Alla scoperta del Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa

L’evento dello scorso sabato 23 maggio “Un treno per le stelle”, organizzato dalla Fondazione FS Italiane e dall’Unione Astrofili Napoletani, è stato l’occasione per visitare uno dei luoghi simbolo della storia delle Ferrovie di Stato Italiane, il Museo Nazionale di Pietrarsa, ancora incredibilmente sconosciuto a molti napoletani. L’evento di sabato si inserisce nel più vasto programma che ha  visto il Museo tra i protagonisti del Maggio dei Monumenti con visite guidate dedicate ogni fine settimana ad un tema specifico e, come detto, nel nostro caso si è trattato di una serata dedicata interamente agli astri e in modo particolare alla Luna. A partire dalle 19 e fino alle 23 è stato possibile effettuare osservazioni dirette della Luna sia mediante telescopio, sebbene le condizioni metereologiche l’abbiano resa piuttosto difficoltosa e poco soddisfacente, che mediante l’uso di schermi; ad arricchire l’evento mini lezioni di orientamento nel cielo e riconoscimento delle costellazioni, grazie alla presenza di astronomi.

Il tutto ha avuto luogo nel magnifico cortile antistante il Museo, che vanta una stupenda vista sul golfo di Napoli, essendo localizzato tra il Vesuvio ed il mare. Anello di congiunzione ideale tra l’evento per gli appassionati del Cielo e il tour guidato attraverso i padiglioni che ripercorrono la storia ferroviaria italiana, sono state proiezioni video sulle origini della Luna e sui moti lunari all’interno di una “saletta cinematografica” allestita per l’occasione con le immagini dei grandi film del passato che hanno visto protagonisti proprio i treni, uno su tutti l’indimenticabile “Destinazione Piovarolo” con Totò e Tina Pica.

Veniamo quindi al Museo: sorge a Portici, esattamente al confine con Napoli ed è uno dei luoghi simbolo della storia delle FS italiane, dei principali poli dell’archeologia industriale italiana ed è tra i più importanti musei ferroviari di tutta Europa. La storia del luogo è strettamente correlata a quella dei Borboni e nello specifico di Ferdinando II, che lo scelse come sede del Reale Opificio Meccanico, Pirotecnico e per le Locomotive, fondato nel 1840. Il luogo ove sorge, prima chiamato Pietra Bianca, fu successivamente denominato Pietrarsa in seguito all’eruzione del Vesuvio e all’arrivo sino alla costa della colata lavica.

A celebrare la figura del re borbonico, una statua in ghisa si erge maestosa nel piazzale, ritraendo Ferdinando II che indica il luogo dove realizzare le Officine. Il Museo, inaugurato nel 1989, ripercorre circa 150 anni della storia delle ferrovie italiane, consentendo al visitatore di intraprendere un viaggio del tutto originale a partire dalle locomotive a vapore sino ai treni più moderni. La visita guidata ha inizio dal Padiglione G, il più antico e riservato in origine alle tornerie: non si può non ammirare la sua struttura architettonica caratterizzata da una volta con archi a sesto acuto, cui si deve il nome di “Cattedrale”. Vi si trovano una delle primissime locomotive italiane, la Bayard, numerosi oggetti ferroviari, tra cui la macchina destinata alla stampa dei titoli di viaggio e un imponente plastico realizzato in 15 anni, chiamato Trecentotreni.

Nel Padiglione A, riservato in passato al montaggio, è presente invece il maggiore numero di treni storici: non può che destare emozione osservare dal vivo la locomotiva 740, che ebbe l’onore di trasportare il Milite Ignoto nel suo ultimo viaggio da Aquileia a Roma, ma anche la riproduzione del 1939 del primo treno delle FS che effettuò nel 1839 in 10 minuti la tratta Napoli-Portici con a bordo Ferdinando II e l’intera famiglia reale. Si prosegue attraverso i padiglioni B e C, che in passato ospitavano i forni e oggi carrozze e automotrici, tra cui la magnifica carrozza 10 del treno reale dei Savoia, costruita dalla Fiat, che ospitò Umberto II e la sua sposa durante il viaggio di nozze: spettacolari gli interni che vantano, tra le altre cose, soffitti intarsiati con lamine d’oro, stemmi delle Repubbliche Marinare e un  tavolo in mogano lungo 8 metri. Nello stesso padiglione si trovano anche una carrozza utilizzata dalle Regie Poste e la locomotiva della prima Metropolitana, che effettuava la tratta Napoli-Villa Literno.

