Piccole incongruenze quotidiane: storie di vita dalla penna di Stefano Benni

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Quattro storie per altrettanti personaggi. Un bar come luogo di incontro. Molta ironia ed altrettanta amarezza. Questi, gli elementi centrali di Piccole Incongruenze Quotidiane, andato in scena l’8 e il 9 novembre al Centro Teatro Spazio di San Giorgio a Cremano. Il regista, Diego Sommaripa, riadatta, insieme a Tommaso Vitiello, quattro famosi testi di Stefano Benni: “La Topastra”, “Onehand Jack”, “La Misteriosa scomparsa di W” e “Sogno di un Muratore”.

Le vite e le storie dei quattro personaggi si incrociano nel luogo d’incontro per eccellenza, un bar, in cui dovrebbe avere luogo uno spettacolo, un “One man show”, che, di fatto, verrà continuamente interrotto dai vari attori che si alternano sul palco, ciascuno dei quali interpreta il proprio monologo, cosicché solo al termine delle altre storie, Marcello Cozzolino potrà finalmente recitare il suo “Sogno di un Muratore”.

Il pubblico è condotto da un monologo all’altro attraverso ben strutturati momenti comici di cui è protagonista, insieme con gli altri, uno scanzonato cameriere (Sommaripa). Sono proprio le “fastidiose” e continue interruzioni a rappresentare quelle “Piccole Incongruenze Quotidiane” che danno il titolo allo spettacolo, imprevisti della quotidianità, in questo caso imprevisti cui un attore va incontro nel tentativo di cimentarsi nel proprio show. Ma anche sfumature che danno colore alla vita, possibilità che nuove cose prendano il loro spazio, che nuovi incontri abbiano luogo, indipendentemente dalla nostra volontà.

Il primo monologo, a nostro parere il migliore andato in scena, è interpretato da una bravissima Federica Totaro, che, con estrema naturalezza e disinvoltura, veste i panni di una (bellissima) “topastra” napoletana (e non romana, come nel testo originale), tristemente abituata a suscitare il disprezzo dei venditori di un mercato, mentre prova a procurarsi da mangiare. Sono gli occhi della topastra a guardare il mondo degli umani e la realtà allora si ribalta: sono gli uomini ad essere mostruosi ed egoisti, ad inquinare, ad emarginare. Alla topastra non resta altro che sognare ad occhi aperti un mondo diverso, un mondo in cui sentirsi bella, apprezzata, accolta.

Segue “Onehand Jack”, interpretato in modo convincente da Davide Magliuolo. Da un mercato alimentare ci trasferiamo negli USA, dove ha luogo la leggenda di un uomo da una sola mano che, per dono divino, riceve ed impara a suonare magistralmente il contrabbasso, diventando un musicista così straordinario da essere ingaggiato dal locale più famoso della città. La vicenda personale dell’uomo, che ha creduto di poter realizzare il suo sogno, si fonde con l’amore e con la malavita cittadina. Onehand Jack non si piega di fronte a chi cerca di abusare del suo potere e misteriosamente si salva.

Gabriella Vitiello è “V”, ragazza nevrotica, fragile ed insicura, che si illude di aver trovato la propria metà in un uomo, “W” e si mortifica ad amarlo solo nel limitatissimo tempo che lui le concede, che lui dedica nella sua vita alla relazione sentimentale, che finisce, inevitabilmente, per sgretolarsi. Incompletezza, solitudine, difficoltà di comunicare: i mali di ogni ipotetica relazione umana. La protagonista finisce col diventare ossessionata dai numeri e dai ricordi, di cui non sembra capace di liberarsi.

Chiude “Sogno di un Muratore”, che ci porta letteralmente tra le nuvole. Marcello Cozzolino veste i panni di Pino, un muratore che si ritrova in Paradiso in compagnia di S. Pietro e S. Giuseppe, dopo essere caduto dall’impalcatura su cui stava lavorando. Anche il muratore, come la topastra, è abituato ad essere maltrattato, considerato come ultimo tra gli ultimi e si stupisce genuinamente di quanto sia meraviglioso sentirsi non solo rispettato e stimato, ma addirittura, importante. Una vita diversa, forse, è possibile, anche per un semplice muratore, sempre che non perda la vita cadendo dall’alto delle travi.

Lo spettacolo, quindi, attraverso i testi di Benni, affronta argomenti importanti, con i quali, ciascuno a proprio modo, si confronta nell’arco della propria esistenza, e offre molteplici spunti di riflessione, concedendo allo spettatore momenti per ridere. Risulta sempre godibile ed estremamente scorrevole, grazie ad un’attenta regia e ad una buona interpretazione degli attori in scena. In chiusura, gli attori invitano uno spettatore a scattare una foto per condividerla immediatamente su Facebook. È una lucida e sarcastica puntualizzazione su una delle più grandi incongruenze dei nostri giorni (che riprende il tema dell’incomunicabilità affrontato da Benni): vivere per condividere la propria vita sui social network, perdendo il senso stesso della vita.

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