Life is like riding a bicycle

Muoversi per mantenere l’equilibrio. Esattamente come per andare in bicicletta. Ma come muoversi? Con concentrazione, coordinazione. E ci vuole costanza, forza, resistenza fisica, bisogna a volte affrontare salite ripide e discese scoscese. Eppure con l’impegno ci si riesce. Si può andare più o meno spediti, si può traballare qualche volta, si può uscire di casa con un cielo azzurro e il sole che splende per una passeggiata in un campo fiorito o in una pista lungo il mare, ma ci si può trovare d’improvviso anche in luoghi solitari e bui, con la pioggia che picchia forte, infradicia, infanga e fa scivolare e la nebbia che offusca il cammino. Ma fermarsi,  mai.
A volte, per ritrovare il contatto con sé, è piacevole una passeggiata solitaria, altre volte si ha la voglia di percorrere la strada in compagnia. Magari durante una scampagnata. E quanto è piacevole pedalare fianco a fianco! Non uno dietro e l’altro avanti, ma insieme. Bisogna guardarsi, tenersi d’occhio, mantenere lo stesso ritmo, essere pronti ad accelerare o a decelerare, insieme. Aspettare, pazientare, Non si può seguire solo la strada che si ha davanti. Forse si arriverebbe prima, ma è una questione di scelta. E la scelta non può cambiare in corso, senza dare spiegazioni. Semmai ci si ferma insieme, si cade per un attimo, insieme, si danno le opportune spiegazioni. Ma se uno improvvisamente corre via e l’altro lo guarda andar via di spalle, velocemente, senza mai voltarsi, scomparendo dalla vista senza nemmeno il tempo di un addio, quanto può sentirsi abbandonato, desolato, spaventato? Quante volte penserà al perché di quel gesto? Magari pensa di non farcela da solo. O magari ci prova, ma non ci riesce. Uno va avanti, l’altro resta indietro. Lungo il percorso chi va avanti può incontrare qualcun altro con cui percorrere un tratto o magari tutta la strada restante. Libera decisione, sì, ma pur sempre fatta a spese di un altro, che intanto arranca o si illude che l’altro torni indietro, lo rincuori, gli tenda la mano, anche solo per dirgli che in fondo, la forza di continuare a camminare da solo, ce l’ha. Andar via di spalle è una crudeltà e fa cadere. Sì, fa cadere. Non è vero che chi è forte non cade. L’equilibrio lo si perde e si cade comunque. Si può fingere agli occhi degli altri passanti che vada tutto bene, per orgoglio, forse. Forse ci si fa meno male e ci si rialza più in fretta e si riprende a pedalare. E non è detto che chi si faccia molto male non sia forte altrettanto. Forse è semplicemente caduto così tante volte da sentirsi troppo stanco, troppo ferito e teme che ad ogni caduta la ferita rischi di riaprirsi e di riprendere a sanguinare. Le cadute possono essere causate da percorsi troppo impervi in cui ci si è imbattuti senza volerlo, perché da soli è più facile smarrire la strada. Si può cadere perché la natura, la vita, ci mettono la loro, riempendo improvvisamente la strada di sassi, che non si riescono ad evitare. Ma ogni cicatrice ricorda per sempre il dolore affrontato e necessariamente superato. A volte si guarisce da soli. Alle volte no. Alle volte i tempi sono lunghi. Sicuramente si guarisce prima se c’è qualcuno disposto ad aiutare a medicare la ferita.

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