Musica. Bon Jovi pro Dalai Lama. Il Governo cinese annulla i concerti.

Era il 2009 e i Bon Jovi pubblicavano l’album “The Circle”, il cui primo singolo era “We weren’t born to follow”, canzone che col tipico sound bonjoviano suonava come un invito carico di speranza e di ottimismo a non mollare, a rialzarsi dopo una caduta, a lottare secondo i propri ideali. Nel videoclip le immagini della band si alternavano a quelle di grandi uomini e donne, individui che con la loro storia personale, ciascuno nel proprio campo, hanno contribuito a cambiare il mondo: tra questi il Dalai Lama. Un’immagine del Premio Nobel per la Pace del 1989 fece da “sfondo” all’esecuzione live della stessa canzone durante un concerto dei Bon Jovi a Taiwan nel 2010.

dalaiLa band statunitense non avrebbe mai immaginato che questo sarebbe stato il motivo per vedersi annullati, ben 6 anni dopo, due concerti in terra cinese. Il governo cinese e più precisamente il Ministero della Cultura ha giocato infatti un brutto scherzo a Jon e soci a pochissimi giorni dall’esibizione, annullando-così pare-le date di Shanghai e Pechino, rispettivamente del 14 e del 17 settembre, inserite nel minitour asiatico di promozione del nuovo album, “Burning Bridges”, disco di addio all’ etichetta discografica “Mercury Records”. Pur non essendo stata fornita ancora alcuna spiegazione ufficiale, l’ammirazione verso il Dalai Lama sembra quindi essere la motivazione più quotata della cancellazione delle due date dalla sezione “tour” del sito internet ufficiale della band. Nel frattempo anche il promoter dei tour bonjoviani, AEG live, ha dato conferma dell’inconveniente con una nota, annunciando il risarcimento dei biglietti venduti, presumibilmente la quasi totalità, vista la calorosa accoglienza che il mondo asiatico riserva da sempre alla rock band americana. Non c’è da meravigliarsi se per il concerto i fan sono stati disposti a spendere cifre che vanno dai 75 ai 600 dollari e soprattutto che si siano scatenate le loro furie sul web e in particolare sui social network, dove alcuni tra i più delusi hanno-giustamente-lamentato di aver chiesto giorni di ferie e prenotato aerei pur di vedere i loro beniamini, trovandosi ora con un pugno di mosche in mano. Del resto è praticamente impossibile che la decisione di cancellare i concerti parta dalla band: Jon Bon Jovi ha addirittura recentemente omaggiato i suoi fan incidendo la propria versione di una famosa canzone popolare cinese in occasione del San Valentino(cinese, ovviamente!).

Jon Bon Jovi

La notizia della cancellazione dei concerti ha avuto una grande risonanza mondiale, essendo stata riportata sulla prima pagina del Financial Times, e accende i riflettori ancora una volta, sebbene partendo dal mondo della musica, sulla delicatissima questione tibetana di cui il Dalai Lama è il più grande difensore e sostenitore pacifico, a dispetto della politica ancora oggi estremamente aggressiva della Cina. Si sta consumando infatti in Tibet, più o meno in silenzio, un vero e proprio annientamento da parte della Cina non solo di quello che era uno Stato indipendente ma anche di una cultura preziosa, una ricchezza che è patrimonio del mondo e come tale andrebbe protetta e salvaguardata. Non stupisce allora che gli “amici” del Dalai Lama siano “nemici” della Cina, siano essi politici, uomini di cultura o artisti. Era accaduto ad altri musicisti in passato per ragioni simili di aver subito un trattamento paragonabile a quello che oggi è riservato ai Bon Jovi; tra questi i Maroon 5 e Bjork, alla quale è addirittura vietato l’ingresso sul suolo cinese. A questo punto non resta altro che aspettare le dichiarazioni del frontman della band del New Jersey, che non solo è la rock star in attività da più di 30 anni ma anche una delle celebrità americane più influenti e più coinvolte in temi socio-politici.

Non può che far riflettere che nel 2015 in Cina, una delle principali potenze mondiali, venga impedito di esibirsi-e quindi di esprimersi e diffondere idee-alla stessa band che nel lontano agosto del 1989 fu tra i gruppi che dettero vita al Moscow Music Peace Festival, la  manifestazione musicale voluta congiuntamente da ex URSS e USA per favorire la distensione dei rapporti tra le due superpotenze mondiali. Era la prima volta che rock band americane, tra cui anche Cinderella e Skid Row, si esibivano in terra sovietica. Mancava pochissimo alla caduta del Muro di Berlino e Jon Bon Jovi faceva il suo ingresso sulle note di “Lay your hands on me” in uniforme militare sovietica (SPETTACOLO!).

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Bon Jovi ;Moscow Music Peace Festival; August 12, 13, 1989; Photo Credit: Michael Johansson /AtlasIcons.comLo scenario è cambiato. La vera democrazia è, purtroppo, ancora un’utopia. E a farne le spese è anche la musica.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.mygenerationweb.it/201509092631/articoli/palcoscenico/musica/2631-il-caso-bon-jovi-il-governo-cinese-annulla-due-concerti-della-band-americana

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