Infine si ammirano negli ultimi padiglioni le locomotive diesel e numerosi utensili delle antiche officine. Un viaggio, insomma, attraverso una realtà tanto misconosciuta quanto di grande valore storico-culturale e di grande impatto sia visivo che emotivo, in un luogo prezioso per la nostra realtà campana che, come molti altri, il Maggio dei Monumenti cerca di valorizzare e di presentare al grande pubblico. Infine una più che doverosa menzione va all’ interessantissima mostra dedicata alle Macchine progettate dal genio di Leonardo Da Vinci, frutto dei suoi studi avveniristici di anatomia, idraulica e meccanica del volo.

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Disabilità scolastiche: La petizione che richiede la presenza di un insegnante di sostegno in ogni classe

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Quanto l’istruzione sia lo strumento decisivo per lo sviluppo intellettivo, culturale e sociale di un individuo è cosa nota, quanto la stessa sia deficitaria per gli alunni con disabilità è tuttora una questione al limite tra l’indifferenza e il tabù, con conseguenze che hanno un impatto notevole sulle famiglie in primis e, a medio-lungo termine, sulla società.

Abbiamo intervistato a tale proposito la Dottoressa Giuseppa Cinquemani, psicologa presso l’ASL Napoli 1 Centro e socio fondatore di Funzione Alfa – Associazione di Psichiatria e Psicoanalisi Campania, nonché membro della , centro impegnato nell’ideazione e nella realizzazione di percorsi individualizzati, anche grazie a supporti tecnologici, per migliorare la qualità di vita e potenziare l’autonomia di tutte le persone con disabilità.

Parte da lei una proposta estremamente interessante: inserire, di base, in tutte le classi della scuola dell’obbligo un insegnante di sostegno. La sua proposta è diventata una petizione, che può essere firmata al seguente link https://www.change.org/p/inserire-di-base-in-tutte-le-classi-della-scuola-dell-obbligo-un-insegnante-di-sostegno?utm_campaign=responsive_friend_inviter_chat&utm_medium=facebook&utm_source=share_petition&recruiter=47804930 diretta al Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, al Presidente del Consiglio Matteo Renzi e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Dottoressa Cinquemani, da cosa nasce la sua proposta?

Lavorando da circa 15 anni nel campo delle disabilità e da 5 nel settore della Neuropsichiatria Infantile presso alcuni distretti dell’ASL Napoli 1, ho potuto constatare un fenomeno a mio avviso preoccupante: la sempre più diffusa tendenza a considerare che i supporti tecnologici possano in qualche modo sostituire la presenza umana nella formazione scolastica di un bambino o ragazzo con disabilità e più in generale all’interno di una classe. Questa tendenza diventa allarmante se consideriamo che negli ultimi anni si è assistito ad un ben preciso trend, ossia ad un incremento notevole del numero dei casi di DSA (disturbi specifici dell’apprendimento).

Che cosa sono i DSA e quali sono le cause di questo aumento del numero dei casi?

I DSA sono dei disturbi che riguardano specifiche abilità relative all’apprendimento, soprattutto lettura, scrittura e calcolo, che dovrebbero essere normalmente acquisite in età scolare; il disturbo, comporta, molto spesso in assenza di altre condizioni patologiche, la non autosufficienza negli apprendimenti scolastici. Le cause dell’aumento del numero dei casi che si osserva attualmente non sono ben note ma è ipotizzabile che più fattori ne siano responsabili: la maggiore attenzione e sensibilizzazione da parte degli insegnanti e delle famiglie alla questione, il maggiore ricorso ai servizi di Neuropsichiatria Infantile (che si occupa dei ragazzi sino ai 17 anni), il miglioramento e la standardizzazione-nei limiti del possibile-delle capacità diagnostiche.

