Un nemico invisibile chiamato AIDS

http://www.mygenerationweb.it/201412062083/articoli/tendenze/pink-generation/2083-un-nemico-invisibile-chiamato-aids

Zoom-17-mag-Marocco-AIDS

Nel corso di una conferenza stampa, ho ascoltato, basita, le parole di un ragazzo facente parte di un’associazione omosessuale, impegnata nella lotta all’AIDS. Ha riportato la sua esperienza durante una campagna informativa condotta all’università, nella quale si sottolineava l’importanza dell’uso dei preservativi nella prevenzione del contagio da HIV. Bene, durante la distribuzione gratuita dei preservativi, un ragazzo (universitario!) motiva il suo rifiuto dicendogli: “A me non serve, sono eterosessuale”. Questa risposta, credo, sia l’emblema della disinformazione esistente tra i giovani (e suppongo ancora di più tra i giovanissimi) in tema di AIDS, che tuttora è una malattia estremamente diffusa e mortale. “Prevenire è meglio che curare”. Mai come in questo caso questo slogan è perfetto. Prevenire il contagio è possibile solo attraverso i preservativi, in quanto la principale modalità di trasmissione dell’infezione è proprio il rapporto sessuale, attraverso cui, tra l’altro, si diffondono non meno importanti malattie, come l’epatite B e C ed altre infezioni, che vanno sotto il nome di MTS(malattia a trasmissione sessuale). In origine, essendo stata identificata la malattia in un gruppo di omosessuali di San Francisco, si pensava che essa riguardasse esclusivamente i soggetti omosessuali, per poi comprendere che il contagio avviene anche nel rapporto eterosessuale. Ed anzi, per anni, l’incidenza di malattia(ossia il numero di nuovi casi per anno) è stata superiore proprio negli eterosessuali. In particolare, è bene che si sappia, durante il rapporto sessuale non protetto, la donna ha un maggiore rischio di contagiarsi se il suo partner è infetto, rispetto al rischio cui va incontro un uomo, se è la donna ad essere infetta. Quindi è importante che le donne pretendano da parte degli uomini l’uso del preservativo, il cui uso, attualmente, sembra limitato principalmente allo scopo contraccettivo. Importante, allo stesso modo, è considerare tutti i partner come potenziali individui infetti. Solo un rapporto duraturo con una persona che conosciamo bene e di cui ci fidiamo consente di abbassare la guardia. Perché indicazioni così precise ed inequivocabili? Perché, come vi dicevo prima, l’AIDS è una malattia mortale. Facciamo un po’ d’ordine rispetto ai termini utilizzati, sperando che questi chiarimenti possano essere utili ai nostri lettori. HIV è il nome del virus responsabile dell’infezione, la quale, nella quasi totalità dei casi, segue al contagio, ossia alla penetrazione del virus nell’organismo attraverso il sangue, lo sperma e le secrezioni vaginali. AIDS è il nome della malattia che si sviluppa dopo un periodo di circa 5-10 anni dall’inizio dell’infezione, quando il sistema immunitario(bersaglio del virus) diviene estesamente ed irrimediabilmente compromesso: l’organismo non ha più capacità di difendersi. Mentre l’infezione può essere quasi del tutto asintomatica(non si sviluppano sintomi), l’AIDS si manifesta con una molteplicità di sintomi e malattie, che portano alla morte del paziente. Rispetto al passato, oggi sono disponibili delle terapie, che, tuttavia, non sono in grado di curare la malattia ma solo prolungare di qualche anno la vita del paziente. Si tratta di un vero e proprio cocktail di farmaci, da assumere ogni giorno, con notevole impegno del paziente. Cosa fare oggi? Informare, conoscere e prevenire, sottoporsi al test per l’HIV con un semplice prelievo di sangue.

Per molti questa terribile malattia sembra finita nel dimenticatoio, sostituita dalle malattie di volta in volta protagoniste sui giornali e in TV, SARS, influenza aviaria, l’attualissima EBOLA, eppure c’è, è silenziosa e per questo più insidiosa. È stata, al contrario, sotto i riflettori, durante gli anni ’80-’90, quando, scoppiata una vera e propria epidemia in tutto il mondo, tanti furono i progetti e le campagne informative, per mettere un freno alla diffusione ed informare i giovani, i soggetti più a rischio. In quegli anni era una malattia particolarmente diffusa tra i tossicodipendenti, poiché altra modalità di contagio è lo scambio di siringhe infette e in quegli anni veniva assunta soprattutto eroina(mediante siringhe). Un famoso spot televisivo terrorizzò in quegli anni tutti i ragazzi, ma ha sicuramente avuto il merito di informare e di imprimere indelebilmente la conoscenza e il timore rispetto all’AIDS.

 

Ha avuto un forte impatto sui giovani anche la morte di personaggi celebri, uno su tutti, Freddie Mercury, morto nel 1991, dopo aver annunciato di essere affetto e, di conseguenza, molto forte è stato l’impegno del mondo della musica per sensibilizzare l’opinione pubblica e raccogliere fondi, tanto per la ricerca, quanto per la cura e il sostegno alle persone malate, molto spesso emarginate dalla società, come avveniva in un passato remoto per i malati di peste. Untori, dissoluti, meritevoli della punizione, del disprezzo e dell’allontanamento. Così erano considerati e, in parte, lo sono tuttora, i malati di AIDS. Anche il mondo del cinema ha affrontato l’argomento. Come non ricordare la straordinaria e commovente interpretazione di Tom Hanks nel film Philadelphia.

Il primo dicembre, come ogni anno dal 1988, si celebra la “giornata mondiale contro l’AIDS”, occasione per “ricordare” la malattia, informare, sensibilizzare, proporre iniziative volte alla raccolta di fondi. L’UNAIDS (campagna contro l’AIDS delle Nazioni Unite) ha lanciato la campagna 90x90x90. Essa si propone l’obiettivo di fermare l’epidemia di AIDS entro il 2030, attraverso la diagnosi del 90% delle infezioni, la possibilità di accesso alle cure al 90% degli affetti e l’eliminazione del virus dall’organismo nel 90% dei pazienti(oggi non è ancora possibile).

La Apple ha creato nel suo store 25 apps, di vario genere, chiamate “Apps for Red” il cui ricavato sarà devoluto per il fondo globale della lotta all’AIDS. In Italia, invece, il Cesvi, ha lanciato dal 2011, una campagna sui social networks, definita dall’hashtag #Virusfreeday, per sensibilizzare i giovani e sostenere i paesi più colpiti(Africa), laddove si registrano numerosissimi casi di malattia tra i bambini, come esito del contagio da madri infette.

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2 pensieri su “Un nemico invisibile chiamato AIDS

  1. Uniti contro l'AIDS ha detto:

    In Italia, dal 1987, è attivo un servizio nazionale di counselling telefonico “Telefono Verde AIDS e IST – 800861061” che eroga in italiano, inglese, francese e portoghese, informazioni scientifiche e personalizzate sull’infezione da HIV, sull’AIDS e sulle altre Infezioni Sessualmente Trasmesse. Inoltre è presente un consulente in materia legale.

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