Se vi piace il Marsala, questo è l’anno che fa per voi!

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Tonalità delicatamente seducente, che ci attira per il suo calore avvolgente.

A cosa corrisponde questa definizione? Preciso che non si tratta dell’ennesimo quiz radiofonico mattutino e che un’eventuale risposta esatta non vi farà vincere alcun dizionario della lingua italiana. Infatti si tratta delle parole pronunciate dalla statunitense Leatrice Eiseman, direttore esecutivo del Pantone Color Institute. Cosa? Non avete mai sentito parlare di Pantone? Si tratta di un’azienda americana che, forte di uno slogan altamente evocativo, “The Color of Ideas”,  è diventata, a partire dal 1962, anno della sua fondazione, il leader nel settore della grafica, grazie alla creazione di un sistema di identificazione(Pantone Matching System) e successiva catalogazione dei colori, oggi utilizzato anche nell’industria. Se i colori classificati erano “appena” 1144, nel 2007  ne sono stati aggiunti altri 2000. Abbiamo una certezza: esistono migliaia di colori tra cui poter scegliere, qualsiasi cosa si decida di fare, creare, disegnare. Non vi nascondo che questa scoperta mi ha leggermente destabilizzato. Sì, perché già solo davanti alla minacciosa schiera di nuances, impercettibilmente diverse, degli smalti Kiko, perdo la vista e la testa, fino a sentire vocine malefiche che mi dicono: “Prendi me, prendi me!”. E non vi dico la reazione che ho avuto nello store della M&M’s a Londra: non potevano esistere così tanti colori o meglio, coloranti! Se, a questo punto, vi starete chiedendo a quale colore corrisponda la definizione di cui sopra, è venuto il momento di darvi la risposta. Si tratta del colore Marsala. Fino a pochi mesi fa, nel mio immaginario, alla parola marsala, corrispondeva solo il noto liquore siciliano, che, nella versione all’uovo, ho visto sin da bambina mia madre utilizzare per preparare il Tiramisù. Poi Pantone ha eletto Marsala colore dell’anno 2015 e da quel momento tutto è cambiato: ho avuto la certezza che il marsala sia un colore! È dal 2000 che Pantone sceglie ogni anno, democraticamente per tutti noi, qual è il colore di tendenza. Date un’occhiata agli intraducibili Radiant Orchid e Tangerine Tango, colori Pantone rispettivamente del 2014 e del 2012 e al più noto color Smeraldo (Emerald) del 2013: li trovo stupendi!

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L’uomo ideale dalla A alla Z (più o meno) – Parte II

….e allora continuiamo…..

M come: maturo/matto

Difficile incontrare un uomo tra i 30 e i 40 anni che sia sufficientemente maturo per essere un buon compagno? Chiedete un po’ in giro alle donne della mia età. Probabilmente vi risponderanno che al momento è più facile trovare  un cane parlante. A parte gli scherzi, la questione è davvero seria, serissima. Perché maturo, attenzione, non è l’uomo realizzato, né tantomeno l’attempato(relazioni con uomini molto più grandi? Lasciate perdere, a meno che in futuro non vi vogliate ritrovare a far loro da badanti!) e neanche il matusalemme, giovane fuori e vecchio dentro, da sempre, da quando ha iniziato l’asilo. La maturità non è una questione di età: si può trovare il cinquantenne che vive come l’eterno Peter Pan e il ventenne che è già pronto per vivere la vita adulta. L’uomo maturo è un uomo che sia in grado di relazionarsi, di fare delle scelte coerenti, di essere coerente tra parole e fatti, che non si nasconde dietro un dito ma si prende le sue responsabilità, tutte, dalla prima all’ultima, senza scappare e senza delegare. Ed è maturo affettivamente parlando, ossia sa cosa vuole da una donna e da una relazione, oltre a sapere(cosa fondamentale!)cosa è disposto a dare e a cosa è disposto a rinunciare.

