Time waits for nobody……

time

“Time waits for nobody” cantava Freddie Mercury. Il tempo non aspetta nessuno. Il tempo scorre, inesorabilmente. Dalla nascita sino alla morte, tutta la nostra vita è scandita da questo fantasma inquietante. Il tempo umano, il tempo della natura, delle stagioni, contrapposto all’eternità. Eternità. Parola altisonante, che solo a pronunciarla trasmette un brivido sulla pelle. Incomprensibile, inimmaginabile, come il vuoto, come l’oscurità e come la luce, quella accecante. Abbiamo così paura di ciò che non possiamo comprendere che lo manipoliamo e lo plasmiamo in una forma che ci spaventi di meno. Gli orologi, le lancette, le clessidre, i minuti, le ore, i giorni, gli anni. Ci rincuorano, a volte. Ci spaventano ancor più dell’eternità, altre. Tutto deve essere fatto in tempo. Ci sono le tappe della crescita, che devono avvenire nei giusti tempi. Il tempo per imparare a camminare, leggere, scrivere. Il tempo per innamorarsi. Il tempo per diplomarsi e laurearsi. Il tempo per sposarsi. Il tempo per trovare lavoro. Il tempo per avere figli. Il tempo per andare in pensione, per invecchiare, per avere dei nipoti. Il tempo di morire. Cosa succede quando i tempi si mescolano? Quando la vita non segue queste “tappe obbligate”? Quando per nostra responsabilità o per la crudeltà della vita, niente della nostra vita segue il ritmo “normale”? Ci sentiamo fuori tempo, a volte fuori tempo massimo. Tutti gli altri davanti a noi. Li rincorriamo in una corsa estenuante e inutile. Rimangono avanti. E noi indietro. E continuiamo a guardare sempre e solo le loro schiene. Perdenti, distrutti, allentiamo il passo, perdiamo le speranze di raggiungerli. Ci fermiamo. È l’occasione per riflettere. Pensiamo che in fondo il tempo è soggettivo.

Un’ora angosciante fuori ad una sala di rianimazione può durare giorni nella nostra anima, così come ci sembra che un momento felice scivoli via dalle nostre mani in un secondo. Ci sono i momenti che vorremmo bypassare e quelli che vorremmo congelare, affinché appartengano per sempre a noi. E pensiamo al tempo sprecato, a tutti i “domani” che sono diventati “mai”, a tutti gli alibi, ai momenti che abbiamo smesso di camminare o ci siamo rifiutati di correre, alle occasioni perse-perché i tempi non erano giusti-a tutti gli affetti lasciati andar via perché non c’era il tempo per dedicargli attenzioni, ai “ti voglio bene” non detti in tempo, ai momenti che avremmo potuto vivere in serenità prima che la nostra vita cambiasse per sempre. In quel momento vorremmo che le famose lancette della nostra vita tornassero indietro. Ma il tempo non aspetta nessuno. E allora ci rialziamo e riprendiamo a camminare con i nostri tempi, ciascuno con la propria vita tra le mani, sperando di farne qualcosa di buono. E il tempo impariamo a viverlo diversamente. Con le pause brevi e quelle lunghe. Con le camminate e le corse. Siamo noi stessi a dare al tempo la connotazione che vogliamo dargli. E ci possiamo permettere il lusso di sentirci un po’ meno preoccupati del tempo che scorre, perché il tempo abbiamo imparato a viverlo a modo nostro. E più che come un nemico ci appare come un amico segreto.

 

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