Che ne dite: meglio nude o in pelliccia?

Ricordo nitidamente un’immagine della mia infanzia, quella di donne dell’età di mia madre (ma anche di mia nonna) che orgogliosamente indossavano morbide e sontuose pellicce. Ora non so se si trattasse di pellicce vere, ma immagino che molte lo fossero, visto che ad indossarle erano signore che sapevo essere piuttosto facoltose. Non oso immaginare quanti e quali capi sfoggiassero poi le donne della Napoli bene, quelle di Via Dei Mille per esempio o le abituali frequentatrici del Teatro San Carlo o dei circoli vip, le mogli di famosi primari ospedalieri e via discorrendo. Certo è che già a quell’epoca rimanevo piuttosto basita dall’atteggiamento superbo con cui queste signore sfoggiavano, lasciatemelo dire, nient’altro che i resti di animali morti.

Devo dire di essere sempre stata piuttosto sensibile alla “questione” animali, tanto che più volte mi sono rifiutata, sempre da bambina, di mangiare la carne, chiedendo ai miei genitori perché si dovessero uccidere degli animali per nutrirci, prima di venire a conoscenza della catena alimentare. No, non sono diventata né vegana né un’animalista agguerrita ed impegnata in manifestazioni a favore degli animali, ma di certo nutro per loro un grande amore, soprattutto per i gatti, avendone due. Sono fermamente convinta che gli animali, in quanto esseri viventi, così come le piante e tutto quanto facente parte della natura, vada profondamente rispettato e protetto, senza estremismi, considerando sempre che l’essere umano, pur essendo al vertice della creazione, non abbia alcun diritto di sfruttare in modo indiscriminato altre “creature”. Sono d’accordo (e immagino che potrò suscitare disdegno in alcuni lettori), sull’uso degli animali da laboratorio per la sperimentazione dei farmaci, se questi, come nel caso degli antitumorali o di altre importanti classi, consentono di salvare o prolungare la vita di milioni di persone malate. Esistono protocolli stilati con il beneplacito di comitati etici che stabiliscono regole, più o meno condivisibili, ovviamente, riguardo tale argomento. Personalmente provo orrore all’idea che animali domestici, come il cane o il gatto, vengano torturati: non che la loro vita valga più di quella dei topini da laboratorio ma è innegabile che le differenze ci siano. Ciò che proprio non mi va giù è pensare che si debbano torturare animali per scopi che non siano “alti” e sicuramente tra questi c’è la fabbricazione di pellicce. Lo sappiamo tutti, l’abbiamo studiato alle elementari. Gli uomini primitivi indossavano le pelli degli animali poiché era per loro l’unica possibilità di ripararsi dal freddo. Allo stesso modo sappiamo bene che oggi, grazie alle innovazioni nel campo della tecnologia tessile, si possono produrre un’infinità di capi altrettanto caldi che, oltre ad essere funzionali, sono anche estremamente eleganti. Da qui nasce la mia incredulità rispetto al fatto che, ancora oggi, esista chi, pur di indossare uno degli “status symbol” per eccellenza in fatto di abbigliamento, approva deliberatamente la tortura di animali. Di alcuni mesi fa è l’inchiesta di una nota trasmissione televisiva sullo spietato trattamento destinato alle oche, le cui penne sono la materia prima con la quale vengono prodotti giubbini famosi in tutto il mondo, che vengono definiti da molte riviste come un “must have” se si vuole essere davvero di moda. Insomma, per essere di moda siamo (sono) disposti proprio a tutto. Volpi, linci, ermellini, zibellini, foche, lontre: alcuni degli animali dai quali, più frequentemente, vengono ricavate le pellicce. Annegamento, dissanguamento, asfissia, alcune delle tecniche utilizzate per ucciderli, senza alcuna considerazione per la sofferenza prodotta all’animale, ma con il solo scopo di mantenere quanto più possibile intatta la sua pelliccia, affinché mantenga tutte le caratteristiche che la rendono così pregiata agli occhi degli acquirenti. “Che bella pelliccia, com’è morbida, com’è lucente!”. “E non sai quant’è calda!”. Spero di non assistere mai ad una conversazione del genere nella mia vita. Tra le modalità di uccisione degli animali, menzione del tutto a parte merita lo scuoiamento: la pelliccia è rimossa dal povero animale mentre è ancora vivo, lasciandolo morire lentamente e dolorosamente. Non si può che provare orrore, a mio modesto parere. Sono numerose le associazioni che lottano nel mondo affinché queste pratiche diventino un ricordo di tempi lontani, ma non tutti i paesi sono, per così dire, sensibili all’argomento e sebbene in molti esistano leggi in difesa degli animali, si sa: “fatta la legge, trovato l’inganno”. Tra le associazioni che operano per la tutela degli animali, non solo relativamente alla questione pellicce, vi è PeTA (People For The Ethical Treatment of Animals), attiva in tutto il mondo attraverso numerose campagne di sensibilizzazione, diffusione di informazioni che molto spesso ignoriamo e petizioni. Numerosi sono i personaggi famosi del mondo dello spettacolo, dal cinema alla musica alla moda, che prestano il loro volto a favore di nobili cause. Quest’anno, a proposito del nostro capo incriminato, è stata la volta di Pink, la famosa ed eclettica cantautrice statunitense. Pink è stata la principale protagonista di una campagna targata PeTA dal nome “Meglio nude che in pelliccia”, nella quale viene ironicamente suggerito di “imparare a sentirsi a proprio agio nella propria pelle lasciando che anche gli animali facciano altrettanto”.

