Accessori a prova di….morso!

Chi non ama mangiare alzi la mano! Quanti di noi, complice il relax vacanziero, hanno messo su qualche chiletto in questi mesi? Il cibo è vita, colore, sapore, tradizione, seduzione, identità, convivialità. Come diceva George Bernard Shaw? (si ringrazia un’amica per avermela ricordata!)

Le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare.

Eppure siamo nell’epoca della sovralimentazione. Cosa vuol dire? Che mangiamo troppo, molto di più del necessario, con la conseguenza che accumuliamo così tanta energia(sotto forma di grassi) da disorientare persino il nostro organismo, geneticamente non programmato per far fronte ad una tale mole di calorie in eccesso. Da qui, quell’inquietante lista di malattie che, almeno in questa sede, vi risparmio. Cibo ovunque, sempre e comunque. Molto di più che a colazione, pranzo e cena. Da soli o in compagnia, in qualsiasi luogo ci troviamo, abbiamo libero accesso ad ogni sorta di alimento, dolce, salato o agrodolce! Spuntini e aperitivi sono all’ordine del giorno e mica solo nel fine settimana! C’è sempre una scusa buona per mettere qualcosa sotto i denti. In tutte le città, italiane ed estere, spuntano, come funghi nel bosco, pizzetterie, patatinerie, friggitorie. Si cucina e si vende qualsiasi tipo di alimento, spesso da consumare rapidamente e all’in piedi (il peggio per il nostro povero apparato digerente!), in piena frenesia. Una bella passeggiata dopo, giusto per smaltire un po’? Non se ne parla proprio….quanta pigrizia(mentale, soprattutto!)!

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Life is like riding a bicycle

Muoversi per mantenere l’equilibrio. Esattamente come per andare in bicicletta. Ma come muoversi? Con concentrazione, coordinazione. E ci vuole costanza, forza, resistenza fisica, bisogna a volte affrontare salite ripide e discese scoscese. Eppure con l’impegno ci si riesce. Si può andare più o meno spediti, si può traballare qualche volta, si può uscire di casa con un cielo azzurro e il sole che splende per una passeggiata in un campo fiorito o in una pista lungo il mare, ma ci si può trovare d’improvviso anche in luoghi solitari e bui, con la pioggia che picchia forte, infradicia, infanga e fa scivolare e la nebbia che offusca il cammino. Ma fermarsi,  mai.
A volte, per ritrovare il contatto con sé, è piacevole una passeggiata solitaria, altre volte si ha la voglia di percorrere la strada in compagnia. Magari durante una scampagnata. E quanto è piacevole pedalare fianco a fianco! Non uno dietro e l’altro avanti, ma insieme. Bisogna guardarsi, tenersi d’occhio, mantenere lo stesso ritmo, essere pronti ad accelerare o a decelerare, insieme. Aspettare, pazientare, Non si può seguire solo la strada che si ha davanti. Forse si arriverebbe prima, ma è una questione di scelta. E la scelta non può cambiare in corso, senza dare spiegazioni. Semmai ci si ferma insieme, si cade per un attimo, insieme, si danno le opportune spiegazioni. Ma se uno improvvisamente corre via e l’altro lo guarda andar via di spalle, velocemente, senza mai voltarsi, scomparendo dalla vista senza nemmeno il tempo di un addio, quanto può sentirsi abbandonato, desolato, spaventato? Quante volte penserà al perché di quel gesto? Magari pensa di non farcela da solo. O magari ci prova, ma non ci riesce. Uno va avanti, l’altro resta indietro. Lungo il percorso chi va avanti può incontrare qualcun altro con cui percorrere un tratto o magari tutta la strada restante. Libera decisione, sì, ma pur sempre fatta a spese di un altro, che intanto arranca o si illude che l’altro torni indietro, lo rincuori, gli tenda la mano, anche solo per dirgli che in fondo, la forza di continuare a camminare da solo, ce l’ha. Andar via di spalle è una crudeltà e fa cadere. Sì, fa cadere. Non è vero che chi è forte non cade. L’equilibrio lo si perde e si cade comunque. Si può fingere agli occhi degli altri passanti che vada tutto bene, per orgoglio, forse. Forse ci si fa meno male e ci si rialza più in fretta e si riprende a pedalare. E non è detto che chi si faccia molto male non sia forte altrettanto. Forse è semplicemente caduto così tante volte da sentirsi troppo stanco, troppo ferito e teme che ad ogni caduta la ferita rischi di riaprirsi e di riprendere a sanguinare. Le cadute possono essere causate da percorsi troppo impervi in cui ci si è imbattuti senza volerlo, perché da soli è più facile smarrire la strada. Si può cadere perché la natura, la vita, ci mettono la loro, riempendo improvvisamente la strada di sassi, che non si riescono ad evitare. Ma ogni cicatrice ricorda per sempre il dolore affrontato e necessariamente superato. A volte si guarisce da soli. Alle volte no. Alle volte i tempi sono lunghi. Sicuramente si guarisce prima se c’è qualcuno disposto ad aiutare a medicare la ferita.