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E poi dico matto! Che matto sia in contrasto con maturo? “Ma anche no!”. Un uomo maturo, che, nei giusti tempi e situazioni, sappia essere un po’ matto, diventa l’uomo da sposare! Attenzione, matto, non psicopatico! Un uomo matto è un uomo che ha conservato lo spirito giocoso del bambino e abbia acquisito quello goliardico dell’adulto intelligente. È quello che all’improvviso tira fuori dal cilindro un coniglio e magari lo rincorre per tutta la casa solo perché tu possa prenderlo in braccio, quello che per farti sorridere non si preoccupa di sembrare ridicolo agli occhi degli altri, quello che, quando è felice, dimentica la razionalità per lasciarsi guidare solo dall’istinto. E ovviamente lo voglio matto d’amore, matto solo di me!

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Love myself.

Finalmente amarmi.
Per quello che sono e per tutto quello che credevo di essere e non sono.
Per il coraggio di essermi guardata prima allo specchio e poi, dolorosamente, dentro l’anima e la mente.
Per l’aver detto finalmente addio ad un’immagine falsa di me e al progetto che pensavo fosse il mio unico percorso per realizzarmi, capendo che si trattava “solo” di un idolo che mi impediva di essere me stessa fino in fondo.
Per tutti i miei fallimenti e le mie piccole vittorie, una su tutte riscoprirmi sempre disponibile al perdono, al sorriso e all’amore.
Per l’essermi abbandonata nelle uniche mani il cui amore mai potrà tradire la mia fiducia e la cui forza potrà veramente trasformare la mia vita.
Per aver avuto la forza e la pazienza di aspettare che le mie ferite si rimarginassero.
Per la certezza che la mia vita, con tutte le sue assurdità, è una benedizione.
Per la voglia di essere disponibile al cambiamento e a migliorare, conscia delle mie fragilità e dei miei errori.
Per l’investimento di energia e passione in nuovi progetti, che spero mi regalino soddisfazioni nuove.
Per la capacità acquisita di dare il giusto peso a cose e situazioni, riservando solo alle cose gravi della vita il dolore.
Per il senso di pace che ha accompagnato questi ultimi giorni la mia vita, nonostante nulla intorno sia cambiato, nonostante a 33 anni non abbia né un lavoro né una mia famiglia. Poco importa, ho la mia vita, pienamente, tra le mie mani.
Per la gioia che pervade l’anima ogni qual volta un bimbo mi sorride e mi manifesta il suo affetto.
Per la voglia di innamorarmi finalmente di un uomo che sappia e voglia amarmi per come merito, e non per come mi condannavo ad essere trattata.
Per la forza di lasciarmi guardare talvolta indifesa e fragile, senza la maschera di make up, nella semplicità di una donna che è conscia che la sua bellezza vada molto oltre l’aspetto fisico, di cui comunque sono grata, perché mi piaccio per come sono e non cambierei nessuna parte di me.

E che tutto questo io lo provi e voglia scriverlo proprio oggi, un giorno scritto indelebilmente nella mia vita, è la gioia più grande. Ci sono riuscita. Sono libera.

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#OBEY. Shepard Fairey al PAN: la Street Art sbarca a Napoli

Foto copertinaPresso il PAN(Palazzo delle Arti di Napoli) è in corso la mostra #OBEY, dedicata a Shepard Fairey, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Obey, una delle voci più famose della “Street Art”. Napoli si conferma, quindi, un importante punto di riferimento culturale per l’arte contemporanea, dopo l’enorme successo registrato dalla mostra dedicata lo scorso anno, sempre al PAN, ad Andy Warhol, conclusasi con oltre 45000 presenze. La mostra, curata da Massimo Sgroi e organizzata da “Password Onlus”, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli,  è stata inaugurata il 6 dicembre e sarà visitabile sino al prossimo 28 febbraio.

Sessanta sono le opere in esposizione, provenienti per lo più da collezioni private italiane, attraverso le quali il visitatore compie un vero e proprio viaggio attraverso l’ “Arte di Strada”, movimento artistico originato circa 30 anni fa come diretto discendente della Pop Art, di cui Warhol è stato il protagonista indiscusso. Impossibile non notare nelle opere di Obey un richiamo al padre della Pop Art, soprattutto nella scelta concettuale di trasformare personaggi più o meno noti in vere e proprie icone mediatiche.