È previsto attualmente l’insegnante di sostegno per gli scolari che ricevono diagnosi di DSA?

Purtroppo no. La Legge 170/10 prevede solo che essi abbiano diritto a strumenti didattici e tecnologici di tipo compensativo (sintesi vocale, registratore, programmi di video-scrittura e con correttore ortografico, calcolatrice) e a misure dispensative, per permettere loro di raggiungere un grado di apprendimento equipollente a quello dei loro compagni. Va considerato poi che, accanto agli alunni con DSA, vi sono anche quelli con BES, ossia con “bisogni educativi specifici”, che possiamo definire semplicisticamente un’altra macrocategoria nella quale rientrano tutti gli alunni in cui le difficoltà di apprendimento non sono certificate. Ad oggi hanno diritto al sostegno solo gli alunni con disabilità certificata dalla legge 104, come per esempio i bambini con disturbi dello spettro autistico o quelli con ADHD (disturbo da iperattività e deficit dell’attenzione).

Possiamo dire quindi che all’interno del gruppo classe vi sia un’ampia eterogeneità in termini di bisogni educativi?

Certamente. Consideriamo anche che in fondo ciascun bambino/ragazzo, a prescindere dalla “macrocategoria” in cui viene incluso, è un individuo con dei propri specifici bisogni, a cui vi è la necessità di rispondere in modo adeguato per garantire il suo pieno e sereno sviluppo umano prima che educativo. E anche che in ogni classe vi è fisiologicamente un certo numero di alunni che presentano delle più generiche difficoltà di apprendimento, spesso legate a fattori di ordine psicologico e familiare, che necessitano in maniera analoga di un’attenzione particolare. Sono proprio queste le ragioni fondamentali che mi hanno spinto a formulare la petizione. Infatti, sebbene la normativa vigente preveda un tetto massimo di 3 alunni con disabilità certificata per ogni classe, nel concreto coesistono realtà molto differenti tra loro, che sicuramente beneficerebbero tutte della presenza di un insegnante di sostegno, una figura che sia sostanzialmente di supporto a quella dell’insegnante. Anche perché la legge attuale prevede comunque che la presenza dell’insegnante di sostegno sia di sostegno non direttamente al bambino con disabilità-sebbene nel concreto questo accada-ma sia di sostegno al gruppo classe. Infatti le ore di presenza dell’insegnante previste sono calcolate in base alle esigenze di supporto della classe per lo svolgimento delle attività formative tenuto conto della presenza di uno o più bambini con disabilità.

Quali sono secondo lei i benefici che il successo della petizione apporterebbe?

Sicuramente la presenza dell’insegnante di sostegno in ciascuna classe, garantendo una più serena gestione del gruppo, eviterebbe che i bambini con difficoltà o disabilità vengano percepiti come elementi di disturbo da parte sia dei compagni che delle famiglie e quindi per questo emarginati. In secondo luogo consentirebbe di individuare precocemente i bambini con difficoltà di apprendimento da avviare ad un eventuale percorso diagnostico e infine consentirebbe di iniziare un intervento concreto in quei bambini che, diagnosticati ad esempio come DSA, sono in attesa di intraprendere una terapia, come per esempio la logopedia, l’accesso alla quale prevede ad oggi tempi di attesa estremamente lunghi. Infatti un ritardo nell’inizio di un intervento concreto significa in molti casi ridurre drasticamente le possibilità di ottenere un miglioramento reale nell’apprendimento.

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Una domenica sera…..

Non ricordavo più quanto fosse riappacificante col mondo svegliarsi tra braccia che ti fanno sentire desiderata e protetta, col cuore che ritrova il suo ritmo naturale. E quanto possa essere profonda dentro l’impronta di una carezza che sulla pelle è lieve. Quanto due mani intrecciate possano continuare a stringersi l’un l’altra anche dopo essersi separate. Quanto sia disarmante percepire di essersi trovati senza cercarsi. Un bacio che diventano due, tre, dieci e ancora, fino a perdere il conto, fino a perdere il controllo. E labbra, carne, carezze, lenzuola, capelli, occhi, mani, odori, sapori, che si mescolano, che si fondono. Ed è il tempo delle domande imbarazzate, delle parole sussurrate, dei silenzi dolcissimi, delle paure superate e dei fantasmi sotterrati. E della magia di un abbraccio che non vuole saperne di finire.