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100 giorni di felicità – parte II

Proseguiamo…..

Giorno 31. Dopo tanta attesa, complici i tanti impegni, finalmente trascorro una serata insieme all’amica di sempre-più che altro una sorella-un bel localino, del cibo gustoso, ma soprattutto tante, tantissime chiacchiere e confidenze.

Giorno 32. Felicità oggi è indubbiamente andare a nanna…..Buonanotte a chi ancora crede alla bellezza di poggiare la testa sul cuscino con la coscienza pulita. Noto che siamo sempre meno!

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Giorno 33. Dopo una giornata di studio intenso, finalmente un po’ di relax. Cenetta all’aperto a lume di candela(no, nessun ragazzo, ma la mia metà femminile!) a base di salmone in salsa teriaki, riso e verdurine alla coreana!

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Giorno 34. Trascorrere una domenica con la famiglia riunita e allargata, con la certezza e l’immensa gratitudine per il miracolo di essere ancora insieme.

Giorno 35. Una piccola fortuna: ritrovarsi inaspettatamente un portatile nuovo!

Giorno 36. Prendere una boccata d’aria, passeggiare, guardare un bel cielo azzurro, sentire il vento fresco sulla pelle….che in un periodo di semi clausura è molto di più che felicità, è sentirsi viva!

Giorno 37. “Basta un poco di zucchero e la pillola va giù”…..allietare, si fa per dire, una giornata di studio con voglia zero, con pause musicali.

Giorno 38. Dormire un pomeriggio di luglio sotto il plaid di pile, col micio attaccato alla schiena per trovare calore….piccole grandi cose!

Giorno 39. Ricordarsi di essere una donna e, tra una ripetizione e l’altra, concedersi il lusso di laccarsi le unghie, ovviamente con smalto Pink!

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Fenomeni da baraccone

Nell’infinito contenitore di notizie che è il web, da un po’ di tempo circola indisturbato un inquietante fenomeno da baraccone, che farebbe ribrezzo a qualsiasi essere umano dotato di un Q.I. nella norma. Si tratta del caso di tale Raffaella Parvolo. Direte voi: “Ma chi diamine è?”. Purtroppo sono costretta a delucidarvi in questo post. Trattasi di donna, o pseudo tale, che ha deciso arbitrariamente di essere la sosia della ben più famosa(?????) Raffaella Fico. Partiamo da un presupposto. Ho sentito più volte questo nome, eppure fino a pochi minuti fa, non avevo minimante idea di chi fosse. Sarà che non guardo la TV quasi mai(a parte qualche film) e che non leggo riviste di intrattenimento da salone di parrucchiere. Ma c’è sempre bisogno di aggiornarsi quando non si conosce qualcosa/qualcuno che in qualche modo è oggetto di discussione, anche piuttosto frequente. Ho appreso, quindi, che si tratta di una showgirl, le cui competenze non mi sono tuttavia ben chiare-ho sempre avuto qualche problema con questa definizione-nota soprattutto per il fidanzamento con Mario Balotelli, da cui è nato un bambino(di cui non oso immaginare il futuro!). Bene, ho visto alcune immagini di questa ragazza che è oggettivamente bellissima, sebbene sia profondamente convinta che la bellezza di una donna sia molto altro.

