Il burattinaio di parole

10520893_490393741104589_8954324494858767531_n

La notizia era finalmente giunta. Alice la aspettava da più di un anno. Il famoso burattinaio sarebbe arrivato in paese. Tutti ne parlavano, di casa in casa si diffuse rapidamente l’entusiasmo, tutti si preparavano ad accoglierlo al meglio, soprattutto i bambini. Alice custodiva nel cuore un grande desiderio, quello di conoscerlo e di poterlo guardare negli occhi. Nessuno ci era mai riuscito. Si ripeteva ogni sera prima di andare a dormire: “Ce la farò. Deve pur esserci un modo.” Il burattinaio viaggiava di paese in paese, di villaggio in villaggio sempre mascherato, in modo che nessuno potesse conoscere la sua vera identità, con la sua piccola carovana stracolma di oggetti curiosi e impolverati. Si diceva che fosse fuggito via dalla sua casa quando era poco più che un bambino con le poche cose che possedeva e che da allora avesse sempre vissuto come un nomade, senza vincolo alcuno, solo, nella sua libertà.

Non era un burattinaio qualunque, non portava con sé delle vere e proprie marionette ma delle grandi bocche colorate, dalle forme più varie. Muovendo con maestria i suoi fili intesseva con quelle bocche, con quelle labbra, delle storie magiche, che lasciavano tutti, grandi e piccini, senza fiato. Passarono i giorni e l’ansia di assistere al suo spettacolo cresceva. Finalmente venne il giorno tanto atteso. Era un giovedì freddo d’inverno. Il paese era illuminato e festoni colorati adornavano ogni casa. La piccola si preparò con cura e si recò con i genitori alla tenda allestita per lo straordinario ospite. Si aprì il sipario e decine e decine di bocche apparvero davanti agli occhi degli spettatori. Tutti avevano sentito parlare dei famosi racconti del burattinaio, eppure nessuno sapeva che ogni bocca, aperta e chiusa sapientemente centinaia di volte per emettere i suoni, parlasse una lingua diversa. Alice rimase interdetta, non capiva il significato di molte, troppe parole. E poi le bocche parlavano contemporaneamente e incessantemente, era impossibile comprendere. Si guardò intorno e notò che tutti gli spettatori, compresi i suoi genitori e i suoi amici, erano entusiasti, ridevano, si commuovevano, avevano occhi luccicanti per il fascino e l’emozione. “Deve esserci qualcosa che non va. Non è possibile che io sia la sola a non capire”. Tra applausi scroscianti, richieste di bis, coriandoli colorati e distribuzione di ogni genere di chincaglieria ai bambini, si chiuse il sipario e lentamente gli spettatori in fila abbandonarono la tenda. Alice era sconvolta. Sì, lo spettacolo era stato meraviglioso, ricco di luci colorate, di parole suadenti, di musiche originali, di oggetti che provenivano da ogni parte del mondo ma…..che senso aveva? Possibile mai che nessuno degli spettatori si era posto la sua stessa domanda? Cosa voleva comunicare il burattinaio? Le bocche sembravano aver detto tutto e il contrario di tutto, le storie che sembravano iniziare, in realtà finivano poco dopo, sembrava essere stato un grande e confusionario girotondo. Sfavillante. Ma pur sempre un girotondo. Alice si rifiutò di obbedire ai suoi genitori che cercavano di tirarla via e rimase seduta da sola, a pensare. Prese coraggio, si avvicinò al palco e vi si sedette sopra. Pensò che il burattinaio dovesse essere ancora lì per arrotolare i fili e riporre le bocche nella sua grande cassapanca. Iniziò a cantare una dolce melodia che le aveva insegnato sua nonna qualche anno prima che morisse, quando lei era davvero piccina. La ricordava ancora e la cantava ogni qual volta si sentiva triste e incompresa, separata dal mondo. Improvvisamente la bimba sentì ticchettare dietro di lei. Erano delle gocce. Si girò e alzò lo sguardo. Vi trovò in alto, seduto su una scala, il burattinaio col volto scoperto, che piangeva. Senza farsi prendere dal panico, gli chiese: “Perché piangi?”. Il burattinaio esitò, poi, con un balzo, saltò giù, si sedette accanto a lei e rispose: “La canzone che stavi cantando…..”. Fece una lunga pausa. “La cantava sempre mia madre per farmi addormentare”. Alice capì che era superfluo chiedergli altro. Si limitò ad abbracciarlo e ad asciugargli il volto. Lui le prese la mano, le baciò la fronte e la ringraziò. Erano molti anni che non apriva a nessuno un po’ del suo cuore. Non ricordava più quanto fosse tenera la sensazione di stringersi in un abbraccio. Alice però non poteva andare via. Doveva capire cosa il burattinaio avesse voluto dire in quello spettacolo così enigmatico. Glielo chiese. Lui si limitò a dirle: “Io sono solo un burattinaio di parole.” Lo implorò ancora. Niente. Scoppiò a piangere. Niente. Lui rimase davanti a lei, impassibile. Non sembrava essere la stessa persona di pochi minuti prima. Era diventato come di ghiaccio. Paralizzato. Non le disse neppure una parola. Indossò la sua maschera, prese le sue cose, si girò e andò via. Così, senza una spiegazione. Alice rimase a terra con le gambe incrociate, al buio. Sentiva i suoi amici ed i suoi genitori chiamarla dall’esterno, quasi a volerla riportare in vita. Ma in quel momento il suo cuore era frantumato. Non riusciva a muoversi, a parlare, a capire. “Ci deve essere una spiegazione!”, continuava incessantemente a ripetersi. Perché l’aveva trattata così? Era stata forse colpa sua? Perché nemmeno una risposta, nemmeno un saluto? Alla fine, dopo aver consumato le lacrime, si disse che forse era inutile cercare una spiegazione, ormai non aveva più senso, ormai il burattinaio era andato via. Ma sapeva in cuor suo che quel pensiero serviva solo a farle sentire un po’ meno dolore e che da quel momento avrebbe sempre portato con sé una piccola cicatrice. Quella della delusione.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...