‘A ChIeNA: l’onda travolgente della mafia cinese

http://www.mygenerationweb.it/201410191947/articoli/spettacolo/teatro/1947-a-chiena-londa-travolgente-della-mafia-cinese

L’11 e il 12 ottobre la stagione teatrale del Te.Co – Teatro di Contrabbando di Fuorigrotta si è aperta con ‘A ChIeNA, scritto da Diego Sommaripa a quattro mani con Ivan Luigi Antonio Scherillo e diretto dallo stesso Sommaripa (con l’aiuto-regista Tommaso Vitiello), alla terza esperienza come regista. Dopo i premi collezionati lscorso anno dall’opera prima di Sommaripa, Nel Campo delle Viole, alla Rassegna Teatrale “Premio Li Curtidi Cava de’ Tirreni, anche ‘A ChIeNA porta a casa un premio nell’ambito della stessa manifestazione, svoltasi quest’anno. Si tratta del premio come miglior attore, che va a Pippo Cangiano, protagonista indiscusso dello spettacolo. Quest’ultimo si presenta con qualche modifica sia in termini di cast che di sceneggiatura rispetto alla prima edizione, andata in scena lo scorso maggio al Nouveau Téâtre de Poche.

L’intera scena si svolge all’interno di un bunker, buio, umido, spoglio, maleodorante, dove il boss Aniello Santanastaso(Cangiano), dopo essere stato scarcerato, si rifugia, per sfuggire alla vendetta tanto della camorra quanto della mafia cinese, ormai alleate contro di luiSantanastaso ha speso la sua vita nel mettere in piedi, capeggiandola con rigorosa lucidità, un’ efficientissima organizzazione malavitosa, strettamente collusa con la politica da un lato, e con la mafia cinese dall’altro, che trae il suo enorme profitto dalla vendita di articoli di abbigliamento contraffatti, confezionati da cinesi resi schiavi inconsapevoli all’ombra del Vesuvio. Il boss, consapevole che gli rimangono solo pochi giorni da vivereprima di essere fatto fuori dai suoi nemici, mette lucidamente in atto il suo ultimo piano, questa volta, però, di natura strettamente personale.                                                    

Attraverso l’aiuto di un avvocato di discutibili fama e capacità, interpretato da Marcello Cozzolino, e del suo fidatissimo e devoto scagnozzo Gennaro (Sommaripa), Santanastaso, prima si assicura che il suo testamento venga redatto da un notaio e poi “convoca”la bella e giovane giornalista, Maria, interpretata con grande naturalezza da Francesca Romana Bergamo, per rivelarle tutti i segreti del suo impero, dalla sua nascita, fino alla recente e travolgente espansione dei cinesi, affinché possano essere divulgati. Inizialmente restia alla proposta di Aniello, dal quale non sembra apparentemente intimorita, conservando spirito critico e passione per la verità, Maria si lascia convincere e tra i due si instaura una relazione di rispetto e a tratti affetto, che lascia presagire allo spettatore un colpo di scena finale, relativo alla vera natura del loro legame.                                                                                

Santanastaso è un uomo che fa i conti con la sua vita, che sente essere agli sgoccioli, un fervido e irriverente devoto di Padre Pio, davanti alla cui statuetta “prega” quotidianamente per ricevere approvazione e protezione, un amante della voce di Maria Callas, in onore della quale ha scelto i nomi per le tre figlie, un boss che ama essere rispettato ed adorato, che siede sul “trono” e si lascia vestire da Gennaro, quest’ultimo eternamente grato all’assassino di suo padre, che egli considera un padre stesso, il cane al quale la pulce rimane sempre attaccata.

Nel “gioco di lettere” del titolo dello spettacolo è racchiuso il suo stesso contenuto, ‘ChIeNA è  l’onda che tutto travolge e tutto ingloba, l’odiatissima mafia cinese, in grado di sottrarre lo scettro del potere ad Aniello Santanastaso, che cercherà a suo modo di redimersi, offrendo una possibilità di vita alternativa alle persone che condividono con lui i suoi ultimi giorni che egli radunerà intorno ad una tavola come una vera e propria famiglia.                                                                                                            

Ma ‘A ChIeNA è anche il flusso ininterrotto di parole, di dialoghi serrati tra i personaggi che si muovono sulla scena, di momenti di tensione, ma anche di surreale comicità (non mancano le risate tra gli spettatori), di rapporti che mutano seguendo lo scorrere degli eventi. Questa ricchezza fa da contraltare ad un ambiente essenziale, spoglio, in cui un tavolo, due sedie, un altarino, la statua raffigurante un cane nero e una lavagnetta su cui scorrono i numeri che segnano i giorni, sono gli unici elementi scenografici.

I punti di forza di ‘A ChIeNA sono sicuramente il testo, che suggerisce notevoli spunti di riflessione, sia sul tema della malavita che dell’estrema complessità dei più profondi meandri dell’animo umano, da cui solo dipendono scelte talvolta estreme, e l’interpretazione di Pippo Cangiano che, non solo veste abilmente i panni del boss, imponendosi al pubblico con tutta la sua energia e la sua presenza sul palco, ma conduce anche per mano i suoi compagni, mettendoli sempre a proprio agio sulla scena per ottenere il migliore risultato possibile, uno spettacolo che sia capace di coinvolgere lo spettatore dall’inizio sino alla fine e che non risulti mai al di sotto delle proprie possibilità.

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