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Time waits for nobody……

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“Time waits for nobody” cantava Freddie Mercury. Il tempo non aspetta nessuno. Il tempo scorre, inesorabilmente. Dalla nascita sino alla morte, tutta la nostra vita è scandita da questo fantasma inquietante. Il tempo umano, il tempo della natura, delle stagioni, contrapposto all’eternità. Eternità. Parola altisonante, che solo a pronunciarla trasmette un brivido sulla pelle. Incomprensibile, inimmaginabile, come il vuoto, come l’oscurità e come la luce, quella accecante. Abbiamo così paura di ciò che non possiamo comprendere che lo manipoliamo e lo plasmiamo in una forma che ci spaventi di meno. Gli orologi, le lancette, le clessidre, i minuti, le ore, i giorni, gli anni. Ci rincuorano, a volte. Ci spaventano ancor più dell’eternità, altre. Tutto deve essere fatto in tempo. Ci sono le tappe della crescita, che devono avvenire nei giusti tempi. Il tempo per imparare a camminare, leggere, scrivere. Il tempo per innamorarsi. Il tempo per diplomarsi e laurearsi. Il tempo per sposarsi. Il tempo per trovare lavoro. Il tempo per avere figli. Il tempo per andare in pensione, per invecchiare, per avere dei nipoti. Il tempo di morire. Cosa succede quando i tempi si mescolano? Quando la vita non segue queste “tappe obbligate”? Quando per nostra responsabilità o per la crudeltà della vita, niente della nostra vita segue il ritmo “normale”? Ci sentiamo fuori tempo, a volte fuori tempo massimo. Tutti gli altri davanti a noi. Li rincorriamo in una corsa estenuante e inutile. Rimangono avanti. E noi indietro. E continuiamo a guardare sempre e solo le loro schiene. Perdenti, distrutti, allentiamo il passo, perdiamo le speranze di raggiungerli. Ci fermiamo. È l’occasione per riflettere. Pensiamo che in fondo il tempo è soggettivo.

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Il vintage e “La vie en rose”

Da circa un paio d’anni collaboro con una grande amica, nonché un’ormai affermata esperta di Vintage, ideatrice di un originale blog che, a breve, si trasformerà in un vero e proprio e-commerce, per facilitare l’acquisto di capi scrupolosamente selezionati in giro per l’Italia e l’Europa, risalenti ad un periodo compreso tra gli anni ’50 e gli anni ’80. Qualche anno ancora di pazienza ed anche i capi degli anni ’90 entreranno, a tutto titolo, nel mondo vintage. Sì, perché per parlare di un articolo vintage, sia esso un abito, un accessorio o un oggetto di arredamento, è necessario che lo stesso abbia un’età di almeno 25 anni!

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La mia passione per il vintage è nata dal contatto con una persona speciale, la cui casa è un vero e proprio tempio del vintage! Così ho iniziato ad apprezzare oggetti che trasudano vita, portano con sé frammenti di storia, collettiva e personale, arricchendo il presente con uno sguardo rivolto al passato. Ho trascorso anni a disfarmi letteralmente di oggetti che oggi avrebbero avuto un grande valore, soprattutto appartenenti a mia nonna, uno su tutti la mitica macchina da cucire “Singer”. Ho imparato a fare attenzione a quello che possiedo o che posseggono le persone intorno a me….credo valga la pena di pensarci su 100 volte prima di dire addio a qualsiasi cosa, cercando allo stesso tempo di evitare che la mia casa(o meglio la mia stanza!) sia sommersa fino all’inverosimile. Adoro curiosare in giro, anche durante i miei viaggi, alla ricerca di oggetti del passato, non solo per acquistarli(spesso hanno prezzi improponibili!) ma semplicemente per apprezzarne la fattura e la storia che essi esprimono, immaginando ad occhi aperti chi li possedesse e quale significato avessero per queste persone.

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100 giorni di felicità – parte I

L’introduzione che segue è del 3 giugno, giorno in cui ho iniziato l’avventura di “100 giorni di felicità”. Oggi sono arrivata a quota 86 (battute finali…..). In questo articolo ripercorrerò i primi 30 giorni…..buona lettura!

Circa 1 anno fa mi era venuto in mente di annotare su un diario, quotidianamente, un piccolo, piccolissimo momento di felicità per ricordare, anche nei momenti più difficili, che ogni giorno può regalare un sorriso, in ogni giorno si può provare un attimo di benessere. Ma anche per tentare di fare una “catena” della felicità, un po’ come nel film “Pay it forward” (Un sogno per domani), in cui il bimbo protagonista mette in atto una catena delle buone azioni. Ovviamente quest’anno c’è stato qualcuno che ha realizzato sul web questa iniziativa, coinvolgendo milioni di persone mediante i social. Si tratta di una sorta di prova di resistenza, chiamata 100 DAYS OF HAPPINESS. Si descrive almeno un momento di felicità quotidiano per un periodo di 100 giorni(senza barare! e magari allegando una foto), cercando di non arrendersi e di raggiungere l’obiettivo finale! Il difficile sta nel trovare il lato positivo anche in giornate che di positivo apparentemente non hanno nulla! Che poi mi ricorda molto il motto della dolcissima Pollyanna, uno dei miei cartoni animati preferiti di quando ero bimba! Il suo papà, pastore protestante, le ricordava sempre quante volte (non mi ricordo il numero!) comparisse la parola felicità nella Bibbia. E mi sono detta: “Perché no? In fondo l’idea era già venuta a me!” E voglio condividere con voi questa piccola grande sfida….
Magari piacerà anche a qualcuno di voi!
LET’S START!

