Il calendario della felicità

Stasera avevo in programma una di quelle serate che, ipoteticamente, aspetti tutta la settimana. Bene, io la mia vita non la vivo più così, non vivo più aspettando che venga un giorno “speciale” rispetto agli altri. A ciascuno il suo colore, la sua luce, la sua ragione di esistenza, il suo piccolo senso nell’insieme della vita. Insomma, stasera avrei dovuto trascorrere una serata con le amiche nel locale che sento più familiare, tanto che lo chiamo “Casa” ….., dove tra l’altro ho festeggiato il mio 33° compleanno. Fantasia, creatività, selezione musicale che ti fa proprio venire voglia di ballare e lasciar andare via i pensieri, visi ormai conosciuti ma sempre (alcuni) piacevoli a vedersi (sai com’è, certe volte hai proprio bisogno di rifarti gli occhi dopo giorni in cui hai visto solo scimmie), cocktail discreti e soprattutto uno stile ed un arredamento che sembra fatto su misura per me: vintage (vero!) e stravagante, insomma, una chicca!

Pensavo di uscire! Ma, complici la stanchezza di giorni convulsi, la pigrizia post riposino(di 2 ore)pomeridiano, che non facevo da un bel po’, la crisi economica (la mia!) e soprattutto il mal di stomaco che mi allieta da ieri, ho preferito rimanere a casa. E quanto sono belli quei sabato sera in cui rimanere a casa è una decisione personale e non la conseguenza del fatto che ti ritrovi da sola a non sapere proprio che fare e ti senti un’aliena. Sì, sono passata anche e più volte per quei momenti là. Anche quelli in fondo, pur spiacevoli, sono passaggi importanti, sono i momenti in cui impari, volente o nolente, a startene da sola con te stessa, anche se vorresti urlare al mondo che hai bisogno di compagnia, di vedere gente nuova, di svagarti, di non pensare. E invece no. Io, purtroppo, per fortuna, mi sono sempre trovata nella scomodissima posizione di dover pensare. Dover pensare, non, voler pensare, a dispetto di quanto a volte gli altri e soprattutto io abbia pensato di me stessa. Era una strada, si è trattato di un percorso ad ostacoli, ma non potevo saperlo o meglio, in cuor mio lo sapevo, ma forse non ho mai avuto il coraggio di ammetterlo a me stessa. Ho dovuto pensare così tanto e per così tanto tempo da consumare energie. Non so nel frattempo quanti neuroni siano potuti morire…..Pensare per capire, sentire di stare male, voler cambiare, cercare altro. Pensare: il motore di ogni cambiamento decisivo. Guardo indietro a un bel po’ di mesi fa. Sono cambiate molte, moltissime cose.

Sono cambiata io, radicalmente. E mi piace gridarlo! Forte, come una bella notizia, come un canto liberatorio, come una voce che possa dare speranza, incoraggiare. Desidero così tanto che la luce che oggi io riesco a vedere dentro di me possano vederla anche gli altri dentro di loro, perché io sono testimonianza vivente che si possa essere felici pur avendo una storia difficile alle spalle. Perché la luce c’è, e c’è in tutti. Peccato che, molto spesso, facciamo di tutto per oscurarla. Con scelte sbagliate, soprattutto. Scelte sbagliate non per gli altri, ma per noi stessi. Scelte che non rispecchiano la nostra reale identità, che ci allontanano dal bene per noi stessi, che crediamo siano la chiave della felicità, per poi ritorcersi contro, come un boomerang. E che dolore, ragazzi!

choose-happiness

Il 3 giugno dello scorso anno ho iniziato e portato a termine la “sfida” dei cento giorni di felicità. Ne sono cambiate di cose da quel giorno. Direi che il cambiamento sostanziale è stata la decisione definitiva di abbandonare la folle idea, che per 30 anni circa mi ha perseguitato, di diventare un medico. E a 33 anni, con la media del 28, con riconosciute capacità intellettive e umane, con un’esperienza stupenda di reparto e soprattutto senza alcuna reale alternativa e contro il parere di molti, non è che sia propriamente facile. I sogni mi perseguitano ancora di tanto in tanto….ma l’elaborazione del più grande lutto della mia vita è un’altra storia. Ce la vediamo io e il mio inconscio. Tanti altri cambiamenti sono avvenuti e sono ancora in atto….non smetterò mai di cambiare, questo è certo! (Magari ve ne parlerò in qualche altro post).

