E ora che mi metto?

” E ora che mi metto?” Esiste secondo voi almeno una donna che non abbia mai pronunciato queste parole? Qualcuno ha le prove della sua esistenza? Vi racconto cosa succede per la maggior parte di noi. Per tutte quelle che questa fatidica frase la dicono e spesso anche! E ovviamente ci ridono su. Armadi tipicamente stracolmi di ogni genere di indumento improvvisamente appaiono ai nostri occhi come vecchie cabine telefoniche, uffici pubblici all’ora di pranzo, corsie ospedaliere di notte, vuoti! Cosa ci accade? Perché il nostro cervello è in grado di distorcere in maniera così autentica un’immagine così reale? Quale circuito cerebrale si inceppa in modo da resettare la nostra capacità di trovare una maglietta, un abitino o un paio di scarpe che potrebbero essere perfetti per le nostre esigenze in quel preciso momento? All’annosa questione stanno lavorando scienziati da tutto il mondo da secoli ma nessuno ha ancora trovato una risposta! Quando siamo colte da questa allucinazione visiva, con contemporanea perdita della memoria a breve e lungo termine, apriamo armadio e cassetti già con un’aria sgomenta, quasi che temiamo di trovarci di fronte un mostro. Rimaniamo per alcuni minuti in una fase di semi shock a fissare il vuoto, i colori si mischiano, le forme si distorcono, ci immaginiamo nude in mezzo alla folla o, peggio ancora, vestite in una maniera oscena che neanche Moira Orfei…..e infine pronunciamo la fatidica frase: “Non ho nulla da mettere”. Tipicamente i minuti o l’ora seguente passano nel disperato tentativo di abbinare vestiti che insieme abbiano un senso (creare un giusto outfit, si dice ora!) e magari, quando pensiamo di avercela fatta, ci rendiamo conto che “no, non va bene, non ho le scarpe adatte, con quelle rovino tutto”. Siamo al punto di partenza. Siamo sconfitte. Ci tocca rifare tutto daccapo. In preda al panico iniziamo a tirar fuori le cose più improponibili, che magari non indossavamo dai tempi preistorici e che conservano un loro piccolo spazio in un meandro semi nascosto dell’armadio. Ci vestiamo, ci guardiamo allo specchio, non ci piacciamo, ci spogliamo e ci rivestiamo ancora. E siamo in grado di farlo con una velocità tale da renderci conto come fanno le modelle in tempi brevissimi a cambiarsi d’abito durante le sfilate. Con la differenza che loro non devono scegliere, sono aiutate e non devono preoccuparsi di nulla. Solo essere rapide. Ovviamente, ad ogni cambio, gli indumenti vengono sparsi alla rinfusa su tutte le possibili superfici della camera. Se passa un familiare ci guarda con aria sgomenta e rassegnata. Nel mio caso si tratta tipicamente di mia madre, che dubita seriamente, a quel punto, della mia sanità mentale. Lo specchio diventa il nostro peggior nemico. Un’alterata percezione visiva infatti non si limita a ciò che vediamo nell’armadio ma anche alla nostra figura riflessa nello specchio. E non abbiamo nessuno a disposizione che ci dia un consiglio, anche perché tanto ci direbbe di sicuro: “Stai bene così!”, per provare a fare da effetto Xanax. Non siamo così fortunate come Jessica, in “Viaggi di nozze” che aveva Ivano a darle il suo finissimo parere! La nostra mente poi si improvvisa in voli pindarici attraverso i negozi dove siamo solite comprare, sprecando altro tempo ed energie ad immaginare come sarebbe stata perfetta quella T-shirt, che ci siamo lasciate sfuggire, sul pantalone che abbiamo davanti ai nostri occhi e al quale, caso strano, non sappiamo cosa abbinare. Tutti i tentativi successivi, se possibile, sono ancora più tragici, perché iniziamo a combattere, oltre che col disturbo mentale, anche col fattore tempo…..”Oddio, mi sta aspettando sotto casa già da un quarto d’ora/Perdo il bus o la metro/Inizia la lezione/Devo timbrare il cartellino/Mi perdo l’inizio del film”. E quando sembra che la situazione stia tornando sotto controllo, recuperiamo un minimo di buon senso, ci riappaiono tutti gli abiti a nostra disposizione, che nel frattempo erano diventati fantasmi, e finalmente prendiamo una decisione e ci vestiamo, ci rendiamo conto che manca un passaggio essenziale. Il make-up. Una delle poche certezze che ho è che se sei in ritardo e ti trucchi con ansia, il risultato sarà pessimo! Un pasticcio. Ma a quel punto, distrutta come dopo una battaglia, fai qualche rattoppo, ti fai coraggio e apri la porta di casa. Comunque vada, ce l’hai fatta a superare quel momento di impasse. Anche se ti è costata una sudata, persino in pieno inverno! Uomini, voi non potete capire, ma sono veramente guai. Perdiamo il controllo, siamo come drogate. Donne, non ci mascheriamo dietro le solite scuse, di cui la più tipica è: “in questi passaggi di stagione non sai mai cosa mettere perché non fa né caldo né freddo”. Abbiamo un problema. Ma per fortuna è frivolo e in fondo fa tenerezza, perché nella lotta con l’armadio esprimiamo semplicemente il nostro desiderio di essere sempre al top, di dare sempre il massimo, forse con la speranza di riceverlo, dimenticando, qualche volta, che gli altri non sono esigenti con noi come noi lo siamo con noi stesse. E comunque come diceva il buon Nino D’angelo, co “nu’ jeans e ‘na maglietta”, facciamo sempre la nostra bella figura. Porca, qualche volta. In senso buono, si intende!

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