnassero e consacrassero una rinascita in cui tanti speriamo. Si percepisce nell’aria che qualcosa si sta finalmente muovendo, si percepisce dalla speranza che sta iniziando a maturare negli animi di chi ti ama e ti ha sempre amata nonostante le tue disarmanti e avvilenti contraddizioni. La poesia che fa da contraltare all’ignoranza, l’impegno che si contrappone alla noncuranza e all’illegalità, il desiderio di vita che fa a cazzotti con il sangue. Quello delle vittime innocenti che la malavita continua a mietere nelle nostre strade sotto gli occhi stanchi, impotenti e spesso omertosi di chi la speranza, forse, l’ha persa da un pezzo. Tutti sono rimasti a bocca aperta di fronte al tuo splendore quella notte. Quella notte fredda e tersa in cui il mare calmo e la cornice del golfo ti hanno eletta la più mirabile delle regine, mentre giochi di luci, forme e colori brillavano prepotentemente nel tuo cielo sereno. La stessa notte in cui l’ennesima vita è stata consumata, quella di un giovane di appena 27 anni. Quanto impegno, quanta dedizione, quanto amore è necessario per aiutarti a combattere, quanta onestà nell’ammettere che i tuoi, i nostri problemi, sono grandi e complessi, stratificati sotto le macerie di anni e anni di criminalità, disimpegno, disinteresse. Troppo facile nascondere le nostre responsabilità all’ombra dei tuoi tesori, troppo infantile l’atteggiamento di chi si fa scudo dei tuoi secoli di storia e cultura per glorificarsi agli occhi del mondo senza contribuire attivamente alla tua, alla nostra vita. Una vita, oggi, ancora troppo spesso ai margini della civiltà, in balia di limiti, abbandono, desolazione, emarginazione, dove la convivenza scricchiola, la maleducazione regna incontrastata e la malavita è ancora vista come l’unica alternativa per sopravvivere. 
Napoli, noi, non meritiamo di sopravvivere. Ma di vivere. 
Questo mi auguro innanzitutto per il 2016. Che tanti napoletani scelgano di vivere, scelgano di vederti splendente come quella notte.

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Foto: Riccardo Vosa

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