Oggi, complice questa serata casalinga (benedetta!) ho deciso che voglio intraprendere una nuova sfida, molto più avvincente della precedente. I “giorni di felicità” non saranno 100 ma 365. Sarà l’anno della felicità. Sarà l’anno durante il quale mi impegnerò a intravedere sottilissimi raggi di luce anche nei giorni più bui e voi sarete non solo gli spettatori ma anche e soprattutto i destinatari di questa avventura. Ce la si può fare, ma si deve scegliere di cambiare prospettiva. In quei 100 giorni trascorsi a cercare pillole di felicità di cose brutte ne sono successe parecchie. Il 18 agosto, lo ricordo come fosse ieri, il mio papà ebbe l’ennesimo arresto cardiaco. Lo vidi morire e resuscitare grazie al nostro amico defibrillatore. Ecco, quel giorno per molti sarebbe stato solo un giorno nero, di tristezza, angoscia, preoccupazione. Per me è stato il giorno in cui mio padre è rimasto in vita, il giorno in cui ha riaperto gli occhi ed io ho potuto abbracciarlo e parlargli e dirgli di rimanere tranquillo, che a breve sarebbe tornato in sé. E allora non importa che ogni giorno accadano decine e decine di cose da dimenticare. Vale la pena ricordare una minuscola perla, una stella luminosa, perché ho provato e sto provando sulla mia pelle che è possibile, ma lo si deve volere fortemente. Troppa tristezza, troppe delusioni, troppa rabbia, troppo sconforto in giro! Sembra che la speranza e la voglia di gioire siano andate a fare una passeggiata su Marte. La felicità c’è. Sarà che ci siamo disabituati a vederla? Sarà che preferiamo guardare il negativo perché lamentarsi è più comodo e alla portata di tutti? Sarà quel che sarà. Io, per la mia vita, ho deciso così!

E allora via a questo calendario della felicità. Sono le ore 00:37….si comincia da oggi, domenica 15 marzo 2015 (che poi, per me, è ancora “ieri”, perché tra un po’ mi vado a rifugiare al caldo delle coperte con i miei fedelissimi felini domestici) e si proseguirà per i successivi 365 giorni.

Di settimana in settimana o di mese in mese, a seconda del tempo, che attualmente scarseggia, sarete opportunamente informati sui miei momenti felici!

Cavolo, che sfida! Intrecciate le dita per me!

 

C’è un’ape che si posa su un bottone de rosa,

lo succhia e se ne va…..

Tutto sommato, la felicità

è una piccola cosa.

Trilussa.

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Pubblicato in: Post

2 pensieri su “Il calendario della felicità

  1. Romy_mc ha detto:

    Sono sicura che ci riuscirai, certo non sarà facile, quando si vuole intraprendere una nuova strada bisogna cercare di non guardarsi indietro ma di andare avanti perché la felicità è lì a pochi passi da noi, basta guardarla e accorgersi che esiste e che non esiste solo la tristezza è l’insoddisfazione. Non ti conosco ma ti sono vicina in questo cammino, anche io sto cercando la mia strada per riscoprire la felicità nella routine di tutti i giorni.

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    • Maria M. ha detto:

      Sai, la cosa bella è proprio sentire che la felicità non si trova all’esterno ma all’interno…..credo sia la scoperta più grandiosa che si possa fare perché si capisce che non si ha bisogno di nulla. Grazie per il tuo bel commento e il tuo “sostegno”. Ti abbraccio e….buon viaggio anche a te!

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