I 5 segnali che sei pronta a ricominciare!

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L’hai desiderato, l’hai avuto, l’hai amato. Ti ha lasciata. Ti sei sentita disperata, illusa, abbandonata. Non si contano le lacrime versate e i relativi pacchetti di Clinex consumati, le serate chiusa in camera a ricordare, le telefonate alle amiche (che non ne possono più di sentir parlare ancora di lui!) in cerca di conforto, gli abbracci al cuscino o al gatto, immaginando fosse lui, i barattoli di Nutella su cui ti sei avventata, le canzoni e i film d’amore più deprimenti della storia con cui ti sei narcotizzata. Sì, sei passata per l’inferno. E le fiamme sono state tanto più dolorose quanto più grande era l’amore che portavi nel cuore. Ma c’è una fine per tutto, prima o poi. Anche per il mal d’amore. Quando? Impossibile stimare un tempo, ciascuno ha il proprio! Non badare a chi ti dice che sei “fuori tempo massimo”. Ti rialzerai, ricomincerai a credere nella possibilità di avere un’altra storia. Di innamorarti ancora. Questi sono i segnali che ti diranno che sei sulla buona strada….

  1. Finalmente sei libera dall’angosciante paura di essere affetta da un disturbo ossessivo compulsivo. Sì, perché non hai più l’esigenza maniacale di collezionare “notizie” che lo riguardino. Non chiedi più in giro agli amici comuni cosa lui stia facendo o se si sia fidanzato, non guardi più il suo profilo Facebook, non ti interessa sapere quando si è connesso l’ultima volta su Whatsapp. Complimenti, questo è uno dei segnali più importanti!
  2. Ricominci a guardarti in giro. Gli individui di sesso maschile non ti appaiono più come dei cactus o, peggio, degli esseri inanimati! Certo, i primi tempi ti sembreranno tutti non alla sua altezza (anche se era un nano!) ma pian piano, tra centinaia di maschietti insulsi, spiccherà quello che troverai interessante. Non importa che tu lo conquisti o meno, l’importante è che hai ripreso ad essere interessata all’universo maschile.
  3. Ti svegli una mattina con una bella sensazione di benessere. Hai sognato di stare con un uomo che non fosse lui. Che esista o meno, che sia il tuo attore o contante preferito, non fa differenza. Il tuo inconscio non sta più associando il tuo bisogno di affettività all’uomo che non ti ha voluta. Questa è davvero una grande conquista.
  4. Ti accorgi che anche le pietre esultano al tuo passaggio. Hai un’aria diversa, il tuo corpo, in qualche modo misterioso, sta vivendo una nuova primavera e gli altri intorno a te lo avvertono. Hai dismesso il cartello con su scritto: CHIUSO PER LUTTO. Trasmetti un’energia vitale che non pensavi più di avere. Il baco da seta sta facendo spazio ad una meravigliosa farfalla pronta a spiccare il volo.
  5. Accetti l’invito di un uomo ad uscire insieme. Una pizza, una birra, un film al cinema, un semplice caffè. È arrivato il fatidico momento in cui sei pronta a confrontarti con ALTRO, sei pronta a metterti in gioco, anche solo per dire a te stessa: “No, non fa per me”. Sei consapevole che solo sperimentando puoi capire davvero cosa e chi cerchi. Trovarlo non ti sembrerà più un’operazione impossibile ma solo una questione di tempo e di una scelta giusta! Auguri, sei pronta ad amare di nuovo. E quando accadrà, tutto il dolore sarà ormai un ricordo.
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Vincenzo, Malala, le combattenti curde: 3 storie di giovani vite

Giorni affollati di eventi, di storie, di realtà diverse. Molti di questi riguardano dei giovani. Ragazzi e ragazze che, in modo differente, si affacciano alla vita adulta, ciascuno nel proprio contesto.