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L’uomo “ideale” dalla A alla Z (più o meno) parte I

Sì, d’accordo l’uomo ideale non esiste. Lo so. Lo sappiamo. Ma non è detto che, tra mille difetti, non possa esistere chi ha un bel po’ di doti, più o meno manifeste, o magari nascoste tra le pieghe dell’anima, visibili solo a chi riesce a penetrare nel suo intimo più profondo. Del resto, le cose belle, non sono sempre così facilmente accessibili.

A ognuno la sua “lista” di qualità, attitudini, comportamenti, atteggiamenti. Questa è la mia! Buona lettura! E se avete proposte alle lettere H, Q, Z, fatevi avanti!

A come: attraente

Forse non è un caso che voglia partire proprio da qui. Attrazione. Che bella parola! Trovare un uomo attraente(così come una donna) non è cosa facile, almeno per me, al momento. Un uomo attraente non è detto sia bello(la bellezza non mi interessa molto), anzi molto spesso gli uomini oggettivamente belli risultano altrettanto saccenti e si pongono arbitrariamente su un piedistallo, dal quale, personalmente, possono anche precipitare. L’uomo attraente è quello che non puoi fare a meno di notare, quello magnetico, che ti attira come una calamita, il cui profumo ti fa impazzire, il cui sguardo ti porta ad immaginare….. Di solito, l’attrazione è reciproca, primordiale, inspiegabile e da lì può partire la magia, soprattutto quando l’attrazione, oltre che fisica, è mentale. Insomma, è il prerequisito indispensabile ad andare avanti.

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La mia settimana su facebook: 11-18 gennaio

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Arrivi a questo punto. Al punto che non ti riguarda cosa il mondo pensi di te, anche del tuo aspetto fisico. Non ti interessa più piacere, avere conferme, sentirti guardata, essere notata tra decine di altre persone. I complimenti fanno sempre piacere, questo non lo nego. Ma sono un di più. Mi interessa sentirmi a mio agio nei miei panni, qualsiasi essi siano, assecondare il bisogno di “curarmi” nell’aspetto solo se realmente mi va, non per competizione, non perché ci possa essere qualcuno che mi guardi con occhi pronti a giudicare.
Certo, piacere a chi ti piace è un altro discorso….sempre donna sono, fino al midollo 😉

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La lezione di “Harry ti presento Sally” sulle relazioni sentimentali

Quanti sono gli spunti di riflessione sui rapporti sentimentali che un film può offrirci? Sicuramente molti, soprattutto se si tratta di una delle commedie sentimentali più originali, meglio riuscite e di maggiore successo degli “ultimi” anni: Harry ti presento Sally, anno 1989. Pochi film sono stati in grado di affrontare con tanta ironia e con spumeggiante comicità il tema della relazione uomo-donna. Per chi non lo conoscesse(in tal caso rimediate al più presto!), il film racconta la storia di Harry, Billy Crystal, e Sally, una giovanissima e bellissima Meg Ryan, che affrontano da sconosciuti un lungo viaggio in auto da Chicago a New York, destinazione università, nel corso del quale hanno occasione di conoscersi superficialmente, mostrando all’altro il peggio di sé, in indimenticabili siparietti. Nel corso degli anni le loro storie si incrociano più volte, fino a diventare amici, poi confidenti intimi ed infine innamorati.

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Bene, veniamo alla lezione sentimentale che scaturisce dal film:

1. Non è detto che la prima impressione sia sempre quella giusta.

“L’ho trovato saccente, non mi piace come era vestito, mastica rumorosamente, non mi ha fatto nemmeno un complimento, c’ha provato subito, sputa il chewingum fuori dal finestrino, ha un tono di voce fastidioso, ascolta dell’orrenda musica, è un mammone, sbaglia i congiuntivi” sono solo alcune, piccole, cose che ciascuna di noi potrebbe notare al primo incontro con un uomo(badate, non necessariamente al primo appuntamento!). Ammetto che molto spesso la prima impressione sia determinante e che ci siano piccoli particolari che accendono una sorta di spia nei nostri emisferi cerebrali, urlandoci che “no, non fa proprio per me, piuttosto preferisco rimanere zitella(non single!) a vita!”. Insomma, un meccanismo ancestrale di autodifesa. Eppure, non è sempre così. Qualche volta concediamoci il beneficio del dubbio….magari l’abbiamo incontrato solo in un momento “no”. Attenzione, però! Sui calzini bianchi non si fanno sconti…..lo dicono anche i The Jackal nell’ultimo spassosissimo video.

