Pene d’amor perdute. Impossibile rinunciare all’amore

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Dal 30 dicembre è in scena al Nouveau Theatre de Poche lo spettacolo “Pene d’amor perdute”(titolo originale “Love’s Labour’s Lost”), commedia shakespeariana, tra le prime scritte dal Bardo inglese, sull’esigenza inevitabile dell’uomo di cercare l’amore e conquistare la donna amata, superando ogni ostacolo. Lo spettacolo, in due tempi, con la regia di Peppe Miale (registi assistenti Sergio Di Paola e Lorena Leone, assistente alla regia Agostino Pannone) non può che essere, come da degna rappresentazione di un’opera di Shakespeare, di tipo corale.

Sedici gli attori in scena, tra protagonisti e gregari. Del tutto originale l’ambientazione della storia nei moderni anni ’80, occasione per allietare il pubblico con successi musicali di quel periodo e vedere gli attori indossare abiti ed accessori perfettamente in stile, dai colori vivaci, per un look stravagante e scanzonato, che ben si presta al tono, spesso ironico, della commedia.

Questa scelta consente sicuramente di rendere più godibile e più leggero uno spettacolo dal linguaggio complesso e di lunga durata. La scena iniziale è ambientata in una classica discoteca degli anni ’80: disco-music, luci stroboscopiche e tanto colore. Si inizia così a familiarizzare con gli attori presenti sul palco, che, via via, lasciano la scena per dare inizio alla storia.

La trama è semplice: Ferdinando, re di Navarra, interpretato da Agostino Pannone, è deciso a vivere i successivi tre anni della sua vita dedicandosi allo studio, lontano dalle distrazioni del mondo, dal lusso, dal cibo e, ovviamente, dalle donne e coinvolge in questa insolita avventura tre uomini, Longaville(Diego Sommaripa), Biron(Davide Magliuolo) e Dumain(Vito Pace). I tre sottoscrivono il loro impegno a rispettare lo statuto del sovrano, consapevoli delle punizioni previste nell’eventualità di venir meno al patto. Le titubanze che, già inizialmente, caratterizzano il gruppo, si acuiscono all’incontro con la principessa di Francia, interpretata da Maria Adamo e le sue tre ancelle. I quattro uomini sono destinati ciascuno a perdere la testa per ognuna delle quattro donne e intraprendono così uno sgangherato corteggiamento, fingendo, inutilmente, tra di loro, di rimanere fedeli al patto. Uno alla volta cederanno, vinti dal loro sentimento, e si smaschereranno vicendevolmente. Si sa, in fatto di amore, le donne sono molto più astute degli uomini!

Ecco che, la principessa e le tre ancelle, avvisate in tempo dal segretario Boyet(Antonio Dell’Isola) sul piano che i corteggiatori avevano scioccamente preparato, si beffano del re e dei suoi amici, che si presentano alle loro tende mascherati da russi. Li accolgono mascherate anch’esse e li illudono di farsi riconoscere attraverso i gioielli ricevuti in dono, che si scambiano tra di loro, confondendo i corteggiatori. Li costringeranno quindi a confessare la loro colpa e a dichiarare pubblicamente i loro sentimenti mettendoli a dura prova. Ciascuno degli uomini dovrà attendere dodici mesi prima di poter rivedere ciascuna fanciulla, affinché possa essere sicuro del proprio sentimento, fortificato e forgiato dalla lontananza. Insomma, un “vissero felici e contenti” rimandato di un anno.

Sulla scena, le quattro coppie vengono identificate da altrettanto quattro diversi colori: il rosso per la coppia “reale”, il rosa per Longaville/Maria(Valentina Esposito), il blu per la coppia Biron/Rosalina(Francesca Somma), il verde per Dumain/Caterina(Rosa Rubino). La vicenda amorosa si alterna con scene “di contorno”, in cui si avvicendano gli altri personaggi: Don Adriano de Armado(Giovanni Tufo), il suo servitore Tarmola(Nicola Sergianni), Bolso(Gennaro Esposito), la guardia, Trullo(Francesco Scolaro), aitante giovanotto, che viene colto in flagrante con la bella e seducente Giacometta(Lorena Leone) ed infine le colte e puntigliose Oloferne (Daria Fiorillo) e Nataniele (Leda Conti). Sicuramente non è cosa semplice la messa in scena di una commedia di Shakespeare, soprattutto se con attori non tutti professionisti: appare evidente allo spettatore il grande divario artistico tra alcuni dei protagonisti e gli allievi attori.

Tra questi, un plauso va a Francesco Scolaro, che interpreta in modo spontaneo e convincente il giovane Trullo e al bravo e simpatico Nicola Sergianni, che, con grande spontaneità, veste i panni di Tarmola, facendo, tra l’altro, sorridere il pubblico cantando il motivo di una famosa telenovela sudamericana. Una menzione del tutto speciale va alla talentuosa Francesca Somma, che, nonostante la giovanissima età, calca la scena con una sicurezza ed una capacità espressiva davvero invidiabili: la sua Rosalina è straordinaria, pungente, ironica, sicura di sé, imperturbabile, sempre provvista della risposta giusta per ogni occasione.

Tra le note del tutto positive, le interpretazioni di Maria Adamo, Davide Magliuolo e Diego Sommaripa, quest’ultimo, in particolare, sempre attento alla caratterizzazione del personaggio e in grado di rendere più sapido lo spettacolo, le scenografie di Mauro Rea, ben inserite nella cornice del de Poche, i costumi di Alessandra Gaudioso. Lo spettacolo, cui vi invitiamo ad assistere, sarà ancora in scena nel fine settimana, sabato alle ore 21:00 e domenica alle ore 18:00.

http://www.napoleggiamo.it/articolo.php?id=14540

 

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