Cinema. “La felicità è un sistema complesso”: un’amara commedia con Valerio Mastandrea.

Perché trasformiamo le cose semplici in complesse e perché, tra queste, proprio la felicità? È questa la domanda che si pone il regista Gianni Zanasi nel suo ultimo film, che vede protagonista ancora una volta dopo “Non pensarci” (2007), Valerio Mastandrea.

L’attore romano interpreta Enrico Giusti, che lavora come intermediario per una società che acquista aziende in crisi finanziaria. Il ruolo di Enrico è delicato: si tratta di fidelizzare con il cliente, convincendolo a cedere l’attività per evitarne il tracollo economico e le disastrose conseguenze sulle vite delle persone coinvolte. Nella sua carriera ha a che fare con persone irresponsabili e vacue, inclini a dilapidare il patrimonio e a sfasciare automobili; non si crea alcuno scrupolo, quindi, ad utilizzare ogni mezzo a sua disposizione pur di evitare all’azienda una fine certa. Svolge il suo lavoro brillantemente e come una vera e propria missione di vita: è il suo modo per “riparare” il trauma infantile causato dalla fuga del padre in Canada dopo il fallimento della sua azienda, a causa del quale Enrico e suo fratello Nicola sono cresciuti da soli. Se per Enrico il dovere è “restare”, Nicola, più giovane, segue nella vita le orme del padre, fuggendo dalle situazioni che lo mettono in difficoltà, tra le quali fingersi partito per il Chiapas pur di non lasciare apertamente la sua fidanzata israeliana. Enrico si ritrova così a dover ospitare in casa, suo malgrado, la ragazza, taciturna, diffidente e decisamente sopra le righe.

Qualcosa cambia per sempre nella vita lavorativa-e non solo-di Enrico quando suoi clienti diventano i giovanissimi Filippo e Camilla, di 18 e 13 anni, rimasti orfani dopo un incidente stradale in cui entrambi i genitori hanno perso la vita, diventando pertanto gli eredi dell’azienda di famiglia. Filippo, azionista di maggioranza, non si lascia imbonire dal cinismo dei titolari della Lievi e non cede alla proposta di Enrico, decidendo di non arrendersi dunque al tracollo dell’azienda e al vedere licenziati gli impiegati che tanta stima riponevano nei suoi genitori. Decide pertanto di opporsi alla delocalizzazione e sceglie di utilizzare i fondi a disposizione per tentare di risollevare le sorti dell’attività di cui è diventato responsabile a tutti gli effetti. Di fronte alla natura genuina di Filippo e Camilla e con l’esempio della giovane israeliana, Enrico non può far altro che rivedere la sua posizione e la sua stessa vita, dandole la svolta decisiva per riacquisire quella felicità, così semplice, a cui aveva finito per rinunciare.

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“La felicità è un sistema complesso” riflette, dunque, sulla scelta personale e libera di decidere della propria vita, attraverso una presa di posizione netta di fronte alle occasioni, positive o negative, che la vita stessa fornisce. Se Enrico mette un punto al proprio passato esercitando quella genitorialità sino a quel momento subita, il suo collega (Giuseppe Battison), figlio del titolare dell’azienda, “risolve” le sue inquietudini con il denaro e l’eroina

Il film, a nostro avviso, è riuscito solo per metà; ci appare infatti limitato da una trama fin troppo semplice e da una sceneggiatura scarna, che non possono che evidenziare la bravura di Valerio Mastandrea, sul quale l’intera pellicola ruota. Con la consueta spontaneità ed ironia, tratti da sempre distintivi dell’attore romano, Mastandrea regge praticamente da solo il film, in cui gli altri attori quasi fungono da anonimi gregari. Il regista cerca di limitare in qualche modo i danni, infarcendo il film di meri di esercizi di stile, peraltro discutibili, che non fanno altro che evidenziare i vuoti strutturali di cui la pellicola soffre. I lunghi silenzi, il ritmo complessivamente lento e le numerose inquadrature dedicate allo scenario del paesaggio del Trentino non giovano alla scorrevolezza del film, che è in definitiva  interessante soprattutto per l’argomento trattato, attuale e di grande impatto sociale, e per gli spunti di riflessione che offre.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=19827

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