Cinema. “Giovani si diventa”. Il tentativo, parzialmente riuscito, di confrontare due generazioni.

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Luglio, si sa, non è il mese ideale per andare al cinema, complice non solo la voglia di trascorrere le serate all’aria aperta ma la consapevolezza che con grande probabilità non si assisterà a nessuna proiezione memorabile. Le uscite più attese, infatti, sono previste per la fine del mese di agosto, al riprendere della vita “normale”, del campionato di calcio e della stagione cinematografica.

Eppure, una certa curiosità la desta la presenza nelle sale in questi giorni del nuovo film con Ben Stiller e Naomi Watts, “Giovani si diventa” (titolo originale “While we’re young”), con la regia e la sceneggiatura di Noah Baumbach (già sceneggiatore di “Le avventure acquatiche di Steve Zissou”). Ci si aspetta quanto meno di regalarsi 90 minuti di risate, soprattutto per la presenza nel cast del comico statunitense, protagonista, tra gli altri film, di “Una notte al museo” e “Ti presento i miei”. Eppure sin dalle prime scene si ha la netta sensazione che non sia propriamente così.

Il film, presentato prima al Festiva di Toronto e poi a quello di New York, è uscito negli USA a marzo e racconta l’incontro tra due coppie, una più matura, che ha da poco superato la quarantina, formata da Josh e Cornelia (interpretati dalla coppia Stiller/Watts) ed una giovane, che non ha ancora raggiunto i 30 anni, formata da Jamie e Darby, interpretati da Adam Driver e Amanda Seyfried. Occasione di conoscenza è un corso tenuto da Josh, di professione documentarista in crisi creativa, frequentato tra gli altri dall’intraprendente Jamie, che si presenta al suo professore dichiarandosi un profondo ammiratore dei suoi lavori. Di lì alla conoscenza delle rispettive metà , il passo è breve ed il risultato è sorprendente: nasce con grande naturalezza e spontaneità una sincera ed affettuosa amicizia tra le due coppie, nonostante un gap generazionale di quasi 20 anni.

Con non pochi clichè, la prima parte del film scorre, piuttosto lentamente, mostrandoci come la coppia più matura benefici della contagiosa freschezza dei due ragazzi, guadagnando in vitalità ed entusiasmo. Jamie e Darby in pieno centro di New York si muovono in bicicletta, vivono in un open space dal sapore vintage-in cui c’è spazio perfino per una gallina-e preferiscono usare matite e macchina da scrivere piuttosto che smartphone et similia, di cui Josh e Cornelia sembrano ormai “schiavi”; e ancora LP vs CD e vecchie VHS vs Apple TV. Così, se Josh non regge al confronto con Jamie, il prototipo del ragazzo “cool”, in una passeggiata in bicicletta per via dell’artrite, Cornelia sfigura decisamente al corso di hip hop al quale si fa trascinare da Darby, tipica ragazza acqua e sapone. D’altro canto la coppia Josh/Cornelia non sembra essere minimamente a proprio agio con gli amici di sempre che, diventati tutti genitori, sono ossessionati dal perché la coppia non voglia avere un figlio e vivere una vita a loro parere più adulta e adatta alla loro età, piuttosto che frequentare due ragazzini.

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While-Were-Young-Noah-Baumbach-619-386Culmine di un’amicizia che sembra essere surreale è un’esperienza di “purificazione” al cospetto di uno sciamano, a partire dalla quale iniziano ad emergere le frustrazioni di ciascuno dei personaggi. Effettivamente qualcosa non va come dovrebbe, infatti l’interesse di Jamie per Josh si rivela interessato ad ottenere un aiuto per la realizzazione del suo documentario, complice il fatto che Cornelia è la produttrice dei film di suo padre, uno dei più influenti documentaristi della Grande Mela, che non rimane indifferente all’esuberanza creativa di Jamie, facendogli da Mecenate. Analizzando i comportamenti di Jamie, inevitabilmente Josh comprende la realtà dei fatti e non si esime dal dare una lezione di vita al ragazzo, che era ricorso all’uso di metodi poco ortodossi per realizzare il suo documentario, metodi che la genuinità e l’onesta intellettuale di Josh non contemplano.

Il film, che sicuramente non spicca per brillantezza, è ben lontano dalle commedie intellettuali di Woody Allen, dalle quali trae timidamente qualche spunto, ma è comunque un buon tentativo di mettere due generazioni a confronto, esaminandone punti di forza e di debolezza, ma anche di convergenza. Un po’ scontato lo “scivolone” delle due coppie, che per qualche attimo si scambiano i partner; si conferma in voga il tema della coppia che rivendica la “libertà” dall’essere genitori, ma che, in questo caso, nasconde il disagio del non poterlo essere.
La pecca del lavoro di Baumbach è soffermarsi troppo brevemente sul tema, spostando l’attenzione, nel corso della seconda parte del film, ad altro, sostanzialmente al modo attraverso cui viene svelato un inganno, al tradimento di un’amicizia, che di per sé non possiede basi solide. Il ritmo, parallelamente, muta e con una piacevole sorpresa per lo spettatore, cresce, merito soprattutto di dialoghi più consistenti. Il punto di forza del film è sicuramente il cast, che vede sia Ben Stiller che Naomi Watts in un ruolo piuttosto insolito, con una buona prova di Adam Driver, mentre Amanda Seyfried appare un po’ scialba nell’interpretazione del personaggio forse meno caratterizzato dei quattro. Una bella colonna sonora accompagna il film che, in definitiva, avrebbe convinto di più con una sceneggiatura meglio strutturata e qualche dialogo più brillante.

Nel film si coglie infine un messaggio: come ogni relazione umana, anche una relazione amicale tra due coppie di diversa età può esistere e funzionare ma solo se è fondata su una condivisione vera, scevra da secondi fini e dalla mera soddisfazione dei propri bisogni.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link:

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=17616

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