Cinema. “Mia Madre”: Il nuovo film di Nanni Moretti

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Lo scorso giovedì 23 aprile Nanni Moretti ha presentato al cinema Modernissimo il suo ultimo lavoro cinematografico, Mia Madre, con due proiezioni alle ore 18:00 e alle ore 21:00 che hanno registrato il tutto esaurito e, come lo stesso regista romano ha sottolineato, la presenza di un pubblico giovane. Al termine di entrambe le proiezioni si è tenuto un vivace dibattito con gli spettatori presenti in sala, che è stato l’occasione per riflettere su alcuni aspetti del film e per mostrare 7 scene inedite escluse dal montaggio finale e due videoclip registrati sul set.

Nanni Moretti ritorna dunque dietro la macchina da presa per dirigere il suo dodicesimo film in cui, dopo La Stanza del Figlio affronta nuovamente il tema della malattia e della morte, seppure in maniera diversa. Il dolore straziante e paralizzante per la morte improvvisa del figlio nella pellicola del 2011 si trasforma nell’ultimo film in un’inadeguatezza quasi adolescenziale dell’adulto di fronte soprattutto alla malattia e in ultima istanza alla morte del genitore, della madre nello specifico. Traendo più di uno spunto proprio dalla vicenda umana di sua madre, Nanni Moretti costruisce una storia che ruota intorno alla figura di Margherita, interpretata dall’omonima Buy, che si trova costretta ma del tutto impreparata ad affrontare la malattia della madre.

Margherita, in cui Moretti proietta evidentemente se stesso, è una regista impegnata sul set di un film in cui, pur di sfuggire all’incapacità di  raccontare relazioni umane e parlare di qualcosa che senta parte della sua vita, affronta per l’ennesima volta nella sua carriera una questione sociale, tanto attuale quanto lontana dal suo mondo. Si tratta dell’occupazione di una fabbrica da parte dei suoi dipendenti sull’orlo del licenziamento, dopo la vendita della stessa ad un imprenditore americano, magnificamente interpretato da John Turturro. Margherita è una donna insicura tanto nel lavoro quanto nelle relazioni affettive: sul set appare impacciata, quasi non all’altezza del compito, cercando da un lato continuamente l’appoggio e il consenso dei suoi collaboratori e dall’altro di comunicare in modo goffo agli attori le sue richieste.

Pur non essendo perfettamente chiaro neanche a sé il significato della sua richiesta, lei vorrebbe che i suoi attori non si fondessero completamente con il personaggio ma si mantenessero a qualche ideale centimetro di distanza per osservarsi dall’esterno, che conservassero cioè la propria identità di attori. È la stessa richiesta che Nanni Moretti fa ai suoi attori, come egli stesso afferma nel corso del dibattito. Sul piano affettivo Margherita è altrettanto insicura, costruisce barriere che la pongono in una posizione di difesa e di estraneità rispetto agli altri, all’esterno da sé, che si tratti indifferentemente del compagno, della figlia, della madre. Accanto a lei ad affrontare l’ospedalizzazione e la malattia della madre, c’è suo fratello Giovanni, interpretato da Nanni Moretti.

Il regista sveste i panni di sé stesso per indossare quelli di un personaggio per lui insolito: un uomo centrato, accudente, affidabile, che faccia da contraltare alla figura a tratti nevrotica e del tutto disgregata di Margherita, che le faccia insomma da angelo custode. Le vite dei due figli, seppure in modo differente, sono profondamente scosse dalla precarietà di vita che ha investito la madre, una straordinaria Giulia Lazzarini, professoressa di lettere in pensione, amatissima dai suoi ex alunni, come lo era del resto la madre napoletana di Nanni Moretti. Margherita barcolla sempre più affannosamente tra le cure da dedicare alla madre, rifiutando peraltro l’idea che le resti poco da vivere e provando invano a manifestarle un affetto che rimane trattenuto, il rapporto con la figlia, che ha difficoltà scolastiche e le riprese del film. La sua inadeguatezza nell’affrontare le circostanze difficili della vita, che assumono il carattere quasi di un accanimento, trova piena dimostrazione nella fuga di Margherita dalla sua casa allagata verso il porto più rassicurante della casa materna.

