“Così, come una sigaretta…..”

Martedì mattina mi sono svegliata con un’ orribile sensazione di bruciore in petto. “Ci risiamo”, mi sono detta. Tracheite. Quest’anno m’ha preso così. Le mie vie respiratorie stanno disperatamente chiedendo aiuto, evidentemente. Non che non lo sapessi già. Non che non abbia pensato almeno un centinaio di volte nella mia vita di smettere di fumare. Che fumare faccia male è la più grande verità scontata che si conosca. È altrettanto risaputo quanto sia difficile smettere, “levarsi il vizio”. Sì, ok, è una questione di volontà, puoi ricorrere alla sigaretta elettronica, leggere libri motivazionali e usare i cerotti alla nicotina. I metodi ci sono, come per tutto, su per giù. Non ho iniziato a fumare prestissimo, non da ragazzina per lo meno. Qualche sigaretta intorno ai 20 anni e poi la “svolta” in concomitanza con gli esami di farmacologia. E vedi tu. Peccato che i 30 e 30 e lode su libretto non abbiano segnato la fine della sciagura, complici una serie di frequentazioni nicotina-addicted. Ho fumato in piena bronchite a Parigi affacciata alla finestra del grazioso hotel di Montmartre con un po’ di gradi sotto lo zero, rigorosamente in pigiama, tanto per dirne una. Avevo l’abitudine di fumare subito dopo le massacranti lezioni di Acqua-Pump di qualche anno fa, per giunta in salita. Ahhhhh, il relax di quella bionda a polmoni aperti dopo la doccia! Lo so, si chiama pazzia. Quale fumatore non la conosce. Le sigarette mi hanno aiutato nei tanti momenti in cui il mio equilibrio è stato messo a dura prova. Quante sigarette avrò fumato mentre mio padre era in coma in rianimazione ed io, impotente non l’avevo nemmeno visto. Così, esci di casa per andare in reparto e ti ritrovi nel più caotico pronto soccorso del Sud Italia. Quante sigarette ho fumato in tante altre attese infinite, le attese del cuore. E poi quelle sulla spiaggia, ancora bagnata di acqua e sale, quelle in giro per le strade dei luoghi che ho visitato, con l’angoscia del dove gettare le cicche! E tutte le sigarette dopo aver fatto l’amore e quelle durante le telefonate in cui ci si raccontava col proprio lui un po’ della propria vita. Le sigarette prima e dopo gli esami. Quanto godi nel fumare una sigaretta sapendo che quel libro non lo riaprirai più. Le sigarette immancabili post caffè e soprattutto quelle “di nascosto” durante le interminabili ore di reparto, quando tra una pipì e qualche tiro optavo ovviamente per la seconda scelta. Follia. Ancora. Poi c’è la sigaretta che ti salva da situazioni imbarazzanti, quella delle confidenze tra donne, quella col ragazzo che ti piace fuori ad un locale per avere un momento di “intimità”. Una sigaretta condivisa suona un po’ come un momento di condivisione. E come una fuga. Una fuga, appunto. Da che, da cosa? Ci ho pensato su parecchio questi giorni. Spesso ho fumato e fumo per estraniarmi, da un pensiero ricorrente, da un momento di noia, da un’angoscia. Spesso quando cammino per la strada da sola con la musica nelle orecchie, ad isolarmi ulteriormente. E allora non c’entra che fumare faccia male, che aumenti il rischio di ammalarsi di cancro polmonare o di 200 altre malattie, non c’entra che hai difficoltà a fare esercizio fisico, camminare lungo una salita o correre per prendere la metro in partenza, non c’entra che la mattina ti svegli qualche volta con un peso sul torace, che tossisci più degli altri, che in borsa devi avere sempre con te caramelle alla menta per profumare l’alito, che se baci un uomo che non fuma è evidente che in qualche modo gli dia fastidio. Non c’entra che il tuo portafogli si svuota di 5 euro(e 20 centesimi) ogni due giorni, contribuendo a rendere disastrosa la tua situazione economica (no, le sigarette fai da te non mi piacciono!). C’entra che la sigaretta è il rimedio più veloce per non sentire un vuoto, per colmare una piccola grande voragine, di cui senti tanto spesso la presenza, eppure tante volte preferisci credere che si tratti solo del frutto della tua immaginazione, anche se, a volte, quando sei più clemente con te stessa, ti dici che sei esagerata, che hai del tempo davanti per smettere, che non è poi questa grande tragedia se fumi una decina di Marlboro Gold al giorno. È un lungo percorso quello che sto facendo, un viaggio che sta rivoluzionando la mia vita. Al centro di questo la consapevolezza che l’unico, reale ed autentico bisogno di ciascuno di noi, è sentirsi amato, niente di più, niente di meno. E non per fragilità o per appoggiarsi alla vita altrui, no. Siamo al mondo per sentirci amati. La nostra natura è cercare l’amore. Non la compagnia, non la condivisione quando ci fa comodo, non la presenza a metà, non il solo appagamento fisico, non la prospettiva di una sicurezza, non il desiderio di essere moglie/marito, madre/padre. Ma l’amore. Quando siamo amati realmente ci sentiamo felici. Quando sentiamo concretamente l’amore di un altro non cerchiamo nulla, siamo così concentrati a viverlo che non abbiamo bisogno di riempire il cuore con nient’altro che non sia l’amore. E sì, io questo vuoto lo sento ancora. Non tanto forte quanto prima ma lo sento e non voglio né posso fare finta di non sentirlo. Ma non voglio più accontentarmi di provare inutilmente a riempire la mia vita, il mio corpo, la mia mente, tutta me stessa con qualcosa che non potrà mai colmare quel vuoto. Chi quel vuoto lo sente, come me, non è un debole, un fallito, un miserabile, un incontentabile, un “dipendente”, anzi è uno che non si accontenta, che vuole volare alto perché sa di potercela fare, perché sa che nella propria vita è chiamato a qualcosa di vero e si è stufato di far finta di non saperlo. E ha la gioia in qualche modo di annunciarlo anche agli altri. Proprio ieri sera, nel pieno di queste riflessioni (direte, cose tipiche del sabato sera, vero?), quando di solito fumo l’ultima sigaretta prima di andare a dormire, ho trovato per caso un’immagine che è davvero emblematica e che mi ha colpito moltissimo. E ovviamente mi è venuta voglia di condividerla con voi.

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2 pensieri su ““Così, come una sigaretta…..”

  1. tonyM ha detto:

    E poi ci sono tante………….. scuse per non smettere di fumare. Mio padre é passato da 5 pacchetti al giorno a zero in un giorno, quando il dottore gli ha detto che si stava suicidando. Io ne fumavo solo due pacchetti al giorno, dovevo fare circa 1000 km di autostrada e mi sono imposto di non fumare per tutto il viaggio ed ero da solo un vero supplizio anzi una tortura, ma dopo non ho piú toccato una sigaretta. Sono 9 anni che resisto e ne sento la mancanza. Non servono farmaci lo deve volere la nostra mente.Ho usato un po’ di Quing Gong esercizi alla base della medicina cinese.
    Buona vita
    Tony

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