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Trappola per topi, un classico del giallo nell’esclusiva location del Pio Monte della Misericordia

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Quando diverse forme di arte si fondono, il risultato non può che essere che positivo. Abbiamo infatti assistito, al Pio Monte della Misericordia(Via dei Tribunali), noto soprattutto per la presenza del capolavoro di Caravaggio “Opere di Misericordia”, al realizzarsi di una mescolanza armoniosa tra storia di Napoli, architettura, scultura ed arte pittorica con il teatro.

Parliamo di “Trappola per topi”, andato in scena dal 9 all’11 gennaio nel Salone d’Ingresso del Pio Monte della Misericordia, che vanta la presenza di quadri di artisti del calibro di Francesco De Mura, Domenico Antonio Vaccaro e Cesare Fracanzano (solo per citarne alcuni). In seguito al successo registrato, per il gran numero di richieste, lo spettacolo replicherà domani, venerdì 16 gennaio alle ore 20:00. Si tratta di uno spettacolo interattivo, adattato da Vincenzo De Falco, con la regia di Peppe Celentano (aiuto regia Vittorio Adinolfi),  tratto interamente dall’omonima famosa commedia poliziesca scritta da Agatha Cristhie, la regina del giallo, nel 1952.

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A piedi nudi nel parco: il clima di una serie televisiva direttamente a teatro

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Un gioiellino. Una bomboniera confezionata perfettamente. Lo spettacolo che non ti aspetti. Un’occasione per sorridere e per riflettere su diversi aspetti della vita: relazioni sentimentali, lavoro, precarietà economica, solitudine, stereotipi, stravaganze. Tutto questo e molto altro è “A piedi nudi nel parco”, presentato da “GAG produzioni” e andato in scena dal 3 al 6 gennaio presso il Te.Co. Teatro di Contrabbando. 

Lo spettacolo, tratto dall’opera di Neil Simon, nasce da un’idea del regista Giuseppe Fiscariello, che, non solo rivede ampiamente il testo originale, ma gli conferisce una connotazione del tutto originale. La storia, che ha visto l’interpretazione sul grande schermo da parte di attori del calibro di Robert Redford e Jane Fonda, è infatti presentata sotto forma di serie televisiva a puntate. Innegabile che, dagli anni ’90 ad oggi, le serie televisive, tanto italiane quanto straniere(americane soprattutto) siano state tra i prodotti più apprezzati dal pubblico, specialmente quando ad alto tasso di ironia, sino a diventare col tempo, irriverenti e persino ciniche.

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Pene d’amor perdute. Impossibile rinunciare all’amore

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Dal 30 dicembre è in scena al Nouveau Theatre de Poche lo spettacolo “Pene d’amor perdute”(titolo originale “Love’s Labour’s Lost”), commedia shakespeariana, tra le prime scritte dal Bardo inglese, sull’esigenza inevitabile dell’uomo di cercare l’amore e conquistare la donna amata, superando ogni ostacolo. Lo spettacolo, in due tempi, con la regia di Peppe Miale (registi assistenti Sergio Di Paola e Lorena Leone, assistente alla regia Agostino Pannone) non può che essere, come da degna rappresentazione di un’opera di Shakespeare, di tipo corale.

Sedici gli attori in scena, tra protagonisti e gregari. Del tutto originale l’ambientazione della storia nei moderni anni ’80, occasione per allietare il pubblico con successi musicali di quel periodo e vedere gli attori indossare abiti ed accessori perfettamente in stile, dai colori vivaci, per un look stravagante e scanzonato, che ben si presta al tono, spesso ironico, della commedia.

Questa scelta consente sicuramente di rendere più godibile e più leggero uno spettacolo dal linguaggio complesso e di lunga durata. La scena iniziale è ambientata in una classica discoteca degli anni ’80: disco-music, luci stroboscopiche e tanto colore. Si inizia così a familiarizzare con gli attori presenti sul palco, che, via via, lasciano la scena per dare inizio alla storia.

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