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Jon Bon Jovi “Doctor of Letters”

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Le sue canzoni accompagnano la mia vita da 20 anni….mi sembra incredibile sia passato così tanto tempo da quando nacque la mia passione per “These days” anche se, come tanti altri, lo avevo, li avevo (i Bon Jovi) conosciuti con quella ballata indimenticabile che è Always. L’ottimismo che pervade la sua musica e che traspare dal sorriso di quest’uomo meraviglioso nella sua semplicità, ha contribuito a rendere più felici numerosi momenti bui della mia vita. Jon Bon Jovi, a differenza di molte altre rock stras celebrate nel mondo per le loro vite maledette e continui scandali, si mostra a tutti come un uomo semplice, come padre amorevole di 4 figli e marito della stessa donna 25 anni. Sul palco è la rock star che fa esplodere gli stadi di tutto il mondo-e che piaccia o no è realtà documentata-nella vita di tutti i giorni lo si vede camminare per le strade di N.Y. in jeans e T-shirt come chiunque altro.
Non si è lasciato trascinare, se non nei primi anni di carriera, nel vortice del successo nel quale molti altri artisti che hanno iniziato con lui si sono lasciati risucchiare fino a scomparire o fare davvero una brutta fine; è stato intelligente, ha saputo crescere e maturare, umanamente prima che artisticamente. è stato uno sperimentatore, non tanto nella sua musica quanto nel modo di vivere e comunicare la musica con tutte le possibili nuove forme, testimoniando sempre alle nuove generazioni quanto sia importante conservare il prezioso patrimonio del passato. Ma soprattutto ha fatto della sua notorietà e della sua ricchezza-raggiunta in 30 anni di carriera-un’arma per un aiuto concreto per gli altri con un’interminabile lista di opere di solidarietà per la sua gente, oltre ad aver sempre dato la sua disponibilità e partecipazione per eventi di rilevanza globale. Lui, che ha ricevuto onorificenze importanti, che si è impegnato in prima persona per le campagne elettorali dei candidati democratici negli USA, arrivando a far parte del gruppo di lavoro di Obama, ha ricevuto una laurea honoris causa da una università del New Jersey, la sua amata patria: è diventato Doctor of Letters. Un altro stupendo traguardo raggiunto da quel ragazzino a cui un vicino di casa disse: “Non imparerai mai a suonare la chitarra né a comporre musica, lascia perdere!”. Beh, una cosa è certa: il povero vicino si sbagliava di brutto! L’esempio che Jon ha cercato di dare nel suo campo è il non arrendersi, l’andare avanti, il guardare al futuro con ottimismo non senza guardare alla realtà spesso troppo dura in cui viviamo. E allora mi vien da dire come lui:
KEEP THE FAITH!

A seguire il discorso ai laureandi e la presentazione a sorpresa di un nuovo brano….buon ascolto!

Giochiamo all’allegra massaia!

Lo sconcerto di leggere su una “rivista” on line un articolo in cui si informano le donne su COME e QUANTE VOLTE lavare il REGGISENO. Sarà una strategia pubblicitaria per promuovere il sapone di Marsiglia o l’Omino Bianco?
D’accordo, non saremo propriamente le allegre massaie che Mike Buongiorno amava tanto salutare, ma qualche nozione di igiene personale l’avremo pure imparata, no, in tanti anni di onorata sudditanza a coppe, ferretti, imbottiture, push up e chi più ne ha più ne metta?!?!

