Disabilità scolastiche: La petizione che richiede la presenza di un insegnante di sostegno in ogni classe

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Quanto l’istruzione sia lo strumento decisivo per lo sviluppo intellettivo, culturale e sociale di un individuo è cosa nota, quanto la stessa sia deficitaria per gli alunni con disabilità è tuttora una questione al limite tra l’indifferenza e il tabù, con conseguenze che hanno un impatto notevole sulle famiglie in primis e, a medio-lungo termine, sulla società.

Abbiamo intervistato a tale proposito la Dottoressa Giuseppa Cinquemani, psicologa presso l’ASL Napoli 1 Centro e socio fondatore di Funzione Alfa – Associazione di Psichiatria e Psicoanalisi Campania, nonché membro della , centro impegnato nell’ideazione e nella realizzazione di percorsi individualizzati, anche grazie a supporti tecnologici, per migliorare la qualità di vita e potenziare l’autonomia di tutte le persone con disabilità.

Parte da lei una proposta estremamente interessante: inserire, di base, in tutte le classi della scuola dell’obbligo un insegnante di sostegno. La sua proposta è diventata una petizione, che può essere firmata al seguente link https://www.change.org/p/inserire-di-base-in-tutte-le-classi-della-scuola-dell-obbligo-un-insegnante-di-sostegno?utm_campaign=responsive_friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&recruiter=47804930 diretta al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dottoressa Cinquemani, da cosa nasce la sua proposta?

Lavorando da circa 15 anni nel campo delle disabilità e da 5 nel settore della Neuropsichiatria Infantile presso alcuni distretti dell’ASL Napoli 1, ho potuto constatare un fenomeno a mio avviso preoccupante: la sempre più diffusa tendenza a considerare che i supporti tecnologici possano in qualche modo sostituire la presenza umana nella formazione scolastica di un bambino o ragazzo con disabilità e più in generale all’interno di una classe. Questa tendenza diventa allarmante se consideriamo che negli ultimi anni si è assistito ad un ben preciso trend, ossia ad un incremento notevole del numero dei casi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento).

Che cosa sono i DSA e quali sono le cause di questo aumento del numero dei casi?

I DSA sono dei disturbi che riguardano specifiche abilità relative all’apprendimento, soprattutto lettura, scrittura e calcolo, che dovrebbero essere normalmente acquisite in età scolare; il disturbo, comporta, molto spesso in assenza di altre condizioni patologiche, la non autosufficienza negli apprendimenti scolastici. Le cause dell’aumento del numero dei casi che si osserva attualmente non sono ben note ma è ipotizzabile che più fattori ne siano responsabili: la maggiore attenzione e sensibilizzazione da parte degli insegnanti e delle famiglie alla questione, il maggiore ricorso ai servizi di Neuropsichiatria Infantile (che si occupa dei ragazzi sino ai 17 anni), il miglioramento e la standardizzazione-nei limiti del possibile-delle capacità diagnostiche.

È previsto attualmente l’insegnante di sostegno per gli scolari che ricevono diagnosi di DSA?

Purtroppo no. La Legge 170/10 prevede solo che essi abbiano diritto a strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo (sintesi vocale, registratore, programmi di video-scrittura e con correttore ortografico, calcolatrice) e a misure dispensative, per permettere loro di raggiungere un grado di apprendimento equipollente a quello dei loro compagni. Va considerato poi che, accanto agli alunni con DSA, vi sono anche quelli con BES, ossia con “bisogni educativi specifici”, che possiamo definire semplicisticamente un’altra macrocategoria nella quale rientrano tutti gli alunni in cui le difficoltà di apprendimento non sono certificate. Ad oggi hanno diritto al sostegno solo gli alunni con disabilità certificata dalla legge 104, come per esempio i bambini con disturbi dello spettro autistico o quelli con ADHD (disturbo da iperattività e deficit dell’attenzione).

Possiamo dire quindi che all’interno del gruppo classe vi sia un’ampia eterogeneità in termini di bisogni educativi?

Certamente. Consideriamo anche che in fondo ciascun bambino/ragazzo, a prescindere dalla “macrocategoria” in cui viene incluso, è un individuo con dei propri specifici bisogni, a cui vi è la necessità di rispondere in modo adeguato per garantire il suo pieno e sereno sviluppo umano prima che educativo. E anche che in ogni classe vi è fisiologicamente un certo numero di alunni che presentano delle più generiche difficoltà di apprendimento, spesso legate a fattori di ordine psicologico e familiare, che necessitano in maniera analoga di un’attenzione particolare. Sono proprio queste le ragioni fondamentali che mi hanno spinto a formulare la petizione. Infatti, sebbene la normativa vigente preveda un tetto massimo di 3 alunni con disabilità certificata per ogni classe, nel concreto coesistono realtà molto differenti tra loro, che sicuramente beneficerebbero tutte della presenza di un insegnante di sostegno, una figura che sia sostanzialmente di supporto a quella dell’insegnante. Anche perché la legge attuale prevede comunque che la presenza dell’insegnante di sostegno sia di sostegno non direttamente al bambino con disabilità-sebbene nel concreto questo accada-ma sia di sostegno al gruppo classe. Infatti le ore di presenza dell’insegnante previste sono calcolate in base alle esigenze di supporto della classe per lo svolgimento delle attività formative tenuto conto della presenza di uno o più bambini con disabilità.

Quali sono secondo lei i benefici che il successo della petizione apporterebbe?

Sicuramente la presenza dell’insegnante di sostegno in ciascuna classe, garantendo una più serena gestione del gruppo, eviterebbe che i bambini con difficoltà o disabilità vengano percepiti come elementi di disturbo da parte sia dei compagni che delle famiglie e quindi per questo emarginati. In secondo luogo consentirebbe di individuare precocemente i bambini con difficoltà di apprendimento da avviare ad un eventuale percorso diagnostico e infine consentirebbe di iniziare un intervento concreto in quei bambini che, diagnosticati ad esempio come DSA, sono in attesa di intraprendere una terapia, come per esempio la logopedia, l’accesso alla quale prevede ad oggi tempi di attesa estremamente lunghi. Infatti un ritardo nell’inizio di un intervento concreto significa in molti casi ridurre drasticamente le possibilità di ottenere un miglioramento reale nell’apprendimento.

L’articolo è pubblicato on line al seguente link

http://www.mygenerationweb.it/201505262447/articoli/attualita/napoli/2447-disabilita-scolastiche-la-petizione-che-richiede-la-presenza-di-un-insegnante-di-sostegno-in-ogni-classe

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