Oggi, un anno fa….

ricordi-L-8B06Te

Le ricordo bene le date. Soprattutto quelle importanti. E l’ultima volta con te è una data scritta indelebilmente nella mia vita. Era “appena” un anno fa, esattamente oggi. 13 ottobre 2013. Credo che a quest’ora fossimo al “Peperoncino dispettoso”. Tu, con il tuo immancabile filetto rigorosamente al sangue(la cottura “mestruata” come dicevi tu), anticipato dalla bruschetta, io con la focaccia con un prosciutto crudo salatissimo, ma con lo stomaco chiuso, serrato, senza alcuna fame, in un mix di stanchezza, incredulità per l’emozione di starti di nuovo vicino e la solita sensazione di precarietà emotiva. E il vino. La consueta bottiglia di vino rosso tra di noi. Cortile. Poche persone, molta tranquillità. Un ambiente che ormai mi era familiare. Mi ricordo la telefonata di mia madre. “Maria, come va?”. “Ve benissimo, mamma, sto con Christian!”. Non c’era bisogno di aggiungere altro perché lei capisse che andava tutto perfettamente, che non avrei voluto essere in nessun altro luogo, con nessun altro. Gli occhi, ne sono sicura, mi brillavano. Come sempre quando stavo con te, parlavo di te o semplicemente quando, tra una cosa e l’altra, ti infilavi in un pensiero. Comparivi con un sorriso sulle mie labbra, con un luccichio nel mio sguardo. E chiunque mi conoscesse almeno un po’ capiva immediatamente di cosa si trattasse, la mia malattia preferita. Sì, il mio amore per te è stato una malattia, febbrile, acuta, con brividi, vertigini, nausea, tachicardia, dimagrimento. Peccato si sia cronicizzata…..e si sa, quando una malattia cronicizza, i sintomi sono più subdoli, si alternano fasi di miglioramento e fasi di peggioramento, qualche volta con la speranza di guarire, altre con l’angoscia della parola fine. Non ci si ricorda nemmeno più di come ci si sentisse prima di ammalarsi. Il corpo si abitua inevitabilmente al cambiamento. Passano i giorni, le settimane, i mesi, eppure sembra di essere sempre allo stesso punto, come in un cerchio senza inizio e senza fine. Così mi sono sentita per tanto tempo. Viaggiavo lungo un’orbita che non mi portava in nessun luogo, se non ad allontanarmi da me stessa, di certo non ad avvicinarmi a te. Ci pensavi tu a farmi scudo e a tenermi lontana, eccetto i pochi momenti in cui la voglia era troppa e le difese stanche. Ultima volta. Tu, io, NOI. Almeno per me. Un libro di favole chiuso e riaperto tante volte, con tanto di castello incantato, labirinti, foreste buie, animali parlanti (Sì, Alice mi parlava e pure tanto!), streghe cattive e ogni altra sorta di personaggi fantastici e vicende surreali. Quella sera qualcosa fu diverso. Quella sera di un anno fa ti ho forse per la prima volta percepito come realmente eri. E ti ho sentito vicino. Forse più di quanto non lo fossi mai stato. I ricordi iniziano a confondersi, le immagini a sovrapporsi, eppure non c’è nulla di quel giorno che io non ricordi, nitidamente, come fosse ieri. Parole, abbracci, canzoni, baci, ogni singolo attimo. La cosa di cui sono più certa a distanza di un anno è quanto ti amassi, quanto avrei sacrificato qualsiasi cosa per amore tuo, quanto fosse grande la mia gioia di risentirti di nuovo vicino e di sapere che forse non mi sbagliavo, forse davvero eravamo fatti per non separarci più. I “se” e i “ma”. Quante volte hanno continuato a tornarmi in mente durante quest’anno! E se avessimo vissuto nella stessa città, sarebbe stato davvero tutto diverso come dicevi tu, o sarebbe stata esattamente la stessa cosa? Domande che sono rimaste e rimarranno per sempre (e per fortuna) senza risposta. Un anno. 365 giorni. Non ne è passato uno senza che, almeno in un momento, ci fossi tu, nelle forme più svariate. Questo mi ha fatto capire non solo quanto ti abbia amato ma quanto ti abbia voluto bene, ammirato, rispettato, conosciuto e quanto tu sia entrato nella mia vita, mettendoci le radici. Hai toccato il mio cuore e la mia anima lasciando un’impronta che rimane. Te l’ho permesso. Barriere crollate, difese inesistenti, carne ed anima nude. Io per te nella mia interezza. E non me ne pento, non me ne sono mai pentita. Un anno. Un oceano di parole non dette, silenzi cosmici, uno strappo che mi ha fatto urlare di dolore. Dolore respinto, inascoltato, rifiutato. Rabbia, incapacità di perdonare, la speranza che il tempo faccia rimarginare la ferita, malinconia, nostalgia. Nostalgia di quello che siamo stati, di quello che solo noi conosciamo, nostalgia di te, del tuo essere oltre il resto, della tua ironia, delle tue mani, della tua dolcezza, dei tuoi occhi profondi e malinconici, nostalgia di me quando pensavo a te. E quando la nostalgia è un po’ più forte ho il mio segreto per farla passare. Riguardo la prima foto che abbiamo fatto insieme. Vicini e sorridenti come se ci fossimo conosciuti da sempre. Mi reimmergo in quel momento e allora….non può che spuntarmi un dolce sorriso sulle labbra. Comunque sia andata, ne è valsa sicuramente la pena.

ricordi5

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...