‪#‎cheproblemiavete‬ ‪#‎lascopertadellacquacalda‬ ‪#‎urgentebisognodiunobravo

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Cinema. “Mad Max – Fury Road”: Il ritorno di un cult degli anni ‘80

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Fino a dove sono in grado di spingersi e quanto sono disposti a rischiare gli ultimi esseri umani sopravvissuti ad una non meglio specificata catastrofe, che ha reso il pianeta Terra un luogo inospitale abitato da creature mostruose? Questo il contenuto di Mad Max: Fury Road, il reboot (riavvio) di uno dei cult degli anni ’80, firmato George Miller.

La pellicola, infatti, è arrivata nelle sale cinematografiche a distanza di 30 anni da “Oltre la sfera del tuono” (1985), terzo episodio della trilogia iniziata nel 1979 con “Interceptor” e proseguita con “Il guerriero della strada” nel 1981. Miller, regista, cosceneggiatore e produttore della pellicola, ritorna quindi a dar vita al personaggio di Max Rockatansky, interpretato nei precedenti film da un giovanissimo Mel Gibson e avente oggi il volto di Tom Hardy, protagonista insieme ad una straordinaria Charlize Theron, che sfoggia, tra l’altro, una forma fisica del tutto invidiabile.

Il quarto episodio di Mad Max può essere considerato come un film completamente a sé stante rispetto ai precedenti, con una propria trama indipendente: siamo in un futuro post-apocalittico, il nostro pianeta è quasi del tutto desertico, per cui l’acqua è un bene tanto prezioso quanto raro, appannaggio dei potenti e concessa a piccole razioni a masse sudice e disperate di superstiti umani resi schiavi. Siamo nella “Cittadella”, dove il potere è nelle mani di una creatura mostruosa, Immortan Joe e dei suoi scagnozzi dalla pelle così pallida da sembrare più vivi che morti, “I figli di guerra”.

Essi si servono dei pochi uomini sani rimasti sulla Terra, trasfondendone il sangue come fonte di vita: uno di questi, Nux, riceve le sue sacche di sangue proprio da Max, che è donatore universale. Per assicurare la conservazione della specie umana, cui è legata irrimediabilmente quella del suo popolo, Immortan Joe custodisce gelosamente vergini sane, sue mogli, per dare alla luce figli sani, a differenza dei precedenti, evidentemente deformi. Inaspettatamente le vergini vengono rapite dall’Imperatrice Furiosa (Charlize Theron), che finge abilmente di guidare una spedizione per fare rifornimento di benzina, altro bene prezioso, a Gas Town, intraprendendo un lungo viaggio attraverso strade delineate nel bel mezzo del deserto, alla guida della sua inattaccabile (forse?) autocisterna, dove nasconde le ragazze, di cui una prossima al parto.

L’obiettivo di Furiosa è chiaro: impedire alla dinastia di Immortan Joe di andare avanti, mettere al sicuro le eteree ma coraggiose vergini e coltivare il suo sogno di fare ritorno alla sua terra d’origine, le Terre Verdi, luogo rigoglioso dove nutrire la speranza di una vita nuova in cerca di pace e redenzione. Presto, nella Cittadella si accorgono dell’inganno e una spedizione guidata da Immortan Joe, parte all’inseguimento di Furiosa, che si trova a dover affrontare via via molti altri nemici accorsi e altrettanto sanguinari. Qualcosa non va secondo i piani. Max, ex poliziotto tormentato dai sensi di colpa per non essere stato in grado di salvare la propria famiglia, e condannato ad una vita solitaria con i suoi fantasmi, finisce con l’allearsi con l’Imperatrice, la quale riesce con la sua determinazione e con la speranza ancora viva nel cuore a convincerlo che un altro destino è ancora possibile, che non è tutto perso. Forse i sentimenti umani non si sono ancora del tutto estinti. Dall’alleanza, dal coraggio e dall’incredibile forza dei due protagonisti e dei loro aiutanti, tra cui Nux, che riscatta la sua vita per la causa comune, e le “Molte madri”-futuristiche amazzoni in motocicletta-deriva il successo della missione finale: sconfiggere il malvagio tiranno, tornare alla Cittadella e iniziare a vivere una nuova epoca.