A complicare il lavoro della regista vi è la presenza sul set di un attore americano che, oltre ad essere del tutto fuori dagli schemi, non è in grado di memorizzare le proprie battute e registrare le scene, la cui realizzazione diventa  perciò estenuante. È John Turturro, come dicevamo, a dar vita a questo personaggio esilarante, bizzarro, che, solo alla fine del film, dopo essere stato quasi ridicolizzato, si riscatta, acquistando un’inattesa dignità.  Certamente il “ruolo” di Turturro e del suo personaggio nel contesto del film è quello di smorzare il tono drammatico, non tanto per il tema affrontato quanto per l’instabilità emotiva della protagonista, che a tratti diviene angosciante. L’alternarsi, volutamente non ben definito, tra scene di vita reale, ricordi, incubi e proiezioni mentali, la presenza sullo stesso piano di stati d’animo e preoccupazioni sono l’espediente registico attraverso cui Moretti restituisce al pubblico la condizione confusionale di Margherita, che si trova costretta infine ad accettare quella realtà dalla quale aveva sempre cercato una via di fuga e che prende forma negli ultimi giorni di sofferenza della madre.

La  reazione di Giovanni è alquanto inaspettata rispetto alla calma apparente che mostra, in quanto decide di lasciare il suo lavoro dopo un periodo di aspettativa: anche lui, a suo modo, è profondamente turbato dalle vicende familiari, tanto da mettere in discussione le scelte fatte e la sua intera esistenza. Anche la sua dimensione di adulto è nettamente scricchiolante. Non possiamo non notare inoltre un parallelismo o meglio un contrasto che Moretti sottolinea rispetto al tema del lavoro: da un lato la possibilità di un professionista di rinunciare alla sua attività e al suo guadagno, dall’altro la lotta degli operai per difendere il proprio lavoro. All’immaturità degli adulti fa quasi da contrasto la maturità della figlia di Margherita, Livia (Beatrice Mancini) che, pur essendo nel pieno conflitto adolescenziale, è colei che vive la malattia e la morte della nonna tanto amata nella maniera più “sana”: la scena in cui si sveglia nel cuore della notte allo squillare del telefono e piange nel sentire che la nonna è finita è tra le più toccanti e realistiche del film.

“Mia madre” si conclude con un primo piano su Margherita Buy, il cui volto esprime in un attimo un turbinio di emozioni contrastanti: amore, tenerezza, perdita, smarrimento delle proprie radici e quindi della sicurezza. In definitiva Nanni Moretti realizza un film che rappresenta un ulteriore elemento di evoluzione nella sua carriera artistica e in cui l’elemento di maggiore risalto, come lo stesso regista ha affermato durante il dibattito, è la contrapposizione tra la solidità della trama, che procede attraverso elementi di certezza-malattia, angoscia, morte-e la totale destrutturazione della sua protagonista.

L’articolo è pubblicato su “Napoleggiamo” al seguente indirizzo:

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=16466

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2 pensieri su “Cinema. “Mia Madre”: Il nuovo film di Nanni Moretti

  1. renataergas ha detto:

    Un film ,che senza esagerazioni ne sdolcinature,mi ha fatto rivivere,il periodo della morte di mia madre.
    Triste e nello stesso tempo ironico,da un quadro delle emozioni che si provano in quei momenti.
    Descrive chi affronta il dolore in mondo razionale,che si tiene tutto dentro,e chi ,invece reagisce con la pancia,e non vuole guardare in faccia una realta che fa troppo male.
    Siamo tutti adolescenti cresciuti? Si ,quando si parla della propria madre

    Piace a 1 persona

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