Chimera: un’immortale storia d’amore andata in scena nel suggestivo Tunnel Borbonico

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La regista ed attrice Livia Bertè vince ancora una volta l’ardua sfida di mettere in scena (sotto la direzione artistica di Ilaria Vitale) un riadattamento di “Chimera: La favola di Amore e Psiche negli occhi di Dino Campana”, omaggio a Carmelo Bene, che è stato attore, regista, drammaturgo, filosofo, scrittore e poeta italiano, e che ha fatto di tutti i Canti Orfici di Campana, uno dei suoi più celebrati lavori. Complice del successo della rappresentazione è il luogo scelto per la messa in scena(avvenuta lo scorso 5 dicembre), il suggestivo Tunnel Borbonico, galleria sotterranea, nonché maestosa opera di ingegneria civile dell’età borbonica, progettato da Errico Alvino e  scavato a partire dal 1853.

Assistere allo spettacolo è quindi anche l’occasione per calpestare il suolo di un altro tempo, di ammirare l’unicità di quel sito, che consentiva il passaggio indisturbato, attraverso la Napoli del sottosuolo, a regnanti e truppe, conducendoli dal Palazzo Reale a Piazza Vittoria, vicinissima al mare e quindi ad una via di fuga. In un susseguirsi di caverne, cunicoli e cisterne, alla luce di fiaccole e candele, al suono di arpa (Gianluca Rovinello) e violino (Anna Rita Di Pace), lo spettatore è proiettato in una realtà quasi onirica, dove le voci si sovrappongono (rendendo tuttavia in alcuni frammenti difficile la piena comprensione del testo) e l’immaginazione prende forma.  Prende vita un tripudio di luoghi, atmosfere, paesaggi, ora paradisiaci, ora tetri e spaventosi; pulsano nelle vene le emozioni senza tempo proprie dell’essere umano: amore, passione, curiosità, invidia, fragilità, forza, spirito di avventura, dolore, riscatto.

Gli attori in scena, vestiti di bianco, appaiono come figure quasi eteree ed immateriali, che, come visioni, in un fluttuare di candidi veli, si muovono sinuosamente tra gli spettatori, rendendoli, in alcuni tratti, parte integrante dello spettacolo che, via via, si snoda sino a raggiungere, nella parte finale, la sua completa realizzazione. La storia è quella dell’amore burrascoso fra Psiche ed Amore, che, nonostante l’invidia e la crudeltà umana e l’arroganza e i dispetti delle divinità, riusciranno, con fedeltà e caparbietà, a coronare il loro sogno di una vita felice insieme. Psiche (Livia Bertè) è una giovane e bellissima fanciulla, che, proprio per le sue doti, attira su di sé l’invidia della dea Venere (la bravissima Orentia Marano), la dea della bellezza.

La sua vendetta è crudele. Costringe infatti suo figlio Amore (Valerio Gargiulo) a far innamorare di sé Psiche, che conoscerà, attraverso di lui, il dolore dilaniante di un amore non corrisposto. Qualcosa, tuttavia, non procede secondo i piani della dea. Amore e Psiche, che si incontrano in un bosco incantato, in una delle scene più emozionanti, si innamorano vicendevolmente, ma, non potendo rivelare la sua vera identità, Amore chiede a Psiche di sposarlo, in cambio della promessa che lei mai gli chiederà di mostrargli il suo volto. Psiche, come ogni donna innamorata, accetta le condizioni del suo amato, che trascorre felicemente ogni notte con lei, lasciandola sola, durante l’intera giornata, in una dimora lussuosa, circondata da oro, gioielli ed ogni sorta di cibi e bevande, per deliziare corpo e spirito. La fanciulla ha però in sé una grande pena, la nostalgia per la sua famiglia che la crede morta, e perciò implora Amore di farle incontrare almeno una volta le sorelle (Serena Pisa e Gabriella Vitiello). Raccontata loro la sua storia incredibile, l’amore passionale per un uomo bellissimo ed il lusso che la circonda, immediatamente le due sorelle, corrotte dall’invidia, preparano un tranello malvagio all’ingenua Psiche, insinuando in lei il sospetto per il suo amato e la convincono a scoprire la sua identità.

Le conseguenze sono terribili: Amore, deluso dalla sfiducia di Psiche e dalla promessa infranta, fugge via. Solo la caparbietà di Psiche nell’affrontare le ire di Venere e le molteplici prove cui viene sottoposta negli inferi, permetteranno ai due innamorati di ricongiungersi e alla bella Psiche di diventare dea ed unirsi per sempre con Amore al cospetto della madre. Lo spettacolo è coinvolgente ed intenso, grazie ad una regia attenta, che non lascia nulla al caso, e alla bravura di tutti gli attori, che interpretano con passione e convinzione ciascuno il suo ruolo. Oltre ai già citati, sono presenti in scena, Giacomo Privitera, nei panni di Gabbiano, il messaggero, e Paolo Gentile, ormai garanzia di successo per ogni spettacolo, che fa da voce narrante, esplodendo nella parte finale, in cui dà voce agli Inferi.

Va soprattutto a lui, a nostro parere, il merito di rendere sempre estremamente comprensibile il testo allo spettatore, condizione necessaria affinché lo stesso si immerga nella storia, apprezzando a pieno la rappresentazione. Ci auguriamo di rivedere presto in scena “Chimera”, che, si candida, avendo ulteriori margini di miglioramento, a diventare uno degli spettacoli al quale il pubblico napoletano (e speriamo non solo)  potrà affezionarsi.

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