“Disturbo?”. Disturbi ossessivo-compulsivi in scena

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Il 21 e 22 ottobre è andato in scena a Sala Assoli (stasera l’ultima replica alle 20:30) lo spettacolo teatrale “Disturbo?”, presentato da GAG Produzioni e K-T Serv, terzo di 4 rappresentazioni proposte da compagnie under 35 nell’ambito della manifestazione “A(s)soli giovani”. Quest’ultima, ideata da Emma Di Lorenzo, patrocinata dal Comune di Napoli,  è stata organizzata in collaborazione con l’Assessorato ai Giovani, Creatività e Innovazione del Comune stesso e avrà termine domenica dopo una tre giorni dedicata all’ultimo spettacolo “Quell’ultima Corsa” proposto dalla compagnia “Naviganti Inversi”.

L’apertura della manifestazione, la scorsa settimana, è stata invece affidata a “Condannato a Morte. The Punk Version” di “Avamposto Teatro” e “Gang Bang” dell’associazione “Primo Aiuto”. Partner è la rivista MYGENERATIONWEB, che ha indetto parallelamente un concorso, “Critici del domani. Oggi” rivolto agli studenti degli ultimi due anni dei licei classici partenopei, invitati a recensire gli spettacoli proposti, con la possibilità, per i vincitori delle migliori recensioni (una per ciascuno spettacolo) di collaborare con la rivista stessa. Una manifestazione ideata, curata, messa in atto e rivolta da e a giovani di Napoli per la valorizzazione e la partecipazione attiva alla realtà teatrale cittadina, a partire da uno dei teatri storici di Napoli.

Ma veniamo a “Disturbo?”. Lo spettacolo, con la regia di Giuseppe Fiscariello, è liberamente ispirato ma ampiamente riadattato da “Toc Toc?” di Laurent Baffie e affronta il tema della patologia psichiatrica, in particolare dei disturbi ossessivo-compulsivi (il cui acronimo francese è Toc).  Nicola Narciso (aiuto alla regia insieme a Livio Montanaro), nei panni dell’assistente del Dr. Stern (figura assente nel testo originale), si rivolge all’inizio dello spettacolo al pubblico, osservandolo con una lente di ingrandimento e insinuando nelle menti degli spettatori, la possibilità che essi stessi, i loro cari, o semplicemente chi siede loro accanto, possano presentare uno dell’ampia sfera dei suddetti disturbi.

La trama dello spettacolo è semplice: 6 personaggi, ciascuno affetto da un differente disturbo ossessivo-compulsivo, si trovano riuniti nella sala d’attesa di un luminare della psichiatria, con la speranza di mettere fine al disturbo che li affligge e che ne compromette la qualità di vita. Si tratta di: Fred (Giuseppe Fiscariello), il più grave, è affetto dalla Sindrome di Tourette, che gli impedisce di controllare gesti e parole, che risultano socialmente sconvenienti; Otto (Domenico Carbone), affetto da aritmomania, conta ossessivamente qualsiasi cosa che lo circonda; Bernardo (Paolo Gentile), affetto da disturbo da contaminazione, è ossessivamente preoccupato di contrarre malattie, di cui ha una conoscenza scrupolosa, per cui lava continuamente le mani, evita il contatto fisico, apre finestre e pulisce ogni sorta di superficie; Maria (Emanuela Iusto), affetta da disturbo da controllo, controlla ripetutamente la borsa nel dubbio di aver dimenticato le chiavi di casa ed ha il continuo timore di peccare, per cui cinge tra le mani il rosario e fa continuamente il segno della croce; Lilli (Claudia Esposito), affetta da disturbo di superstizione eccessiva, deve ripetere ogni frase o parola due volte per “evitare di morire”; Bob (il giovanissimo Valerio Lombardi), affetto da disturbo da ordine e simmetria, non può assolutamente camminare sulle linee e mantiene tutto in ordine simmetrico.

I sei pazienti si trovano costretti a conoscersi e confrontarsi, nell’attesa di un ritardatario (sarà davvero così?) psicanalista, e intraprendono, dopo un iniziale scetticismo, una sorta di terapia di gruppo, nel tentativo di aiutarsi vicendevolmente, consci dell’impossibilità di farcela da soli.

Il percorso terapeutico si attua attraverso un originalissimo, sia in termini di scelta registica che di aspetto scenografico, gioco al monopoli, durante il quale, cinque dei sei personaggi, che si spostano di casella in casella come pedine, riusciranno, ciascuno senza accorgersene, a superare, almeno per un momento, il proprio disturbo. Insomma, “l’unione fa la forza” e si stabilisce tra i pazienti un vero e proprio rapporto non solo di solidarietà ma anche di amicizia. Il solo Fred, impossibilitato a guarire, decide di aspettare il dottor Stern, mentre tutti gli altri personaggi escono di scena, e rincuorati, ritornano alle proprie vite.

Ma chi è in realtà Fred? È proprio lo psichiatra che tutti attendevano, è affetto davvero dalla sindrome di Tourette ed ha sapientemente elaborato una tecnica per restituire fiducia ai suoi pazienti, che si rivela efficace per controllare e, perché no, curare il disturbo ossessivo-compulsivo. Lo spettacolo è senza dubbio godibile, anche per la breve durata, scorrevole, dinamico, fa riflettere ma anche ridere di gusto, soprattutto grazie al personaggio di Lilli.

La compagnia è giovane ma professionale e trasmette perfettamente quel senso del gruppo, necessario ai fini della credibilità della rappresentazione. Bravi tutti, ma un plauso particolare va a Giuseppe Fiscariello, per il difficile ruolo di rielaborazione del testo (che prevede tra l’altro l’inserimento del fattore tempo) e regia, nonché per una presenza scenica esplosiva, e a Paolo Gentile, che sicuramente spicca per la sua interpretazione precisa, sicura e disinvolta.

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