Libri: Global Gay di Frèdèric Martel, uno sguardo sulle diverse realtà gay nel mondo

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Ieri, 20 aprile, a partire dalle 19:00, si è tenuto presso l’Institut Français di Napoli (Via Crispi 86) un evento letterario di grande valore socio-culturale, che ha avuto come tema la questione gay nel mondo. L’occasione è stata la presentazione del libro Global Gay di Frèdèric Martel, scrittore e giornalista d’inchiesta francese classe 1967, reduce dal successo di “Mainstream. Come si costruisce un successo planetario e si vince la guerra mondiale dei media”. L’incontro conclude la rassegna “Poetè – Letture poetiche (e non solo) infuse di teina” (che ha sede ordinaria al Chiaja Hotel de Charme) giunta quest’anno alla 6^ edizione, sotto la direzione artistica di Claudio Finelli, che ha moderato l’incontro di ieri con Martel. All’incontro, svoltosi alla presenza del console francese Christian Thimonier, ha preso parte anche l’attrice Cristina Donadio-prossima protagonista femminile di Gomorra – La Serie 2, che ha dato voce ed anima ad alcuni brani tratti da Global Gay. Come il direttore dell’Institut Français di Napoli ha tenuto a precisare all’inizio, quella di ieri è stata l’occasione per riflettere non solo sui diritti dei gay in un mondo sempre più globalizzato, ma più in generale sui diritti umani, ponendo anche l’accento sulla sensibilità che in questi anni ha mostrato il “Grenoble” rispetto al tema dell’omosessualità e della cultura trans.

Cristina Donadio

Cristina Donadio

Global Gay è un libro di inchiesta, è il frutto di numerosissime esperienze dirette dell’autore in molteplici aree del mondo, circa 40 paesi, dagli Stati Uniti alla Russia, dalla Cina al Medio Oriente e all’Africa, nonché dell’incontro e del confronto con decine e decine di persone in ciascuno di questi, tanto persone comuni quanto attivisti che lottano per l’affermazione dei diritti dei gay, rischiando ancora oggi in molti casi la propria vita. L’idea sostenuta è che, pur essendo in piena globalizzazione, in termini di questione dei diritti gay sia più corretto affrontare il tema considerando singolarmente le differenti realtà geografiche, troppo diverse le une dalle altre in termini politico-economici e specialmente socio-culturali, piuttosto che analizzare la questione gay presupponendo l’esistenza di un’omogeneità e in questo senso il titolo del libro “Global Gay” può quindi essere fuorviante. Alla globalizzazione va sicuramente il merito, soprattutto grazie ai nuovi media, internet e social networks, di consentire alle comunità gay di tutto il mondo di riconoscersi in alcune importanti rivendicazioni, come sottolinea Finelli e di costituire una forza propulsiva a livello mondiale, globale, che oggettivamente sta trasformando la “questione gay” in tutto il mondo. Così, pur essendo molti simboli ormai universali per i gay, basti pensare alla bandiera arcobaleno, il “coming out”, il Gay Pride, Milk, il film Brokeback Mountain, Ricky Martin, la situazione è troppo differente nei vari paesi del mondo per essere affrontata in maniera globale: ecco che sarebbe più corretto parlare di “Local Gay” piuttosto che di “Global Gay”.

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Proprio rispetto alle differenti realtà da considerare, Martel individua tre macroaree: la prima, racchiusa nell’ampia definizione di Occidente, comprendente gli USA, l’Europa e larghe aree dell’America Latina (soprattutto Argentina, Uruguay, Brasile, Messico), una seconda comprendente Russia, Cina ed India, con diverse sfumature-essendo paesi molto vasti-ed una terza nella quale possono essere inseriti numerosi stati africani e medio-orientali. Nel primo, il “nostro mondo” si sta passando dalla penalizzazione e criminalizzazione dell’omosessualità a quella dell’omofobia: il simbolo di questa evoluzione secondo Martel è il Presidente degli USA, Barack Obama che, a poche settimane dalle elezioni presidenziali, si dichiarò in prima persona favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, correndo un grosso rischio rispetto alla possibilità di essere rieletto e successivamente inserì la questione gay nella più ampia lotta per i diritti civili.

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Nel secondo mondo, definito dallo scrittore quello “dell’omofobia fredda”,  non vi sono leggi restrittive, tuttavia i pregiudizi limitano ancora ampiamente la libertà dei gay e soprattutto quella degli attivisti pro-gay, che addirittura in alcuni casi non hanno accesso ad impieghi pubblici. In questa macroarea, comunque, si inseriscono realtà molto differenti, che risentono anche delle diverse possibilità economiche e del livello socio-culturale individuali. Nella terza area, quella “dell’omofobia calda”, vi sono, tra gli altri, paesi che prevedono ancora la pena di morte per i gay; si tratta di paesi islamici, 8 per la precisione: Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi Uniti, Yemen, la parte settentrionale della Nigeria e del Sudan, Mauritania, e alcune regioni della Somalia. Se quindi, nei paesi occidentali l’attuale sfida è raggiungere la piena affermazione dei diritti degli omosessuali e sostanzialmente ottenere il riconoscimento del diritto al matrimonio, gli interventi più urgenti riguardano le aree dove l’omofobia è ancora una realtà drammatica, fatta di limitazioni, condanne sommarie, morte. E a tale proposito l’autore sottolinea l’importanza di individuare interventi che siano realmente di sostegno e di divulgazione mediatica che non cadano quindi nella possibilità di inasprire il problema e di aggravare maggiormente le condizioni di vita dei gay.

Al termine della presentazione c’è stato anche il tempo per un dibattito con il pubblico, con interventi, tra gli altri, del Presidente di Arcigay Napoli, Antonello Sannino e di Paolo Valerio, ordinario di Psicologia Clinica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II di Napoli. L’incontro letterario è stato quindi un’occasione preziosa per osservare dal di dentro e in maniera trasversale la realtà ancora spesso misconosciuta del mondo gay, non senza i consueti riferimenti critici al ruolo delle religioni ed uno sguardo tipicamente francese rispetto alla situazione italiana.

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