In due ore di film si assiste ad uno spasmodico susseguirsi di inseguimenti, esplosioni, salvataggi in extremis, corpi insanguinati, tempeste di sabbia, frane, attacchi di veicoli acuminati, combattimenti rocamboleschi, creature orripilanti e perfino di donne dalle forme più che generose da cui viene, artificiosamente, prelevato il latte, fonte di nutrimento. Un pathos crescente non può lasciare indifferente anche lo spettatore meno avvezzo a questo genere di film, in cui i dialoghi sono ridotti all’osso, gli effetti speciali la fanno da padrone-compreso il moncone di braccio della Theron-e la gran parte delle sequenze è dominata dal frastuono, cui contribuisce una colonna sonora in stile heavy metal. Impossibile a tal proposito non sottolineare la presenza tra i personaggi di un chitarrista futuristico che incita la “cavalcata” della banda degli inseguitori con il suono duro e schizofrenico della sua chitarra elettrica.

Il film, che si colloca a cavallo tra fantascienza, avventura e thriller, è un piccolo capolavoro per gli amanti del genere: il regista australiano non lascia nulla al caso, definisce ogni particolare con una precisione minuziosa, incastra perfettamente ogni elemento all’altro come se si trattasse di tasselli di un puzzle, con un risultato finale che è sicuramente all’attesa delle aspettative e con un’originalità che non era assolutamente scontata. Complici del successo del film sono certamente l’ambientazione, vedi il deserto del Namib e alcune zone di Sud Africa e Australia e il cast, con l’ottima interpretazione della coppia Hardy-Theron. In conclusione, potrebbe nell’immaginario di un ormai maturo Miller, essere affidata alle donne (indiscusse eroine del film) la salvezza del genere umano?

Rimaniamo in attesa di -a quanto pare dalle indiscrezioni che stanno circolando-possibili ulteriori episodi della saga, che è ritornata ad essere dopo ben 30 anni con quest’ultima pellicola, nuovamente oggetto di interesse e passione.

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Pause emozionali

Le ho chiamate “pause emozionali”. Non ricordo nemmeno più da quanto tempo non provassi una sensazione così disarmante, così preziosa per il cuore. Momenti in cui riesco a manifestare solo un dolce silenzio, tra l’imbarazzo e l’incredulità, davanti ad uno sguardo che si illumina e ad un sorriso che si apre meravigliosamente, senza neppure saperlo. È l’istante impercettibile in cui due anime si allineano sulla stessa vibrazione.

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Un’anima GITANA

Ero io. Oggi sono IO. Come cantava Alex Britti qualche tempo fa. Oggi le emozioni pulsano e la vita ha preso il suo naturale movimento, quello che da qualche parte, in un punto imprecisato, si era fermato per un attimo deviando la strada. Fino ad oggi, quando ho ripreso o forse iniziato a camminare con i piedi liberi dalle catene. Sento il sangue, la vita, i colori, le emozioni, la libertà, le passioni. Impossibile descrivere tutto ciò che sento. Perchè sento me stessa. Posso dire di sentirmi un po’ gitana alle volte. Ho fatto una richiesta ad un amico che di recente ha creato un suo blog chiamato “Sognidigrafite”, in cui dà voce attraverso l’arte del disegno ai desideri delle persone di vedersi trasformati in qualcuno/qualcosa. Io gli ho chiesto di essere gitana. Il risultato, come sempre, voglio condividerlo con voi!

11053345_1588407908068425_7400196390702385842_oSe anche voi avete richieste e un piccolo “sognodigrafite” da realizzare, non aspettate…..http://sognidigrafite.altervista.org/?doing_wp_cron=1431941619.4210789203643798828125

Make love, not war!

A Vienna si attraversa così. Osservando sui semafori coppie LGBT innamorate. E non si tratta solo di rispetto per la libera scelta di ciascuno di vivere la propria sessualità ma di schierarsi apertamente contro la criminalizzazione dell’omosessualità e di lottare concretamente perché la vita di tutti sia sicura, visti gli ancora attuali episodi di violenza che molte persone si trovano a subire per le loro scelte.

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Il Punto V non poteva trascurare questa bella iniziativa della capitale austriaca.