Oggi l’Italia parla di un episodio di violenza brutale ai danni di un ragazzino napoletano, Vincenzo, di soli 14 anni, la cui colpa è avere qualche chilo di troppo. Buon motivo per 3 balordi di circa 10 anni più grandi per schernirlo, accerchiarlo e infine seviziarlo con un tubo dell’aria compressa fino a lacerargli l’intestino. Il pericolo di vita, un intervento chirurgico durato ore, le condizioni del ragazzo che attualmente sembrano migliorare. Il tutto è avvenuto in un quartiere tra i più difficili di Napoli, Pianura, in un autolavaggio. Fa orrore la violenza gratuita di cui Vincenzo è stato vittima. Una violenza prima di tutto verbale. Parole di scherno ed umiliazione per il suo aspetto fisico. Quanto possono già di per sé ferire le parole, soprattutto quando pronunciate da coetanei, da chi dovrebbe essere un “alleato” e non un nemico? Quale immensa solitudine genera il non sentirsi accettato e il percepirsi diverso, specie in un adolescente? Le battute idiote, gli spintoni, la minaccia di violenza fisica, avrebbero, già da soli, causato delle ferite profonde nella vita di questo ragazzo. Non oso immaginare l’inferno che lo attende. Dover fare i conti con i suoi aggressori, affrontare, sebbene da vittima, un processo. Soprattutto affrontare i ricordi, rivivere l’incubo di quel giorno, provare l’angoscia che gesti simili possano ripetersi, camminare da solo per strada senza tremare di paura. Ricominciare a vivere la vita di sempre, nel quartiere di sempre, con la differenza che tutti conoscono la sua storia. “Ciao, sono Vincenzo, già mi conoscete, sono il ragazzo che è stato seviziato. Smettetela di guardarmi con quell’aria di pietà”. E i carnefici come si sentono ora? Quanto è segnata da questo momento in poi anche la loro vita? Hanno compreso la gravità di quello che hanno fatto, si sentono colpevoli, sono pronti a chiedere perdono? Ad ascoltare le “dichiarazioni” dei parenti del giovane accusato di tentato omicidio, pare di no. Non bastano la brutalità, la cattiveria, la violenza. Si aggiunge tanta vergogna. La vergogna che esistano esseri umani che, di fronte a quanto accaduto, non hanno l’umiltà ma soprattutto la cultura per rimanere in silenzio. Stavano giocando. Hanno giocato, non volevano fargli del male. Questo hanno detto. Parole prive della minima forma di rispetto per una giovane vita in pericolo per mano dei propri figli. Stamattina ho pensato: “Certo, chi di noi da bambino non ha giocato almeno una volta a sevizia un individuo a tuo piacere? E i nostri genitori, certamente, ci lasciavano fare, che male c’era!”. In quelle parole non si riesce a intravedere il disperato tentativo di proteggere i propri figli, si percepiscono una superficialità, una bruttura morale e un’ignoranza che lasciano disarmati. Non si può che provare disgusto per tali genitori e pena per figli cresciuti senza alcuna morale. Il male, la cattiveria, l’ignoranza, sono come il pane, si mangiano a tavola con i propri genitori. Chi cresce in una famiglia priva di morale, sarà un giovane e poi un adulto, privo di morale anch’egli. E non potrà fare a meno di riproporre lo stesso modello di vita ai propri figli. Ci sono le eccezioni, certo. Ma questa è la regola. A meno che non ci siano realtà così forti, una su tutte l’istruzione, da persuadere un ragazzo a percorrere una strada alternativa. E per far questo ci vorrebbero risorse, che non ci sono. Si rimanda all’iniziativa dei singoli. Dei professori amati dagli alunni, dei sacerdoti di frontiera, e così via.

Ma oggi è un giorno importante, speciale, per una giovanissima donna, Malala Yousafzay, 17 anni, attivista pakistana, che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace per il suo impegno per il diritto all’istruzione dei bambini, dei giovani e delle donne(con la stessa motivazione è stato premiato anche l’indiano Kailash Satyarthi). Malala è ufficialmente la più giovane ad aver ricevuto l’importante riconoscimento, sbaragliando addirittura Papa Francesco! Ha combattuto in prima persona per il diritto all’istruzione pubblicando nel 2009 un diario nel quale denunciava le angherie compiute dai talebani, motivo per cui ha subito, ad opera dei talebani stessi, un attentato in cui stava per rimettere la vita. E invece, come in una storia a lieto fine, Malala non solo è rimasta in vita, ma ha continuato la sua battaglia fino a raggiungere un traguardo importante, che, immagino, sia solo il punto di inizio per una vita spesa in favore degli altri. Ascoltare le parole di Malala e soprattutto guardare i suoi occhi, il suo sguardo fiero, è poesia per l’anima, è la consapevolezza che esistano creature che sono nel mondo per portare luce e che quando la luce è così abbagliante, non c’è nemico che non possa essere sconfitto. Malala è ufficialmente il simbolo della donna libera, intelligente ed autonoma, è bella, di una bellezza che non segue nessuno schema e nessun canone, perché la sua bellezza emana direttamente dalla sua anima in una maniera così dirompente che è impossibile non restarne affascinati. Oggi questa giovane ragazza rappresenta una speranza per il mondo intero, non solo per l’importanza della sua “missione”, che permetterà ad un numero sempre maggiore di bambini di accedere ad un’istruzione libera, ma anche perché è un monito vivente che ci ricorda quanto anche una sola persona possa essere importante per cambiare la realtà in cui vive.

Malala-Yousafzai

Da una donna coraggiosa ad un gruppo di donne coraggiose. Sono le giovani donne combattenti  di Kobane, città siriana al confine con la Turchia, che è diventata negli ultimi giorni il simbolo della resistenza curda all’Isis. Donne che in tuta mimetica o abiti civili imbracciano i kalashnikov, salutano madri e figli e difendono la loro terra, pronte a tutto, pronte a morire. Una donna qualche giorno fa si è fatta esplodere provocando un imprecisato numero di morti tra i militanti dell’Isis; è stato il primo attacco kamikaze ad opera di una donna. Era madre di due bimbi. Era una bellissima ragazza. I suoi occhi e il suo sorriso sono un pugno nello stomaco. La sua morte ha fatto notizia, ne hanno parlato i telegiornali, qualcuno la ricorderà anche in futuro. Mi sembra che neanche vedere donne combattere la guerra faccia orrore al mondo. Stiamo a guardare. Guardo i loro volti, trasfigurati dalla paura, dall’orgoglio, dall’angoscia, dalla speranza, dalla volontà di resistere. Sono donne che non dimenticherò mai.

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Cos’hanno in comune queste storie? I loro protagonisti. dei giovani.