Pink

Se Pink ha attirato soprattutto l’attenzione dei media, senza tralasciare quella di tutti coloro (fan e non) che hanno potuto ammirare il suo bel corpo tatuato e la sua nuova capigliatura, tre attiviste di PeTA hanno fatto grande scalpore durante la settimana londinese della moda lo scorso mese, presentandosi completamente nude davanti alla Somerset House con un cartellone, rigorosamente rosa, recante il medesimo slogan a coprire il lato A. Il lato B nel frattempo è stato preso d’assalto dai flash. Saranno riuscite nel loro intento di sensibilizzare l’opinione pubblica o avranno solo creato un bell’ingorgo nel centro della capitale inglese? Ci sarebbe da informarsi sul numero di tamponamenti avvenuti durante quella giornata! Scherzi a parte, non c’è dubbio che con questa “trovata” abbiano fatto conoscere PeTA a chi come me (lo confesso) non ne era a conoscenza.

attiviste PeTA

Molte altre star hanno prestato i loro corpi per questa ed altre nobilissime cause, tra cui il divieto ad impiegare gli animali negli spettacoli circensi e la protezione delle povere anatre, letteralmente torturate per preparare il pregiatissimo paté de foie gras. Personalmente, mi sono sempre rifiutata di assaggiarlo; tra l’altro si tratta di un cibo grasso per definizione. Direi che sarebbe il caso di unire l’utile al dilettevole ed evitare di consumarne, in Francia ovviamente, perché in Italia è vietato da una legge del 2007.

Elisabetta Canalis

Eva Mendes

Pamela Anderson

Nel nostro Paese la LAV (Lega Anti Vivisezione) ha presentato una proposta di legge in materia di “Divieto di allevamento, di cattura e di uccisione di animali per la produzione di pellicce”, chiedendo che sia vietata l’apertura di nuove strutture, che siano chiuse quelle esistenti da un anno dall’entrata in vigore della legge ed altre forme di tutela per gli animali. Il triste dato è che in Italia vi sono ancora ben 18 strutture che causano la morte di oltre 150000 visoni l’anno.

Se da un lato è necessario tutelare gli animali con una specifica normativa, dall’altro è essenziale l’esempio proveniente dal mondo della moda. Vedere sfilare in passerella modelle in pelliccia non è di sicuro un elemento che scoraggia le donne ad acquistarne una per sé. A tal proposito, è da lodare la politica adottata dal gruppo Inditex, quello di Zara e Bershka per intenderci, che ha sottoscritto con la Fur Free Alliance l’impegno a non utilizzare nelle sue collezioni nessun tipo di pelliccia di animale, compresa quella di coniglio. Mi auguro che molti altri brand possano seguire lo stesso esempio e soprattutto che si comprenda che non si può barattare l’illusione della bellezza, né l’ostentazione della propria ricchezza, con la vita di un animale.

Consentitemi di lasciarvi con una riflessione leggera, rivolta soprattutto alle amiche lettrici. Partendo dal presupposto banale che una pelliccia la si indossi per piacere a qualcuno, credete davvero che ad un uomo importi di vedervi in pelliccia piuttosto che nude? E se proprio volete illudervi che l’abbigliamento faccia la differenza, almeno acquistatene una completamente sintetica. Una volpe ringrazia!

http://www.ladyo.it/che-ne-dite-meglio-nude-o-in-pelliccia-mygenerationweb-per-ladyo/

http://www.mygenerationweb.it/201503182317/articoli/agora/al-femminile/2317-che-ne-dite-meglio-nude-o-in-pelliccia-mgw-per-ladyo

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