Make love, not war!

Il Calendario della felicità: Si parte!!!!!!

Confesso. Sono colpevole, chiedo di essere perdonata. Il calendario della felicità sarebbe dovuto iniziare-come da precedente post-il 15 marzo. Ebbene, i ritmi serratissimi di questo periodo non mi hanno permesso di annotare quotidianamente i miei momenti di felicità, che comunque sono stati tantissimi. I più speciali? La seconda esperienza, straordinaria, in radio, il primo lavoro da addetto stampa, nuovi incontri, tante occasioni di condivisione e soprattutto una rinascita. Una rinascita? Addirittura? Ebbene sì….trattandosi di un evento particolare che è avvenuto nella mia vita, in fondo non mi dispiace più di tanto che i 365 giorni di felicità siano slittati di un po’. Ora sono pronta ad iniziare con il resoconto dei primi 10 giorni! 3,2,1 viaaaaaaa!

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#Giorno1 (sabato 2 maggio)

Relax, solo relax, coccole profumate di Camelia e il profumo della lavanda. Il resto, oggi, non conta nulla. Beh, il primo toast da “Capatoast” pure dice la sua, in fondo!

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#Giorno2

Oggi sono esattamente 4 giorni che non tocco una sigaretta. Orgogliosissima di me, oltre che felice! Ne ho lasciata una nel pacchetto e la custodisco gelosamente nella mia camera.

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#Giorno3

Quando unisci l’utile al dilettevole, come spesso accade nel mio lavoro, non puoi essere che felice: oggi è stato il turno della mostra di Milo Manara! Certo, se mi avessero venduto singolarmente la tavola dello Scorpione sarei stata un po’ più felice…..E comunque belle cose anche dopo: una passeggiata alla ricerca di angoli da fotografare, una piazza accogliente, un paio di birre e parole spontanee e mai banali.

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 #Giorno4

Felicità oggi è stata ricevere un aiuto. Mi preparo al “Maggio dei Monumenti”, insieme al mio uomo di teatro preferito! Una birra gelata non può mancare!

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#Giorno5

Nel #NoDietDay la gioia più grande è stata cenare alle undici di sera con latte e caffè e fette di pane e nutella. Nutella: se non ci fosse, bisognerebbe inventarla! Come la felicità!

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#Giorno6

Essere arrivata alla fine di questa giornata è davvero la felicità più grande: lettooooooooo!!!!

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#Giorno7

La felicità di oggi, forse, è qualcosa che non si può spiegare….è sentire di essere amata, protetta, guidata, è sentire che sono unica e preziosa. Oggi la mia felicità è stata capire col cuore di essere stata condotta per mano nell’unico luogo in cui mi sarei potuta trovare, puntualissima!

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#giorno8

Felicità è non avere la sveglia che suona al mattino! E infatti mi sono alzata dal letto con tutta calma: finalmente un po’ di relax dopo giorni “de fuego”. Quale sabato migliore di uno che termina con una serata tutta al femminile a ballare danze popolari a piedi nudi come delle vere tarantolate? Storia di una passione contagiosa che profuma di meridione….grazie al live degli Spakka Neapolis 55!

#Giorno9

Domenica è sinonimo di felicità, a prescindere! Se poi conto che è stato il giorno della prima “uscita” ufficiale del nuovo coro in cui canto e che ho trascorso una bella serata tra teatro e post-teatro, allora sì, è stato un giorno colorato da sprazzi di felicità. E vuoi mettere la gioia di fare amicizia con due bimbe di 6 e 8 anni sedute a teatro davanti a me? Vedere bambini sorridenti è la mia gioia più grande! E tornare a casa con un palloncino rosa con cui il gatto inizia a giocare appena mi metto a letto? (Ovviamente dopo 2 minuti si è sentito il botto!)

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#Giorno10

Oggi la felicità ha avuto l’aspetto di una porzione di gâteaux di patate, di una coppetta di gelato stracciatella & nocciola e del 60° articolo scritto. Per essere un lunedì sono più che soddisfatta!

To be continued…….