Giorno 1. Una mattinata produttiva al policlinico con la soddisfazione di aver formulato la corretta diagnosi/la prima scorpacciata stagionale di ciliegie!

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Il burattinaio di parole

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La notizia era finalmente giunta. Alice la aspettava da più di un anno. Il famoso burattinaio sarebbe arrivato in paese. Tutti ne parlavano, di casa in casa si diffuse rapidamente l’entusiasmo, tutti si preparavano ad accoglierlo al meglio, soprattutto i bambini. Alice custodiva nel cuore un grande desiderio, quello di conoscerlo e di poterlo guardare negli occhi. Nessuno ci era mai riuscito. Si ripeteva ogni sera prima di andare a dormire: “Ce la farò. Deve pur esserci un modo.” Il burattinaio viaggiava di paese in paese, di villaggio in villaggio sempre mascherato, in modo che nessuno potesse conoscere la sua vera identità, con la sua piccola carovana stracolma di oggetti curiosi e impolverati. Si diceva che fosse fuggito via dalla sua casa quando era poco più che un bambino con le poche cose che possedeva e che da allora avesse sempre vissuto come un nomade, senza vincolo alcuno, solo, nella sua libertà. Continua a leggere

MTV VMAs – La kermesse del cattivo gusto

Non che i VMAs abbiano mai brillato per finezza ed eleganza ma quest’anno davvero hanno presentato l’impresentabile. Più che una cerimonia di premiazione dei migliori video dell’anno è sembrato di assistere ad una fiera del trash, in cui di musica c’è stato davvero ben poco. Non che ci si aspettasse la musica-quella con la M maiuscola-ma almeno che fosse conservato un minimo di decenza, quello sì! MTV, la “mamma” dei più grandi e premiati artisti internazionali degli ultimi decenni, che, prima di essere osannati come “star” dai più assurdi, eccessivi e bizzarri atteggiamenti, si sono fatti conoscere e valere per la qualità, più o meno condivisa e apprezzata, della loro musica, della loro capacità di innovazione, del loro apporto alla cultura giovanile e non. Oggi di chi stiamo parlando? Di tali Ariana Grande, Jessie J, Taylor Swift, Miley Cirus, Nicki Minaj, Kim Kardashian……scusate tanto, ma chi sono? Voglio dire, a parte gli adolescenti che sicuramente le conosceranno, chi altro le conosce ‘ste tipe, che più che cantanti hanno i connotati delle pornodive? Già hanno nomi che sembrano usciti dai Manga, non sanno cantare, espongono il loro corpo come carne da macello, sono le protagoniste di video in cui, a parte riferimenti continui ed espliciti al sesso, non c’è nient’altro. Non vorrei sembrare patetica, moralista, conservatrice né ferma al passato, ma di fronte al ricordo di video come quelli di Micheal Jackson, dei Queen o di Madonna, che proprio non sono stati dei santi del paradiso, come si può non rimanere turbati? Sempre più evidente che nel mondo della musica, come in molti altri, vengano confezionati dei prodotti e imposti sul mercato, con la garanzia del seguito che essi otterranno tra i giovanissimi, divenendo per loro, presumibilmente, un esempio tanto effimero quanto destinato ad una precoce fine. La peggiore tra tutte, la volgarissima Miley Cirus.

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Perchè il punto V? Di cosa si tratta?

A cosa vi fa pensare il punto V? Per caso al ben più famoso “punto G” (per chi non lo sapesse, l’ipotetico punto femminile erogeno per eccellenza!), della cui esistenza o meno si dibatte da decenni? Perfetto, proprio così! Siete sulla giusta strada….tuttavia questo blog non ha come “main theme” la sessualità e il suo nome non fa nient’altro che il verso al punto G per riferirsi invece ad un punto di Vista. Femminile. Caleidoscopico. Su cosa? Relazioni, attualità, cultura, tendenze. Insomma una piccola finestra aperta sul mondo, alla quale mi affaccio dal mio PC, sperando di farci compagnia e di scambiarci opinioni, sempre, mi auguro, nel rispetto delle parti e dell’educazione. Non si sentano assolutamente esclusi gli uomini, che sono sempre ben più che accetti, anche perché un universo femminile privo di uomini sarebbe di una noia mortale! Di cosa ci divertiremmo/angosceremmo a parlare durante una serata tutta tra donne se non delle nostre relazioni sentimentali?

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