Cinema. “Ex Machina”: umanità e intelligenza artificiale a confronto

ex-machinaPuò un’intelligenza artificiale reggere il confronto con l’uomo? Fino a dove si spinge la sete di conoscenza, a quali compromessi siamo disposti a scendere pur di progredire nella tecnologia? Siamo davvero così sicuri che l’essere umano non finisca per diventare la vittima delle creature da lui stesso generate? Questi gli interrogativi che costituiscono il fulcro di un interessante film nelle sale in questi giorni estivi,“Ex Machina”, scritto e diretto da Alex Garland (già sceneggiatore di “28 Giorni Dopo” e “The Beach”), con Oscar Isaac, Alicia Vikander e Domhnall Gleeson.

Un giovane programmatore, Caleb (Gleeson), viene sorteggiato tra tutti i dipendenti della società per cui lavora-un maestoso motore di ricerca-per trascorrere una settimana nella residenza misteriosa del fondatore stesso della società, Nathan (Isaac). Il luogo che troverà Caleb di fronte ai propri occhi è al limite della realtà: da un lato è l’esemplificazione del contatto più intimo con la natura, tra vette innevate, boschi e corsi d’acqua, dall’altro è quanto di più lontano dalla natura stessa.

L’abitazione, infatti, è una sorta di tempio della modernità, in cui sembra non esserci spazio per nessun elemento che non sia strettamente dipendente da un controllo tecnologico avanzatissimo, in cui perfino per i sentimenti umani sono di troppo. Nathan rivela al ragazzo la vera attività che svolge: ha progettato un robot donna, Ava (che sia un riferimento ad Eva, la prima donna?), di cui vuole testare la capacità di interagire con l’essere umano e sarà compito di Caleb effettuare il test. Il confronto tra l’uomo e la macchina sembra procedere perfettamente e il livello di intelligenza della creatura cui Nathan ha dato la vita è elevatissimo. Ava (Alicia Vikander) è in grado di capire tutto, di porre domande, di rispondere in maniera strutturata, è dotata di funzioni intellettive complesse, come capire il tono scherzoso di una conversazione. Ava è in grado di innamorarsi e di far innamorare Caleb, insinuando in lui il sospetto che Nathan in realtà nasconda verità scomode e stia lavorando su ben altri progetti.

Presto il ragazzo capisce di non essere stato sorteggiato ma di essere stato scelto affinché Nathan potesse realizzare il suo piano, ossia testare la possibilità del robot di provare sentimenti umani e quando scopre che Ava è in pericolo-tutte le versioni costruite prima di lei sono state “uccise”-idea un piano di fuga per salvare la bella e delicata ragazza artificiale. Qualcosa non va però come dovrebbe: è Ava in realtà ad aver ingannato Caleb e ad averlo usato per il suo scopo, fuggire dalla prigione in cui Nathan, il suo deus ex machina, l’avrebbe distrutta, per creare una versione successiva e più avanzata di robot. Nel finale, a sorpresa, è Ava ad essere salva, sfruttando a suo vantaggio la reciproca diffidenza e i contrasti tra i due uomini, le cui umanità troppo diverse li rendono inevitabilmente antagonisti. Ma è in definitiva l’inganno amoroso l’arma vincente di Ava, il che la rende umana a tutti gli effetti.

“Ex machina” è un film interessante soprattutto per la struttura che hanno i dialoghi, utili a inquadrare i personaggi e a comprenderne i diversi punti di vista. Lo spettatore può così prendere le parti di uno piuttosto che dell’altro personaggio, in un gioco a tre intellettualmente ed emotivamente stimolante, in cui è difficile se non impossibile individuare il “buono”, piuttosto che il “cattivo”, ritrovandosi a chiedere perfino chi sia l’essere umano e chi l’intelligenza artificiale. La trama si snoda lentamente ed è scandita dalle sessioni del test che Caleb esegue su Ava, rivelando di volta in volta pochi elementi. Il ritmo quindi cresce fino a culminare in un finale a sorpresa, piuttosto angosciante. La straordinaria realizzazione in computer grafica del robot,  la fotografia e l’interpretazione degli attori, in primis Oscar Isaac, sono gli elementi che rendono Ex Machina senza dubbio un buon film.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=17907

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